Discorso di George Mavrikos, segretario generale della Federazione Sindacale Mondiale alla Conferenza Internazionale di FSM e GFTU in solidarietà con il popolo siriano da:www.resistenze.org – proletari resistenti – movimento operaio internazionale – 15-09-15 – n. 556

George Mavrikos | wftucentral.org
Traduzione da senzatregua.it

14/09/2015

George Mavrikos, Segretario Generale della Federazione Sindacale Mondiale (FSM – WFTU) ha tenuto un discorso a Damasco, Siria, alla Conferenza Internazionale della FSM e della GFTU:

«E’ un onore salutare questa partecipata Conferenza Internazionale organizzata congiuntamente dalla Federazione Sindacale Mondiale e dalla Federazione Generale di Siria per esprimere solidarietà con il popolo e la classe operaia siriana. Caro presidente della GFTU, fratello Jamal Kadri, a nome dei membri e amici della FSM che vive e lotta in 126 paesi dei cinque continenti, ti porto il nostro saluto fraterno, onesto ed internazionalista. Apprezziamo che il nostro invito sia stato approvato da 230 sindacalisti di 43 paesi rappresentanti i milioni di membri delle organizzazioni sindacali. Nonostante le difficili condizioni non hanno esitato a viaggiare fino a Damasco per essere a fianco del popolo Siriano che durante gli ultimi 5 anni ha sofferto l’attacco  sotto attacco imperialista.

Siamo qui:
1. Per chiedere la fine immediata dell’intervento straniero in Siria.
2. Per chiedere l’immediata rimozione del blocco.
3. Per chiedere l’immediata rimozione delle sanzioni economiche e delle discriminazioni contro la Siria.

La Federazione Sindacale Mondiale, dal primo momento dello scoppio di questa crisi metodicamente pianificata in Siria, ha espresso apertamente il suo supporto al popolo ed ai lavoratori siriani. Non abbiamo seguito la corrente. Contro la massiccia propaganda degli USA, dell’UE e dei loro alleati; una propaganda che le organizzazioni internazionali e la CSI (la Confederazione Internazionale dei Sindacati, cui aderisce anche la CGIL n.d.r.) hanno accettato e promosso; una propaganda in cui sono cadute alcune organizzazioni sindacali e partiti operai e a cui la FSM si è opposta ed ha esposto la verità. Abbiamo informato i lavoratori in tutto il mondo, abbiamo chiaramente dichiarato che in Siria, terroristi e mercenari stanno lavorando alla destabilizzazione del paese servendo gli interessi degli USA, dell’Unione Europea e dei loro monopoli. La FSM supporta la fiera lotta del popolo siriano. In maniera organizzata e in ogni tribuna che abbiamo avuto nella sfera internazionale abbiamo diffuso la verità in contrasto con le menzogne dei mass media, degli USA, della NATO, della CSI. La FSM ha contribuito a formare l’opinione pubblica e creare un movimento di solidarietà con il popolo siriano. Dal primo minuto fino a questa Conferenza Internazionale siamo rimasti stabili nella nostra fraterna posizione al fianco del popolo siriano e difendendo il suo diritto all’autodeterminazione, decidendo il  proprio futuro in autonomia, per mezzo di procedure democratiche e contro l’intervento straniero.

La FSM in questi 70 anni di lotta dal 1945 ad oggi ha sempre mostrato eticamente e praticamente il suo sostegno ai lavoratori arabi e di tutto il mondo, così come alle masse che combattono per una giusta causa. Mentre la FSM era in prima linea nella lotta per il raggiungimento di importanti rivendicazioni socioeconomiche dei lavoratori come  aumenti salariali, migliore orario lavorativo, diritti di sicurezza sociale, diritti delle donne lavoratrici, salute e sicurezza sui posti di lavoro, assistenza sanitaria, educazione, una migliore qualità di vita, ha sempre difeso allo stesso tempo la fiera lotta dei popoli nei paesi arabi contro il colonialismo e l’imperialismo.

