La lettera di Alexis Tsipras a tutti i Greci e le Greche da: lista tsipras

La lettera di Alexis Tsipras a tutti i Greci e le Greche

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traduzione di Aurelio Lentini e Amalia Kolonia, esclusiva del sito Il fascino degli intellettuali

«Greche e greci,
da sei mesi il governo greco conduce una battaglia in condizioni di asfissia economica mai vista, con l’obiettivo di applicare il vostro mandato del 25 gennaio a trattare con i partner europei, per porre fine all’austerity e far tornare il nostro paese al benessere e alla giustizia sociale. Per un accordo che possa essere durevole, e rispetti sia la democrazia che le comuni regole europee e che ci conduca a una definitiva uscita dalla crisi.

 In tutto questo periodo di trattative ci è stato chiesto di applicare gli accordi di memorandum presi dai governi precedenti, malgrado il fatto che questi stessi siano stati condannati in modo categorico dal popolo greco alle ultime elezioni. Ma neanche per un momento abbiamo pensato di soccombere, di tradire la vostra fiducia.

Dopo cinque mesi di trattative molto dure, i nostri partner, sfortunatamente, nell’eurogruppo dell’altro ieri (giovedì n.d.t.) hanno consegnato una proposta di ultimatum indirizzata alla Repubblica e al popolo greco. Un ultimatum che è contrario, non rispetta i principi costitutivi e i valori dell’Europa, i valori della nostra comune casa europea. È stato chiesto al governo greco di accettare una proposta che carica nuovi  e insopportabili pesi sul popolo greco e minaccia la ripresa della società e dell’economia, non solo mantenendo l’insicurezza generale, ma anche aumentando in modo smisurato le diseguaglianze sociali.

La proposta delle istituzioni comprende misure che prevedono una ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, nuove diminuzioni dei salari del settore pubblico e anche l’aumento dell’IVA per i generi alimentari, per il settore della ristorazione e del turismo, e nello stesso tempo propone l’abolizione degli alleggerimenti fiscali per le isole della Grecia. Queste misure violano in modo diretto le conquiste comuni europee e i diritti fondamentali al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità; e sono la prova che l’obiettivo di qualcuno dei nostri partner delle istituzioni non era un accordo durevole e fruttuoso per tutte le parti ma l’umiliazione di tutto il popolo greco.
Queste proposte mettono in evidenza l’attaccamento del Fondo Monetario Internazionale a una politica di austerity dura e vessatoria, e rendono più che mai attuale il bisogno che le leadership europee siano all’altezza della situazione e prendano delle iniziative che pongano finalmente fine alla crisi greca del debito pubblico, una crisi che tocca anche altri paesi europei minacciando lo stesso futuro dell’unità europea.

Greche e greci,

in questo momento pesa su di noi una responsabilità storica davanti alle lotte e ai sacrifici del popolo greco per garantire la Democrazia e la sovranità nazionale, una responsabilità davanti al futuro del nostro paese. E questa responsabilità ci obbliga a rispondere all’ultimatum secondo la volontà sovrana del popolo greco.

Poche ore fa (venerdì sera n.d.t.) si è tenuto il Consiglio dei Ministri al quale avevo proposto un referendum perché sia il popolo greco sovrano a decidere. La mia proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani (oggi n.d.t.) si terrà l’assemblea plenaria del parlamento per deliberare sulla proposta del Consiglio dei Ministri riguardo la realizzazione di un referendum domenica 5 luglio che abbia come oggetto l’accettazione o il rifiuto della proposta delle istituzioni.

Ho già reso nota questa nostra decisione al presidente francese, alla cancelliera tedesca e al presidente della Banca Europea, e domani con una mia lettera chiederò ai leader dell’Unione Europea e delle istituzioni un prolungamento di pochi giorni del programma (di aiuti n.d.t.) per permettere al popolo greco di decidere libero da costrizioni e ricatti come è previsto dalla Costituzione del nostro paese e dalla tradizione democratica dell’Europa.

Greche e greci,

a questo ultimatum ricattatorio che ci propone di accettare una severa e umiliante austerity senza fine e senza  prospettiva di ripresa sociale ed economica, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e con fierezza, come insegna la storia dei greci. All’autoritarismo e al dispotismo dell’austerity persecutoria rispondiamo con democrazia, sangue freddo e determinazione.

