Call Center, riesce in pieno lo sciopero contro gli imprenditori del settore, che non applicano la clausola sociale Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Calla center in rivolta contro gli imprenditori del settore, “furbetti del quartierino”, E’ stata altissima l’adesione degli 80mila lavoratori dei call center italiani allo sciopero nazionale proclamato dai sindacati di categoria delle tlc. “Stiamo registrando un’adesione mai vista in tanti anni – spiega Michele Azzola, segretario nazionale della Slc Cgil – quasi totale e con punte mai viste in alcune realtà fino ad ora: i lavoratori hanno risposto positivamente e chiedono al governo di intervenire nella vertenza sul settore”.

La giornata di lotta proseguirà questo pomeriggio a Roma, con un corteo insolito in partenza alle ore 17. In questa occasione il corteo sarà serale e arriverà in piazza del Popolo dove dalle sette di sera sul palco si alterneranno interventi di lavoratori, personalità, la stessa Susanna Camusso e numerosi musicisti provenienti da tutta Italia.

La situazione dal punto di vista occupazionale è drammatica: 262 lavoratori che occupano la sede di Accenture a Palermo che voleva procedere alla chiusura vista la disdetta dell’appalto formalizzata di British Telecom; il Consiglio Comunale di Cesano Boscone che si riunisce nella sede del call center di E-Care che ha avviato la procedura per 489 lavoratori; Almaviva che scrive alla regione Sicilia dichiarando oltre 3000 esuberi; Gepin a Casavatore, Napoli, che persa la commessa di Poste licenzierà oltre 200 persone. Questi sono solo alcuni numeri della tragedia che stanno vivendo i lavoratori dei call center.

Le richieste di sindacati e lavoratori sono precise: “Lo Stato italiano ha recepito male – spiega ancora Azzola – una direttiva europea che tutela i lavoratori nei casi di cambi d’appalto. Negli altri paesi europei, se il committente cambia il fornitore di un servizio, i lavoratori del precedente fornitore devono essere tutelati”.
Intanto, nei giorni scorsi proprio sulla clausola sociale è partita la raccolta di firme per una denuncia alla Commissione Europea. La raccolta di firme è relativa all’errata trasposizione dei contenuti della Direttiva Europea 2001/23 in materia di tutele dei diritti dei lavoratori. A promuoverla sono stati i tre sindacati di categoria confederali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil,
“Le crisi occupazionali che colpiscono migliaia di lavoratori – si legge in una nota – non sono figlie della crisi economica ma di un vuoto normativo che permette, nella successione dei medesimi appalti, di cambiare fornitore e lasciare disoccupate migliaia di persone. In tutti gli altri Paesi europei la successione e il cambio di appalto è gestito attraverso tutele occupazionali, che nascono dalla direttiva, che tutelano i lavoratori, il loro salario e i loro diritti nel cambio di fornitore”.
In Italia, invece, sottolineano i sindacati “nel cambio di appalto si agisce unicamente attraverso la compressione di salari e diritti in modo tale da garantire al committente il prezzo più vantaggioso escaricando i costi sulle tasse dei cittadini (gli ammortizzatorisociali e gli incentivi) e sui lavoratori”.