Toscana a tutto incenerimento Fonte: Il Manifesto | Autore: Riccardo Chiari

Visto con gli occhi del Pd toscan-renziano, il nuovo piano dei rifiuti urbani appena appro­vato dal con­si­glio regio­nale è un gran passo avanti nella gestione “vir­tuosa” del set­tore. L’assessora all’ambiente Anna Rita Bra­me­rini ricorda in ogni occa­sione che solo il 10% finirà in disca­rica, e che l’obiettivo è addi­rit­tura il 70% di rac­colta dif­fe­ren­ziata nel 2020, con solo il 20% da desti­nare alla “ter­mo­va­lo­riz­za­zione”. A prima vista desta quindi sor­presa la cri­tica della sem­pre più esi­gua mino­ranza dem, che anche dopo l’approvazione del piano insi­ste a chie­dere un cam­bio di rotta nelle poli­ti­che sui rifiuti. Ma forse suc­cede per­ché per­fino quelli dell’area cuper­liana, dopo almeno 15 anni di osti­nati silenzi sull’argomento, ormai costretti a gio­care in difesa osser­vano che sei, forse sette ince­ne­ri­tori sono dav­vero tan­tis­simi. A mag­gior ragione in una regione come la Toscana, i cui abi­tanti com­ples­sivi (3 milioni e 700mila) sono pari a quelli dell’area vasta mila­nese, o di Roma con i comuni contermini.

Per giunta, ai cin­que impianti di ince­ne­ri­mento da tempo in fun­zione — Ospe­da­letto a Pisa, Pic­chianti a Livorno, Pog­gi­bonsi nel senese, San Zeno ad Arezzo e Mon­tale a Pistoia – il piano dei rifiuti dà l’ennesimo via libera al grande “ter­mo­va­lo­riz­za­tore” di Case Pas­se­rini, alla porta di ingresso nord-ovest di Firenze. Un fat­tore deci­sivo, agli occhi di una Sel che pure è nella mag­gio­ranza che sostiene la giunta di Enrico Rossi, per dare un giu­di­zio nega­tivo sul piano. “Dispiace dover dare un voto con­tra­rio – ha fatto sapere sul sito di Sel Toscana il con­si­gliere Mauro Roma­nelli — ma pur­troppo due fatti troppo grossi lo hanno reso ine­vi­ta­bile. Non si può tacere su vicende come Case Pas­se­rini, e sulla non pre­vi­sione di ridurre la produzione”.

Su quest’ultimo aspetto – deci­sivo anch’esso — della que­stione, Monica Sgherri di Rifon­da­zione sgom­bra il cielo dalla nuvola del vero­si­mile: “Sulla pro­du­zione dei rifiuti, in Toscana si parte da dati di gran lunga supe­riori a quelli che già oggi regi­strano regioni come la Lom­bar­dia, il Veneto, il Pie­monte e altre ancora. Ma quel che balza all’occhio è che le pre­vi­sioni al 2020 con­te­nute nel piano sono di circa 100, 150 chili annui per abi­tante supe­riori ai dati del 2012, for­niti dall’Ispra, di que­ste regioni. In altre parole il piano si pone for­mal­mente obiet­tivi anche ambi­zioni, quelli del 70% di dif­fe­ren­ziata e del solo 10% da desti­nare alla disca­rica. Poi però li svuota, in pri­mis a causa del sovra­di­men­sio­na­mento della pro­du­zione dei rifiuti indi­cata. Tutto quanto è natu­ral­mente fun­zio­nale alla rea­liz­za­zione, e all’attività, degli impianti di incenerimento”.

L’approvazione dell’aula a una riso­lu­zione della stessa Sgherri che “invita” tutti i comuni toscani a dotarsi della tarif­fa­zione pun­tuale di paga­mento del ser­vi­zio rifiuti, “invi­tando” al tempo stesso gli Ato ad age­vo­larla con la rac­colta domi­ci­liare, non mitiga il giu­di­zio del Prc: “Il piano con­ferma che è stato inter­rotto il con­fronto par­te­ci­pato sul tema dei rifiuti, pro­messo e poi negato dal pre­si­dente Rossi”. Per giunta incom­bono le forti spinte toscane ad “assi­mi­lare” nella gestione di quelli urbani anche quelli spe­ciali. E in paral­lelo lo “Sblocca Ita­lia”, che nei fatti dà il via libera allo smal­ti­mento negli ince­ne­ri­tori dei rifiuti pro­ve­nienti da altre pro­vince, e addi­rit­tura da altre regioni. Una libera cir­co­la­zione della mon­nezza che ad esem­pio, agli otto ince­ne­ri­tori emi­liani, aggiunge i sei, sette toscani. Con una poten­ziale con­cor­renza deva­stante per le buone pra­ti­che del rici­clag­gio e del riuso, oltre che dell’ambiente.