La Grecia è il paese che ha fatto nascere la democrazia, e perciò deve dare una risposta vibrante di Democrazia alla comunità europea e internazionale.

E prendo io personalmente l’impegno di rispettare il risultato di questa vostra scelta democratica qualsiasi esso sia.

E sono del tutto sicuro che la vostra scelta farà onore alla storia della nostra patria e manderà un messaggio di dignità in tutto il mondo.

In questi momenti critici dobbiamo tutti ricordare che l’Europa è la casa comune dei suoi popoli. Che in Europa non ci sono padroni e ospiti. La Grecia è e rimarrà una parte imprescindibile dell’Europa, e l’Europa è parte imprescindibile della Grecia. Tuttavia un’Europa senza democrazia sarà un’Europa senza identità e senza bussola.

Vi chiamo tutti e tutte con spirito di concordia nazionale, unità e sangue freddo a prendere le decisioni di cui siamo degni. Per noi, per le generazioni che seguiranno, per la storia dei greci.

Per la sovranità e la dignità del nostro popolo».

Alexis Tsipras

Poche ore fa (venerdì sera n.d.t.) si è tenuto il Consiglio dei Ministri al quale avevo proposto un referendum perché sia il popolo greco sovrano a decidere. La mia proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani (oggi n.d.t.) si terrà l’assemblea plenaria del parlamento per deliberare sulla proposta del Consiglio dei Ministri riguardo la realizzazione di un referendum domenica 5 luglio che abbia come oggetto l’accettazione o il rifiuto della proposta delle istituzioni.

Italicum, il punto di vista di un operaio. Intervento di Gianni Marchetto Autore: Gianni Marchetto da: controlacrisi.org

Su social media a partire da Facebook è tutto un lamento da parte delle persone che si dichiarano di sinistra. C’è né ben donde per essere amareggiati e infuriati. Personalmente però non sono d’accordo con le similitudini che si vanno facendo: la “legge Acerbo” che spianò la via al regime fascista, la “legge truffa del ‘53” e via per li rami di tutti i tentativi fatti o abortiti di restringimento della democrazia.

Perché: tutti i tentativi del passato più o meno recente si iscrivevano in un contesto “nazionale” (o meglio nazionalista nel caso del fascismo). Mentre oggi il “moderno” Renzi adegua il suo governare alle esigenze del mercato globalizzato e quindi ai poteri delle multinazionali e della grande finanza. Il caso della Grecia, inoltre ci dice che accanto a questo fenomeno di restringimento della democrazia ci sarà pure lo smantellamento dello stato sociale = troppo costoso per le multinazionali che devono competere su scala mondiale.

Il combinato disposto oggi vigente: prosciugamento dei poteri di tutte le assemblee elettive in favore degli esecutivi e un nuovo, inedito fenomeno di assenteismo dal voto (vedi per tutte il caso Emilia Romagna), porta acqua all’obiettivo ormai più che praticato dalla élite che comanda.

Si afferma che:
+ comando = + produttività (o + efficienza).
Questo dal semplice comune fino alle assemblea del parlamento, della quasi inutilità della assemblea parlamentare europea che allo stato diventa un lusso troppo costoso.
Mi pare che questo trend sia ormai “strutturale”, ergo ne avremo per un prossimo decennio. Trend del tutto “utile” alla nuova élite oggi al comando della finanza e delle grandi multinazionali.
Stessa cosa è stata preceduta in quasi tutti i luoghi di lavoro: si è passati dall’operaio taylorista (pagato per non pensare) all’operaio “combattente” (vedi la FCA di Marchionne). Operaio combattente al quale si chiede di integrarsi talmente nei destini dell’azienda fino a smarrire i suoi interessi particolari (una volta si sarebbe detto di classe). E questo è avvenuto specie in quelle aziende che sono state bonificate, risanate dal punto di vista dei rischi ambientali, facendole diventare delle moderne “stalle modello”.

