Tassi Bankitalia e copri l’Imu Fonte: Il Manifesto | Autore: Antonio Sciotto

È 3.093 il numeretto «magico» (si fa per dire): il totale degli emendamenti presentati alla legge di stabilità, e che cominceranno il loro iter da martedì in Commissione Bilancio del Senato. Da lì dovrà uscire un testo entro lunedì 18, che dovrà poi essere approvato entro venerdì 22. È questa la road map, prima del passaggio alla Camera, con i tempi un po’ stretti a causa dell’alto numero di emendamenti proposti, soprattutto dal fronte della stessa maggioranza: ben 2.190 contro i 903 dei partiti di opposizione. Inoltre, per coprire l’Imu (ne riferiamo in conclusione), si concretizza il tema della rivalutazione delle quote di Bankitalia: ma mancherebbe il tempo di farla entro il 2013.
Il Pd ha il record degli emendamenti presentati, ben 992 (più di quelli di tutta l’opposizione messi insieme), segue il Pdl con 814, il M5S 283, la Lega 372, Scelta civica 166, Misto-Sel 248, Gal 112, Gruppo per le autonomie 106. Gli ordini del giorno sono 128, gli emendamenti al ddl Bilancio 50 e i relativi odg 3. Ma a parte questa sequela di numeri, di per sé non significativa, sono poche le proposte di verifica che fanno veramente discutere (alcuni emendamenti, lo dicono i relatori stessi, verranno eliminati dai partiti che li hanno presentati, per velocizzare).
In particolare, è da notarsi la passione mai sopita del Pdl per i condoni e la privatizzazione dei beni pubblici. I berluscones propongono una sorta di sanatoria fiscale, per lo smaltimento delle cartelle esattoriali: si risparmierebbero le more e le sanzioni, in modo da incassare – è la previsione – 1,7 miliardi di euro. Più grave, soprattutto per Pd e Sel, la proposta di vendere le spiagge.
Ieri un fuoco di fila ha attaccato l’emendamento che si propone di «sdemanializzare» interi tratti di costa, quelli dove già insistono gli stabilimenti balneari e che in genere sono dati in concessione dallo Stato. «La proposta di vendere le nostre spiagge è impresentabile e offende la dignità del Paese. Aspettiamo solo che qualche emulo di Totò proponga di vendere la Fontana di Trevi», dice Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera. E Nichi Vendola, leader di Sel, rincara: «Abusivismo, cementificazione, condoni. Cosa altro vogliono fare alla nostra Italia? Non permetteremo in alcun modo un altro colossale scempio delle coste del nostro Paese, un “bene comune” di tutti gli italiani».
Intanto resta aperto il rebus di come reperire i 2,4 miliardi per non far pagare l’ultima rata dell’Imu. Si pensa ad esempio all’aumento degli anticipi fiscali dovuti dalle imprese a fine anno, concentrandolo però sulle banche. E in effetti proprio a Bankitalia, e al suo «tesoro» finora rimasto «immobile», molti guardano: l’ultima valutazione delle quote in mano a banche, assicurazioni e finanziarie risale addirittura al 1936, ed equivale alla cifra piuttosto risibile di 156 mila euro. Via Nazionale ha terminato però da poco il suo studio, e oggi quelle quote hanno un valore tra i 5 e i 7,5 miliardi di euro. Il che, in tasse dovute al Tesoro, potrebbe equivalere a qualcosa come 1-1,5 miliardi, che se si potessero iscrivere a bilancio già quest’anno andrebbero a coprire oltre metà Imu.
Ma appunto la partita appare complessa: ci vorrebbe una legge ad hoc per la rivalutazione, e serve anche il vaglio della Bce. Come spiegano gli esperti che hanno calcolato la cifra, (Franco Gallo, ex presidente della Corte costituzionale, Lucas Papademos, ex vicepresidente Bce, e ad Andrea Sironi, rettore della Bocconi), l’assetto azionario di Bankitalia va rivisto prima di tutto perché i processi di concentrazione avvenuti negli ultimi anni hanno accresciuto la percentuale del capitale detenuta dai più grandi gruppi bancari. Intesa SanPaolo detiene oltre il 30% e Unicredit il 22%. Va anche ricordato che una legge del 2005 (la 262, terzo governo Berlusconi, ministro dell’Economia Giulio Tremonti) contempla un possibile trasferimento allo Stato della proprietà dell’istituto centrale: la legge non è mai stata attuata, poiché manca l’apposito regolamento attuativo, ma gli esperti giudicano comunque essenziale mantenere l’indipendenza di Via Nazionale.
Già da tempo il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni (ex dg di Bankitalia) vorrebbe riformare la banca centrale, aprendo la partecipazione al capitale, e rendendola una vera «public company»