Renzi taglia sulla sanità: 180 consultazioni diagnostiche a pagamento da: affariitaliani.it

Il governo Renzi taglia sulla sanità. 180 prestazioni diagnostiche diventano a pagamento per tutti. Coinvolte visite di odontoiatria, genetica, allergologia, tac e dialisi

Lunedì, 10 agosto 2015 – 12:08:00

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Il governo Renzi taglia sulla sanità. 180 prestazioni diagnostiche diventano a pagamento per tutti. Coinvolte visite di odontoiatria, genetica, allergologia, tac e dialisi. La novità forte è che, stando a quanto riporta la Fondazione Gimbe, parecchie consultazioni diagnostiche diventeranno a pagamento per tutti, comprese le categorie più disagiate.

“All’enorme polverone mediatico delle ultime settimane segue un documento fatto di poche luci e tante ombre. Non emerge una chiara definizione delle priorità, latita il coinvolgimento delle categorie professionali e non viene esplicitata una metodologia rigorosa per ricercare, valutare, selezionare e sintetizzare le evidenze a supporto dei criteri di appropriatezza“. Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, boccia la bozza di decreto sull’appropriatezza delle prescrizioni mediche, su cui sta lavorando il ministero della Salute e che è atteso a settembre.

Le prestazioni identificate sono in totale 180 “di cui 35 odontoiatriche, 53 di genetica, 9 relative a Tac e risonanza magnetica (degli arti e della colonna), 2 di dialisi e 4 di medicina nucleare. La somma delle prestazioni di allergologia e di laboratorio (non differenziate) dovrebbe essere pari a 77″.

“Infine rimangono impliciti – ha concluso Cartabellotta – i criteri seguiti per definire le priorità. Infatti, eccezion fatta per le 9 prestazioni Tac/Rm, tutta la diagnostica strumentale (doppler, gastroscopie, colonscopie, ecografia addome e pelvi, ecocardiografia, eccetera) è stata ‘graziata’ in maniera incomprensibile, tenendo conto della lunghezza delle liste di attesa e dell’alto rischio d’inappropriatezza prescrittiva“.

I medici al Governo: “Non privatizzate il sistema sanitario nazionale” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Il nuovo esecutivo dovrebbe rispondere a una domanda fondamentale: il programma di governo restituira’ allo Stato la tutela della salute pubblica? Oppure intende consegnarla definitivamente alle derive regionaliste puntellate da finanziamenti privati?”. A chiederlo alla politica e’ Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, promotrice del progetto ‘Salviamo il nostro Ssn’. Una domanda molto pertinente visto che dopo i 25-30 mld di euro gia’ sottratti al Ssn per il periodo 2012-2015 e il definanziamento programmato dal Def 2013 che dal 2015 ha ridotto la quota di Pil destinata alla sanita’ pubblica dal 7,1% al 6,7%. “Senza analizzare le disastrose conseguenze della modifica del Titolo V della Costituzione – ha scritto nei giorni scorsi Cartabellotta sull’Huffington Post Italia – e’ indubbio che oggi fatti e dati smentiscono continuamente l’universalita’, l’uguaglianza e l’equita’, ovvero i princi’pi fondamentali su cui si basa il Ssn”.
“Le inaccettabili diseguaglianze regionali – prosegue – documentano che l’universalita’ e l’equita’ di accesso ai servizi sanitari, la globalita’ di copertura in base alle necessita’ assistenziali dei cittadini, la portabilita’ dei diritti in tutto il territorio nazionale e la reciprocita’ di assistenza tra le Regioni rappresentano ormai un lontano miraggio. Inoltre, la stessa attuazione dei principi organizzativi del Ssn, indispensabili per la programmazione sanitaria, e’ parziale e spesso contraddittoria: infatti, la centralita’ della persona, la responsabilita’ pubblica perla tutela del diritto alla salute, la collaborazione tra i livelli di governo del Ssn, la valorizzazione della professionalita’ degli operatori sanitari e l’integrazione socio-sanitaria presentano innumerevoli criticita’”.
Non a caso una ricorrenza importante per il servizio sanitario e’ passata sotto silenzio. “Lo scorso 23 dicembre il Ssn ha compiuto 35 anni nell’indifferenza piu’ totale, consolidando il ragionevole sospetto – afferma Cartabellotta – che le Istituzioni non hanno alcuna voglia di confermare che la fiscalita’ generale concorre a finanziare un servizio sanitario realmente pubblico, equo e universalistico