Roma. I fascisti pensano al Mediterraneo. Un convegno con brutta gente da: contropiano.org

  • Martedì, 22 Settembre 2015 13:12
  • Federico Rucco

Roma. I fascisti pensano al Mediterraneo. Un convegno con brutta gente

Sabato prossimo, all’Hotel dei Congressi all’Eur, si tiene un convegno dal titolo rassicurante e ingannevole: “Mediterraneo solidale”. Apparentemente anche alcuni degli invitati sono meritevoli di interesse e rispetto: il Fplp palestinese ad esempio ma anche gli Hezbollah libanesi. Ma sono gli organizzatori a non essere meritevoli di rispetto né di interesse. Trattasi della onlus “Sol. Id”, anche qui una sigla anonima e rassicurante ma il milieu che la circonda non lo è altrettanto. Tant’è che il Fplp palestinese, attraverso il suo dirigente Maher Al-Taher, ha già fatto sapere che ha rigettato l’invito (vedi su Contropiano) e ci auguriamo che altrettanto facciano anche gli Hezbollah libanesi.
Qualcosa è arrivato anche alle orecchie della Regione Lazio che aveva dato il patrocinio al convegno ma che lo ha poi ritirato con la più stupida delle motivazioni: “Avendo avuto notizia della partecipazione all’evento e del patrocinio di soggetti riconducibili ad organizzazioni citate nella risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2005”, là dove si sostiene che Hezbollah è un’associazione che ha condotto attività terroristiche, “si ritiene di revocare il precedente patrocinio”. Dunque la Regione Lazio ritira il patrocinio a causa dell’unica componente credibile del convegno. Vista così siamo alla follia.
Eppure il problema di questo convegno non sono certo gli Hezbollah libanesi. Tra i relatori infatti possiamo leggere che ci saranno i fascisti Alberto Palladino, detto “Zippo” e noto esponente di Casa Pound; Franco Nerozzi, capo della onlus “Popoli”, condannato (con patteggiamento) per attività paramilitari in Birmania e nel tentato golpe alle isole Comore; Luca Bortoni dell’Associazione Lombardia-Russia e uomo di Salvini; ed ancora Giovanni Feola, altro esponente di Casa Pound.
Ma anche sugli organizzatori è bene segnalare qualche informazione. Si tratta della onlus Sol. Id, che sta a significare “Solidarité – Identités”, una sorta di dipartimento esteri di Casa Pound per progetti e contatti in alcuni paesi. In particolare per viaggi e contatti in quella Birmania in cui si svolge sì la vicenda del popolo Karen che tanto a sta a cuore ai neofascisti italiani, ma che è nota al mondo anche per essere il centro del Triangolo d’Oro della droga.
Tra gli ospiti del convegno ci sono anche un po’ di neofascisti arabi. Tra cui Hassan Sakr (responsabile Affari esteri del Syrian social nationalist party ovvero Partito Socialnazionalista siriano), Alise Blanchard (SOS Chrétiens d’Orient onlus, cioè i “Cristiani d’Oriente”). Di Alise si sa poco ma del fondatore dei “Cristiani d’Oriente” si sa che è assistente parlamentare del deputato Marie-Christine Arnautu, vicepresidente del Fronte Nazionale (FN) francese.
Ma Sol.Id. si occupa anche di Africa, con il piccolo particolare che se ne occupa nella visione e versione “dell’uomo bianco” che sarebbe a rischio di scomparsa. I fascisti di Sol.Id infatti portano la loro solidarietà al “popolo boero” , ovvero degli eredi dei coloni olandesi, sconfitti e annessi dal colonialismo britannico, apertamente filonazisti ma soprattutto ceppo feroce del regime di segregazione razziale contro i neri conosciuto come apartheid. Un sistema razziale e razzista sconfitto nel 1994 con l’elezione di Nelson Mandela presidente del Sudafrica, ma non ancora sconfitto sul piano delle disuguaglianze sociali ed economiche. L’anno scorso i fascisti organizzarono un meeting a Galatone, in provincia di Lecce, proprio dedicato al “popolo boero”.
Siamo dunque ben oltre l’area grigia del rossobrunismo, siamo direttamente all’interno del cuore nero e neofascista di questo paese.
Il convegno verrà presentato, informano gli organizzatori, con una conferenza stampa giovedì 24 settembre, alle ore 11, a Roma, presso la sede dell’Associazione Acmid (Associazione della comunità marocchina delle donne in Italia) in Corso Rinascimento 81, terzo piano.
Insomma i dirigenti di Hezbollah, come ha già fatto il Fronte Popolare di Liberazione della Palestina, farebbero bene a tirarsi fuori da questo giro “nero”, ma non erano certo loro il buon motivo per far ritirare alla Regione Lazio il patrocinio. A meno che la Pisana non abbia voluto pagare la consueta cambiale politica e morale all’ambasciata israeliana.

