Palermo, Ancona, Bologna: polizia all’opera contro antagonismo e antifascismo Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Mano pesante della polizia contro l’antagonismo e l’antifascismo. Dopo la due giorni di Torino dove la polizia si è scatenata in ben due occasioni contro l’antagonismo: al Caat durante un presidio e al corteo della Fiom, a Bologna, le forze dell’ordine ed un corteo dei centri sociali si sono violentemente scontrati, prima quando i manifestanti volevano andare a contestare il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, poi quando hanno cercato di raggiungere un presidio di Forza Nuova. Ma manganellate sono volate anche a Palermo, per un corteo di studenti che protestava, chiedendo di parlare, contro il ministro Stefania Giannini e ad Ancona sempre per un corteo contro una manifestazione di Forza Nuova. E’ stata una giornata ad alta tensione in diverse piazze italiane.

A Bologna un corteo che ha raccolto diverse centinaia di attivisti aveva due obiettivi dichiarati: Banca d’Italia e Forza Nuova. Il movimento di estrema destra aveva organizzato un presidio in una piazza del centro, un paio di ore dopo, ma a poche centinaia di metri di distanza dall’aula di Santa Lucia dove era atteso il governatore della Banca d’Italia.
In via Castiglione, a pochi passi dal luogo dove Visco stava tenendo una lettura per i 60 anni del Mulino, manifestanti e forze dell’ordine si sono fronteggiati una prima volta. C’è stata una violenta carica della polizia. Stesso copione, ma con maggiore intensità, in via Garibaldi, poco dopo le 19, in una zona abitualmente piena di gente per lo shopping e l’aperitivo. Qua la pressione del corteo per raggiungere il presidio di Forza Nuova si è fatta più insistente. Anche qui è partita una carica che ha impedito al corteo dei centri sociali di raggiungere la piazza di Forza Nuova. Il bilancio è stato di una decina di feriti, fra forze dell’ordine e manifestanti, un esponente dell’antagonismo bolognese portato in Questura, e poi arrestato, e il “salotto buono” della città con i segni di una giornata di scontri.
In mattinata, c’erano invece stati scontri a Palermo, fra polizia e studenti, in occasione di una visita del ministro dell’istruzione Stefania Giannini, davanti al liceo Regina Margherita.
Ad Ancona, invece, il motivo dello scontro è stato ancora una volta un corteo di Forza Nuova al quale una contro-manifestazione organizzata dai centri sociali, alla quale hanno partecipato anche Anpi, Sel e Pdci. E’ stato arrestato un ragazzo, condotto presso la propria abitazione per l’esecuzione della misura cautelare dei domiciliari. Non sono ancora note le imputazioni, lunedì si terrà il processo per direttissima. Convocato per lunedì un presidio davanti al tribunale di Ancona.Momenti di tensione a Milano, dove però non si è arrivati agli scontri, per il corteo antirazzista organizzato in opposizione ad una manifestazione della Lega Nord. Anche in questo caso le forze di polizia hanno impedito alle due iniziative contrapposte di entrare in contatto.
Manifestazioni anche a Napoli e a Reggio Calabria. Il tema dell’immigrazione in prima piano per i cortei delle due città del Sud, che hanno visto in piazza da Fratelli d’Italia ai centri sociali.
ABergamo, infine, oltre 500 militanti antifascisti, contro i divieti della questura, hanno conquistato il diritto di manifestare costringendo lo sparuto ritrovo nazifascista in un’area periferia va della città, nella zona del cimitero comunale