Nelle aziende e nella società con l’obiettivo (quasi dichiarato) di espulsione dal gioco democratico di tutti coloro i quali per vari motivi (fisici, portatori di patologie, ribelli vari) non sono “idonei” ai disegni dell’élite al comando. Vedi il fenomeno abnorme dell’astensionismo al voto nella società e l’espulsione della FIOM e di altre liste sindacali dal voto per l’elezione dei rappresentanti dei lavoratori.
Al che, a me pare, occorre sperimentare nella realtà del nostro paese un altro assioma, che diventa innanzi tutto una sfida per noi stessi: + democrazia = + produttività (o più efficienza).A me pare che queste forme di democrazia rappresentativa per quanto detto sopra soffrano del destino di essere “vicini alla frutta”: hanno esaurito la loro forza propulsiva. Questo ad un secolo da quando si affermavano riuscendo ad essere elemento di progresso specie per le classi dei meno abbienti.
Certo occorre non lasciarle all’abbandono, occorre fare tutti i tentativi di resistenza possibili e di rinvigorirli, sapendo però che da sole non ce la fanno: hanno concluso il loro ciclo. Caso mai occorre difenderle attraverso la riscoperta e una nuova pratica di forme di democrazia diretta.

In Italia, in tutte le aziende, ci sono state delle forme di democrazia diretta quali quelle dei Delegati di Gruppo Omogeneo (eletti su scheda bianca tra iscritti e non alle OO.SS, e su collegi uninominali). Delegati che furono oltre che rappresentanti dei lavoratori anche agenti del controllo e del cambiamento delle condizioni di produzione e di lavoro dei lavoratori. E attraverso la pratica della contrattazione furono soggetti portatori di proposte per una maggiore produttività. È stata la stagione degli anni ’70 dei Consigli di Fabbrica. Consigli di Fabbrica unitari.

In Italia, nella società, fino a qualche anno fa abbiamo assistito a forme di democrazia diretta su obiettivi mirati quali la difesa dell’acqua pubblica (e altro) dalla mobilitazione organizzata della società fino alla vittoria mediante il referendum.
C’è da chiedersi il perché queste forme di democrazia e partecipazione diffusa non abbiano contaminato la politica e i partiti? Perché la “validazione consensuale” che sta’ alla base di ogni democrazia diretta entra direttamente in conflitto con la logica del “comando, del dominio” dei gruppi dirigenti in qualsiasi posto dove questi siano collocati: nelle istituzioni, nelle aziende, nei partiti, ecc. Per i partiti (specie di sinistra) perché è avvenuto un cambio antropologico: da diversi e distinti dallo stato ad agenti del cambiamento SOLO attraverso il governo nelle istituzioni somigliando sempre di più all’ultima e peggiore DC in Italia e al PCUS di Brezniev dove non c’era nessuna distinzione tra partito e stato. Cosa diversa invece per la migliore storia del PCI.
Si pone il problema del “che fare”.

A partire, però, dal porsi una domanda: perché mai dovremmo farci rappresentare da un partito che manco ci conosce, non sa cosa sappiamo fare, non sa i nostri problemi, eccetera…. Visto poi il completo esaurimento delle grandi narrazioni che ebbero base nei partiti di massa: il socialismo, la società del benessere per tutti, ecc. e sapendo che per quanto riguarda il moderno astensionismo dal voto, che non si tratta più dei soliti qualunquisti, o talmente pigri… si tratta di persone informate che non ne possono più di delegare il loro consenso ad altre persone che ne faranno strame alla prima occasione. Non basta più dichiararsi di sinistra…!

La democrazia rappresentativa (in maniera delegata) avrà ancora un segno positivo se a livello nazionale saprà incarnarsi in forme di “disobbedienza”. Ho in mente gli oltre 8.000 comuni italiani dove i Sindaci e gli Assessori se non vogliono diventare dei semplici “passacarte” (moderni gabellieri al servizio dei burocrati della U.E. o dei governi nazionali), sapranno produrre un altro “patto di stabilità”, con i loro cittadini, instaurando con questi forme di democrazia diretta: dall’assemblea per decidere assieme, all’indizioni di specifici referendum su temi caldi, al riconoscimento esplicito delle forme di rappresentanza dei cittadini.

