Berlino e Bruxelles guardano con preoccupazione alla Turchia. Le elezioni del primo novembre comunque vadano rischiano di portare il paese nel caos Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

E’ di almeno tre morti il bilancio degli scontri e delle proteste che si sono registrati nel sud-est della Turchia in seguito all’attentato di due giorni fa ad Ankara. Nella provincia di Diyarbakir una bimba di 12 anni è stata uccisa da alcuni spari alla testa durante un corteo. Ad Adana un’altra bimba di tre anni è morta per una pallottola vagante che l’ha colpita mentre si trovava in strada in braccio alla madre. La protesta è stata sedata dalla polizia con lacrimogeni e idranti. Sempre ad Adana, un gruppo di persone che partecipava ai funerali di alcune delle vittime dell’attentato di Ankara si è scontrato con gli invitati a un matrimonio, che si sono rifiutati di mettere fine alla festa in segno di lutto. Un uomo di 28 anni è morto e altre due persone, tra cui un 14enne, sono rimaste ferite. Intanto, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha annunciato che manterra’ il suo impegno al rispetto del cessate-il-fuoco, in onore delle decine di vittime della strage di sabato scorso ad Ankara. A ribadire la decisione, anche dopo che Erdogan ha spedito i suoi jet a bombardare alcune zone del Kurdistan, un alto comandante del Pkk in un sito web vicino gruppo.

Mentre tutti i partiti in lizza per le elezioni hanno sospeso in segno di lutto i comizi elettorali il clima che si è instaurato sta portando oggettivamente un vantaggio sul campo a Erdogan. “Da ora in poi non faremo più grandi manifestazioni, sarebbe impossibile e sbagliato. Come potremmo, in questo clima? La vita di una persona è più importante dei nostri successi elettorali”, annuncia il portavoce del partito filo-curdo Demirtas. “Noi possiamo garantire la nostra sicurezza da soli, non siamo preoccupati di questo. Ma vogliamo proteggere la nostra gente”, aggiunge.

L’Europa è allarmata dalla piega che potrebbe prendere la tornata elettorale del primo novembre, con il risveglio degli odi etnici. La situazione e’ cosi’ gravida di conseguenze per l’intera area che domenica, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, andra’ ad Ankara: incontrera’ il presidente Erdogan e il premier Davutoglu per discutere di lotta al terrorismo, ma anche del conflitto siriano e della crisi dei migranti. Anche la Commissione europea si e’ detta pronta a partire non appena terminati i tre giorni di lutto.
Secondo lo scrittore e attivista politico turco (uno dei protagonisti della rivolta di Gezi park) Burhan Sonmez, Akp mira a creare una “situazione di caos permanente” che legittimi il suo potere anche nel caso in cui dovesse perdere le elezioni. Sonmez si dice certo che dietro l’attentato ad Ankara di sabato scorso ci sia la mano dell’Akp. L’obiettivo, secondo lo scrittore curdo, autore del romanzo ‘Gli innocenti’ pubblicato in Italia da Del Vecchio, non è solo vincere le elezioni del primo novembre, ma si tratta di una strategia per “il periodo post-elettorale”.

“Se l’Akp – argomenta – non otterrà la maggioranza in parlamento (come già accaduto alle elezioni del 7 giugno, ndr) potrebbe avere in mente di dipingere la realtà del paese come una situazione di caos permanente, che lo legittimerebbe a rimanere al potere sotto ‘condizioni straordinarie'”. Non è un caso, quindi, secondo Sonmez, che “questo genere di attentati vada avanti da mesi, senza che il governo sia mai riuscito a individuare i responsabili”.

“Le politiche di Erdogan – dice lo scrittore – si basano sull’insulto alla metà della società che non lo sostiene, tra cui i curdi, gli aleviti, i sindacati, i partiti di sinistra e tanti altri. L’attacco di Ankara accentua questa spaccatura in modo drammatico. Erdogan e la sua classe dirigente non hanno intenzione di comunicare con il resto della società e sono soddisfatti del loro autoritarismo. Vogliono opprimtre chiunque non sia di destra, conservatore e islamico. La violenza è l’unico strumento di potere in cui credono”.

