Bombe su ospedale a Donetsk, è strage. In Donbass guerra totale da: www.resistenze.org – popoli resistenti – ucraina – 04-02-15 – n. 529


Marco Santopadre | contropiano.org

04/02/2015

Un colpo d’artiglieria sparato dall’esercito governativo che assedia e bombarda la città dalla scorsa primavera è caduto questa mattina su un ospedale di Donetsk, nel quartiere di Testilschiki, uccidendo un numero ancora imprecisato di persone e ferendone altrettante, alcune in modo grave. Le operazioni di salvataggio sono state rese difficili dallo sviluppo dell’incendio nei locali dell’ospedale provocato dal proiettile sparato sull’edificio. “Secondo le nostre informazioni sono morte quattro persone: una era vicino l’ospedale, le altre tre facevano la coda per ricevere gli aiuti umanitari che si stavano distribuendo vicino l’edificio” ha riferito alla stampa Alexei Kostrubitski, capo del dipartimento emergenze dei Donetsk, mentre altre fonti parlano di 15 decessi.
E’ l’ultimo tragico episodio di sangue in un conflitto civile che negli ultimi giorni ha acquisito di nuovo, dopo il fallimento dei negoziati di Minsk, i contorni di una guerra su larga scala, che coinvolge già decine di migliaia di combattenti e colpisce sempre di più la popolazione civile.

Il conteggio delle vittime delle ultime 24 ore riporta altri sei morti e 37 feriti, tra civili e militari del Donbass, e due soldati ucraini uccisi e 18 feriti. Ieri il conteggio era stato ancora più alto, con 30 vittime ammesse da ambo le parti, 17 civili e 13 soldati.
Ma il bilancio reale delle vittime dei combattimenti e dei bombardamenti degli ultimi giorni è assai più consistente. Solo nel mese di gennaio, nel territorio sotto il controllo delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, i civili uccisi dai bombardamenti dei governativi sono stati in totale 242, e circa 600 i feriti.

Nella zona dell’aeroporto di Donetsk, ormai sotto il controllo quasi completo delle milizie degli insorti del Donbass, “oggi come oggi risultano dispersi 28 militari ucraini” e i reparti di soccorso non riescono ad arrivare in quell’area a causa dei bombardamenti ha dovuto ammettere alcune ore fa il portavoce dello stato maggiore delle forze armate di Kiev, Vladislav Selezniov. Smentito invece da Kiev l’abbattimento da parte dei ribelli di un caccia-bombardiere, come rivendicato poco prima da Igor Plotnitsky, leader della Repubblica Popolare di Lugansk che aveva anche parlato della distruzione di un elicottero militare ucraino.

La situazione nell’Ucraina orientale peggiora di giorno in giorno e ormai le denunce sulla catastrofe umanitaria che stanno vivendo le popolazioni del Donbass sono quotidiane e di diversa provenienza.
“Non ho dubbi, la situazione umanitaria è drammatica e se nei prossimi mesi non migliorerà andiamo incontro ad una catastrofe” ha detto ad esempio Andrea Ciocca, capo progetto di Medici Senza Frontiere a Donetsk, la città più martoriata dall’aggressione militare del regime nazionalista di Kiev. “La situazione di conflitto ormai si sta protraendo da molti mesi, la capacità della popolazione di far fronte alle conseguenze sia dirette sia indirette del conflitto sta venendo sempre meno. Consideriamo poi che la stagione invernale che è arrivata, col freddo, rende tutto più complicato. Le infrastrutture economiche sono crollate, c’è poca possibilità di lavorare, le persone che avevano uno stipendio prima del conflitto non ce l’hanno più, la disponibilità di medicinali nelle farmacie e di cibo sta diminuendo”.

Allarmi simili li lancia anche Zeid Raad Al Hussein, l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani: “Fermate di trasporti pubblici, mercati, scuole e asili, ospedali e aree residenziali si sono trasformati in campi di battaglia nelle regioni di Donetsk e Luhansk, il che viola il diritto umanitario internazionale”, si legge in un comunicato dell’organismo. “Il numero di morti accertati è di 5.358 mentre i feriti sono 12.235. Una nuova escalation sarà catastrofica per 5,2 milioni di persone”, aggiunge la nota.