E a livello sovranazionale se saprà democratizzare almeno il contesto europeo, con un obiettivo dichiarato: la regolazione del mercato. E non tanto la dimensione dei piselli ma l’attività delle grandi multinazionali. Un fisco comune, una politica industriale, un vero governo eletto e sottoposto al giudizio dei cittadini europei che superi le varie Commissioni, troike, ecc. mi pare inoltre che di fronte non ci siano tempi lunghissimi, se non si vuole assistere al disfacimento di ogni idea di Europa.
Per il livello nazionale occorre allora avere a mente un percorso partecipato fatto di una serie di tappe che permettano di approdare ad una nuova rappresentanza a livello di ogni singolo comune:

1. Tappa: CONOSCERE le esperienze esemplari e i soggetti esperti (sia nel modo tecnico che in quello non tecnico);
2. Tappa: VALORIZZARE tali esperienze, archiviandole in un data base;
3. Tappa: ORGANIZZARE (se i soggetti sono d’accordo), creando dei momenti di «pubblicità» delle loro azioni, mettendoli in rete                    a disposizione dei più;
4. Tappa: RAPPRESENTARE, nelle forme che saranno decise con il metodo della VALIDAZIONE CONSENSUALE, magari imitando le esperienze di democrazia partecipata qua e là esistenti nel territorio nazionale e internazionale;
Nelle aziende occorre a mio avviso rilanciare di nuovo il tema dell’unità dei lavoratori e delle OO.SS. avendo però amente che l’attuale divisione tra i lavoratori non dipende solo dall’adesione a questa o a quella sigla sindacale, ma decide la concreta condizione materiale di vita della persone che occorre sapere guardare, riconoscere per trovare con queste le necessarie mediazioni, così come avvenne nella fase ascendete della stagione dei Consigli di Fabbrica nei primi anni ’70. A me pare che il Delegato eletto su scheda bianca tra iscritti e non, acquisti di nuovo una sua storica legittimità, non fosse altro per rappresentare la concreta condizione di lavoro del suo gruppo. In FIAT a Melfi, a Pomigliano esistono i Team Leader ogni 10 lavoratori: bell’esempio di riappropriazione padronale di una conquista operaia e sindacale.
Mi pare che si iscriva in un contesto quale quello delineato la proposta della FIOM di M. Landini della coalizione sociale: e a me pare una occasione da non perdere.

Il M5S Catania parteciperà al sit-in organizzato dall’Anpi in difesa della democrazia

COMUNICATO STAMPA

 

Il M5S Catania parteciperà al sit-in organizzato dall’Anpi in difesa della democrazia

 

Il Movimento 5 Stelle di Catania aderisce all’iniziativa promossa dall’Anpi e parteciperà al sit-in di martedì 10 marzo davanti alla Prefettura in difesa della democrazia.

Saremo lì per fare sentire il nostro fermo no alla deriva autoritaria del governo Renzi, all’antidemocratico ricorso alle decretazioni d’urgenza, ad un Senato di nominati direttamente dalla politica e non dai cittadini e allo stravolgimento della Costituzione, scritta dai padri fondatori della nostra Repubblica.  

Movimento 5 Stelle Catania

 

Catania, 7 marzo 2015

La società borghese e la strategia dello “Stato Penale Globale”. Il progetto antagonista di DOC(K)S Autore: giovanni russo spena da: controlacrisi.org