Droni, marò e parà italiani contro pirati e shabab somali di Antonio Mazzeo

Nuova e pericolosa escalation militare italiana in Corno d’Africa. Secondo quanto pubblicato dalla rivista specializzata Analisi difesa, meno di un mese fa due velivoli-spia a pilotaggio remoto del 32° Stormo dell’Aeronautica militare, di stanza ad Amendola (Foggia), sarebbero stati schierati a Gibuti nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione Europea “Atalanta”. I velivoli però opererebbero presumibilmente anche a favore delle forze governative somale in lotta contro le milizie di Al Shabab. I droni italiani sarebbero del modello Predator A “Plus”, utilizzati dall’Aeronautica nello scacchiere di guerra afgano, in Libia e nel Mediterraneo contro le imbarcazioni dei migranti. Realizzati dalla società statunitense General Atomics, i Predator possono volare a una velocità di crociera di 160 Km/h, con un’autonomia di 24 ore e sino a 926 km di distanza dalla base di partenza; sono dotati di sofisticati radar e sensori elettro-ottici che consentono ampi interventi di ricognizione, sorveglianza e “acquisizione obiettivi”. A Gibuti i due velivoli opererebbero attualmente dallo scalo aereo di Chabelley, località a sei miglia e mezzo di distanza a sud ovest della capitale. Dal settembre 2013 da Chabelley operano pure cinque droni killer Predator “MQ-1 Reaper” delle forze amate Usa, impiegati per i bombardamenti in Yemen e Somalia. “A differenza dei velivoli statunitensi quelli italiani continuano a operare disarmati dal momento che Washington non ha ancora autorizzato la cessione dei kit di armamento all’Aeronautica militare”, scrive Analisi difesa. Dei Predator tricolori, uno solo sarebbe stato assegnato all’Operazione “Atalanta” per raccogliere immagini e dati sulle imbarcazioni dei “pirati” diretti a intercettare e abbordare i mercantili in transito in acque somale. “Il secondo Predator viene mantenuto in riserva per rimpiazzare il drone gemello o forse per compiti diversi da quello antipirateria”, spiega la rivista militare. “Oltre a guidare la missione Atalanta in Corno d’africa, l’Italia detiene infatti anche il comando della missione di addestramento EUTM Somalia che a Mogadiscio addestra e offre consulenza alle forze dell’esercito somalo. Non si può escludere che uno dei  Predator italiani possa venire impiegato per fornire informazioni sui movimenti militari dei miliziani qaedisti Shebab”.

EUTM Somalia (European Union Training Mission to contribute to the training of Somali National Security Forces) venne lanciata nel 2010 dall’Unione europea; oggi è condotta in stretto collegamento con il Comando militare statunitense per il continente africano (US AFRICOM) ed AMISOM, la missione dell’Unione africana che vede schierati in Somalia più di 17.000 uomini di Uganda, Kenya, Burundi, Sierra Leone e Nigeria. Ad EUTM Somalia partecipano militari di dieci Paesi (Italia, Germania, Svezia, Ungheria, Spagna, Belgio, Finlandia, Olanda e Portogallo e Serbia); l’Italia fornisce circa il 50% del personale (78 unità), tra cui il comandante e il vicecomandante della missione, i paracadutisti del 186° reggimento della Brigata “Folgore” e gli addestratori dell’Esercito e dell’Arma dei Carabinieri. I programmi gestiti a Mogadiscio dagli istruttori della missione EUTM Somalia e dai consiglieri militari statunitensi puntano in particolare all’addestramento dei militari somali in attività anti-insurrezione e anti-terrorismo e al “combattimento in ambiente urbano”. Nell’arco del 2014 è previsto complessivamente l’addestramento di 1.850 militari. Altri 32 istruttori dell’Arma dei Carabinieri, affiancati da un team dell’Unione Africana composto da militari di Ghana e Nigeria, operano da febbraio presso l’Accademia di Gibuti per “formare” la polizia locale. Sempre a Gibuti, in pieno deserto, è operativa una base logistica italiana di 5 ettari, utilizzata dai distaccamenti di Fucilieri di Marina in transito per gli imbarchi sui mercantili con compiti di scorta antipirateria e dai reparti dell’Esercito diretti a Mogadiscio. Realizzata dal 6° Reggimento Genio pionieri di Roma, l’infrastruttura è stata inaugurata ufficialmente il 27 ottobre 2013 alla presenza del capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. “Questo avamposto è la prima vera base logistica operativa permanente delle forze armate italiane fuori dai confini nazionali e sorge in un’area destinata ad essere più importante e strategica di Suez e di Gibilterra”, ha dichiarato Binelli Mantelli. Il mantenimento della base costa ai contribuenti italiani non meno di tre milioni di euro l’anno ed è presidiata attualmente da un plotone del 3° reggimento dei Bersaglieri.

