Aldrovandi, Ferrero: Non dimentichiamo Federico, ucciso il 25 settembre 2005. Istituire reato di tortura e formare le polizie perchè non succedano più delitti come il suo da: rifondazione comunista

Aldrovandi, Ferrero: Non dimentichiamo Federico, ucciso il 25 settembre 2005. Istituire reato di tortura e formare le polizie perchè non succedano più delitti come il suo

Aldrovandi, Ferrero: Non dimentichiamo Federico, ucciso il 25 settembre 2005. Istituire reato di tortura e formare le polizie perchè non succedano più delitti come il suo

di Paolo Ferrero – Il 25 settembre 2005 veniva ammazzato a Ferrara un ragazzo, Federico Aldrovandi.
Siamo vicini alla famiglia, che con coraggio e dignità continua a tenere alta la memoria di Federico, nonostante le vergognose e ripetute offese e provocazioni da parte di rappresentanti delle forze dell’ordine e di alcuni esponenti del centrodestra. Lo chiediamo da Genova: oltre ai processi, per avere verità e giustizia contro chi compie dei reati gravissimi indossando una divisa, serve una legge sul reato di tortura e un sistema identificativo per tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine. Inoltre è urgente rivedere i criteri di arruolamento e formazione del personale che si muove nelle nostre città come meglio scenari della guerra globale.

Aldrovandi, al congresso Sap ovazione per agenti condannati. La madre di Federico: “Paura e ribrezzo”. Ferrero (Prc): “Schifosi, intervenga il governo”Fonte: controlacrisi.org | Autore: A. F.

Ben cinque minuti di applausi e ovazione per tre dei quattro agenti condannati in via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi: Paolo Forlani, Luca Pollastri ed Enzo Pontani. E’ quanto accaduto nel pomeriggio di oggi, 29 aprile, durante il congresso nazionale del Sap, il sindacato autonomo di Polizia, in corso a Rimini.

I tre agenti presenti al congresso del Sap sono stati condannati dalla Corte di Cassazione il 21 giugno del 2012 per eccesso colposo in omicidio colposo a tre anni e sei mesi, tre anni dei quali coperti dall’indulto.

«Sono allibita, è una cosa terrificante. Non se quelle mani che applaudono mi fanno più paura o ribrezzo. Forse entrambe le cose», sono le prime parole della mamma di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti.

«Come fanno i tutori dell’ordine – ha detto ancora la madre di Federico interpellata dall’AGI – ad applaudire questi agenti condannati? È una cosa terrificante», le parole della donna che ha assicurato di rivolgersi al capo dello Stato Giorgio Napolitano per chiedergli se è possibile che in uno Stato succedano episodi simili.

Nell’esprimere la mia solidarietà e quella dei compagni e delle compagne di Rifondazione Comunista a Patrizia, vorrei fare due considerazioni. Questo applauso ci dice che una parte della polizia è fatta da individui schifosi che applaudono chi ha ucciso a sangue freddo un diciottenne indifeso. Un applauso di questo tipo ce lo si potrebbe aspettare in una riunione della mafia, in una riunione di criminali, difficile immaginare come uomini e donne che dovrebbero garantire l’applicazione della legge possano applaudire chi ha ucciso a sangue freddo un ragazzo indifeso. In secondo luogo questo applauso ci dice che c’è un problema politico: una parte della polizia ha maturato un tale spirito di corpo da ritenersi in guerra con la società italiana, da considerare nemici coloro che stanno dall’altra parte. Non solo nelle manifestazioni, ma anche per strada. Questo pone un problema politico di prima grandezza perché parla della crisi verticale della democrazia. Di fronte a questo livello di degrado io non penso che occorra passare ad urlare ACAB. Non tutti i poliziotti sono espressione di questa sottocultura criminale e non ci possiamo permettere una situazione in cui ACAB diventi la realtà. Per questo il Ministro degli interni e il capo della polizia devono intervenire duramente. cosa dicono Pansa e Alfano? Quell’applauso non è un fatto privato, è un atto politico e come tale deve essere punito. Per questo vorremmo sentire la voce di altri poliziotti, perché i primi nemici dei poliziotti democratici sono i poliziotti che applaudono gli assassini di un ragazzo di 18 anni.