“Controlacrisi”vuole diventare, con queste prime note, uno degli spazi media-partner di un “percorso collettivo di formazione e di condivisione di esperienze” sulla democrazia autoritaria e sulle “trasformazioni contemporanee dei dispositivi di controllo sociale”cui sta lavorando DOC(K)S, strategie di indipendenza culturale. Vi sono già stati due seminari; altri due seguiranno.
“Un lavoro che, coinvolgendo – come scrive Giovanni Russo Spena nell’intervento riportato di seguito – Italo Di Sabato (dell’Osservatorio contro la repressione), soggetti politici, centri sociali, sindacalismo di base, intellettualità garantiste, potrebbe portare ad un momento nazionale,unitario e plurale, con esperienze di lotta e resistenza a livello nazionale (No Tav, comitati operai e per il diritto all’abitare, comitati sorti contro la criminalizzazione della marginalità). 
Qual è il convincimento nostro? Si susseguono eventi che,al di là delle apparenze, sono tra loro correlati:persone morte a seguito di interventi di polizia (basti pensare, di recente, all’esecuzione del giovane Bifolco a Napoli), crescente repressione politica (sia poliziesca che giurisdizionale) di avanguardie di movimenti di lotta (per decapitare preventivamente forme e tempi di rivolta sociale contro la recessione,la precarizzazione delle vite,l’impoverimento di massa). La tesi della ricerca di DOC(K)S è che “esista un’unica matrice politico/governamentale che rende ragione di questi eventi. Che stia avvenendo, in altri termini, un processo di sostituzione della funzione di mediazione sociale propria delle istituzioni rappresentative con un apparato giuridico/legale volto al controllo”. Il conflitto sociale è ridotto a problema di ordine pubblico. I governi attuano strategie di contenimento sociale, per risolvere in senso repressivo l’insorgenza del conflitto sociale. Depenalizzazione e decarcerizzazione sono i parametri della nostra lotta radicalmente democratica, spesso nella più completa assenza e rimozione delle sinistre. Le quali sembrano non comprendere un dato strutturale:stiamo vivendo la seconda grande crisi storica del liberalismo politico. Anche le democrazie rappresentative parlamentari diventano oligarchie e plutocrazie. Quanta democrazia sopporta il capitalismo?Capitalismo e democrazia appaiono incompatibili e, addirittura, antagonistici.

La governabilità borghese si nutre di “stato di eccezione”. Crescono le “zone rosse”, le zone militari: Genova 2001 e, poi, Val Susa sono stati laboratori di sospensione della democrazia. Dispositivi normativi infami, come il decreto Lupi contro il diritto all’abitare (che attacca frontalmente diritti di residenza e di cittadinanza) sono emblemi di un processo in atto: l’avanzamento dello “stato penale globale” va di pari passo con il dissolversi dello “stato sociale”, con la spoliazione privatistica dei diritti di cittadinanza (ai beni comuni, al sapere, alla formazione). Vengono strumentalizzati rancori, paure di un popolo che, nella crisi, vive spaesamento e privazione di senso, nel contrasto all’immigrazione (presunta “clandestina”); perfino nella guerra contro il “terrorismo globale” Giorgio Agamben ha trattato temi importanti come quello della diffusione dei “dispositivi biometrici” (impronte digitali, videosorveglianza). ”E’ evidente che uno spazio videosorvegliato non è più lo spazio pubblico di identità comunitaria. E’ la deriva del potere moderno verso la biopolitica, cioè verso l’uso e l’occupazione anche dei corpi; di corpi docili ed ordinati dei sudditi”. E’ lo “stato del controllo”, per l’appunto.

Il mercato del lavoro precarizzato proietta la sua intrinseca violenza sullo Stato, che mette a punto strumenti repressivi sempre più sofisticati come parte fisiologica della “governabilità”(altro che “mele marce”; si tratta di una ristrutturazione sistemica). Quando i potenti, infatti, dicono che “stiamo in guerra” alludono alla connessione tra stato di guerra imperiale e diffusione del comando militare sul territorio. L’immaginario della sicurezza diventa metafora di una nuova “legge marziale”.

Vogliamo, allora, discutere collettivamente di diritto costituzionale alla “resistenza”, contro l’assolutismo della “ragion di stato”. Vogliamo discutere di “garantismo sociale”, ricercando i nessi tra conflitto, rivolta, spazi di libertà. Contro il paradigma del “diritto del nemico”, di cui è metafora il “nemico” migrante “clandestino”, oggetto della legislazione emergenzialista e proibizionista (e di tante orribili ordinanze di tanti sindaci, spesso di centrosinistra, che combattono i poveri, non la povertà). Proponiamo l’amnistia sociale, che non può essere un terreno caro solo ai garantisti; perchè conflitto sociale e lotte per le libertà democratiche sono sempre più connesse. Anche in questo caso: il tempo è ora.