Il ritorno dei fascisti da: micromega

 

di Angelo d’Orsi

Recentemente, in un articolo per Il Fatto Quotidiano, commentando la scoperta del “complotto” neofascista (24 dicembre 2014), mettevo in guardia contro la tentazione di buttare la cosa sul folclore locale. Era insorto nientemeno che l’eccelsa mente di Giampiero Mughini che sul sito Dagospia aveva sentenziato: “…solo una macchietta intellettuale dell’antifascismo duro e puro quale il professore torinese Angelo d’Orsi (…) può sostenere che quei quattro cazzoni che frequentavano il novantaquattrenne Rutilio Sermonti a bere una tazza di caffè e ad ascoltare estasiati l’apologia delle Waffen SS che si battevano fa dannati durante la Seconda guerra mondiale, siano una minaccia incombente della nostra democrazia quale lo sono stati nel Novecento Mussolini e Hitler (…)”.

Incassato l’epiteto di “macchietta intellettuale” da un personaggio noto solo per le sue sciagurate comparsate tv, perlopiù in veste di isterico commentatore calcistico, vestito in modo macchiettistico, blaterante macchiettisticamente, mi tocca l’onere di evocare i tristi avvenimenti di Cremona, dove giovanotti neofascisti, armati di spranghe ed altri oggetti usi a ferire (al caso, uccidere), hanno compiuto un vero e proprio assalto a un Centro Sociale, il CSA Dordoni, aggredendo furiosamente i presenti. Un cinquantenne, Emilio Visigalli, è stato colpito in modo pesante, ed è finito in coma, dal quale sta forse uscendo in queste ore in cui si sta organizzando una manifestazione antifascista nella sua città. Che è, storicamente, anche la città del peggiore dei ras fascisti del passato, Roberto Farinacci. Riflettendo sui fatti accaduti domenica scorsa, sembra di assistere a un vecchio film già visto, ma nel 1921-22: la spedizione punitiva, che raccoglie squadristi dalle zone circumvicine, anche in un raggio di chilometri abbastanza esteso. Si danno appuntamento, si organizzano e via: si attacca “il nemico”.

Quali le differenze rispetto a 90 anni fa? Che gli squadristi non indossano (non necessariamente) la camicia nera, non ostentano gagliardetti, invece del manganello “che rischiara ogni cervello”, recano spranghe (che i cervelli li spappolano), non cantano Giovinezza, giovinezza…, e non viaggiano sui camion dell’esercito o delle associazioni padronali. Ma sono squadristi a tutti gli effetti. E curiosamente, da dove provengono? Non si sa, naturalmente, ma i sospetti sono indirizzati verso una organizzazione reticolare chiamata (con indubbio senso del marketing comunicativo) “Casa Pound”, che cresce di mese in mese, e che solo qualche ingenuo o qualche sprovveduto, suggestionati dal richiamo al poeta Ezra, si ostina a considerare un innocuo net di giovani intellettuali, sia pur di destra. In realtà, trattasi di qualcosa che in passato si sarebbe chiamato “un covo di fascisti”, ma i tempi cambiano e Mughini – ipse dixit! – ci informa che fascisti non sono. Sicché gli uni preparano addirittura un golpe, cosa peraltro per nulla nuova nella storia recente d’Italia, e gli altri se ne vanno in giro a spaccar crani, in un generale clima di impunità giudiziaria da un lato, e di sottovalutazione politica dall’altro.