Turchia, Erdogan deve dire addio alla maggioranza assoluta. I Curdi entrano trionfanti in Parlamento. Prc: “Una vittoria del Pkk e di Ocalan” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Erdogan perde la maggioranza assoluta dopo il voto alle politiche di ieri. E addio riforme costituzionali. Dopo 13 anni ininterrotti al potere il partito islamico Akp, pur rimanendo il primo partito, fa un netto passo indietro. Nelle preferenze dei turchi sale, invece, e di molto il partito curdo di Selahattin Demirtas, che ha portato Hdp, nato appenna nel 2014, ben oltre la micidiale soglia di sbarramento del 10%, con un bottino di almeno 78 deputati. Erdogan non solo ha perso la sua scommessa, ma il trionfo di Demirtas toglie la maggioranza e forse il governo al partito islamico. L’Akp, dopo lo spoglio ormai pressoché completo delle schede, ha riferito Cnn Turk, resta il primo partito turco ma si ferma a poco più del 40% (contro il 50% alle politiche 2011) e a 258 deputati su 550, quindi sotto la maggioranza di 276 necessaria per formare un governo monocolore.

Nella capitale del Kurdistan turco Diyarbakir a migliaia sono scesi in piazza nella notte a cantare e ballare.  “Con questo voto hanno vinto coloro che stanno dalla parte della giustizia, della liberta’ , della pace e dell’indipendenza” ha detto Demirtas. “Curdi, armeni, turchi, aleviti, sunniti, cristiani, hanno vinto tutti coloro che si sono sentiti esclusi. Hanno vinto gli emarginati, i disoccupati, coloro che hanno dovuto soffrire per vivere e coloro che hanno sofferto il fascismo del colpo di stato. E’ una vittoria per le donne che hanno sostenuto il nostro partito”.

Nonostante la costituzione imponesse a Erdogan di essere super partes, ha fatto una campagna martellante per l’Akp, chiedendo in mille comizi 330 seggi per proclamarsi ‘superpresidente’ con pieni poteri,e scatenando una dura offensiva contro la stampa non asservita. “E’ l’ultima uscita prima della dittatura”, aveva avvertito prima del voto un’analista.

Il primo partito di opposizione, il Chp di Kemal Kilicdaroglu è intorno al 25% (131 seggi), l’Mhp di Devlet Bahceli è oltre il 16% (82 seggi), l’Hdp sfiora il 13% (78-80 deputati). Insieme le opposizioni hanno più di 290 seggi. In teoria potrebbero formare una coalizione di governo. Sarebbe un ulteriore terremoto per il Paese, malgrado le scintille fra i curdi del Hdp e i nazionalisti del Mhp. Ma, anche se il Chp già chiede la designazione a premier del suo leader Kilicdaroglu, Erdogan, come prevede la costituzione, sarà anche l’arbitro della partita truccata del dopo elezioni. Il partito del ‘sultano’ ha perso molti consensi nel Kurdistan, dove sembra che Demirtas sia riuscito ad attirare parte del voto conservatore, e anche nelle regioni lungo il confine con la Siria, dove la politica aggressiva del ‘sultano’, accusato di appoggiare i gruppi armati jihadisti, e la presenza di centinaia di migliaia di profughi siriani, provocano scontento.Il ‘Podemos curdo’, che ha fatto proprie parte delle idee libertarie della rivolta nel 2013 dei ragazzi di Gezi Park contro la deriva autoritaria e islamica imposta al Paese da Erdogan, repressa con pugno di ferro, ha conquistato consensi oltre l’elettorato curdo. E ha ottenuto probabilmente l’appoggio di buona parte dei circa tre milioni di giovani che ieri hanno votato per la prima volta.

Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, e Fabio Amato, responsabile Esteri di Rifondazione Comunista, hanno dichiarato: “Nonostante le intimidazioni, gli attentati e le minacce, il disegno neo autoritario di Erdogan esce sconfitto dalle elezioni, grazie alla grande affermazione del partito della sinistra e kurdo Hdp. Un successo aver superato l’assurdo sbarramento del 10% e aver proposto un’idea di paese fondata sul pluralismo e sulla tolleranza, sulla democrazia e sulla giustizia, e non su basi settarie e autoritarie. E’ una vittoria importante del compagno Ocalan e del Pkk che in questi anni hanno lavorato per costruire un progetto comune tra la sinistra turca e movimento curdo”.

I due esponenti di Rifondazione Comunista si congratulano con i compagni kurdi e turchi, che ad ottobre hanno incontrato a Diyarbakir, e con i quali pochi.mesi fa è stata organizzata ad Istanbul la conferenza della sinistra mediterranea, per un futuro libero dalneoliberismo e dalla guerra, di democrazia.