Agenda di lotta, la Notte bianca per la democrazia: dal 14 con Sepe, Ferrara, Dario Fo, Russo Spena …| Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Il premio Nobel Dario Fo, il costituzionalista Giovanni Ferrara, il musicista Daniele Sepe, insieme a tanti altri artisti, giuslavoristi, parlamentari, lavoratori e sindacalisti, daranno vita alla Notte Bianca per la Democrazia nei Luoghi di Lavoro “…ASPETTANDO CHE TORNI…”, organizzata dall’Unione Sindacale di Base tra il 14 e il 16 settembre in numerose città italiane.L’iniziativa precede l’avvio del ricorso promosso presso il Tribunale di Roma dall’USB contro l’accordo sulla rappresentanza sindacale siglato il 10 gennaio scorso tra Confindustria e Cgil, Cisl e Uil, mirato ad eliminare quel poco di democrazia ancora esistente nei luoghi di lavoro ed escludere il sindacalismo conflittuale. Con il ricorso l’USB chiede alla Magistratura di impedire che ciò avvenga e, in ossequio al dettato Costituzionale, chiede al Parlamento che sia varata una legge democratica e pluralista sulla rappresentanza e rappresentatività sindacale, valida per tutto il settore privato, in analogia con quanto già avviene nel mondo del lavoro pubblico.

Questi i principali appuntamenti della “Notte Bianca”:

14 settembre – Torino: via Cesare Battisti/piazza Carignano, dalle ore 16.00 fino a notte. Tra i partecipanti, Sen. Alberto Airola (M5S), Giorgio Cremaschi, Prof. Luciano Vasapollo; con i suoni del Senegal di Baye Goor Fall ed i tamburi del meridione di Arteddeca.

15 settembre – Milano: Circolo dei Talenti, via Chiesa Rossa 55, dalle ore 19.30. Con Dario Fo e Basilio Rizzo; suoneranno DescargaLab e NaRua.

15 settembre – Roma: Circolo degli artisti, via Casilina Vecchia 42, dalle ore 20.00. Tra i partecipanti, il costituzionalista Giovanni Ferrara, la Sen. Nunzia Catalfo (M5S, Commissione Lavoro), Giovanni Russo Spena, i giuslavoristi del Forum Diritti/Lavoro, l’attore Giordano De Plano. DJ set con Radio Città aperta.

15 settembre – Napoli: piazza del Gesù Nuovo, dalle ore 15.30 fino a notte. Partecipano, tra gli altri, il Sen Luigi Gallo (M5S) e l’assessore del Comune di Napoli Sandro Fucito. Tanti gli interventi musicali, tra cui quelli di Daniele Sepe e Marco Zurzolo.

15 settembre – Lamezia Terme: corso Giovanni Nicotra, dalle ore 19.00, gazebo con incontri, musica e dibattitti tematici.

16 settembre – Padova: sotto l’Orologio di piazza dei Signori, sala CdQ 1 centro, dalle 20.00 alle 23.00, reading con Laura Ferrin e Bianca Menichelli, performance e microfono aperto con lavoratori avvocati e giuristi.

Rodotà: “Con la Fiom dalla parte della democrazia” Fonte: rassegna

“Intorno al lavoro si stanno riunificando grandi questioni sociali: la diseguaglianza, la povertà, il precariato. Difendere le ragioni del lavoro è tutt’uno con la difesa della Costituzione e della legalità democratica”. Accolto da una vera e propria standing ovation, Stefano Rodotà è intervenuto il 12 aprile nella giornata conclusiva del congresso Fiom – poco prima di Susanna Camusso e di Maurizio Landini – ribadendo la sua vicinanza ai metalmeccanici della Cgil e i motivi della battaglia dei “professori” – i “professoroni” di Renzi –, in difesa della Costituzione.

“Oggi – ha subito osservato – stiamo assistendo all’intreccio fra diverse forme di populismo e autoritarismo”. Tre i populismi in campo: quello di Berlusconi, che non è una novità, quello di Grillo, e il nuovo populismo di Renzi, il “populismo buono”. Il segno comune è la riduzione forzosa della complessità e della rappresentanza, praticata su tutti i terreni: “Il disprezzo con cui è stato trattato il sindacato è la stessa cosa del rifiuto della mediazione parlamentare”, della volontà di inserire una soglia dell’8 per cento per chi vuole entrare, appunto, in Parlamento. Disprezzo e rifiuto che nascono dalla negazione del conflitto – “il sale della democrazia”.