Ci sono dozzine di dichiarazioni e interventi in organizzazioni internazionali della FSM contro le persecuzioni, le torture e le esecuzioni di militanti, proteste contro i governi e appelli per l’espressione di solidarietà internazionale.  Tutto ciò riflette la posizione della FSM in tutti i momenti cruciali così come nei problemi giornalieri della Federazione Sindacale Araba e dei lavoratori arabi. Come la lotta del popolo algerino nel novembre del 1954 per il riconoscimento e l’indipendenza dell’Algeria e il ritiro  delle truppe francesi, nella lotta del popolo iracheno per il riconoscimento dello stato appena fondato, nella lotta del popolo egiziano per l’autonomia del Canale di Suez, nella lotta del popolo siriano contro l’aggressione imperialista, nella lotta del popolo libanese, nella lotta del popolo giordano , nella lotta della Libia contro l’intervento militare anglo-americano, nella lotta del popolo del Sudan, per il popolo di Aden per l’indipendenza e la creazione dello Yemen. Nella lotta del popolo della Palestina contro l’occupazione israeliana e l’imperialismo per la creazione di un indipendente e democratico Stato Palestinese. E infine contro il piano del “Nuovo Medio Oriente” e la guerra imperialista in Iraq, Afghanistan e Libia.

Allo stesso modo oggi, da questa sala, uniamo la nostra voce con il popolo e la classe operaia della Siria, con i lavoratori in tutti i paesi Arabi e denunciamo il governo degli Stati Uniti, i governi dei paesi dell’Unione Europea e la NATO per la politica aggressiva adottata nel tentativo di rapina delle sue risorse e dei suoi beni e che  compromette il principio  di autodeterminazione del popolo siriano. Il loro obiettivo è  destabilizzare gli stati Arabi, per frazionare il popolo Arabo e ricavare profitto dallo sfruttamento dei loro mezzi di produzione e vie di trasporto. Essi vogliono gli Arabi divisi, umiliati, arrendevoli; vogliono che i lavoratori Arabi siano migranti economici  in Europa e negli Stati Uniti e che lavorino in terribili condizioni per salari miserabili.

Esprimiamo il nostro rispetto per le credenze religiose, la cultura e le tradizioni di tutti gli Arabi e ci appelliamo con voi, fratelli e sorelle per coordinare la nostra lotta insieme contro l’imperialismo e contro l’invasione straniera, contro il piano del Nuovo Medio Oriente che comprende governi fantoccio degli Stati Uniti. Basata sulla forte fondazione dei 70 anni di solidarietà internazionale in favore degli interessi dei lavoratori Arabi e dei popoli dei paesi  Arabi, cari fratelli e sorelle delle Organizzazioni Arabe sapete molto bene che la Federazione Sindacale Mondiale non vi lascerà mai soli, ne vi venderà. Siamo stati  il vostro alleato fidato, stabile e coerente. La FSM è la vostra famiglia, la vostra Organizzazione. Questa famiglia che vogliamo rinforzare tutti insieme, renderà più solida la lotta contro il piano del Nuovo Medio Oriente, sarà più forte per gli interessi dei lavoratori.

Ci appelliamo a voi per unità e azione, unità nell’azione contro l’imperialismo. Contro le privatizzazioni dei settori strategici dell’economia, per diritti lavorativi, sociali e democratici per tutti, per uno sviluppo economico e sociale basato sulle necessità dei popoli e non sul profitto. Ci appelliamo a voi per la vostra unità nell’azione per la libertà del  nostro popolo di determinare da solo il proprio presente e futuro.

In conclusione di questo breve saluto, permetteteci di esprimere la nostra fraterna solidarietà con i lavoratori migranti e i rifugiati che cercano di conseguire un futuro migliore in Europa.  L’intervento Imperialista genera povertà, morte, rifugiati ed emigranti. In Europa, oggi, i governi e le imprese sfruttano i rifugiati, ricavano profitti su di loro e li impiegano come schiavi moderni. Continueremo la nostra lotta nell’obiettivo di vivere pacificamente, senza intervento straniero ne barbarie capitalista.

Chiediamo che le discriminazioni contro i rifugiati e i migranti cessino immediatamente.

