Disponibile in libreria e nelle edicole della Sicilia da metà luglio. Acquista subito la NUOVA RIVISTA cartacea o PDF sul sito ufficiale della testata.da: Disponibile in libreria e nelle edicole della Sicilia da metà luglio. Acquista subito la NUOVA RIVISTA cartacea o PDF sul sito ufficiale della testata.

Sommario Anno XV Numero 1 – 2015 N72

amduemila-n72-homeDisponibile in libreria e nelle edicole della Sicilia da metà luglio.

Acquista subito la NUOVA RIVISTA cartacea o PDF sul sito ufficiale della testata.

LEGGI TUTTO…

 

Mafia, corruzione, un sistema criminale integrato che si rafforza nel rapporto reciproco in nome degli affari e della gestione del potere. E’ questo l’inquietante scenario che si presenta dopo anni di inchieste ed indagini. In passato uomini coraggiosi, da Scaglione al prefetto dalla Chiesa, per citarne alcuni, con il loro lavoro avevano forse già intuito quello che successivamente Falcone ha chiamato “gioco grande”. Oggi, grazie all’impegno di altri magistrati, si inizia non solo a conoscere i nomi dei “collusi”, ma anche a capirne i ruoli, a scoprire patti e tornaconti, a comprendere la vera natura di questo rapporto.
Di tutto ciò parliamo in questo numero, “Se fosse Stato”, dove si analizzano pezzi di storie apparentemente slegate tra loro ma che in realtà hanno un denominatore comune.
E’ quanto viene descritto nelle interviste ai pm Giuseppe Lombardo e Nino Di Matteo.
Il processo trattativa Stato-mafia, le indagini ancora in corso, gli scandali di Mafia capitale, le inchieste sul fronte calabrese mettono in evidenza l’esistenza di un livello “altro”, fatto di figure “invisibili”, pronte a speculare sulla vita dei popoli per trarre il maggior profitto possibile. Nel mezzo poi ci sono tante verità mancate, dalle stragi alla morte di Attilio Manca. Eventi criminali figli di una convergenza di interessi tra poteri. A chi giova? Cosa c’è dietro? Sono alcune delle domande a cui si cerca di dare risposta nei vari approfondimenti.

Acquista il nuovo numero: Clicca qui!

SE FOSSE STATO

editoriale
Gli invisibili, i veri capi della mafia
di Giorgio Bongiovanni

le inchieste: la metamorfosi mafiosa
Droga e appalti: nell’operazione Verbero gli affari di una Cosa nostra che non muore
di Aaron Pettinari

Roma, la vecchia faccia della nuova mafia
di Pietro Orsatti

Calogero Mannino, storia del “prequel” della “Trattativa”
di Aaron Pettinari

Massimo Ciancimino e l’attendibilità “parziale” ma “significativa”
di Aaron Pettinari

Ecoreati, a chi giova questa legge?
di Francesca Mondin e Miriam Cuccu

Attilio Manca: silenzi e omissioni che uccidono
di Luciano Mirone

i dossier: dietro le quinte
Corsi e ricorsi storici
di Giuseppe Lo Bianco

Di Matteo: “La lotta alla mafia non è una priorità neanche per la magistratura”
di Lorenzo Baldo

‘Ndrangheta, Cosa nostra e il sistema criminale integrato
di Giorgio Bongiovanni

Good morning America!
di Anna Petrozzi

Il “Doppio livello” e gli “ibridi connubi” evocati da Giovanni Falcone
di Stefania Limiti

Una storia che non vende
di Anna Vinci

Strage di Pizzolungo: prove di trattativa
di Michela Gargiulo

terzomillennio: uno sguardo sul mondo
Le ragioni della Russia e l’economia ucraina
di Giulietto Chiesa

scuola: imparo l’alternativa
Terre in rivolta: quando i sogni diventano realtà concrete
di Sara Donatelli

Se tre giorni cambiano la vita
di AMDuemila

Ai sognatori
di Miriam Cuccu

libri: leggo, so e penso
Collusi
di Nino Di Matteo e Salvo Palazzolo

Oro bianco
di Antonio Nicaso e Nicola Gratteri

Lettera a un figlio su Mani pulite
di Gherardo Colombo

Sola con te in un futuro aprile
di Margherita Asta e Michela Gargiulo

Cento passi ancora
di Salvo Vitale

Attacco all’Ucraina
di AA. VV.

