Sciopero ferrovieri: Dalle 21 di sabato treni fermi per 24 ore da: www.resistenze.org

Ancora in marcia | inmarcia.it

07/07/2014

Dopo il voltafaccia del governo e del ministro Poletti, sciopero nazionale

Su pensioni, riordino normativo, sicurezza, licenziamenti e democrazia sindacale. 10 e 11 luglio, dalle 21,00 si ferma il traffico merci; 12 e 13 luglio, sempre dalle 21,00 quello viaggiatori

Guarda le norme tecniche ViaggiatoriMerci  Treni VIAGGIATORI garantiti: PDF  (NON CI SONO treni merci da garantire)

Roma, 7 luglio 2014 – Prosegue e si intensifica la vertenza dei ferrovieri su pensioni, riordino normativo, orario  di lavoro, sicurezza e licenziamenti in risposta al vero e proprio voltafaccia del ministro del lavoro Poletti, che ha ‘ordinato’ ai parlamentari della maggioranza di governo il ritiro della proposta di legge 224, già approvata all’unanimità, dopo un lungo lavoro di studio e mediazioni nella Commissione lavoro della Camera. Ricordiamo che la proposta di legge, se approvata, avrebbe corretto (assieme al problema dei cosiddetti esodati) le disumane norme sull’età pensionabile, a 67 anni anche per macchinisti, capitreno e manovratori, introdotte con la riforma Monti-Fornero, tutelando i lavoratori di tutte le inprese ferroviarie ed i giovani esclusi dall’ex fondo pensioni Fs.

Questo sciopero, proclamato in sostanziale sintonia dai sindacati di base CAT, USB e CUB, con orari diversamente articolati per il traffico merci e viaggiatori, è la risposta dei ferrovieri ad una decisione che ha riportato a zero le condizioni di tutti noi, lasciando le norme di accesso alla pensione – anche per macchinisti, capitreno e manovratori ai famigerati 67 anni. Solo chi non ha mai lavorato poteva proporre e votare una riforma pensionistica che ci obbliga sui treni fino quell’età.

Uno sciopero importante, in risposta al voltafaccia del ministro, che inizierà alle 21,00 di giovedì 10, fino alle 21,00 di venerdì 11 luglio  per i treni merci. Mentre dalle 21,00 di sabato 12 alla stessa ora di  domentica 13 luglio 2014 scioperano tutti gli addetti al trasporto viaggiatori nel rispetto dei treni cosiddetti ‘di garanzia‘ della mobilità.

Una scelta a che ha messo in luce come su questo tema sia necessario una importante mobilitazione – anche oltra agli scioperi che dovranno comunque avere la massima efficacia e partecipazione – al fine di far pesare le nostre giuste richieste. Nessuno di noi deve illudersi che l’eventuale modifica della legge sulle pensioni passi per ‘gentile concessione’ o confidando nel ‘buon senso’ del governo o semplicemente per il fatto di avere oggettivamente ragione sull’impossibilità di lavorare ai treni fino a 67 anni. Questa battaglia di civiltà passa attraverso una coesione dei ferrovieri che devono ritrovare la massima unità di intenti e di azione.

La marcia indietro decisa dal ministro è il frutto di una scelta di di politica economica del Partito democratico che ha ‘imposto’ ai propri parlamentari di contraddire anche le loro stesse scelte effettuate in Commissione. Abbiamo la netta sensazione che il potere per la risoluzione del problema ‘pensioni’ sia esclusivamente nelle mani del Pd, il quale per motivi di opportunità punta a dilatare nel tempo ogni provvedimento concreto, rimandandolo alla ‘Legge di Stabilità’.

Mentre noi ferrovieri veniamo ‘condannati’ a stare sui treni fino alla morte, dallo stesso governo si ventilano proposte per esodi anticipati, incentivati ed obbligatori per migliaia di lavoratori della scuola: un atteggiameto contraddittorio e scandaloso che rende poco credibili gli ostacoli economici rappresentati ai ferrovieri e agli ‘esodati’, denota una scarsa capacità di gestione dei problemi del paese e l’assenza totale del senso della misura e dell’equità.

Gli stessi parlamentari ci sono apparsi del tutto esautorati da qualsiasi capacità decisionale in merito. Su tutti i temi economici, pare che nessun di loro, neanche i più autorevoli rappresentanti dei partiti di maggioranza, abbia alcuna facoltà di incidere. Abbiamo toccato con mano quanto si dice sulla perdita di sovranità del nostro Parlamento. Il suo potere sembra sia stato trasferito nelle stanze del governo, o peggio, nelle sedi decisionali extraistituzionali degli organismi europei.