Un «superticket» per la sanità e blocco dei contratti fino al 2018 Fonte: il manifesto | Autore: Antonio Sciotto

Regioni e sindacati scovano nuovi tagli. Ma Napolitano blinda il testo: «Agisce per la crescita». Renzi insiste: «Vanno ridotti gli sprechi. E dalla Ue nessuna procedura di infrazione»

napolitano_renzi

La mano­vra Renzi è tutta una sor­presa, per­lo­più nega­tiva. Ieri i gover­na­tori, dopo la “rivolta” di due giorni fa, hanno con­ti­nuato a denun­ciare i tagli e soprat­tutto il rischio che dovranno ricor­rere a pesan­tis­sime ridu­zioni di ser­vizi o a forti rin­cari delle tasse. Intanto i sin­da­cati hanno sco­vato una “chicca”: secondo l’attuale for­mu­la­zione del testo è for­te­mente pro­ba­bile che il governo abbia l’intenzione di bloc­care i con­tratti degli sta­tali per un altro trien­nio, addi­rit­tura fino al 2018. Sarebbe così un con­ge­la­mento pari quasi a un’era gla­ciale, di ben 9 anni (dal 2009).

Il gover­na­tore della Toscana, Enrico Rossi, va al cuore del pro­blema: l’esecutivo sta dicendo pra­ti­ca­mente alle Regioni che la sanità o si auto­ri­durrà al lumi­cino o dovrà essere soste­nuta da un «super­tic­ket». «Se ci tol­gono 4 miliardi, per la Toscana sono quasi 300 milioni in meno. Dob­biamo insi­stere con il taglio dei pri­vi­legi, ma non arri­ve­remo mai a recu­pe­rare 300 milioni o più. Allora, apriamo seria­mente una discus­sione su quel che vogliamo sia il ser­vi­zio sani­ta­rio – dice Rossi – Dob­biamo chie­derci se per man­te­nere un ser­vi­zio uni­ver­sale e gra­tuito per la stra­grande mag­gio­ranza dei cit­ta­dini non sia venuto il momento di chie­dere ai red­diti più ele­vati il paga­mento di un con­tri­buto sulle pre­sta­zioni sanitarie».

Si trat­te­rebbe di una sorta di «super­tic­ket» per gli ita­liani più abbienti, secondo Rossi. Ma noi ci per­met­tiamo di inte­grare con una nota­zione: a bocce ferme, e con quella finan­zia­ria, il «super­tic­ket» rischiano di pagarlo tutti, poveri com­presi; che ovvia­mente non avranno altra strada rispetto alla rinun­cia delle cure.

Sulla legge di sta­bi­lità ha par­lato anche il pre­si­dente della Repub­blica, di fatto blin­dan­dola: «Con­tiene – ha detto Gior­gio Napo­li­tano – un rico­no­sci­mento ampio e ci sono misure impor­tanti per la cre­scita, sia diret­ta­mente per quel che riguarda le poli­ti­che di inve­sti­menti, sia indi­ret­ta­mente per quello che riguarda la ridu­zione della pres­sione fiscale. Penso che le posi­zioni prese con note­vole net­tezza dal governo ita­liano, ma non solo dall’Italia, vadano nel senso di un forte rilan­cio delle poli­ti­che per la crescita».

«Basta coi tweet – dice a Renzi il capo della Con­fe­renza delle Regioni, Ser­gio Chiam­pa­rino – incon­tria­moci». Incon­tro che si potrebbe tenere, ma non è uffi­ciale, gio­vedì 23. Tra l’altro secondo i gover­na­tori i tagli ammon­tano a 6 miliardi, per­ché ai 4 pre­vi­sti da Renzi si devono aggiun­gere il miliardo già cal­co­lato per il 2015 dal governo Monti, i 750 milioni intro­dotti da Letta e i 250 milioni in meno deri­vanti dal taglio dell’Irap.

E la con­tro­pro­po­sta delle Regioni sarebbe già pronta: reste­reb­bero i 4 miliardi di tagli, ma si inter­ver­rebbe con rimo­du­la­zioni delle entrate, tali da con­sen­tire di reg­gere i tagli. Ma tra i gover­na­tori e i primi cit­ta­dini i toni sono anche accesi. Il numero uno della Lom­bar­dia Roberto Maroni minac­cia la chiu­sura di almeno 10 ospe­dali per­ché gli ver­ranno a man­care 930 milioni di euro. Men­tre Ales­san­dro Cat­ta­neo (Fi), vice pre­si­dente Anci, dice «ok ai tagli ma Renzi abo­li­sca l’articolo 18 nella pub­blica amministrazione».