L’esistenza di un pericolo fascista odierno è aggravato dal contesto internazionale, e specialmente europeo, che rivela una ripresa generalizzata del fascismo e addirittura del nazismo. Ucraina docet. E poi la Grecia, l’Olanda, l’Ungheria, i Paesi Baltici e così via… Ma anche nelle versioni “morbide” dal leghismo nostrano al lepenismo francese, assistiamo a un fortunato pullulare di movimenti di destra estrema, con tratti, anche formali ed esteriori, fascistoidi. Movimenti non solo tollerati, ma giudicati tutto sommato, sempre preferibili, alla Sinistra, o a quel poco che ne rimane. Syriza fa più paura di Alba Dorata. E l’UE e gli USA hanno sostenuto a spada tratta i neonazisti di Kiev, oscurando i massacri da loro compiuti, e tuttora in corso, compreso l’abbattimento ormai sicuro dell’aereo malese: ma pur sempre, preferiti a “quelli dell’Est”, che reclamano l’indipendenza, giudicati troppo prossimi, non solo geograficamente, alla Russia, vista ancora, in fondo, come non abbastanza disposta a farsi piallare dall’Occidente, dunque sospettabile di cripto-comunismo.

Si aggiunga che in Italia, proprio la presenza della Lega Nord aggrava il quadro: si è ormai realizzata una sorta di fusione operativa tra questo partito, a sua volta alleato alla signora Le Pen, e Casa Pound, che dunque può godere di una rete di protezione notevole. E le affinità ideologiche sono essenzialmente concentrate su una sorta di nazionalismo sghembo, in quanto è evidente che i leghisti secessionisti non possono proporsi come alfieri della nazione italiana, ma sono uniti ai fascisti veri e propri (i cui baricentro ideologico è sempre il nazionalismo) dal ripudio dell’Europa, con annessi e connessi.

È vero che oggi esiste un altro genere di fascismo, più pericoloso di questo, fatto di arroganza, di prepotenza, e di sfregio continuo alle regole della democrazia costituzionale, di occupazione della radiotelevisione pubblica, di condizionamento pesante della stampa cosiddetta “indipendente”, di limitazione progressiva o addirittura di cancellazione di ogni diritto,e molto altro ancora. Insomma, Matteo Renzi e la sua corte miserabile di seguaci e il suo “patronato” che è il “padronato”. Certo il fascismo renziano è morbido, e sorridente (come quello berlusconiano, del resto, da cui deriva direttamente), ma non esita a ricorrere alle maniere forti appena si passa dall’Aula alla Piazza: ne sanno qualcosa operai, pensionati, pastori, dipendenti di varie aziende in crisi malmenati dalle “forze dell’ordine” un po’ dappertutto.

Proprio questo clima di depotenziamento della democrazia, di progressivo rapido passaggio alla postdemocrazia, che sta altrettanto rapidamente aprendo la strada al definitivo superamento della forma democratica (le “riforme” in approvazione in un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Suprema Corte, per giunta!, ne sono una agghiacciante prova), favorisce la crescita di un neofascismo organizzato secondo i modelli e le pratiche del fascismo storico, quello classico, fatto di aggressione sistematica agli avversari politici. Ma anche semplicemente a coloro che culturalmente, e antropologicamente, appaiono “diversi”: un militante di sinistra, un giovane vestito in un certo modo, un immigrato senegalese, un gay, un frequentatore di Centri sociali: sono altrettante vittime designate dei nuovi fascistelli.

Saranno pure “cazzoni” (sempre per citare l’inclito Mughini), ma sono pericolosi. E vanno fermati. A loro monito, va pure ricordato che Roberto Farinacci, a cui guardano con tanta ammirazione, finì a Piazzale Loreto. Appeso, a testa in giù.

(23 gennaio 2015)

Cremona, un compagno del Dordoni in gravi condizioni dopo l’assalto dei fascisti. Solidarietà Prc. Sabato il corteo Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Si chiama Emilio ed ha 49 anni il compagno del centro sociale Dordoni, ricoverato in gravi condizioni (emorragia cerebrale) a Cremona dopo essere stato colpito ripetutamente alla testa e al volto con spranghe e calci dai fascisti di Casapound. All’arrivo dell’ambulanza, l’uomo era incosciente e il medico ha dovuto intubarlo. Da una prima ricostruzione si è trattato, come si legge sul sito Infoaut e da varie testimonianze, di “un agguato premeditato da parte di 50 fascisti armati di spranghe, che hanno approfittato del derby allo stadio per raccogliere a chiamata alcuni volti noti di fascisti di altre città, in particolare Parma e Brescia. L’assalto è avvenuto intorno alle 18 di ieri, prima da parte di un gruppo di 10 fascisti, raggiunti poco dopo da altri 40 dalla via vicina al Dordoni. Per sabato 24 gennaio è stata lanciata una manifestazione nazionale antifascista.
“La mia solidarietà e quella di tutto il partito ai compagni del centro sociale Dordoni di Cremona – dichiara il segretario del Prc Paolo Ferrero in una nota – aggrediti ieri dai fascisti. Il nostro pensiero va a Emilio, il compagno in coma, e ai suoi cari: resisti, Emilio! Questo ennesimo episodio di violenza inaudita dimostra ancora una volta solo una cosa: bisogna chiudere casapound. Il ministro degli Interni intervenga contro questi fascisti delinquenti. Ora e sempre antifascisti”.