Scioperiamo insieme anche contro, questo orario di lavoro cosi pesante, contro i licenziamenti e le pesanti modifiche ai regolamenti destinate ad intaccare la sicurezza che sovraccaricano i macchinisti e demansionano il capotreno cancellando i controlli e la collaborazione reciproca nelle sempre più complesse procedure ordinarie e di emergenza.

L’attacco alla democrazia sindacale, attuato con l’accordo sulla rappresentanza, soffococherebbe ulteriormente le già scarse libertà nei luoghi di lavoro per tutelare la casta inamovibile e parassitaria dei ‘professionisti degli accordi a prescindere’, che vivono alle spalle di milioni di lavoratori, cassaintegrati e pensionati. Un primo stop a questa aberrante concezione della democrazia nei luoghi di lavoro è arrivata da alcuni pronunciamenti giudiziari che hanno ritenuto illegittima l’esclusione delle liste per l’elezione RSU da parte di organizzazioni che non hanno sottoscritto l’accordo capestro sulla rappresentanza, costruito a misura per realizzare il pieno monopolilo  dei sindacati confederali.

Per quanto il quadro politico sia complesso e carente di rappresentatività democratica, siamo convinti che la profonda ingiustizia compiuta sulle pensioni può essere sanata solo esercitando una forte pressone sul governo e sulle forze politiche: per questo le condizioni indispensabili sono l’unità, la solidarietà, l’organizzazione, la mobilitazione e la lotta che come ferrovieri saremo capaci di mettere in campo.

La sentenza di Cassazione n 12811 del 3 giugno 2009, riguardanti le azioni di ‘crumiraggio’, ha confermato il divieto di sostituire il personale scioperante con dirigenti e/o superiori gerarchici. E’ illegittimo che le imprese adottino, nei giorni immediatamente precedenti lo sciopero, iniziative formali e/o informali tendenti a conoscere preventivamente l’adesione o meno dei lavoratori allo sciopero e qualsiasi altra forma di “pressione” sul personale.

Uu breve promemoria

PENSIONI – Come tutti i lavoratori anche i ferrovieri sono stati colpiti gravemente dalla scellerata e irresponsabile riforma Monti-Fornero che ha prodotto gravissime ingiustizie tra le quali anche il tragico fenomeno dei cosiddetti ‘esodati’. Per noi ferrovieri le modifiche hanno avuto un impatto ancora più pesante, sia per l’aumento repentino di circa 9 anni della soglia pensionistica ma anche perché, soprattutto per i macchinisti, i capitreno e i manovratori, tale innalzamento impatta direttamente ed inevitabilmente sulla possibilità fisiologica di proseguire il lavoro, tenuto conto dell’impegno psicofisico necessario per svolgere queste mansioni (per saperne di più). In aggiunta, per i macchinisti, è richiesto e verificato annualmente, il mantenimento di requisiti psicofisici ancora più severi. Vista, udito, riflessi, memoria, pressione arteriosa e condizioni generali di efficienza e mobilità, necessari a guidare i treni in sicurezza, oltre una certa d’età degradano naturalmente e in modo statisticamente certo anche in assenza di patologie specifiche.

INIDONEI A 60 ANNI: E POI ? – Si determinerà, pertanto l’inidoneità alla mansione di un sempre maggior numero di lavoratori addetti all’esercizio ferroviario, con pesanti ricadute sul piano umano, di persone anziane altamente professionalizzate e fortemente provate sul piano fisico che non potranno godere della meritata pensione, che sarà molto difficile ricollocare e per le quali si potrebbero aprire scenari incerti anche sul piano occupazionale. La richiesta di modifica della legge sulle pensioni riguarda tutti i ferrovieri impiegati in ogni impresa ferroviaria, compresi i giovani assunti dopo il 2000 nelle Fs, già esclusi dal vecchio Fondo pensioni.

RIORDINO NORMATIVO E ABOLIZIONE DEL CAPOTRENO – Parallelamente al processo di privatizzazione del trasporto ferroviario sta marciando l’alleggerimento dei regolamenti ferroviari varato dall’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria, ANSF la quale ha adottato una sorta di delega molto allargata alle singole imprese ed al gestore dell’Infrastruttura (oggi RFI Spa) per la redazione di norme e regolamenti riguardanti l’esercizio della circolazione. Tra queste anche l’abolizione della figura del capotreno e il conseguente sovraccarico di compiti e responsabilità al macchinista (anche sui treni su cui è solo).

