Gaza, oltre 450 bambini uccisi negli ultimi attacchi aerei. 4.500 nati a luglio | Fonte: redattoresociale.it

Solo nel mese di luglio, oltre 4.500 bambini sono nati a Gaza, più di 450 minori sono stati uccisi negli ultimi attacchi aerei e bombardamenti, mentre quasi 3 mila sono stati feriti e circa 50 mila sono senza tetto. Sono le cifre diffuse da Unicef, che in occasione del cessate il fuoco ha potuto portare aiuti salva-vita alla popolazione di Gaza.

“Questo conflitto  ha avuto un impatto devastante sui bambini, che costituiscono la metà della popolazione di Gaza. Insieme ai partner stiamo fornendo assistenza di base e sostegno, ma i bisogni dei bambini sono immensi”, riferisce il vicedirettore generale dell’Unicef Yoka Brandt, che ha compiuto una missione a Gaza all’inizio di questa settimana insieme a Maria Calivis, direttore regionale Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, e June Kunugi, rappresentante Unicef, per incontrare i 16 membri del Field Office Unicef di Gaza. “L’Unicef, insieme ai nostri partner, è impegnato a raggiungere il maggior numero di bambini. E possiamo farlo se gli operatori umanitari possono ottenere lo spazio umanitario di  cui abbiamo bisogno – ha dichiarato Maria Calivis – Solo nel mese di luglio oltre 4.500 bambini sono nati a Gaza. Per il bene di questi bambini e per il bene di tutti i bambini, esortiamo tutte le parti in conflitto a proteggere i bambini da ulteriori violenze, e  a trovare modi per raggiungere una pace duratura:una pace che protegga l’infanzia”.

In questi giorni, la tregua militare ha permesso a squadre di tecnici sostenuti dall’Unicef di  iniziare a riparare le infrastrutture critiche danneggiate da attacchi aerei e bombardamenti, compresi acquedotti e sistemi sanitari. Fino a 110 mila persone sono state dotate di acqua potabile e kit per l’igiene, mentre gli ospedali e le strutture sanitarie sono state rifornite di medicine e attrezzature. In sei rifugi per gli sfollati sono stati creati spazi sicuri a misura di bambino e circa 6 mila bambini traumatizzati hanno ricevuto aiuto psicologico. L’Unicef ha lanciato un appello per raccogliere 13,7 milioni dollari da destinare ai bambini e alle loro famiglie a Gaza: finora sono stati raccolti meno di un quarto di questi fondi.

“Palestinesi delusi dal ruolo di Onu ed Europa nel dramma di Gaza”. Intervista ad Eleonora Forenza Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Eleonora Forenza, parlamentare europea della lista Tsipras, si è recata nei giorni scorsi in Israele e Cisgiordania nell’ambito di una missione di parlamentari intergruppo italiani: Mattiello, Bordo, Nicchi, Fossati, Piras, Paris, Gribaudo, Tidei.

Che impressione avete ricavato dalla vostra vista? Avete potuto visitare Gaza in qualche modo?
Ci siamo potuti muovere solo in Cisgiordania. Per Gaza ci hanno detto di no. Anche perché fino a qualche giorno fa, prima della tregua, la situazione era molto molto complicata. La prima cosa che abbiamo fatto è stata la visita all’opsedale di Gerusalemme est, che accoglie parte dei feriti di Gaza, che è già una azione di per se molto complicata. Lo scenario è stato terrificante. Molti i bambini in condizioni gravissime.

I palestinesi in Cisgiordania che idea si sono fatti di questa aggressione a Gaza?

I cooperanti che abbiamo incontrato parlano di persone che non pensano nemmeno più a fuggire. Una rassegnazione alla convivenza con la morte che è pazzesca. Anche i più critici nei confronti di Hamas parlano di guerra contro i palestinesi. Gli esponenti Anp ci hanno detto innanzitutto che è una guerra contro il popolo palestinese e che, secondo elemento, ci sono metri di valutazione nettamente differenti nelle reazioni internazionali. I 1800 morti per la gran parte civili non valgono il sequestro di un soldato israeliano, peraltro in territorio di guerra, checché ne dicano Renzi e Obama.

Questa guerra non parla della reale condizione quotidiana dei palestinesi.