Renzi però non molla: «Figu­ria­moci se non par­liamo con i pre­si­denti delle Regioni. Ma tagliare i ser­vizi sani­tari sarebbe inac­cet­ta­bile. Piut­to­sto si tagli qual­che Asl o qual­che nomina di pri­ma­rio». Secondo il pre­mier, poi, «è esclusa una pro­ce­dura di infra­zione dalla Ue». Infine una bat­tuta per chi pro­te­sta: «C’è chi occupa le fab­bri­che, io le apro».

Dalla Cgil arriva l’allarme sui con­tratti pub­blici: «L’ulteriore e immo­ti­vato anno di blocco dell’indennità di vacanza con­trat­tuale, fino al 2018, che si legge nei testi dispo­ni­bili, con­so­lida il dub­bio che si stiano pre­pa­rando a bloc­care i con­tratti fino a quella data», nota Michele Gentile.

“SPIAGGIOPOLI”: LA SANATORIA PER BALNEATORI MOROSI Fonte: Abruzzo Independent | Autore: Clemente Manzo

Concessionari potranno saldare debiti fiscali con lo sconto. Bonelli (Verdi): «E’ uno scandalo. Non pagano quasi nulla»

NELLA LEGGE DI STABILITA’ UNA SANATORIA ANCHE AI BALNEATORI. Nel novembre scorso la lobby dei balneatori era riuscita a convincere il governo delle larghe intese, ad emanare un emendamento alla legge di stabilità che avrebbe sostanzialmente privatizzato le nostre spiagge, vendendole ai concessioni del demanio marittimo. Gli emendamenti presentati sia del Pdl che dal Pd, in perfetta, sintonia avrebbero consentito ai concessionari, di diventare “proprietari o di ottenere la concessione di lungo periodo” sui terreni del demanio marittimo. Dopo la denuncia del leader dei Verdi, Bonelli e la sollevazione popolare contro la sdemanializzazione, in tutta fretta, gli emendamenti furono ritirati. Ma la lobby dei balneatori non si è arresa è ha ripiegato su un obbiettivo minore, concesso dalla commissione bilancio della camera su proposta del relatore del Pd Maino Marchi. In base all’emendamento approvato, i concessionari del demanio marittimo potranno sanare i pagamenti in contenzioso verso l’erario pagando solamente il 30% di quanto dovuto in un’unica soluzione oppure il 60% in sei rate.

IL LEADER DEI VERDI BONELLI CRITICA IL M5S CHE AIUTA SPIAGGIOPOLI. Nei giorni precedenti l’approvazione dell’emendamento, c’era stata una vivace polemica tra il leader ecologista Bonelli e il M5S che ha presentato un emendamento firmato da ben 14 deputati del movimento e che prevedeva un regalo ai balneatori ancor più grande di quello approvato ieri in commissione bilancio della camera. Esso prevedeva la sospensione del “pagamento dei canoni per le concessioni marittime sino alla data del 30/9/2014, in atttesa di una normativa “chiara e congrua”. In risposta a Bonelli che li aveva accusati di aiutare “spiaggiopoli”, i deputati pentastellati hanno fatto presente che il settore che comprende 30.000 piccole imprese con 10.000 addetti e non va criminalizzato”. Mentre per i Verdi i balneatori non se la passano poi così male perché, come sostiene Bonelli, “lo Stato incassa 3.400 € a concessione, mentre gli incassi che gli stabilimenti balneari realizzano in Italia, si aggirano intorno ai 10 miliardi di € . Che, a conti fatti, significa un ricavo lordo di oltre 333.000 € per stabilimento”.

LO SCANDALO DEI SUBAFFITTI DELLE CONCESSIONI DEMANIALI. Che la materia vada riformata in senso liberale, senza criminalizzare nessuno, lo dimostra lo scandalo dei subaffitti. Quando i titolari delle concessioni, subaffittano le concessioni creano molto spesso una rendita di posizione a loro vantaggio, moralmente inaccettabile, che uno Stato liberale non dovrebbe tollerare . Uno dei casi più noti, denunciato da Enrico Rossi, il Presidente della regione Toscana, riguarda l’arcinoto ex play boy e imprenditore Flavio Briatore che per il suo stabilimento balneare Twiga, “paga ad un signore, che non fa niente, ben 300.000 € l’anno per il semplice fatto che costui è detentore di una concessione ricevuta tanti anni fa”. A rincarare la dose non c’è addirittura un balneatore anzi il Presidente Nazionale dei Balneatori Confesercenti secondo cui “gli affitti a più zeri che si chiedono su terreni demaniali e che portano nelle casse del concessionario guadagni elevati, sono roba da latifondisti più che da imprenditori. E vanno scoraggiati se non impediti”. Concludiamo l’argomento con le parole del Presidente della Regione Toscana che si domanda” che aspetta il parlamento ad intervenire e una volta tanto, a fare una riforma liberale contro una rendita assurda?”.