Ma la situazione non accenna a migliorare, anzi.
Il governo degli Stati Uniti ha affermato che non fornirà armi “nel prossimo futuro” ai militari ucraini. Ad assicurarlo è stato Ben Rhodes, vice consigliere per la sicurezza nazionale, intervistato dalla Cnn, aggiungendo che la prossima settimana, dopo la visita a Kiev prevista giovedì di John Kerry, è previsto un incontro tra Obama e Merkel – che però in una dichiarazione ha smentito l’ipotesi di armare Kiev – proprio sulla crisi ucraina. Tuttavia, il vice consigliere non ha smentito direttamente l’articolo del New York Times nel quale si affermava che gli Stati Uniti starebbero valutando l’opportunità di inviare armi e apparati logistici all’esercito ucraino per un valore di centinaia di milioni o addirittura di miliardi di dollari. Rhodes ha affermato che Obama ha chiesto ai suoi consiglieri di valutare “tutte le opzioni”.
A confermare le indiscrezioni del NYT è stato il presidente ucraino Petro Poroshenko affermando, durante una visita nella città orientale di Kharkov, di non aver “alcun dubbio” sul fatto che gli Stati uniti forniranno a Kiev armi letali per combattere contro i “separatisti filorussi”. “Noi – ha aggiunto l’oligarca – dobbiamo avere mezzi per difenderci”.

In realtà è noto che, nonostante Washington dichiari di aver inviato a Kiev solo armi e apparati ‘non letali’, varie sono state già le forniture di armi accordate ai nazionalisti che hanno assunto il potere con il golpe di febbraio. A confermarlo, ieri, nel corso di una conferenza stampa, le autorità della Repubblica di Donetsk che hanno mostrato ai giornalisti alcuni pezzi di proiettile di obice sparati dalle truppe governative contro le milizie popolari. Proiettili di fabbricazione statunitense che ufficialmente non dovrebbero essere in possesso dell’esercito di Kiev.

La richiesta a Washington di inviare armi e aiuti militari sembra pressante. D’altronde la situazione militare dei nazionalisti ucraini non sembra certo proseguire per il verso giusto. Nelle ultime due settimane le milizie della Nuova Russia hanno conquistato una ventina di località e allargato i confini della zona orientale controllata dai ribelli. Ma a preoccupare in particolare i padrini occidentali di Kiev è la situazione a Debaltsevo, cittadina di 30 mila abitanti a metà strada tra Donetsk e Lugansk  dove da una settimana circa 8 mila soldati  governativi e miliziani della Guardia Nazionale sono intrappolati in una sacca circondata quasi interamente dalle milizie popolari insorte, che si sono trasformate da assediati in assedianti. La cittadina e dai dintorni, dalla quale stanno scappando migliaia di civili anche grazie a una breve tregua umanitaria accordata ieri da entrambe le parti, potrebbe trasformarsi in un’ennesima disfatta per le raffazzonate e poco determinate truppe di Kiev.

 

I precedenti storici dell’indipendenza del Donbass da: www.resistenze.org – popoli resistenti – ucraina – 28-09-14 – n. 513


Cultura Bolchevique | culturabolchevique.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

24/09/2014

Il colpo di Stato in Ucraina ha dato luogo a una maggiore contestazione nelle regioni orientali che in quelle occidentali. Questo si deve alle grandi differenze che vi sono tra le “due Ucraine” […]. Ma dove maggiormente vi è stata la resistenza al governo di Kiev è stato nelle province di Donetsk e Lugansk, dove la lotta è passata da politica a scontro armato. Queste due province formano il bacino del Donbass che insieme ad altre regioni orientali formano quella che viene definita la Novorossiya. Ma la Repubblica Popolare di Donetsk e Lugansk o l’indipendenza del Donbass hanno i loro precedenti nei tempi rivoluzionari della Rivoluzione d’Ottobre.

L’idea dell’unificazione amministrativa del Donbass ebbe origine nel XIX secolo, quando era uno dei centri industriali dell’impero russo. Le sue miniere di carbone, le fabbriche di acciaio e per la costruzione di macchinari rappresentavano quasi un terzo dell’economia russa di quegli anni. Fu il Congresso dei minatori del sud della Russia a promuovere questa idea.