Loro chiedono alcune cose basilari, ovvero la possibilità di uscire da Gaza, la continuità territoriale tra Gaza e Cisgiordania, e la fine dell’occupazione. Esponenti della società civile israeliana ci hanno raccontato cosa è la quotidianità come per esempio a scuola passi l’idea dei palestinesi terroristi e come nei libri la Palestina non venga citata, nemmeno come sommaria indicazione geografica. Mettere anche soltanto in dubbio questi elementi equivale al tradimento. L’apartheid a Hebron è impressionante. E’ lampante che se Israele vuole veramente aprire un percorso di pace deve mettere sul tavolo la questione delle colonie. Ogni luogo in Cisgiordania è circondato da colonie che si espandono. Come è possibile pensare che per i palestinesi sia possibile una convivenza?Il ruolo dell’Onu non ha subito una accelerazione nemmeno di fronte al sospetto di crimini di guerra…
La cosa che lascia più delusi i palestinesi è esattamente la questione delle Nazioni Unite: di fronte ai crimini di guerra di Israele non c’è mai una condanna netta da parte della comunità internazionale.

… l’Unione europea ha perso un’altra occasione…
Sulla questione dell’Unione europea ci aspettavamo un ruolo di mediazione diverso. Resta il silenzio dell’Europa e l’omologazione alla posizione degli Stati Uniti.

Come delegazione italiana come intendete andare avanti?
Abbiamo sottoscritto una lettera a Shultz in cui chiediamo che ci sia una presa di posizione europea, anche tenendo conto degli accordi commerciali tra Europa e Israele. La seconda questione è che proprio nel momento in cui si litiga su chi deve essere il rappresentante della politica estera nel governo dell’Europa c’è il vuoto più assoluto. Tutti sul fronte palestinese ci hanno spiegato che la parola pace e tregua sono vuote senza la fine dell’assedio. L’Unione europea deve agire un ruolo politico su quel conflitto anche rispetto all’asimmetria totale.

E la Gue?

E’ possibile una missione Gue in Palestina e in ogni caso la delegazione del Parlamento europeo presieduta da una parlamentare della Gue prenderà alcune iniziative.

Gaza, oggi le vittime sono già una trentina. Il mondo condanna la strage dei bambini, ieri | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La parvenza di tregua di questi giorni non esiste piu’: a Gaza – dove si e’ festeggiato la fine del Ramadan – si e’ tornato a combattere. E il bilancio dei morti si e’ drammaticamente aggravato con una strage di 8 bambini, uccisi ieri in un parco giochi di Shati da un razzo, e la morte di cinque soldati israeliani, di cui quattro colpiti da un tiro di mortaio nel Neghev, nel Sud del paese, lungo il confine con la Striscia. Oggi le vittime sono già circa una trentina.

Benyamin Netanyahu ha usato parole lugubri: “Dobbiamo essere pronti – ha detto alla stampa – per una lunga operazione fino a che la nostra missione non sia completata. Non e’ possibile che i civili israeliani vivano sotto la minaccia dei tunnel e dei razzi. Non fermeremo l’operazione finche’ non avremo neutralizzato tutti i tunnel del terrore, non c’e’ guerra piu’ giusta di questa”.

Il razzo che ha ucciso i bambini e’ esploso nel pomeriggio di ieri, mentre si stavano divertendo in un campo giochi di Shati (a nord di Gaza). Attorno a loro c’era un’atmosfera gioiosa: ieri, infatti, si celebrava infatti l’Eid el-Fitr, la fine del mese di Ramadan, la ricorrenza in cui gli adulti cercano di regalare abiti nuovi e giocattoli ai propri figli, di renderli felici. Nelle vicinanze non c’erano obiettivi militari, ne’ adulti che potessero forse apparire come combattenti. La deflagrazione e’ stata potentissima, dicono fonti locali. Dieci persone, tra cui otto bambini (il piu’ grande aveva 13 anni), sono rimasti uccisi sul posto. Una quarantina in totale i feriti, tra cui una ventina i piccoli.

