Quel “Non c’entra la mafia” del Magnifico Rettore da: antimafia duemila

orioles-c-joan-queraltdi Riccardo Orioles – 21 marzo 2015
“Lunedì 23 Marzo 2015, presso l’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali si svolgerà una conferenza per ricordare le vittime della Mafia nella quale sarà presentato il libro “La Mafia di Carta” del Prof. Tino Vittorio, accompagnato da interventi di autorità e istituzioni impegnate nel contrasto al crimine organizzato.

L’evento curato dai giovani di Azione Universitaria di Scienze Politiche è chiamato “Il Domani appartiene a noi” per ribadire che sono tanti i giovani stanchi del malaffare e di quella criminalità che ha così notevolmente danneggiato la nostra terra siciliana.

I relatori saranno: On. Nello Musumeci – Presidente della Commissione Antimafia; On. Burtone;

On.Catanoso; Rettore Prof. Pignataro. Modera Campo Morena. Evento organizzato da Azione Universitaria”.

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“La mafia di carta” di Tino Vittorio uscì poco tempo dopo l’assassinio di Giuseppe Fava. A proposito di esso un innominato mafoso protagonista del libro sostiene che:

“ Non c’entra la mafia. Donne, gioco per quel che ne posso intuire. La mafia non fa sgrusciu, non fa rumore. Se bisogna ammazzare qualcuno, tra pistola e corda, si opta per la corda”.

La tesi dell’omicidio “non di mafia” veniva portata avanti, nello stesso periodo, con tutti i mezzi in possesso dell’establishment catanese, in testa “La Sicilia” di Mario Ciancio, attualmente indagato per collusioni con mafiosi. A Catania, secondo i poteri politici, economici e anche accademici, la mafia “non esisteva”. Tesi ovviamente smentita non solo dalle numerosissime inchieste dei “Siciliani” prima e dopo l’assassinio di Fava, ma dalle risultanze giudiziarie. Fava fu assassinato dai poteri mafiosi per il suo impegno giornalistico contro di essi, e il “Non c’entra la mafia” del libro è – nel migliore dei casi – arbitrario e fuorviante.

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Su questo atteggiamento omertoso dell’establishment, di cui il libro di Vittorio può essere considerato esemplare, ho scritto molte volte. il 4 marzo 2012, sul “Fatto Quotidiano”, commemorando un vecchio amico magistrato, scrivevo che

“…ebbe la dignità e il coraggio – che mancarono alla maggior parte dei magistrati catanesi – di spezzare il cerchio della calunnia e dell’omertà. A quel tempo, non solo imprenditori in rapporto con Ciancio e giornalisti come Zermo ma anche “intellettuali” colonne dell’università negavano la matrice mafiosa dell’assassinio, o sulle colonne de “La Sicilia” o con appositi libri (La mafia di carta di Tino Vittorio)”.

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Queste righe mi son valse, nè me ne dolgo, una querela del Vittorio, cui deciderà a tempo e modo il Magistrato. Nel frattempo, la mia opinione, condivisa dalla totalità dei catanesi civili, è che il libro “Mafia di carta” contenga quanto meno una evidente e precisa falsità, quel “Non c’entra la mafia”.

Questa falsità viene oggi coonestata, publicamente e ufficialmente e nella sede stessa dell’Ateneo, dalla massima autorità accademica, il Rettore (nominalmente “progressista”) Pignataro.

Decenni dopo l’assassinio di Fava e le calunnie sparse sulla sua morte, il Vittorio viene pubblicamente onorato dalla presenza di politici e autorità, fra cui il presidente della Commissione antimafia siciliana. Costui è quel Musumeci che, all’indomani della scoperta di discutibili personaggi sedicenti antimafiosi (denunciati proprio sulle pagine dei “Siciliani”) colse la palla al balzo per proporre di mettere senz’altro all’asta i beni confiscati alla mafia, e cioè in buona sostanza di darli ai massimi imprenditori siciliani.

