Da Caltagirone all’Oltrepò Pavese “Diego”eroico partigiano. Settant’anni dalla sua fucilazione. da: il sette e mezzo magazine

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Da Caltagirone all’Oltrepò Pavese “Diego”eroico partigiano. Settant’anni dalla sua fucilazione.

Venne fucilato il 29 agosto del 1944, esattamente settanta anni fa a Cerreto di Zerba in provincia di Piacenza, Angelo Aliotta nato a Caltagirone il 22 aprile 1905, emigrato a Milano come molti dal sud e dalle isole in cerca di riscatto.

Ed è a Milano, mentre lavora come operaio, che contribuisce a fondare il Partito Comunista Italiano. Sono gli anni del Congresso di Livorno, la scissione del partito socialista, il 1921. Anno in cui a Milano alle elezioni politiche vincono socialisti e popolari e Benito Mussolini viene eletto tra le file del Blocco moderato.

Già giovanissimo Angelo Aliotta partecipò alle azioni degli Arditi del Popolo, una organizzazione antifascista nata nell’estate del 1921 da una scissione all’interno della A.N.A.I. Associazione nazionale Arditi d’Italia, l’obiettivo degli Arditi del Popolo era contrastare i fascisti e opporsi alle loro violenze, erano gli anni dello squadrismo, delle intimidazioni politiche. Assieme ad Aliotta nell’organizzazione degli arditi molti uomini che ebbero importanti ruoli politici e sindacali, tra questi anche Giuseppe Di Vittorio, uno tra gli esponenti più autorevoli del sindacato italiano del secondo dopoguerra. Nel novembre del 1921 veniva ufficializzata a Roma la fondazione del Partito Nazionale Fascista.

Aliotta esule in Francia ed in Svizzera rientrato nel 1927 in Italia venne incarcerato come antifascista, 3 anni di reclusione inflittigli dal Tribunale speciale. Quando uscì dal carcere riprese la sua attività antifascista in clandestinità e nel 1943 fu tra gli organizzatori degli scioperi contro la guerra e contro il fascismo che durante marzo si tennero a Milano, sulla linea di quel primo sciopero che partì da Mirafiori a Torino quando, si racconta, di Leo Lanfranco un manutentore specializzato, assunto, nonostante il suo curriculum che tracciava la sua appartenenza comunista, poiché “sapeva dominare il ferro”, tornato dal confino, e che il 5 marzo del `43, data passata alla storia come “del risveglio operaio”, decise di interrompere di lavorare, lasciò la macchina, fece un cenno con le mani e in poco tutto il reparto dell’officina si fermò. Da quel momento gli scioperi a catena si moltiplicarono da Torino in tutta l’Italia del nord, Milano compresa. La lotta di classe si intrecciava con quella antifascista.

Angelo Aliotta, nome di battaglia Diego, fu gappista a Milano ed assunse il comando di un distaccamento della 3a GAP. Gappisti erano coloro che appartenevano ai gruppi di azione patriottica, coloro che erano incaricati nelle azioni di sabotaggio e disturbo contro i tedeschi ed i fascisti.

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Uomo di coraggio che si era distinto per intraprendenza militare e sicurezza gli fu affidato il comando della 51A brigata Garibaldi Arturo Capettini nell’Oltrepò Pavese. Erano in corso rastrellamenti nazifascisti, fu ferito e catturato dai nazisti nei pressi di Artana, nel piacentino, lo consegnarono ad una Brigata Nera genovese, questi dopo averlo seviziato lo fucilarono barbaramente il 29 agosto del 1944 assieme a Virginio Arzani ed altri due partigiani. Qualche giorno dopo mentre i rastrellamenti si perpetravano ai danni delle popolazioni civili, atte anche a scovare i partigiani, nella zona dell’Oltrepò Pavese in cui il calatino “Diego” aveva perso la vita, fu costituita una Divisione Garibaldi battezzata col nome di “Diego Aliotta”,  ne facevano parte circa 800 uomini, delle Brigate 51a,  87a e 88a. La perdita di compagni valorosi e distinti era una perdita per tutto il gruppo ogni volta, così come da tradizione il nome di Diego Aliotta servì a rinsaldare lo spirito tra i combattenti partigiani, la loro identità e il sentimento di solidarietà tra loro. La Divisione Aliotta dopo tre settimane si sarebbe resa protagonista della vittoriosa battaglia di Varzi.

Ad Angelo Aliotta alias Diego è stata  attribuita la medaglia d’oro al Valore militare.

Un monumento è posto nel luogo dell’uccisione in località Cerreto nel comune di Zerba (Piacenza)per ricordare lui, Virginio Arzani  e due Sconosciuti, individuati poi come Andrea Busi detto Silurino e il polacco Sasin Mieczyslaw detto “Cencio”, come riporta la dispensa a cura di Giovanni Giorgi titolata: I Luoghi del Ricordo nell’Oltrepò Pavese. Monumenti, lapidi, cippi e targhe in ricordo dei caduti nel periodo della guerra di Liberazione (08 settembre 1943 – 25 aprile 1945). Una lapide invece in memoria di “Diego” Aliotta è posta all’interno del cortile del Circolo ARCI di via Bellezza 16 a Milano.

La lapide apposta il 14 dicembre del 2012 dalla Sezione A.N.P.I. Vigentina riporta questa scritta:

ORGANIZZATORE DELLA LOTTA ANTIFASCISTA A MILANO,

NELLA RESISTENZA, NELL’OLTREPO’ PAVESE,

EROICO COMANDANTE DELLA 51A BRIGATA GARIBALDI,

IN UNA IMMANE BATTAGLIA CONTRO LE FORZE

NAZIFASCISTE CADE GRAVEMENTE FERITO E CON

ALTRI TRE COMPAGNI VIENE VILMENTE ASSASSINATO

DAGLI SGHERRI REPUBBLICHINI.

Giuliana Buzzone

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