La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha definito ieri l’offensiva di Israele contro Gaza un “massacro” e “sproporzionata”. “Quello che sta succedendo a Gaza e’ una cosa pericolosa. Non dico che sia un genocidio, ma un massacro si’. E’ un atto sproporzionato”, ha detto la Rousseff durante un dibattito organizzato dal quotidiano Folha de Sao Paulo. La scorsa settimana la diplomazia brasiliana aveva gia’ condannato l’uso “sproporzionato” della forza da parte di Israele, richiamando il suo ambasciatore a Tel Aviv per consultazioni. L’Egitto, in una dichiarazione del ministero degli Esteri, ha condannato l’ “eccessivo” e “ingiustificato” uso della forza da parte di Israele contro anziani, donne e bambini. L’Egitto esorta “tutte la parti” a rispettare il diritto umanitario internazionale e le quattro Convenzioni di Ginevra che impongono di non colpire civili e ricorda la propria iniziativa per na tregua. La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, invece, ha definito oggi Israele un “cane rabbioso” che sta commettendo un “genocidio” a Gaza, affermando che il mondo islamico deve “armare” i palestinesi. Khamenei ha parlato in un discorso diffuso in diretta dalla tv di Stato.

Dal canto suo l’agenzia Mena rilancia informazioni su un colloquio telefonico fra il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e quello dell’Autorita’ palestinese Abu Mazen per uno scambio di auguri in occasione della fine del Ramadan. Nella telefonata Muhamud Abbas ha sostenuto che la proposta egiziana e’ la “scelta migliore” per risolvere la crisi.

L’offensiva israeliana a Gaza si e’ gia’ rivelato finora il conflitto piu’ sanguinoso per Israele dalla guerra dell’estate del 2006 (12 luglio-14 agosto) contro le milizie sciite libanesi di Hezbollah

«Basta divisioni tra i palestinesi, nessuna fazione decida da sola» Fonte: il manifesto | Autore: Michele Giorgio

Intervista. Parla Mariam Abu Daqqa del Fplp: «Siamo uniti nella lotta per la libertà del popolo di Gaza ma non può decidere tutto un solo partito»

fplp

Mariam Abu Daqqa chiede l’attenzione del mondo sull’offensiva mili­tare israe­liana con­tro Gaza, l’applicazione del diritto inter­na­zio­nale per i Ter­ri­tori occu­pati ma vuole anche che le deci­sioni riguar­danti il popolo pale­sti­nese siano prese assieme da tutte le forze poli­ti­che. «E’ un altro momento duro per il nostro popolo, da giorni sog­getto a que­sta nuova aggres­sione di Israele. Ma è il momento che deve risol­vere i pro­blemi che riguar­dano tutti i pale­sti­nesi sotto occu­pa­zione. Per­ciò le nostre forze poli­ti­che devono essere coin­volte, tutte, senza esclu­sioni nel pro­cesso deci­sio­nale», dice la sto­rica atti­vi­sta dei diritti delle donne pale­sti­nesi e da anni mem­bro della dire­zione poli­tica del Fronte popo­lare per la libe­ra­zione della Pale­stina (Fplp), la prin­ci­pale com­po­nente della sini­stra pale­sti­nese. Abbiamo inter­vi­stato Mariam Abu Daqqa ieri a Gaza.

Tutti i pale­sti­nesi chie­dono la fine dell’assedio e libertà per Gaza. C’è tut­ta­via dibat­tito sulla deci­sione di Hamas di respin­gere la pro­po­sta egi­ziana per un ces­sate il fuoco imme­diato. Qual’è la posi­zione del Fplp
Prima di tutto è fon­da­men­tale chia­rire che i pale­sti­nesi si stanno difen­dendo da una gra­vis­sima aggres­sione israe­liana. Lo dico per­chè, come sem­pre, Israele in que­ste occa­sioni viene fatto pas­sare come una vit­tima dai mezzi d’informazione e dai governi occi­den­tali. Attacca, uccide cen­ti­naia di civili, com­pie mas­sa­cri e alla fine risulta la parte più debole. Ma le vit­time sono i pale­sti­nesi, tenuti come pri­gio­nieri a Gaza, privi di diritti. I pale­sti­nesi che lan­ciano razzi si difen­dono, sfi­dano l’occupazione che vuole rin­chiu­derli per sem­pre den­tro Gaza. Anche nel caso di que­sto ces­sate il fuoco, lo Stato di Israele sta deci­dendo tutto da solo. Vuole la tre­gua e uni­la­te­ral­mente fa i suoi passi, senza che si vada alla solu­zione dei pro­blemi veri. Poi, tra sei mesi o un anno, saremo punto e a capo, messi di fronte a una nuova offen­siva mili­tare. Invece noi vogliamo chiu­dere e per sem­pre con il sistema che ci opprime e ci tiene pri­gio­nieri. Non ci bastano più accordi di breve respiro che non cam­biano nulla nella sostanza e che sono gestiti di fatto solo da Israele.

