Il bluff del merito a scuola: previsti tagli da 42 a 75 euro agli stipendi Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli

L’Ocse chiede all’Italia di aumen­tare la busta paga degli inse­gnanti da una media di 24 mila 316 euro (31.460 dol­lari) a 26 mila 866 euro (34.760 dol­lari). Il «patto edu­ca­tivo» pro­po­sto da Renzi taglierà invece gli sti­pendi. I conti non tor­nano nell’abolizione degli scatti di anzia­nità tra­sfor­mati in «scatti di com­pe­tenza». Nelle 136 pagine del libretto sulla «buona scuola» il governo sostiene che gli scatti inte­res­se­ranno il 66% dei docenti. Il 34%, un docente su tre, verrà giu­di­cato «imme­ri­te­vole» e non potrà rice­verli. Per l’Anief quella di Renzi è una riforma più dura di quella appro­vata dal centro-destra con Bru­netta. Quest’ultima pre­ve­deva il «merito» per il 75% dei dipen­denti pub­blici. Il centro-sinistra solo per il 66% del per­so­nale sco­la­stico, quasi il 10% in meno.

Su que­ste basi allora imma­gi­niamo il futuro, dopo l’assunzione dei 150 mila docenti pre­cari pre­vi­sta a set­tem­bre 2015 per i quali saranno neces­sari 4,1 miliardi di euro a regime, ancora tutti da tro­vare. Secondo la ripar­ti­zione media indi­cata nelle linee guida, il 66% di tutti i docenti sarà meri­te­vole di uno «scatto» di sti­pen­dio da 60 euro ogni tre anni. I neo-assunti dovranno attende 4–5 anni (invece di nove) per rag­giun­gere il primo «scatto». Si parla di 180 euro con­tro i 140 garan­titi dal sistema pre­ce­dente. Il governo sostiene che a fine car­riera gua­da­gne­ranno 9 mila euro netti di sti­pen­dio in più, due­mila in più rispetto a quanto avreb­bero per­ce­pito con i soli «scatti di anzianità».

Que­sta cifra sarà tut­ta­via desti­nata solo ad un terzo dei docenti e non sem­pre alle stesse per­sone. E il rispar­mio per le casse dello Stato sarà supe­riore rispetto a quanto già rea­liz­zato oggi. Si dà infatti il caso che il port­fo­lio di cre­diti e titoli di un docente «meri­te­vole» possa essere pena­liz­zato dal nucleo interno di valu­ta­zione di un isti­tuto. Dopo sei anni, e due scatti, que­sto docente può avere una brutta sor­presa. Al nono anno potrà essere sca­val­cato in clas­si­fica da uno più «meri­te­vole» di lui. Sem­pre che que­sto non accada già al terzo o al sesto anno.

Il sito spe­cia­liz­zato Oriz­zonte Scuola ha pub­bli­cato due simu­la­zioni curate dai docenti Anto­nello Ven­ditti e Eliana Via­nello. Il primo sostiene che in nove anni ver­ranno per­ce­piti media­mente due scatti invece di tre. In 42 anni di ser­vi­zio, il docente meri­te­vole per­ce­pirà 26 euro men­sili in meno, 312 euro all’anno. Per lo Stato si ipo­tizza un rispar­mio di 200 milioni di euro annui per 650 mila docenti.

La seconda simu­la­zione riguarda i 150 mila futu­ri­bili neo-assunti. Se per­de­ranno il primo scatto dopo 4–5 anni, il loro sti­pen­dio per­derà 72 euro, 900 euro in meno all’anno. La per­dita dovrebbe restare anche nel caso in cui recu­pe­rino posi­zioni in clas­si­fica negli anni suc­ces­sivi. Nella scuola di Renzi essere meri­te­voli ha un costo per tutti. Per il governo, invece, è un altro modo per fare «spen­ding review», dopo avere negato lo sblocco dei con­tratti fino al 2017. A dif­fe­renza di altre cate­go­rie del pub­blico impiego, il con­tratto della scuola è bloc­cato dal 2009. In quasi dieci anni i docenti ita­liani avranno rega­lato allo Stato una media di 4800 euro (stima Flc-Cgil). Nei pros­simi dieci ne lasce­ranno molti altri.

Si chiama merito e fa rima con i tagli. Il bluff è il risul­tato di un pre­ciso dispo­si­tivo di governo: alla scuola viene appli­cato il sistema «valu­tare e punire». Per i docenti que­sto signi­fica sacri­fi­carsi in nome delle poli­ti­che di auste­rità. Resta da capire cosa acca­drà a coloro che non saranno «meri­te­voli» per legge. Le linee guida Renzi-Giannini sug­ge­ri­scono di spo­starsi nelle scuole meno com­pe­ti­tive dove il ren­di­mento è medio-basso. Que­sta mobi­lità riguar­derà i docenti «meri­te­voli» che invece ver­ranno indi­riz­zati verso gli isti­tuti «eccellenti».L’obiettivo sem­bra essere quello di raf­for­zare le dispa­rità ter­ri­to­riali, di censo e di classe tra le scuole e i docenti in tutto il paese.

Sono inquie­tanti le pro­spet­tive che aspet­tano i docenti e i pre­cari meno pagati nei paesi Ocse, e sem­pre più poveri, all’inizio del nuovo anno sco­la­stico. L’Unicobas ha con­fer­mato lo scio­pero gene­rale il 17 set­tem­bre. I Cobas di Piero Ber­noc­chi scio­pe­re­ranno con­tro la «scuola mise­ria» il 10 otto­bre, scen­dendo in piazza con gli stu­denti medi.