Dove stiamo andando allora? “Verso una concentrazione del potere. Il governo padrone del Parlamento, le maggioranze che si impadroniscono delle istituzioni di garanzia”. “Dobbiamo guardare con serietà a questa dimensione. Si pensi al modo come è stata affrontata la questione del Senato. La fine del bicameralismo perfetto, che noi vogliamo, dovrebbe dare al Senato una funzione di garanzia che invece non ha”.

Una democrazia senza popolo: questo il rischio. I populismi usano il popolo, non gli dànno voce. La sentenza della Consulta che ha restituito la rappresentanza alla Fiom – e con la Fiom al sindacato e ai lavoratori –, così come quella sul “porcellum” hanno voluto dire proprio questo: la rappresentanza non può essere negata. Un sistema efficiente – vedi la Germania – non ha nessun bisogno di eliminarla. “La rappresentanza è essenziale per dare voce alla società. Quando si deprime la rappresentanza si acuiscono le tensioni: l’ingresso in Parlamento delle formazioni extraparlamentari, negli anni di piombo, aiutò a svelenire il clima di quell’epoca.

“Riprendere la via maestra della Costituzione”: questo il compito di un lavoro comune anche con la Fiom. “Altro che i professori che non vogliono le riforme. Interverremo sull’articolo 81 della Costituzione, l’obbligo del pareggio di bilancio, sull’articolo 8 (la la norma Sacconi pro Fiat del 2011, ndr) e i diritti sociali. Dobbiamo esportare la Costituzione in Europa, chiedere che l’Europa abbia la sua legittimità nella tutela dei diritti”.

Si è aperta una stagione difficile, un confronto tra due idee di società. “Noi vogliamo rinnovare la Costituzione guardando ai diritti come punto di partenza, alla rappresentanza come condizione della democrazia”.

“Ci è stato rimproverato di usare la parola autoritarismo”. Ma il processo in atto è proprio questo, anche se lo svuotamento della democrazia avviene in maniera “soft”. “Sono qui – la conclusione – perché con la Fiom sto dalla parte giusta, cioè dalla parte della democrazia”.

ANPINEWS N. 115

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

IL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANPI, CARLO SMURAGLIA, SUL PROGETTO DI RIFORMA COSTITUZIONALE:

il Comitato nazionale dell’ANPI, unanime, ha espresso la sua contrarietà ad un progetto (quello del Governo) che, unendosi ad una legge elettorale come quella che è stata approvata alla Camera ed al proposito di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe ( oltre tutto ) in una ulteriore e grave riduzione dei margini di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione e che, invece, noi consideriamo intangibili, alla luce dei princìpi e dei valori costituzionali (…)Su questo tema, il Comitato nazionale ha deciso, sempre all’unanimità, di organizzare una importante manifestazione pubblica fra il 25 e il 30 aprile, in una sede che nei prossimi giorni sarà definita dalla Segreteria. Non mancheremo di invitare alla manifestazione, oltre ai nostri organismi periferici, tutte le associazioni che da sempre si battono  per questa Costituzione. E speriamo davvero in una partecipazione diffusa e unitaria“.

Il testo integrale è disponibile a pag. 2 di questo numero 

 

 

APPUNTAMENTI

 

►”Raimondo Ricci, il partigiano, il giurista, il legislatore: una vita dedicata alla causa della democrazia”: convegno a Genova il 14 aprile con la presenza e l’intervento, tra gli altri, del Presidente Nazionale dell ANPI  

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Con un Convegno a Firenze, sabato e la manifestazione celebrativa dell’eccidio della “Benedicta” domenica, è rimasto ben poco tempo per fare dei ragionamenti approfonditi sulle pur numerose questioni in campo. I lettori mi perdoneranno, dunque, se mi limiterò ad alcuni flash

La riforma del Senato: il Comitato nazionale dell’ANPI, unanime, ha espresso la sua contrarietà ad un progetto (quello del Governo) che, unendosi ad una legge elettorale come quella che è stata approvata alla Camera ed al proposito di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe ( oltre tutto ) in una ulteriore e grave riduzione dei margini di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione e che, invece, noi consideriamo intangibili, alla luce dei princìpi e dei valori costituzionali(…)