Quindi appog­giate la deci­sione di Hamas di respin­gere la pro­po­sta egiziana.
Non posso dare un giu­di­zio sulla deci­sione di Hamas, posso solo affer­mare la posi­zione del Fplp e insi­stere su di un punto. Noi cre­diamo che sia venuto il momento che i pale­sti­nesi pren­dano tutti insieme le deci­sioni più impor­tanti sul loro futuro. Anche noi come Hamas non siamo stati inter­pel­lati o infor­mati dall’Egitto e abbiamo appreso della pro­po­sta egi­ziana solo dai mezzi d’informazione. Allo stesso tempo non abbiamo avuto alcun con­tatto anche da Hamas, riguardo la sua deci­sione di respin­gere la pro­po­sta egi­ziana e di con­ti­nuare la lotta (armata) con­tro Israele. Que­sto atteg­gia­mento (di Hamas) deve mutare. Mi rife­ri­sco al rap­porto che le forze poli­ti­che e della resi­stenza pale­sti­nese dovreb­bero avere in que­ste situa­zione. Le deci­sioni non pos­sono più essere prese solo da una com­po­nente poli­tica pale­sti­nese. Deve con­cre­tiz­zarsi un coor­di­na­mento poli­tico rap­pre­sen­ta­tivo di tutta la popo­la­zione, supe­rando l’egemonia della fazione più forte.

Anche nel 2012, quando fu fir­mato l’accordo di tre­gua nau­fra­gato nei giorni scorsi, il Fplp non mancò di rivol­gere cri­ti­che ad Hamas per la sua deci­sione di accet­tare i pic­coli miglio­ra­menti della con­di­zione di Gaza pre­vi­sti da quelle intese.
Met­temmo in evi­denza l’inconsistenza dell’accordo rag­giunto (con la media­zione egiì­ziana, ndr) con Israele men­tre occor­reva recla­mare i diritti del nostro popolo davanti al mondo intero sulla base delle leggi inter­na­zio­nali, pro­prio per supe­rare defin­ti­va­mente l’oppressione israe­liana. Per que­sto ser­vono deci­sioni prese da tutti, per evi­tare errori e passi falsi.

Il mare umano di Vik | Fonte: il manifesto | Autore: Tommaso Di Francesco

Gaza. I fondi raccolti contribuiranno alla costruzione di un asilo intitolato a Vittorio a Khan Yunis, Gaza e a sostegno della fondazione Vik Utopia onlus

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Il mare di Gaza che Vit­to­rio amava. Il mare di Gaza che Vit­to­rio sol­cava a bordo delle bar­che della Free­dom Flo­tilla e dei pesche­recci pale­sti­nesi che, con la sua pre­senza, spe­rava di pro­teg­gere dagli assalti della marina mili­tare israe­liana. Il mare di Gaza che accom­pa­gnava tanti momenti di rifles­sione di Vittorio.

Da oggi è dispo­ni­bile in un ebook for­mato digi­tale, «Il mare di Gaza» che rac­co­glie 12 arti­coli di Vit­to­rio Arri­goni pub­bli­cati nel 2009–2011 dal nostro-suo gior­nale e il rac­conto del seque­stro che tre anni fa, nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 2011, portò all’assassinio dell’attivista e gior­na­li­sta ita­liano, con il lutto mon­diale che ne sca­turì. Ci piace cre­dere che al testimone-mediattivista-internazionalista Vik avrebbe fatto pia­cere dare que­sto titolo a una rac­colta, sta­volta digi­tale, di suoi arti­coli curata dal mani­fe­sto .

Il rica­vato di que­sto libro sarà inte­ra­mente devo­luto in bene­fi­cenza per la costru­zione di un asilo a Khan Yunis (Gaza) che por­terà il nome di Vit­to­rio e per soste­nere le atti­vità della Fon­da­zione Vik Uto­pia onlus.

Vik ci ha dato tanto, è il tempo di resti­tuire con­tri­buendo, con pro­getti con­creti, alla rea­liz­za­zione di ciò che lui avrebbe voluto per la sua Gaza. «Non era un eroe, né un mar­tire, solo un ragazzo che cre­deva nei diritti umani», ha scritto la madre di Vit­to­rio, Egi­dia Beretta Arri­goni. Stay human, Restiamo umani.