“Assistiamo ad un ennesimo vergognoso attacco di stampo fascista” – dichiara Riccardo Laterza, Portavoce nazionale della Rete della Conoscenza – “ai danni di attivisti quotidianamente impegnati sul territorio per un necessario cambiamento in nome di chi subisce gli effetti della crisi. Passano i decenni, ma la natura degli attacchi fascisti resta la stessa: brutale squadrismo atto ad intimidire le esperienze politiche e sociali che stanno dalla parte degli oppressi”.

“Esprimiamo la nostra massima solidarietà” – prosegue Alberto Campailla, Portavoce nazionale di Link – Coordinamento Universitario – “ai compagni del Dordoni e ci uniamo a tutte le voci che hanno dimostrato la loro vicinanza ad Enrico, ridotto in pericolo di vita . Serve innanzitutto che sia fatta chiarezza su quanto accaduto, a partire dalla carica di alleggerimento che secondo le ricostruzioni è stata esercitata dalla celere sugli attivisti del centro sociale, consentendo agli aggressori di allontanarsi: il Ministero dell’Interno deve rispondere pubblicamente sui fatti”.

“Come in altre occasioni, non ci facciamo intimorire” – continua Danilo Lampis, Coordinatore nazionale dell’Unione degli Studenti – “e ci impegniamo per una solidarietà attiva che nelle scuole, negli atenei e nelle nostre città si opponga all’avanzata culturale e politica  delle nuove destre xenofobe e neofasciste. Anche le istituzioni devono giocare il proprio ruolo: chiediamo la chiusura immediata delle organizzazioni neofasciste del Paese”.

“La risposta sarà immediata” – concludono nella nota gli studenti della Rete della Conoscenza – “in tante città, da Torino a Bologna, da Brescia a Pisa, si terranno presidi di solidarietà e iniziative antifascista di mobilitazione territoriale. E’ il primo passo verso la manifestazione nazionale antifascista lanciata oggi dall’assemblea al Dordoni per il 24 gennaio a Cremona: ora e sempre antifascisti!”

Il testo dell’appello per la convocazione della manifestazione di sabato 24 gennaio.
L’attacco premeditato e scientificamente organizzato dai fascisti di CasaPound cremonesi, in combutta con altri militanti di estrema destra provenienti da fuori città, ha trovato una risposta determinata da parte dei compagni presenti nel centro sociale, ma purtroppo Emilio è stato colpito alla testa da diverse sprangate.

I fascisti si sono accaniti sopra ad Emilio fino a quando è stato portato in sicurezza all’interno del centro sociale; è stata, tuttavia, immediatamente chiara la gravità del suo stato di salute.

Infame è stato il comportamento della polizia che ha semplicemente identificato gli assaltatori e successivamente, per permettere loro di andarsene indisturbati, ha violentemente caricato il presidio di antifascist* radunatesi sul posto.

Per esprime totale vicinanza e solidarietà con Emilio è stata indetta:

Lunedì 19 gennaio una giornata nazionale di mobilitazione diffusa nei territori

Contro squadristi, polizia e istituzioni conniventi:

Sabato 24 gennaio un corteo nazionale antifascista, determinato, autodifeso e militante con la parola d’ordine: chiudere subito tutte le sedi fasciste!

Pagherete caro! Pagherete tutto!