 

L’arroganza non ha limiti, in questo Paese. Ma quando ad essa si unisce anche la mancanza di una cultura politico-istituzionale ( ed anche questo non è raro ), il problema diventa serio (…)

 

L’arresto di un gruppo di secessionisti veneti ha scosso i nervi a molti leghisti, a cominciare dai loro vertici. Uno di questi ha dichiarato che se non saranno scarcerati subito, “ ci penserà la Lega a tirarli fuori”, magari occupando la Prefettura. E’ la conferma che è sbagliato soffermarsi, come molti organi di stampa hanno fatto, sugli aspetti ridicoli della vicenda (…)

 

Continuano le pressioni sulla Magistratura, in vista della fatidica data del 10 aprile, in cui dovrebbe essere decisa la sorte di  Berlusconi. Si tratta di manifestazioni inaccettabili,in un Paese in cui sono costituzionalmente garantite l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura (…)

 

Sono andato, nel fine settimana, a due manifestazioni molto diverse, ma in qualche modo coincidenti, quantomeno nella dimostrazione che c’è anche un’Italia che crede nella memoria, nei valori resistenziali e costituzionali, insomma, nella democrazia (…)

 

Votazioni in Ungheria. Dispongo solo di risultati provvisori, che peraltro sono ritenuti attendibili. Che dire ? (…)

ANPINEWS N.115

APPELLO DELL’ANPI NAZIONALE PER IL 25 APRILE Il 25 aprile tutti in piazza per l’Antifascismo e la Costituzione

anpinews

 
Il 25 aprile cade in un momento di gravissima crisi per il Paese: pesante instabilità
economica, un livello occupazionale mai così basso, una situazione che costringe molte
famiglie addirittura al livello della disperazione, uno scenario politico segnato da una
devastante confusione, da una forte caduta di valori e infine da una diffusa rabbia sociale –
derivante da una pesante incertezza del futuro – che spesso si traduce in atti e linguaggi di
preoccupante violenza.
Il 25 aprile cade, quindi, a dettare un sentiero di profonda inversione di rotta e solida
ricostruzione: diritti, partecipazione. Il sentiero della Costituzione – ancor’oggi disapplicata e
ignorata quando non avversata – unica garanzia di un Paese libero, civile e cosciente, un
Paese, è il caso di dirlo e sottolinearlo, normale. La festa della Liberazione cade a liberarci
dalla tentazione di tirarsi fuori, affidare il timone delle scelte e della guida pubblica alla
casualità; a liberare il futuro da interessi personali e tentativi di riedizioni di pratiche e culture
politiche che hanno mortificato, diviso e gettato nella disgregazione l’Italia. E’ soprattutto un
monito contro ogni forma di degenerazione morale e politica e contro ogni rischio di
populismo e autoritarismo.
L’Italia ha bisogno di un governo democratico e stabile, di un Parlamento che funzioni nella
serietà e nella trasparenza, di una politica “buona”, di organi di garanzia che fondino la loro
autorevolezza sul richiamo ai valori della Costituzione nata dalla Resistenza.
Il 25 aprile è un grande richiamo alle cittadine e ai cittadini a tornare ad incontrarsi,
riflettere insieme: in una parola a partecipare e ridare ossigeno a una democrazia sempre più
calpestata. E un monito a chi ha il dovere costituzionale di amministrare e di garantire diritti:
non sono più tollerabili condotte che non siano trasparenti e responsabili; non è più
sostenibile una situazione di disuguaglianza, di incertezza e di precarietà.
Auspichiamo una Festa grande, celebrata in tutti i Comuni, un’infinita Piazza che rimetta in
moto la speranza e ridisegni il volto del Paese nel solco delle sue radici autentiche:
antifascismo e Resistenza. L’ANPI sarà in campo, e lavorerà a fianco delle cittadine e dei
cittadini, per compiere questo decisivo percorso, con passione e rinnovata energia: l’ANPI è
la forza dei suoi giovani, della sua nuova stagione per la democrazia.
Una stagione di piena e straordinaria Liberazione.