Gaza, il convoglio “Per non dimenticare…” bloccato a Rafah in attesa del visto | Autore: vittorio bonanni da: controlacrisi.org

 

Le autorità egiziane chiudono il valico di Rafah e 34 italiani rimangono bloccati a Gaza. Si tratta della delegazione “Per non dimenticare..il diritto al ritorno”, partita dall’Italia il 26 dicembre scorso, che da alcuni giorni si trova nella Striscia, per manifestare la propria solidarietá alla causa del popolo palestinese e per portare un concreto aiuto economico all’ospedale di Al Awda. Ma mentre i media italiani, giornali e televisioni, hanno sostanzialmente ignorato la vicenda, fa bella mostra di sé nel televideo Rai la notizia dei turisti italiani costretti a restare in Messico causa guasto aereo e poi ripartiti oggi. Insomma chi va a portare la solidarietà ad una popolazione ridotta allo stremo da Israele non è degno di essere preso in considerazione. Il motivo che avrebbe portato il governo egiziano, che già non aveva visto di buon occhio l’ingresso a Gaza della delegazione, a fermare il gruppo che intanto ha già perso il volo del 5 gennaio scorso, sarebbe riconducibile al recente attentato avvenuto al posto di frontiera dove avrebbe perso la vita un soldato. Ma, come è noto, i rapporti tra il nuovo governo egiziano e il governo di Hamas non sono certo buoni e ogni iniziativa di questo tipo non gode delle simpatie del Cairo. A rendere più difficile la situazione una serie di scontri sul Sinai ed attacchi terrestri ed aerei da parte degli israeliani che hanno causato la morte anche di alcuni minorenni. Nel frattempo, mentre la diplomazia si è messa in moto per sbloccare la situazione, vale la pena ricordare come Rafah non sia l’unico valico di frontiera percorribile. Ne esistono altri cinque che collegano Gaza ad Israele, tre sempre chiusi ed altri due, Erez e Kerem Shalom, aperti a singhiozzo. Nel primo passano solo persone che hanno un regolare permesso israeliano di solito negato ai palestinesi e a chi solidarizza con loro; l’altro invece serve solo a far passare le merci ovviamente quando lo permette il governo israeliano. Intanto mentre scriviamo l’ufficio stampa della Farnesina ha comunicato che domani mattina la situazione potrebbe finalmente sbloccarsi.

Gaza, ragazzo palestinese ucciso dai soldati israeliani Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Un palestinese di 16 anni è morto questa mattina a seguito delle ferite da arma da fuoco riportate ieri presso il muro di separazione tra Israele e la Striscia di Gaza in un incidente con militari israeliani.L’esercito israeliano aveva riferito ieri che i soldati israeliani avevano individuato alcuni sospetti intenti a danneggiare la barriera di sicurezza. Dopo averli messi in guardia, è stato spiegato, i soldati hanno aperto il fuoco ferendo l’adolescente palestinese, morto stamane.

Ma non è finita qui perché aerei da guerra israeliani hanno condotto nella notte azioni di rappresaglia su Gaza, poco dopo il lancio di un razzo dal territorio palestinese. In un comunicato, le forze armate israeliane affermano che “l’aviazione ha preso di mira un sito terroristico nel centro
della Striscia di Gaza e di altre tre postazioni di lanciarazzi nel nord per rappresaglia dopo un colpo lanciato verso Israele. Gli impatti diretti sono stati confermati”, si legge nel testo. Nessun danno e’ stato causato dal razzo sparato dal territorio palestinese, secondo la polizia israeliana.
Da ieri è a Gerusalemme il segretario di Stato Usa John Kerry torna per un’ulteriore spola di pace durante la quale – secondo anticipazioni della stampa – sottoporra’ ad israeliani e palestinesi la bozza di un ‘accordo quadro’.

