Sanità al collasso, domani la mobilitazione della Cgil: “Pronto soccorso nel caos” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La sanità è al collasso e i cittadini, privi di un’efficace rete territoriale alternativa, sono costretti a recarsi nei Pronto Soccorso di ospedali senza più i posti letto sufficienti. Quello che sta accadendo in questi giorni nei maggiori ospedali italiani ha dell’incredibile. Complice anche l’ondat di influenza, ormai non passa giorno che i reparti di pronto soccorso a fine giornata non registrino presenze superiori a 250.La riduzione dei fondi e del personale ricade così sulle liste di attesa, e quindi sui cittadini, privati di un diritto fondamentale. Gli operatori, intanto sono costretti a turni massacranti per mantenere i servizi. Sono questi i temi al centro della mobilitazione della Fp Cgil di domani in tutta Italia. Ilsindacato lancia ai cittadini una domanda provocatoria: Sicuri di volervi far curare da medici e infermieri stressati?.

Per spiegare ?#ProntoSoccorsoKo? La Fp-Cgil mette in fila i numeri della crisi del sistema: persi 23.500 operatori sanitari, di cui 5mila medici, dal 2009 al 2013; 32mila gli operatori sanitari con contratti precari su un totale di 670mila; 31 i miliardi di tagli tra il 2009 e il 2015, a cui si aggiungono i 4 previsti dall’ultima legge di stabilità che, ricadendo sulle regioni, colpiranno inevitabilmente il Servizio Sanitario Nazionale; persi 1,3 posti letto ogni mille abitanti in 12 anni, passati da 4,7 a 3,4 a fronte una media Ocse al 4,8; sotto la media anche la spesa sanitaria complessiva, che in Italia è poco superiore al 9% del pil.
Senza contare che l’Italia è stata deferita alla Corte Europea di Giustizia per l’assenza di una normativa sull’orario di lavoro per i medici, che dovrebbe prevedere un massimo di 48 ore settimanali e riposi giornalieri di 11 ore. “Dati – sottolinea il sindacato – che permettono di capire le ragioni del caos che caratterizza il lavoro nei Pronto Soccorso. Mentre si riduce la capacità del sistema ospedaliero di rispondere ai sempre maggiori bisogni di cura dei cittadini, questi ultimi si rivolgono più frequentemente ai soli presidi h24 accessibili, ma non idonei”.

L’ultima relazione della Corte dei conti parla chiaro: visto che scuola e sanità hanno di fatto finanziato l’austerità dal 2009, o si mette in conto unan revisione della spesa nellaa direzione degli investimenti oppure le prossime vittime saranno i Lea, i livelli minimi di assistenza e quindi il “nocciolo duro” dei servizi. Secondo i magistrati contabili, il processo di revisione della spesa sanitaria «dovrà essere più selettivo e reinvestire risorse nei servizi sanitari relativamente più carenti». Per la corte queste risorse vanno prese dai settori come l’acquisto di beni e servizi non effettuati attraverso le centrali regionali d’appalto o con convenzioni della Consip. Si devono invece basare su «processi molecolari di riorganizzazione» condotti dalle singole Asl. Le regioni dovranno effettuare una più attenta riprogrammazione dei fabbisogni, mentre il governo dovrebbe potenziare il piano di medicina preventiva indicato dal piano nazionale delle riforme presentato nel Def 2014.

Rossana Dettori (Fp Cgil): «La pubblica amministrazione è nel caos più totale, la reazione sarà durissima»| Fonte: Il Manifesto | Autore: Massimo Franchi

Pubblico impiego. La segretaria generale della Fp Cgil al manifesto: “Dalla ministra Madia solo false promesse e prese in giro. Il governo si contraddice. La mobilitazione sarà durissima, bisogna rinnovare i contratti”«Que­sto governo non ci parla e adesso è arri­vato per­fino a smen­tire se stesso. Non ci stiamo più a essere presi in giro: ci mobi­li­te­remo sicu­ra­mente, spero uni­ta­ria­mente, diver­sa­mente scio­pe­re­remo come sola Cgil». Il giorno dopo l’annuncio della mini­stra Madia sull’ennesimo blocco del con­tratto degli sta­tali, le sue parole suo­nano ancora più bef­farde. E men­tre par­tono gli scio­peri spon­ta­nei, la segre­ta­ria gene­rale della Fp Cgil — Ros­sana Det­tori — spiega le ragioni di una rispo­sta che «dovrà essere all’altezza della cat­ti­ve­ria e della super­fi­cia­lità del governo».

Dica la verità: cre­deva dav­vero che il governo Renzi avrebbe rin­no­vato il contratto?