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“I Siciliani” continueranno a lottare contro la mafia, in toga o in coppola, e a smascherare l’”antimafia” fasulla, come sempre è stato. Ciò costerà – come sempre è stato – sacrifici durissimi per i giornalisti che ci lavorano, compresi i tanti giovani che, oramai da decenni, crescono da giornalisti e da cittadini sotto questa bandiera. Noi non chiediamo solidarietà nè protestiamo: nè i Fava, nè i D’Urso nè gli Scidà ne hanno mai avuta dai potenti di questa città, nè saremo noi a pretenderla. Osserviamo soltanto, amemoria di tempi più civili, che ancora una volta l’Università catanese si schiera per l’omertà e contro le vittime; e non si fa onore. “Forsan haec olim meminisse iuvabit”.

Tratto da: isiciliani.it

Il Premio Giuseppe Fava a due cronisti del Gruppo Espresso – Commemorazione 5 gennaio 2015 ore 17,30 in via Fava- alle 18 teatroZò da: antimafia duemila

20150104-premio-pippo-fava-giovani3 gennaio 2015

Il riconoscimento a Lirio Abbate de l’Espresso e a Lorenzo Tondo di Repubblica Palermo per la sezione ‘Giovani’. Giunto all’ottava edizione, dal 2007 approfondisce i temi della lotta alla mafia, dell’etica del giornalismo e della giustizia, per ricordare chi al mestiere di cronista e alla battaglia contro la criminalità organizzata ha dedicato la vita
Roma. Un riconoscimento per chi non dimentica e lotta, non solo con le parole, le mafie. Giunto alla VIII edizione, il Premio giornalistico Giuseppe Fava, istituito nel gennaio 2007, sarà assegnato ai giornalisti Lirio Abbate de l’Espresso per le sue inchieste, ultima quella sulle connessioni tra mafia ed estrema destra a Roma. A Lorenzo Tondo di Repubblica Palermo andrà il premio per la sezione ‘Giovani’, riservato a chi si muove nei circuiti meno noti e alternativi dell’informazione e che si svolge ogni 4 gennaio a Palazzolo Acreide.

Giornalismo e mafia. Cosa nostra e la società civile. Sono questi i temi al centro degli incontri organizzati dal Coordinamento Fava Palazzolo e dalla Fondazione Fava per il 31esimo anniversario della morte del giornalista e scrittore ucciso il 5 gennaio del 1984 e che solo tre anni prima, nel 1981, scriveva: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”.

VIDEO A Palermo la festa d’inverno dei massoni siciliani di L. TONDO

Due le cerimonie in programma: domenica 4 gennaio alle 17 a Palazzolo Acreide, paese del Siracusano dove Fava è nato, nell’aula consiliare del Comune sarà proiettato il film I Ragazzi di Pippo Fava. Alla proiezione seguirà un incontro dibattito sul giornalismo di ieri e di oggi, quello de ‘I Siciliani’ di Fava e quello odierno. Interverranno il moderatore Damiano Chiaramonte, Elena Brancati, Riccardo Orioles e il premiato per la sezione ‘Giovani’ Lorenzo Tondo, autore di coraggiose inchieste sulle pagine di Repubblica Palermo. Una menzione speciale sarà assegnata anche al giornalista Ismaele La Vardera di Villabate.

Il giorno dopo invece, a Catania, alle 17.30, ci sarà poi la commemorazione alla lapide in via Fava, ex via dello Stadio, strada in cui il cronista fu freddato con 5 colpi di pistola alla nuca. Alle 18, al Centro Zò, sarà quindi assegnato il premio Fava nazionale a Lirio Abbate de l’Espresso, sotto scorta per le sue inchieste.

LEGGI “Io, cronista sotto scorta costretto a giustificarmi per le minacce che ricevo”

di C. BONINI

Mafia Capitale, Carminati intercettato: “Bisogna mettere un freno a quel cronista dell’Espresso”

Al dibattito che precederà la premiazione parteciperanno il magistrato Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto a Messina ed ex capo dell’ufficio detenuto del Dap, Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia e il vice Claudio Fava, giornalista e deputato.