Israele, la mission impossible di Kerry mentre a Gaza è emergenza umanitaria | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

 

Israele, con la sua “escalation militare contro Gaza”, sta tentando di far fallire i tentativi di pace del segretario di Stato statunitense John Kerry. Le dichiarazioni dell’ambasciatore palestinese a Roma, Mai Alkaila, a commento dei bombardamenti israeliani nei giorni scorsi sulla Striscia, in cui e’ rimasta uccisa anche una bimba palestinese di tre anni sono solo un tassello della complessa situazione in MO a pochi giorni dall’inizio della nuova missione nella regione di Kerry.
Si tratterà del suo decimo viaggio in Israele e Cisgiordania dal marzo 2013. Israele ce la sta mettendo tutta per spostare il più avanti possibile militarmente la situazione a suo favore. E così mentre poche ore fa ha liberato 26 prigionieri palestinesi, come previsto dalla road map, dall’altra va avanti il processo di annessione della valle del Giordano, che tra l’altro ha spaccato il governo israeliano. Senza contare le continue vessazioni verso la popolazione palestinese di Gaza, senza energia elettrica a causa del blocco ai varchi.

“La pressione delle lobby su Kerry”
La rappresentante diplomatica palestinese ha definito la mediazione di Kerry “imparziale e coraggiosa” in quanto mira a stabilire due Stati, uno israeliano e l’altro palestinese. “Il segretario di Stato Usa – ha sottolineato Mai Alkaila- sta subendo pressioni immense sia da parte di Israele che della lobby ebraica statunitense, ma finora ha mantenuto una linea di neutralita’ tra le due parti che noi palestinesi apprezziamo molto”. Se le foto e i servizi giornalistici di Natale si sono concentrati per lo piu’ su una Gerusalemme imbiancata dalla neve, c’e’ un’altra realta’, tutt’altro che idilliaca, rimasta in ombra.Un disperato appello per la campagna di solidarietà
Alkaila lancia un disperato appello per raccogliere aiuti – attraverso movimenti, strutture di base, singoli cittadini italiani – da destinare alla popolazione della Striscia, in piena catastrofe non solo per l’embargo israeliano, l’escalation militare delle ultime ore ma, sopratutto, per un’ondata di maltempo che ha colpito la regione, con una forza mai vista negli ultimi 70 anni. “Ci rivolgiamo alla solidarieta’ degli italiani, per impedire che si consumi un’ennesima ragedia”, ha spiegato ai giornalisti l’ambasciatrice palestinese, illustrando l’iniziativa “Una coperta per Gaza”.

Emergenza umanitaria
A Gaza, le piogge e le nevicate dei giorni scorsi hanno fatto saltare il precario sistema fognario, allagando cittadine e villaggi, travolgendo case, scuole, infrastrutture mai del tutto riparate dopo l’operazione “Piombo Fuso” del 2008-2009: acque pulite si sono mischiate alle acque nere, con il risultato che non vi e’ piu’ un rubinetto di acqua potabile nella Striscia, dove vivono un milione e 800 mila palestinesi. In tutto cio’, ha denunciato l’ambasciatrice palestinese, Israele non solo ha continuato a mantenere un embargo totale che impedisce persino il transito di medicinali, ma ha persino aperto le sue due dighe, attraverso cui passano gli scarichi dello Stato israeliano verso il Mediterraneo, contribuendo a mandare in tilt tutto il sistema di smaltimento e inondando di melma putrida Gaza. La situazione e’ al di fuori di ogni controllo, ha rimarcato l’ambasciatrice, la quale ha invocato “una mobilitazione internazionale” per la gente della Striscia, rimasta in gran parte senza un tetto, cibo, acqua potabile, riscaldamento. “Piu’ della meta’ della popolazione di Gaza, vive tra l’altro nei campi profughi, ovvero in tende o abitazioni di fortuna”, ha ricordato Alkalia.
In questo quadro, l’unica centrale elettrica della Striscia sta per cessare le proprie attivita’ per una grave penuria di combustibile dovuta alla chiusura del valico di Kerem Shalom con Israele. L’erogazione della corrente elettrica sara’ ulteriormente tagliata, a solo 6 ore al giorno, con la prospettiva di bloccarsi del tutto, entro, al massimo, una settimana, ha avvertito l’ambasciatrice.
“Una coperta per Gaza” mira a raccogliere fondi che verranno gestiti per fronteggiare le emergenze piu’ drammatiche e sostenere le famiglie di Gaza, specie i bambini. Le donazioni (20 euro a coperta) andranno indirizzate a “Una coperta per Gaza”/ Missione diplomatica palestinese/Iban: IT 36 E 02008 05211 000021004086.