Finanziamento, converrà molto di più donare ai partiti che al non profit Fonte: redattoresociale.it

 

Rispetto alle prime ipotesi le differenze sono meno palesi ed evidenti, ma le nuove norme sul finanziamento pubblico ai partiti, approvate in via definitiva dalla Camera dei deputati, riservano pur sempre un trattamento migliore alla politica rispetto a quello riservato ad associazioni, fondazioni e realtà del non profit. Donare ad un partito politico, infatti, al di sopra di una certa somma garantirà ad un cittadino un vantaggio fiscale più alto di quello riservato a chi sceglie di donare gli stessi soldi alle onlus.

La Camera ha approvato il testo con i voti favorevoli di Partito democratico, Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Scelta civica e Per l’Italia. Hanno votato contro Lega Nord, Sel e Fratelli d’Italia. Respinti tutti gli emendamenti al testo che era stato approvato appena qualche giorno fa dal Senato, che a sua volta aveva modificato alcuni aspetti del decreto legge sul tema che il governo Letta aveva emanato a metà dicembre per dare un’accelerata alla discussione. Il via libera definitivo è arrivato oggi a soli sei giorni.

La riforma generale prevede una graduale cancellazione del sistema attuale, basato sui rimborsi elettorali, e disegna un sistema che a regime, dopo il periodo di transizione, entrerà in funzione nel 2017. Non più un finanziamento diretto e automatico da parte dello Stato (dunque della collettività), ma un sistema lasciato direttamente alla volontà dei singoli cittadini e basato da un lato sul “due per mille” in dichiarazione dei redditi e dall’altro sulle libere e volontarie donazioni di denaro (le cosiddette “erogazioni liberali”).

E proprio sul trattamento fiscale di queste donazioni che la diversità di trattamento fra non profit e partiti politici è evidente. Un sistema di “due pesi e due misure” che concede un fisco particolarmente “amico” alla politica rispetto a quello garantito al non profit, lasciando parità di trattamento solamente per le donazioni di modesta entità. Il testo approvato prevede infatti che a partire dal 2014 si possa detrarre dalle imposte sul reddito una quota pari al 26% delle donazioni in denaro versate ai partiti, per importi compresi fra 30 euro e 30 mila euro annui. Anche per le onlus la quota di detrazione è pari al 26% della quota versata, ma la somma su cui calcolarla ha un “tetto” massimo ben più basso: non i 30 mila euro annui garantiti ai partiti, ma appena 2065,85 euro.

Pertanto, c’è sostanziale parità di trattamento – dal punto di vista dello sconto fiscale riconosciuto dallo Stato – fra due cittadini che donano, l’uno ad un partito e l’altro ad un’associazione, una somma fino a 2 mila euro annui: entrambi si troveranno con circa 530 euro in meno da pagare. Se però le somme salgono, le cose cambiano: donando 30 mila euro ad un partito lo sconto fiscale riconosciuto sarà di 7800 euro, donando gli stessi 30 mila euro ad una o più associazioni il vantaggio fiscale sarà invece limitato a 537,12 euro. Più di quattordici volte di meno. Scusate se è poco.

La Camera approva la fine del finanziamento pubblico ai partiti. La scheda Autore: redazione da: controlacrisi.org

La Camera ha approvato in via definitiva il decreto sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti che cosi’ diventa legge.

Niente piu’ finanziamento pubblico diretto e indiretto ai partiti, quindi: questa la principale novita’ del decreto legge, fortemente voluto dal Governo Letta, che introduce nuove norme sulle modalita’ con cui affrontare i costi della politica e che oggi e’ stato convertito in legge dalla Camera.
Al posto del finanziamento, donazioni e agevolazioni fiscali per la contribuzione volontaria dei cittadini attraverso detrazioni per le erogazioni liberali e destinazione volontaria del 2 per mille Irpef. In altre parole, sara’ il singolo cittadino che, con una firma, decidera’ a chi destinare una parte della propria contribuzione. Inoltre l’accesso ai fondi viene condizionato al rispetto di requisiti di trasparenza e democraticita’ cui dovranno attenersi le formazioni politiche che, da ora in poi, dovranno risultare regolarmentge iscritte in un apposito registro.

Per essere ammessi, tra l’altro, sara’ necessario persentare adeguati statuti che rispettino i principi della democrazia interna e addirittura la creazione di un sito internet che assicuri la consultabilita’ a chiunque delle regole che gestiscono la vita di ogni singola formazione, come anche dei bilanci.Fondamentali l’introduzione di un tetto alle donazioni pari a 100 mila euro, l’introduzione di una detrazione per le erogazioni liberali pari al 26% per gli importi da 30 a 30 mila euro,l’assoggettazione a Imu degli immobili dei partiti politici, la possibilita’ di destinare il 2 per mille Irpef ai partiti, la previsione di un apposito codice di autoregolamentazione delle raccolte telefoniche di fondi, l’applicazione progressiva della abrogazione con la riduzione parziale dei contributi diretti che cesseranno completamente nel 2017, l’estensione al personale dei partiti della disciplina sul trattamento straordinario di integrazione salariale e di contratti di solidarieta’