Grazie

“La Grecia ha aperto un varco, ma in Italia abbiamo il piattume”. Intervista a Tomaselli (Usb) Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

La nuova realtà della Grecia ha aperto un varco anti-austerity, come dovrebbe percorrerlo il movimento sindacale italiano?
Credo che sia innanzitutto importante sottolineare che il varco che sembra essersi aperto è principalmente il frutto dell’opposizione che in Grecia e in gran parte dei paesi europei in questi anni di crisi si è sviluppata a livello sociale prima ancora che politico. In Grecia la situazione esplosiva proprio sul versante sociale ha prodotto un terremoto politico che ha poi portato all’attuale situazione con una forza complessivamente anti-austerity che governa un paese comunque stretto dai vincoli dell’Unione europea, della BCE e del FMI.
C’è anche da dire che le condizioni oggettive in cui si trova ad operare Tsipras, l’alleanza con un partito di centrodestra e soprattutto la volontà dichiarata del nuovo governo di operare comunque nell’ambito dei principali vincoli europei, fa sorgere molte perplessità sulla possibilità di poter realizzare anche solo parte di ciò che si è sostenuto in campagna elettorale.
Si tratta comunque di un varco che si è aperto nel muro dei trattati e dei vincoli europei che sembrava impenetrabile, soprattutto per la forte struttura ideologica su cui si basa: un varco ed una possibile strada che è bene valorizzare appieno ed utilizzare con intelligenza.
Se poi entriamo nel merito del se e del come il benefico cataclisma greco possa produrre effetti positivi anche in Italia, la questione si fa molto più complessa e difficile. Qui non abbiamo una sinistra politica e soprattutto non abbiamo un movimento sindacale complessivo in grado di organizzare l’opposizione sociale.
La Cgil dopo l’inutile sciopero di dicembre che è stato indetto dopo che i peggiori provvedimenti sul lavoro erano ormai stati approvati in parlamento, non vede l’ora di tornare all’unità sindacale con Cisl e Uil e ripercorrere la strada della collaborazione con governo e confindustria.Come Usb stiamo costruendo quell’iniziativa e quel conflitto sociale che sono alla base di una reale alternativa sindacale e le adesioni in fortissima crescita alla nostra organizzazione danno forza a questo progetto. Siamo tanti, siamo combattivi, stiamo crescendo a vista d’occhio …. ma non siamo ancora sufficienti a determinare un cambiamento radicale negli equilibri sindacali esistenti. Il “piattume” politico pesa anche sul piano sociale e sindacale e anche in quelle forze che si rifanno alla sinistra radicale prevale comunque la collateralità alle posizioni della Cgil che bene che vada, sono intrise di concertazione e compatibilità.

La necessaria dimensione europea di questa lotta pone dei grossi problemi organizzativi e anche politici. Si potrebbe arrivare a uno sciopero europeo?
E’ evidente che al governo dell’Europa, dell’economia, della finanza e delle banche europee è necessario contrapporre un fronte ampio a livello sociale e sindacale. Ma anche qui l’assenza della sinistra e di posizioni di radicale contrapposizione alle politiche UE pesano non poco nella possibilità di costruire un’opposizione sindacale.
D’altra parte la CES, la Confederazione Sindacale Europea, alla quale aderiscono Cgil, Cisl e Uil, con alcune eccezioni interne e sfumature diverse, non è altro che la riproposizione delle politiche delle tre sigle sindacali italiane in ambito continentale. Come dire: nessuna reale opposizione, nessun fronte comune, ognuno badi alle esigenze della propria sigla e di lotte e scioperi non se ne parla nemmeno. USB partecipa attivamente da alcuni anni alla vita della FSM (Federazione Sindacale Mondiale) che conta centinaia di milioni di iscritti in tutto il mondo, ma che in Europa non è più la Confederazione internazionale più forte. Obiettivo dell’USB, che lavora in perfetta sintonia con il Pame greco, è proprio quello di rilanciare il lavoro sindacale dell’FSM a livello europeo, non tanto in termini di relazioni istituzionali, che pure servono, ma soprattutto rispetto all’organizzazione delle lotte e delle vertenze del lavoro.