#Emilioresisti
‪#‎EmilioResisti‬ ‪#‎Antifa‬

Anche a Bruxelles resistenza contro il fascismo europeo Fonte: infoaut.org | Autore: redazione

Circa trecentocinquanta persone hanno partecipato sabato 4 ottobre a una manifestazione antifascista a Bruxelles, in occasione di una conferenza organizzata dall’associazione “Zenit Belgique”, di chiaro stampo fascista, che vedeva tra i partecipanti due eurodeputati di Alba Dorata e Gabriele Adinolfi, vecchia conoscenza nostrana, appartenente a Casa Pound latitante da più di vent’anni e coinvolto direttamente nelle stragi fasciste degli anni Settanta in Italia. La rete antifascista di Bruxelles si è mobilitata fin da subito per organizzare una manifestazione di protesta per urlare a gran voce che nelle strade di Bruxelles non c’è posto per i fascisti! La mobilitazione è stata coordinata dal gruppo dei JOC (Jeunes Organisés et Combatifs), associazione che, tra le altre cose, porta avanti anche una campagna contro gli abusi in divisa; all’appello lanciato dai JOC hanno prontamente risposto numerose altre realtà, tra cui Blockbuster, Initiative de Solidarité avec la Grèce qui Résiste e Jeunes FGTB.

Nella settimana precedente il 4 ottobre si era tenuta un’assemblea per preparare la manifestazione e poiché non si era in possesso di informazioni precise sul luogo dove si sarebbe svolto l’evento, si era deciso di darsi appuntamento davanti alla Gare Centrale alle 18 di sabato. Le notizie non ufficiali secondo le quali l’evento si sarebbe tenuto a Mons, piccola cittadina a circa 70 km a sud-ovest della capitale, si sono poi rivelate attendibili, ma si è comunque deciso di manifestare a Bruxelles seguendo la volontà, presa in sede di assemblea, di lanciare un forte messaggio antifascista alla città. Il fatto che i fascisti abbiano tenuto nascosta la sede del loro incontro è stata, a detta di Thomas Englert, portavoce della piattaforma antifascista, una delle vittorie principali della mobilitazione “questi tipi hanno capito che l’unica cosa che possono fare è nascondersi, che non sono i benvenuti all’interno della nostra società e che le strade nostre”, ha detto Thomas.

Alle 18.30 circa di sabato il numero di persone davanti alla Gare Centrale si fa abbastanza consistente e presto si decide di partire in corteo al ritmo di cori antifascisti in francese, fiammingo e italiano (“siamo tutti antifascisti”, ma anche “fascisti carogne tornate nelle fogne!”, scanditi a una sola voce da compagni belgi e italiani, presenti in gran numero in corteo). Ci si muove per le strade del centro, e ci si dirige verso la sede del Vlaams Belang (Interesse Fiammingo, partito di destra sociale e identitaria che rivendica l’indipendenza delle Fiandre), per sanzionarla. La manifestazione si conclude in maniera pacifica, con una presenza estremamente esigua di forze dell’ordine e la distribuzione di volantini.

Capitale dell’Unione Europea e di molte delle istituzioni responsabili e complici delle continue riforme costruite ad arte per far fronte alla crisi incrementando politiche di precarietà sociale, Bruxelles è stata ed è tuttora testimone e complice della crescita e dell’istituzionalizzazione dell’estrema destra. Le ultime elezioni al Parlamento Europeo hanno visto l’ascesa del Front National francese, di Jobbik, partito ungherese neonazista, del Partito della Libertà austriaco e di Alba Dorata. Quest’ultimo, forte dei suoi tre eurodeputati, si sente libero di organizzare eventi come quello di sabato scorso per rafforzare i legami con gli altri fascisti europei; e a Bruxelles lo può fare da una posizione privilegiata, nel silenzio di quelle istituzioni che sono le prime a dialogare tranquillamente con i gruppi di estrema destra alla cui crescita e radicalizzazione hanno contribuito in prima persona, attraverso l’imposizione di politiche di austerità e di un capitalismo liberista e selvaggio.

Scopo iniziale del corteo di sabato era sì quello di impedire la conferenza organizzata dai fascisti, ma anche e soprattutto quello di procedere uniti e a testa alta nella lotta antifascista, costruendo una mobilitazione diffusa e la denuncia ferma di quello che è il contesto che permette alle realtà di estrema destra di proliferare. L’appuntamento è ora per il 9 novembre, anniversario della notte dei cristalli, giornata comune di azioni contro il fascismo in Europa decisa nel corso del meeting antifascista europeo che si è tenuto ad Atene lo scorso aprile.

“Pas de fachos dans nos quartiers, pas de quartier pour les fachos!”