Strage della miniera, la Turchia si ferma in segno di protesta contro “i morti delle privatizzazioni” Autore: fabrizio salvatori da. controlacrisi.org

Non ci sono quasi piu’ speranze di salvare i 120 minatori ancora intrappolati in fondo alla miniera di carbone di Soma in Turchia. Il bilancio definitivo quindi potrebbe essere di 400 morti. A complicare le gia’ complesse operazioni di soccorso, ci si e’ messo un incendio divampato ieri sera sul luogo del disastro.
Forti le contestazioni a Erdogan, arrivato nel pomeriggio di ieri a Soma e accolto al grido di “dimissioni, dimissioni”. La sua auto e’ stata presa a calci. Erdogan si e’ dovuto rifugiare in un supermercato, spinto dalle guardie del corpo. Alcuni parenti delle vittime sono stati picchiati selvaggiamente dalle forze di sicurezza.

Scontri con la polizia
Tutto il paese e’ sotto shock. E’ stato proclamato un lutto nazionale di tre giorni. I sindacati hanno annunciato uno sciopero di protesta per oggi, con la partecipazione della Confederazione dei sindacati del settore pubblico, dell’Unione delle camere degli ingegneri turchi e degli
architetti e dell’Associazione medica turca”.Le bandiere sono a mezz’asta. Sugli schermi delle Tv sono apparsi fiocchi neri. Da tutto il mondo sono giunti messaggi di cordoglio. Papa Francesco ha detto di pregare per i minatori turchi.
Ma la collera per quanto successo a Soma, in una miniera privatizzata di cui sindacati e opposizione denunciano le carenze sul fronte della sicurezza, e’ esplosa in molte citta’ del paese. Ci sono state manifestazioni di protesta e violenti scontri con la polizia attorno a Kizilay ad Ankara e nelle strade attorno a Taksim a Istanbul.

“Non è stato un incidente ma un massacro della privatizzazione”
“A Soma non e’ stato un incidente, ma un massacro della privatizzazione”, ha denunciato il segretario del Partito dei Lavoratori Hasan Basri Ozbey. L’opposizione aveva chiesto una commissione d’inchiesta sui troppi incidenti registrati a Soma. La proposta e’ stata bocciata il mese scorso dal partito islamico Akp di Erdogan, che ha la maggioranza assoluta in parlamento. Le autorita’ avevano condotto quattro ispezioni nella miniera negli ultimi due anni, elogiando i dispositivi di sicurezza. Ma nell’inferno scatenato nella miniera dall’esplosione di un trasformatore ieri i sistemi di sicurezza sembrano non avere funzionato o avere funzionato male. Un black out elettrico ha bloccato gli ascensori. L’incendio non ha potuto essere spento, la ventilazione non ha funzionato. Le gallerie bruciano ancora, producendo monossido di carbonio, il veleno che ha ucciso la maggior parte dei minatori intrappolati.
I sindacati puntano il dito contro le privatizzazioni ‘selvagge’ attuate dal governo islamico, a beneficio, dicono, di imprenditori amici. Il proprietario della miniera di Soma, ricorda oggi Hurriyet, si e’ vantato nel 2012 di avere ridotto da 130 a 24 dollari il costo di una tonnellata di carbone dopo la privatizzazione. Questo, fra l’altro, fabbricando in casa appunto i trasformatori, tagliando in ogni modo il costo del lavoro. Forse la sicurezza. Oggi la Turchia di Erdogan e’ il paese dell’area europea con il tasso piu’ alto di incidenti industriali. Il premier turco ha cercato di calmare gli animi promettendo una inchiesta “fino in fondo” su quanto accaduto a Soma. Ma ha anche buttato benzina sul fuoco affermano che i disastri nelle miniere sono “usuali”, citando stragi in miniere in Europa, Cina e Usa, ma nel XIX e nel XX secolo. Intanto, rileva Hurriyet, nessun ministro per ora si e’ dimesso dopo una strage che rimarra’ nella storia del paese.

Turchia primo in Europa per morti sul lavoro
La Turchia occupa il terzo posto nella classifica mondiale e il primo in quella europea per le morti bianche. Nel 2012 hanno trovato la morte nelle miniere del paese 61 persone, che diventano piu’ di 1.000 se prendiamo in considerazione il decennio che va dal 2002 al 2012.
Anche in altri settori produttivi gli incidenti mortali sembrano la norma: secondo l’opposizione turca, nel paese del Bosforo che aspira a entrare in Europa si muore sul lavoro 8,5 volte in piu’ che nel resto dell’Unione europea. Tra il 2002 e il 2013 vi sono stati 880.000 incidenti sul lavoro, dei quali 13.442 mortali. Lo scorso anno, afferma l’associazione delle ‘Famiglie che cercano giustizia’, hanno perso la vita in questo modo 1.233 lavoratori. E almeno 5.000 incidenti, dei quali il 90% in miniera, si erano verificati proprio a Soma. Il 29 aprile scorso l’opposizione che si riconosce nel Partito repubblicano del popolo si era visto rifiutare dal governo la richiesta di discutere un dossier sugli incidenti nella miniera.