La bandiera dell’anti-austerità pone la necessità di creare un fronte tra sindacato, movimenti sociali e soggetti politici. Come si affronta?
Da anni ci siamo posti l’obiettivo di costruire ambiti di confronto tra soggetti politici, sindacali e sociali. Il 18 e 19 ottobre del 2013 ha rappresentato probabilmente la sintesi migliore di questa sperimentazione. Purtroppo da una parte esistono i limiti e la presunzione dei piccoli e piccolissimi partiti della sinistra di voler rappresentare ciò che purtroppo oggi non sono, cioè una concreta opposizione politica. Dall’altra parte una grossa fetta di quei movimenti che sembravano aver compreso l’importanza di saldare esigenze e pratiche del mondo del lavoro con quelle delle esperienze nel sociale, nei territori e tra gli studenti, dopo il 19 ottobre hanno preferito rinchiudersi in una autoreferenzialità assoluta, da soggetti politici essi stessi. Come si affronta questa situazione? Non lo so, ma sicuramente non come è stato fatto fino ad ora. Per quel che ci riguarda siamo sempre pronti al confronto e continuiamo a partecipare, con le nostre modalità sindacali, anche a scadenze di movimento, ma crediamo che l’intervento sindacale sia altra cosa e stiamo sperimentando forme di confederalità sociale nei territori, tra i migranti, nella lotta per l’abitare e tra i disoccupati, a partire proprio dalle nostre esperienze sindacali e dalle relazioni che si sono create sui territori.

In Italia lo sciopero di dicembre non sembra essere approdato a nulla. E questo mentre il pubblico impiego scoppia.
Come ricordavo prima lo sciopero di dicembre di Cgil, Uil e Ugl, indetto “fuori tempo massimo”, non ha rappresentato l’avvio di una fase di conflitto, come affermava la Camusso in Cgil. Al contrario è stato l’ultimo atto di una farsa che ha concluso miseramente quella finta contrapposizione della Cgil nei confronti del Governo Renzi. In pratica lo sciopero è servito come strumento di lotta interna al PD e da sfogatoio per milioni di lavoratori che, in perfetta buona fede, credevano che con quello sciopero generale potesse riprendere una stagione di lotta. Così non è stato e gli effetti si stanno toccando con mano: la legge delega sul lavoro, il jobs act, i provvedimenti della legge di stabilità, le privatizzazioni e le pesanti novità che si stanno scoprendo giorno dopo giorno. Tutto ciò colpisce chi è stato già pesantemente bastonato dalla crisi: disoccupazione, riduzione del potere d’acquisto di salari e pensioni, gente che non riesce neanche a curarsi e tanti che perdono un tetto sulla testa. In tutto ciò l’ideologica battaglia condotta contro il lavoro pubblico è sistematica ed ha come obiettivo ulteriori privatizzazioni, riduzione del welfare, riduzione di stipendi e pensioni dei pubblici dipendenti.

E’ una situazione esplosiva che soltanto il bromuro diffuso da anni a piene mani da Cgil, Cisl e Uil tra i lavoratori del pubblico impiego è riuscito sino ad ora parzialmente a sopire. Ma ora la situazione si sta avvicinando al punto di rottura, tra i lavoratori pubblici, come tra quelli privati e non bastano più promesse ed enunciazioni.
Si parla di mobilità e licenziamenti, di riduzione reale degli stipendi e ancora di ulteriore blocco dei contratti: la misura è colma e non saranno sufficienti le rassicurazioni di Cgil, Cisl e Uil a fermare la giusta protesta che comincia ad emergere dagli oltre tre milioni di pubblici dipendenti.

A proposito di pubblico impiego, come si prospetta per il sindacato di base la tornata elettorale delle rsu?
Nonostante le macchine pachidermiche di Cgil, Cisl e Uil si siano messe in moto in modo scientifico per tentare di minimizzare il dissenso e la necessità di una reale alternativa sindacale espressa da tantissimi lavoratori e per tentare una rilegittimazione nei confronti del governo Renzi che li ha messi all’angolo, siamo convinti che USB reggerà la botta, aumenterà i consensi ed i voti e riuscirà a far scorgere a tanti la possibilità concreta dell’alternativa.
Un segnale importante viene dai tantissimi dirigenti, delegati e iscritti alla Cgil del pubblico impiego (principalmente ma non solo dalla Cgil) che lasciano questo sindacato e approdano all’USB.
Una significativa affermazione dell’USB nelle elezioni delle RSU del Pubblico Impiego rappresenterebbe anche un segnale importante nella direzione di maggiore democrazia nel lavoro e di una legge che stabilisca regole certe, eque e democratiche sulla rappresentanza sindacale e sul diritto dei lavoratori di scegliere liberamente da chi essere rappresentati.
Serve una legge che riporti la democrazia nei posti di lavoro, che ribalti l’accordo truffa del 10 gennaio 2014 che vorrebbe stabilire il monopolio sindacale di Cgil, Cisl e Uil e non provvedimenti legislativi di sostegno alle porcherie del 10 gennaio.