La durata della missione dei droni dell’Aeronautica militare a Gibuti non è nota ma di certo si estenderà per i prossimi sei mesi, periodo in cui la flotta navale dell’’Operazione “Atalanta” sarà sotto il comando italiano. Approvata nel dicembre 2008 dal Consiglio dell’Unione europea per contrastare la pirateria somala nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano, la missione navale vede attualmente la presenza del cacciatorpediniere lanciamissili “Andrea Doria” (nave ammiraglia con 208 unità), quattro fregate (una olandese, due spagnole e una tedesca), una rifornitrice di squadra tedesca e uno staff formato da 34 ufficiali e sottufficiali appartenenti a 12 differenti nazioni (Belgio, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Olanda, Portogallo, Romania, Serbia e Spagna). Le operazioni antipirateria della Marina militare italiana sono state finanziate quest’anno con 50 milioni di euro. Un impegno oneroso che non è giustificato dal reale pericolo rappresentato oggi dalla pirateria in Corno d’Africa. Secondo i dati diffusi dall’International Maritime Bureau, nei primi 6 mesi del 2014 gli assalti o le rapine armate ai danni di navi mercantili sono stati 116, contro i 138 registrati nello stesso periodo del 2013. Dieci soli, però, sono stati imputati ai pirati somali.

Ai costi delle missioni anti-pirateria si aggiungono i 25 milioni di euro per la partecipazione italiana ad EUTM Somalia e alle altre iniziative dell’Unione europea per la “Regional maritime capacity building” in Corno d’Africa e nell’Oceano indiano, per il funzionamento della base militare a Gibuti e per l’impiego di personale militare in attività di addestramento delle forze di polizia somale. Nell’ambito dell’accordo sottoscritto tra le forze amate italiane e quelle di Gibuti, è stata prevista inoltre la consegna a titolo gratuito al paese africano di 6 blindati 4×4 “Puma” e di una decina di obici semoventi M-109L da 155 millimetri prodotti da Oto Melara, dismessi in Italia dopo l’acquisto dei nuovi semoventi Pzh-2000. I mezzi da guerra hanno fatto la loro comparsa nelle strade di Gibuti lo scorso 27 giugno, giorno in cui ricorreva l’indipendenza del piccolo Stato africano. Sempre a fine giugno a Mogadiscio, il comando del team italiano operativo in Somalia ha donato al locale Ministero della difesa tre veicoli minivan per consentire una “migliore mobilità” ai militari somali impiegati nel conflitto che impera da tempi immemorabili nell’ex colonia italiana.

“Abusi da parte della polizia”. Manconi e De Cristofaro annunciano un’interrogazione fonte: redattoresociale.it

“Ancora abusi da parte delle forze di polizia, lunedì presenteremo un’interrogazione parlamentare”. E’ quanto fanno sapere i senatori Luigi Manconi, del Partito democratico e presidente  della  Commissione  per la tutela dei diritti umani  di Palazzo Madama , e Peppe De Cristofaro, di Sinistra ecologia e libertà dopo la notizie arrivate nei giorni scorsi da Monza e Napoli riguardo presunte violenze ai danni di alcuni cittadini stranieri fermati dalle forze dell’ordine.

“Nelle ultime ore le agenzie di stampa riportano due vicende avvenute a Monza e a Napoli – spiegano i due senatori in una nota congiunta -. Protagonisti, in entrambe le situazioni, cittadini stranieri e forze di polizia. A Napoli, a seguito di una “retata” per sequestrare merce contraffatta a degli ambulanti, il rappresentante della locale comunità senegalese ha denunciato violenze da parte di alcuni uomini della guardia di finanza. Si apprende che un uomo di 47 anni sarebbe stato “picchiato fino a perdere i sensi” e l’avvocato dichiara le difficoltà riscontrate in ospedale per riuscire a far refertare il suo assistito: “ho dovuto fare una battaglia, sempre sotto lo sguardo di due finanzieri. Ad esempio non avevano riportato le numerose lesioni alle gambe e al gomito e la ferita al capo. Addirittura avevano scritto ‘paziente non collaborativo’ quando semplicemente, non parlando italiano, non capiva cosa gli venisse chiesto”.

Il caso di Napoli , va ad aggiungersi a quello di Monza, dove alcune foto apparse sui giornali mostrano un cittadino straniero ammanettato alle mani e ai piedi, riverso a terra, sotto gli occhi degli agenti del commissariato. Un “gravissimo comportamento attuato dagli agenti di polizia all’interno del commissariato di Monza”, spiegano i senatori. “Tutto questo deve indurre a una riflessione da parte del governo e in particolare da parte dei ministeri da cui dipendono le forze di polizia sui criteri con cui le stesse vengono formate e addestrate – continua la nota -. Sembra potersi dire che si rivela con drammatica frequenza un deficit di preparazione e di consapevolezza dei diritti dei cittadini”.