Bahar: lettera dal carcere di Bergamo da: popoff.globalist

 

Bahar è agli arresti domiciliari a Marina di Massa per un mandato della Turchia. Il giornalista ha denunciato il governo di Erdogan. Ankara vuole farlo tacere.

 


Redazione
martedì 10 dicembre 2013 10:42

 

 

Pubblichiamo una lettera che Bahar Kimyongur ha scritto mentre era detenuto nel carcere di Bergamo. Bahar è stato arrestato a Milano il 21 novembre sulla base di un vecchio mandato turco. Il giornalista, lo ricordiamo, ha denunciato il governo di Erdogan più volte, raccontando la situazione tragica e le torture subite dagli oppositori politici nelle prigioni turche e di come Ankara abbia mandato terroristi in Siria per fomentare la guerra. Per questo Erdogan vuole farlo tacere.

di Bahar Kimyongur

Dopo l’Olanda, il Belgio e la Spagna, tocca all’Italia aprire le porte di ferro del carcere e richiuderle immediatamente, questa stessa Italia dove ho soggiornato quaranta volte senza aver avuto la minima preoccupazione, nonostante il mandato di cattura internazionale emesso dieci anni fa da un tribunale di Ankara.

In Olanda il mio arresto è avvenuto quando mi sono messo a guidare sull’autostrada, nella periferia de L’Aia. In Belgio, dove ho subito un inutile e costoso processo penale che ha avvelenato quattro anni della mia vita, il percorso è stato più convenzionale: dal tribunale di Gand al carcere di Gand. In Spagna, invece, la polizia era nettamente più ispirata. Sono stato, infatti, arrestato all’interno della Cattedrale di Cordoba mentre ero con mia moglie e i miei due figli.

In Italia le unità della Digos mi hanno prelevato all’aeroporto di Orio al Serio pochi minuti dopo l’atterraggio del mio aereo, che era partito da Charleroi. Alcuni ufficiali italiani mi hanno poi portato al carcere di Bergamo, dove sono rinchiuso da dieci giorni in condizioni disumane.

Con questa catena di arresti, le autorità turche sperano di intimidirmi, di scoraggiarmi, di indebolirmi finanziariamente e di far dubitare di me tanti amici e colleghi che mi sostengono. Per quanto possa essere banale, la privazione della libertà non è più sopportabile di una punizione violenta, perché le prime vittime sono le famiglie, soprattutto i bambini.

I miei figli, che hanno 3 e 5 anni, capiscono molte cose. Ma non possono capire o accettare che il loro padre, che cerca di insegnare loro le regole della vita in società, i valori umani quali l’onestà, la giustizia, l’amore e la solidarietà, venga costantemente punito a causa dei suoi scritti. Anche gli adulti non riescono a capire un tale accanimento. La sensazione d’ingiustizia che si apre, come una voragine, nel cuore dei miei figli per colpa della sfortuna folle e irrazionale che accade loro non può che causare loro gravi lesioni psicologiche.

Sarebbe troppo facile tirare pietre contro il solo regime turco ed esonerare gli Stati Europei “vittime” di semplici errori amministrativi. Il mondo ha visto la ferocia della polizia di Erdogan durante la rivolta di piazza Taksim scorsa estate. Tutta l’Europa si è indignata. Questo non ha impedito alle polizie europee di svolgere il compito di giannizzeri del Sultano Erdogan.

A che giova essere giudicato innocente dalla giustizia europea se le forze di polizia europee si mettono agli ordini del regime neo-ottomano e calpestano le decisioni di questo organo? Perché un giudice italiano m’impedisce di viaggiare quando me l’ha permesso un giudice spagnolo? Com’è possibile che un’organizzazione come l’Interpol si possa collocare al di sopra della legge ed essere fuori controllo? Che diritto ha l’Interpol di convertire una segnalazione arbitraria e ingiusta in ergastolo? Com’è possibile che un regime che ogni giorno accoglie ad Ankara battaglioni interi di terroristi che uccidono il popolo siriano, è considerato un partner dell’Europa nella lotta contro il terrorismo?

Le mie disavventure hanno avuto almeno il merito di far luce su alcuni lati oscuri delle nostre democrazie. Ringrazio, con tutto il cuore, le migliaia di amici sui quali posso sempre contare, nei momenti buoni e nei tempi difficili, e che si sono ancora una volta mobilitati per sostenere la mia famiglia e tenere alta la bandiera dei nostri ideali comuni