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Giuseppe Fava fu freddato da cinque proiettili calibro 7,65 alla nuca. Erano le 21.30 del 5 gennaio 1984, il giornalista si trovava in via dello Stadio e stava andando a prendere la nipote che recitava in ‘Pensaci, Giacomino!’al Teatro Verga. Aveva appena lasciato la redazione del suo giornale. Non ebbe il tempo di scendere dalla sua Renault 5

Dal 2007 il Premio Fava e gli eventi collaterali organizzati a Palazzolo e Catania, approfondiscono i temi della lotta alla mafia, dell’etica del giornalismo e della giustizia, per ricordare chi al mestiere di cronista e alla battaglia contro la corruzione e la criminalità organizzata ha dedicato la propria vita. Il premio nacque infatti con l’intento di evidenziare “nient’altro che la verità: scritture e immagini contro le mafie”, riservato a chi già è affermato nel campo giornalistico. Nel corso degli anni, il 4 e 5 gennaio nel paese natio e nella città di adozione, ha ospitato e premiato giornalisti come Roberto Morrione, Fabrizio Gatti, Attilio Bolzoni, Carlo Lucarelli, Sigfrido Ranucci, Alessandra Ziniti, Franco Viviano, Lirio Abbate, Ester Castano, il regista teatrale Mario Gelardi, attori teatrali come Donatella Finocchiaro, Claudio Gioè, Giulio Cavalli e Alessandro Gallo.

repubblica.it

I Siciliani giovani/ dicembre 2013/ www.isiciliani.it

Sfoglialo e scaricalo su: 

www.isiciliani.it/sicilianipdf

Questo numero del giornale, interamente dedicato a riflessioni e testimonianze sui “Siciliani” e Giuseppe Fava, non contiene i consueti servizi e inchieste, che riprenderanno dal prossimo numero. Le pagine del Direttore e del professore D’Urso, nella sezione centrale del giornale, sono riprese fotograficamente dai “Siciliani” del 1983, con le inevitabili imperfezioni tipografiche di cui ci scusiamo.

I Siciliani perché/ di Giuseppe Fava

Chi non si è fermato/ di Gian Carlo Caselli

Caduto Fava…/ di Giambattista Scidà

La storia, il segno/ di Nando dalla Chiesa

Il viaggio e la meta/ Norma Ferrara

Risiko/ di Claudio Fava

Settembre/ di Miki Gambino

Stranezze/ di Riccardo Orioles

Anni difficili/ di Antonio Roccuzzo

Qui si continua/ di Giovanni Caruso

5 gennaio/Ricordiamo Giuseppe Fava lavorando

Il giornalismo/ E’ vivo e abita qui/ di Ester Castano

Desiderio e progetto/ di Umberto Santino

La mafia al vertice/ di Riccardo De Gennaro

Sud Radici e fiori/ di Arnaldo Capezzuto

Cronache di stampo/ di Martina Mazzeo e Mattia Maestri

Muore strozzato “Il Clandestino””

Quegli otto insabbiati/ di Luciano Mirone

Raccontò il terzo livello/ di Loris Mazzetti

Il siciliano Giuseppe Fava/ di Elio Camilleri

Un giornalista vero/ di Giancarla Codrignani

I quattro cavalieri dell’apocalisse/ di Giuseppe Fava

Lettera aperta al Csm/ di Giuseppe D’Urso

Gli invulnerabili/ di Giuseppe Fava

I nostri trent’anni/ a cura di Luca Salici e Giovanni Caruso

Cose nostre diverternti/ La sporca estate/ di Giuseppe Fava

L’ultima estate senza i missili/ di Giuseppe Fava

L’anima della Sicilia/ di Riccardo Orioles

Ma è ancora l’Italia dei misteri/ di Lorenzo Baldo

Trent’anni di solitudine/ di Rino Giacalone

Quel segno che faceva paura/ di Pietro Orsatti

Le parole e le pistole/ di Sebastiano Gulisano

Il coraggio, e le tecnologie/ di Carlo Gubitosa

Pubblicità Mamma!

“Giornale popolare”/ di Luca Rossomando e Francesco Feola

Avvenimenti e l’Altritalia/ di Paolo Petrucci

Palermo estate ’84/ di Antonio Cimino

“Arrivo a scuola e trovo tutti fuori”/ di Sabina Longhitano

Lettera alle testate di base/ di Giulio Pitroso

Tutti a scuola!/ di Vincenzo Rosa e Domenico Pisciotta

Alcune risposte da trovare insieme

Non Mollare

Lavoti in corso/ di Fabio D’Urso

Un anno a Palermo/ di Giovanni Abbagnato

Bitcoin come internet: cambierà il mondo?/ di Fabio Vita

“Perché tutto rimanga com’è”/ di Jack Daniel

EBOOK: ‘U Cuntu dei Siciliani

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