PRIVATIZZAZIONE DEI REGOLAMENTI – Le regole della circolazione, fino ad oggi esclusivo appannaggio del ministero dei trasporti, direttamente o tramite concessione a RFI, e poi dell’ANSF, vengono in gran parte lasciate alle singole società di trasporto sulla base di ‘principi’ emanati dalla medesima Agenzia che dovrebbe poi vigilare sulla loro rispondenza e corretta applicazione. Una sorta di privatizzazione dei regolamenti che ci spaventa e che avrà forti ripercussioni sulla nostra sicurezza e dei viaggiatori che trasportiamo.

SICUREZZA –  Nella recente relazione ANSF sulla sicurezza per il 2013 i dati non sono affatto confortanti: a fronte del poderoso sforzo economico per gli investimenti sull’alta velocità e del sacrificio sociale imposto ai milioni di cittadini (pendolari e viaggiatori del sud) esclusi da tale servizio perché fuori dalle dorsale da alta velocità, permangono forti criticità derivanti da lacune manutentive e da problematiche connesse all’organizzazione. Continuano infatti a verificarsi incidenti e ‘quasi incidenti’ che mettono in luce la necessità di una azione più incisiva da parte di tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dalle imprese.

INFORTUNI E MORTI SUL LAVORO – Oltre alle frane che hanno messo a repentaglio la sicurezza di tutti, nel settore abbiamo subito altri infortuni mortali, da ultimo quello di Emanuele Succi, 42 anni, dipendente di una ditta appaltatrice, rimasto folgorato alla stazione Termini il 20 giugno scorso mentre lavorava ad un quadro elettrico dei cartelli indicatori e  Fabrizio Fabbri, di 35 anni, morto a Firenze il 12 gennaio scorso, investito dallo stesso treno che stava manovrando.

CROLLI, FRANE E SMOTTAMENTI – Lo stillicidio di frane e smottamenti degli ultimi mesi che hanno interessato decine di linee e creato disagi per milioni di viaggiatori e che solo per ragioni fortuite e casuali non sono finite in tragedia, sono la dimostrazione oggettiva che fuori dall’Alta velocità, le linee dedicate ai ‘treni dei poveri’ soffrono di un degrado che deve essere fermato. Col cedimento di binari, ponti, argini, scarpate, iniziano a venir meno anche i ‘fondamentali’ della sicurezza ferroviaria. Sollecitiamo tutte le Istituzioni preposte a rafforzare ed intensificare la frequenza e la qualità dell’attività ispettiva, in coerenza anche con quanto indicato di recente dal Parlamento europeo con la Risoluzione 14 gennaio 2014, dedicata proprio all’importanza dell’attività ‘ispettiva’ per la tutela del lavoro e della sicurezza in ogni ambito produttivo.

LICENZIAMENTI – Noi, come ferrovieri, siamo soggetti passivi delle gerarchie aziendali ma siamo anche cittadini e lavoratori, consapevoli e qualificati; con questa protesta lanciamo un accorato allarme e insistiamo per un miglioramento delle condizioni generali di sicurezza. Abbiamo il diritto-dovere di intervenire per denunciare situazioni di insicurezza e partecipare al dibattito sul tema. Per questo siamo a fianco di Riccardo Antonini, tecnico RFI di Viareggio ingiustamente licenziato per aver prestato la sua consulenza ai familiari delle vittime nel processo e per Sandro Giuliano, capotreno, liicenziato per per una controversa applicazione della normativa sulla gestione delle porte dei treni.

I ferrovieri Usb aderiscono alla manifestazione No Tav di sabato prossimo | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

 

Il Coordinamento Nazionale Ferrovieri dell’Unione Sindacale di Base condivide le motivazioni e le proposte del Comitato No Tav Val di Susa e pertanto aderisce al corteo di sabato 16 novembre e parteciperà con una propria delegazione e con lo striscione La ferrovie è un bene comune.

“Anche nelle motivazioni che hanno portato molti ferrovieri ad aderire allo sciopero generale del 18 ottobre scorso – si legge in un comunicato – vi è espressa la necessità di potenziare gli investimenti sul trasporto regionale(pendolari) e soprattutto nel trasporto merci(cargo) oggi completamente abbandonato con conseguenti gravi danni all’economia e all’ambiente del nostro paese”.

Secondo i ferrovieri Usb, dopo 20 anni di tagli alla manutenzione delle linee e dei rotabili e al personale(da 220 a 75mila ferrovieri) occorre sbloccare il turn over per migliorare la sicurezza, la regolarità, la frequenza, la puntualità e la pulizia dei treni. “Non serve invece spendere 50 miliardi di euro – aggiungono – su una tratta che già oggi essendo servita da una linea a doppio binario con sistema a correnti codificate a 4 codici e una velocità di 100km orari può garantire la frequenza di un treno ogni 7 minuti ed è invece molto sottoutilizzata”.