Io ero real­mente con­vinta che que­sto mini­stro potesse sbloc­carlo. Lo aveva detto in più occa­sioni: a noi a pri­ma­vera nell’unico incon­tro fac­cia a fac­cia avuto con lei, lo aveva riba­dito quando l’Istat aveva quan­ti­fi­cato il taglio degli sti­pendi pub­blici par­lando «di sacro­santo diritto al rin­novo con­trat­tuale». Poi invece è par­tito un bal­letto di noti­zie e smen­tite con il mini­stero dell’Economia, con­cluso dalla chiu­sura totale della Madia che ci ha vera­mente stu­pito. False pro­messe, false ras­si­cu­ra­zioni: è troppo chie­dere un governo che sia almeno coerente?

Ciò che ha stu­pito molti è la tem­pi­stica dell’annuncio: nel giorno del varo della riforma della scuola, Madia «copre» la noti­zia di Renzi con un annun­cio che di certo non ha fatto pia­cere a tre milioni di poten­ziali elettori..

Mi sem­bra che nel governo le idee non siano molto chiare: da «una riforma al mese» siamo pas­sati al «passo dopo passo», al «giu­di­ca­teci fra mille giorni». Anzi, sulla riforma della Pa siamo al caos in attesa di 29 decreti attua­tivi, e al pres­sap­po­chi­smo più totale. Basta vedere come è stata gestita la vicenda del taglio dei distac­chi. La cir­co­lare è arri­vata a metà ago­sto e le per­sone dove­vano tor­nare al lavoro il primo set­tem­bre senza che le ammi­ni­stra­zioni fos­sero state avver­tite con pro­blemi gran­dis­simi anche per i nostri che al Sud ave­vano denun­ciato le ammi­ni­stra­zioni in cui dove­vano tor­nare. Il rispar­mio di 150 milioni si è rive­lato una bufala: bene che vada saranno una decina di milioni per gli inse­gnanti che veni­vano sostituiti.

Eppure Madia ricorda che gli 80 euro sono andati anche agli sta­tali e che non ce ne fosse un gran biso­gno visto che ne hanno usu­fruito solo un lavo­ra­tore su quattro…

Il dato mi sem­bra sot­to­sti­mato — gran parte dei lavo­ra­tori della sanità e degli enti locali pren­dono meno di 1.500 euro al mese — ciò che non accetto del ragio­na­mento del mini­stro è che anche se fosse, que­sto non la esi­mia a rin­no­vare i con­tratti, diritto sacro­santo dei lavo­ra­tori. Allar­gando a tutti i com­parti il ragio­na­mento si arri­ve­rebbe all’assurdo: «Visto che abbiamo dato gli 80 euro non rin­no­viamo più nes­sun con­tratto». Una follia.

La rab­bia è già scop­piata e spe­cie i lavo­ra­tori del com­parto sicu­rezza stanno pro­te­stando. Chie­de­rete dero­ghe per loro?

Per noi tutti i lavo­ra­tori hanno diritto al rin­novo del con­tratto. Il solo corpo di Poli­zia ha una con­trat­ta­zione spe­ci­fica e vedremo cosa suc­ce­derà. Per noi l’obiettivo è il rin­novo per tutti e per que­sto ci mobiliteremo.

Sarà scio­pero uni­ta­rio con Cisl e Uil o vi mobi­li­te­rete assieme a tutta la Cgil?

Ho sem­pre lavo­rato per l’unità sin­da­cale per­ché credo fer­ma­mente che sia nell’interesse di tutti i lavo­ra­tori. Le prime dichia­ra­zioni di Cisl Fp e Uilpa mi sem­bra siano per la mobi­li­ta­zione. Dopo le assem­blee sui luo­ghi di lavoro, la pros­sima set­ti­mana ci incon­tre­remo e vedremo se siamo d’accordo sulle forme di pro­te­sta. Se non sarà così, scen­de­remo in piazza come sola Cgil, non pos­siamo più per­met­tere di essere presi in giro.

Il mini­stro Madia ha comun­que con­fer­mato la volontà di rin­novo della parte nor­ma­tiva del con­tratto. Non c’è il rischio che, visto il tenore della riforma, si rischi di peg­gio­rare ancora le con­di­zioni dei lavoratori?

Asso­lu­ta­mente sì. Anche per­ché nel decreto 90 della riforma si sono messe mano a que­stioni come mobi­lità e deman­sio­na­mento che invece sono pro­prie della con­trat­ta­zione. La mobi­lità entro i 50 km per ora può essere appli­cata a tutti i lavo­ra­tori, sul deman­sio­na­mento per for­tuna un emen­da­mento Pd — da noi chie­sto — ha pre­ci­sato che potrà essere solo di un livello: non era specificato.