Nemmeno la tradizione rivoluzionaria del bacino è nuova. Fu uno dei principali nuclei della rivoluzione del 1905. Il 6 dicembre di quell’anno, nella città di Gorlovka, la polizia aprì il fuoco contro i lavoratori in sciopero, assassinando decine di persone. Il giorno seguente, circa 4.000 lavoratori delle miniere e fabbriche nelle vicinanze della città riuscirono a sottomettere la polizia e prendere le loro armi. Come un esercito omogeneo, furono capaci di resistere per ore al reggimento zarista incaricato di fermare la ribellione. Furono centinaia coloro che morirono difendendo la dignità della classe operaia.

Dopo la Rivoluzione di febbraio del 1917, l’idea di creare una Repubblica nel margine destro del fiume Dniéper prese forza. In aprile si riunì a Kharkov il primo Congresso dei Soviet delle regioni di Krivoy Rog e Donetsk. Kharkov era stata considerata in forma ufficiosa e negli anni come la capitale di quelle regioni che ritenevano di avere poco in comune con il resto dell’Ucraina. Approssimativamente un centinaio di delagati eletti nelle fabbriche e nelle miniere accorsero al Congresso. Il tessuto industriale e le condizioni materiali di queste regioni erano molto simili tra loro e allo stesso tempo molto distanti dal resto dell’Ucraina. Questo Congresso approvò la creazione di un area territoriale con capitale Kharkov, che comprendeva il bacino di Donetsk (economicamente dipendente dal carbone) e il bacino di Krivoy Rog (dipendente dall’estrazione del ferro).

Nel novembre del 1917, i bolscevichi ucraini si trovano totalmente divisi. A Kiev si celebrò il Congresso dei bolscevichi ucraini mentre che a Kharkov si riunirono in forma separata i bolscevichi di Krivov Rog e Donetsk. In questi congressi cruciali si produsse un intenso dibattito tra i bolscevichi incentrato sul fatto che Donetsk dovesse o no far parte dell’Ucraina. Nel dicembre del 1917, di fronte all’avanzamento delle truppe tedesche e dell’Esercito Bianco, si creò a Kharkov la Repubblica Popolare Ucraina.

Nel febbraio 1918, e dopo un accalorato dibattito si decise di proclamare la Repubblica Sovietica di Donetsk e Krivoy Rog o semplicemente Repubblica del Donbass, presieduta da Fiodor Sergeyev (compagno Artiom), il principale promotore dell’idea. Con quasi tutto il territorio ucraino occupato dalle truppe tedesche e austriache, si decise la formazione dell’Esercito Popolare del Donbass, composto principalmente da minatori e operai delle fabbriche. Questo esercito contenne l’avanzamento tedesco, senza però riuscire a bloccarlo. Prima cadde Kharkov, poi Donetsk e per ultima Lugansk.

Dopo la pace di Brest, la decisione sull’Ucraina fu presa a Mosca. Così, si riunirono le parti discordanti e sotto la presidenza di Lenin, il governo sovietico decise la creazione di una grande Ucraina, senza indipendenza per Donetsk. Questo venne fatto per rispetto della minoranza ucraina alla quale si concesse l’opportunità di creare una grande Ucraina, all’interno del quadro della questione nazionale.

Quella Repubblica del Donbass durò appena 11 mesi. Le discordanze tra i bolscevichi dovevano esser sepolte per affrontare la grande sfida dell’edificazione del socialismo e vincere le minacce degli eserciti stranieri. Si decise di integrare il Donbass alla Repubblica Sovietica d’Ucraina per far fronte a un nemico maggiore. I bolscevichi del Donbass rinunciarono alle loro aspirazioni indipendentiste per difendere il socialismo di fronte al nemico esterno.

Oggi il Donbass reclama l’indipendenza per mera sopravvivenza. Non riconosce il governo illegittimo di Kiev. Nel 1918, l’esercito del Donbass lottò contro l’invasione tedesca; oggi i loro discendenti lottano per una causa simile. Non avrebbero problemi ad unirsi al resto dell’Ucraina a condizione che si rispetti il loro modo di vivere e la loro integrità. Hanno già dimostrato che se è necessario lottare, lotteranno.