Diario
di Letizia Battaglia

Complici
di Sandro Provvisionato e Stefania Limiti

Sulle ginocchia
di Franco La Torre

Il potere della ‘Ndrangheta da: antimafia duemila

lombardo-giuseppe-c-giorgio-barbagalloContinua la caccia del pm Lombardo ai colletti bianchi della mafia calabrese

di Giorgio Bongiovanni e Aaron Pettinari – 11 ottobre 2014
Latitanza Matacena: tra gli indagati l’ambasciatore italiano negli Emirati Arabi
Mentre a Palermo i pm che indagano sulla trattativa Stato-mafia vengono insultati e abbandonati dalle istituzioni a Reggio Calabria ci sono pm che imperterriti, stanno svolgendo importantissime inchieste non solo sui mafiosi ndranghetisti ma anche su quei colletti bianchi perfettamente inseriti nel contesto del sistema criminale.
Sembra essere ad una svolta l’indagine coordinata dal procuratore Federico Cafiero de Raho e condotta dai pubblici ministeri Giuseppe Lombardo (in foto) e Francesco Curcio, sulla latitanza dell’armatore Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva dalla Cassazione (deve scontare tre anni di carcere, ndr) per i suoi rapporti con la cosca Rosmini.
 Con l’accusa di favoreggiamento personale aggravato dall’articolo sette (aggravante mafiosa, ndr) è finito al registro degli indagati l’ambasciatore italiano negli Emirati Arabi Uniti, Giorgio Starace.

Gli investigatori sarebbero arrivati a lui seguendo un’ informativa trasmessa alla Dda dal colonnello della guardia di finanza Paolo Costantini, fino al marzo scorso in servizio presso i servizi segreti per conto dei quali ha diretto proprio il centro operativo di Dubai.
Interrogato dai pm il 6 giugno scorso il colonnello Costantini ha accusato Starace di aver fatto pressioni nei confronti delle autorità di Abu Dhabi e, nello stesso tempo, aver aiutato Matacena non comunicando a Roma alcune informazioni utili all’autorità giudiziaria italiana.
L’8 marzo scorso furono arrestati l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, la moglie di Matacena, Chiara Rizzo, le segretarie degli stessi Matacena e Scajola, i collaboratori dell’imprenditore reggino i quali si sarebbero adoperati nell’organizzare il trasferimento del latitante in un paese più sicuro, il Libano (lo stesso Paese in cui avrebbe voluto trascorrere la propria latitanza l’ex parlamentare di Forza Italia condannato per mafia, Marcello Dell’Utri, ndr).
Il fatto è che l’ambasciata italiana avrebbe omesso di informare i pm calabresi, al momento della trasmissione della rogatoria per ottenere l’estradizione di Matacena, che negli Emirati non sarebbe stata autorizzata l’estradizione per il reato di concorso o di associazione mafiosa ma che invece doveva essere richiesta per l’ipotesi di concorso nel riciclaggio internazionale (era ricercato anche per questo reato, ndr). Una mancata segnalazione che comportò un negativo esame della richiesta di estradizione, con il risultato che Matacena resta libero.
Secondo l’accusa “L’ambasciatore Starace ha esercitato pressioni insistenti per i modi e per i tempi, che servivano a garantire a Matacena le migliori condizioni possibili di permanenza nel Paese”.
Il nome dell’ambasciatore compariva anche in altre inchieste in Liguria sui rapporti della ’Ndrangheta con il sistema bancario ligure. In quelle indagini venivano segnalati i rapporti tra lo stesso Starace ed il faccendiere Andrea Nucera coinvolto nelle inchieste genovesi. Un ristorante che sarebbe base dello stesso Amedeo Matacena.
Proprio sulle difficoltà che hanno impedito l’estradizione di Matacena è stato audito recentemente il sostituto procuratore Lombardo alla commissione parlamentare Antimafia. Quest’ultimo, oltre a riferire a grandi linee l’indagine avrebbe registrato la “sensazione” dell’ufficio di Procura che a complicare i vari passaggi vi siano stati i problemi tra il ministero degli Affari esteri e l’ambasciata a Dubai.
Osservando le inchieste condotte a Reggio Calabria emerge più che mai l’importanza del contrasto che si sta conducendo. Da una parte quello nei confronti della ‘Ndrangheta, la criminalità in questo momento più forte al mondo sul piano economico, totalmente padrona del traffico internazionale di stupefacenti (in grado di foraggiare l’economia mafiosa per oltre cento miliardi di euro all’anno in nero su un totale di duecento miliardi provenienti anche dalle estorsioni e dagli appalti, ndr), e presente in ogni lato del Globo (dall’Italia all’Australia, passando per il Canada, il Sud America, la Russia e più Stati dell’Europa, ndr). Dall’altra le inchieste sui colletti bianchi, come quella sulle coperture per la latitanza di Matacena, che dimostra come questi, da semplici uomini corrotti, si elevino fino a diventare parte di un Sistema Criminale.

Foto © Giorgio Barbagallo