Crocetta vattene, e vattene subito da: antimafia duemila

crocetta-lodatodi Saverio Lodato – 18 luglio 2015

Rita e Salvatore Borsellino hanno invitato pubblicamente il “governatore” di Sicilia, Rosario Crocetta, a non imporre la sua presenza in occasione delle tante manifestazioni che, da oggi a domenica, si terranno a Palermo in ricordo del ventitreesimo anniversario della strage di Via D’Amelio. “Presenza non gradita” hanno stigmatizzato.
Crocetta, dal canto suo, fa sapere che sino a lunedì non metterà piede a Palermo, quindi accetta di togliere il disturbo. Entro questo lasso di tempo, aggiunge, deciderà se, come e, eventualmente, quando dimettersi.
Guardate un po’ in quale pozzo senza fondo sono caduti la Sicilia e il suo massimo rappresentante istituzionale.
Guardate un po’, agli occhi dell’Italia e del mondo intero, che effetto deve fare sapere che un presidente della regione, che per anni si è fregiato del titolo di “presidente antimafia”, è ristretto ai domiciliari, in altra provincia, per esplicita richiesta della famiglia di quel giudice, Paolo, che insieme a cinque uomini e donne della sua scorta venne fatto a pezzi dal tritolo dello Stato-Mafia e della Mafia-Stato. E che non solo è ristretto ai domiciliari ma che, spontaneamente, decide di bere l’amaro calice, nella speranza, e questo é sin troppo facile intuirlo, che quando le commemorazioni saranno finite tutto potrà tornare al suo posto, compreso lui.
Guardate un po’ il capo dello Stato, Sergio Mattarella – che invece a Palermo viene, può venire ed è presenza graditissima per i familiari -, che si vede fare gli onori di casa da un presidente a interim, tal Baldo Gucciardi, dirigente PD, di nuovissimo conio essendosi trovato qualche giorno fa a sostituire Lucia Borsellino alla guida della sanità dopo le sue irrevocabili dimissioni per “ragioni etiche”, ancor prima che politiche, e poi lo stesso Crocetta che si era “autosospeso”, di fronte al dilagare dello scandalo.

Guardate un po’ come si sarà sentito il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, mentre Manfredi Borsellino lo informava dell’inferno attraverso il quale era passata sua sorella Lucia.
Mentre gli parlava di “silenzio sordo” delle istituzioni, all’indomani della sua lettera di dimissioni dall’assessorato alla sanità “che andrebbe riletta perché invece dice tutto”.
Mentre, spesso interrompendosi per le lacrime, gli diceva: “mia sorella Lucia è rimasta in carica per amore della giustizia, per suo padre, per potere spalancare agli inquirenti le porte della sanità dove si annidano mafia e malaffare. Da oltre un anno era consapevole del clima di ostilità e delle offese che le venivano rivolte. Lucia ha portato una croce e tutti lo possono testimoniare”.
Serve ancora dell’altro? Non può bastare per dare un taglio netto? Non è sin troppo evidente il vuoto di potere che nessuna “toppa Gucciardi” può più nascondere, al punto in cui sono arrivate le cose?
E Crocetta non prova orrore di fronte a un simile scenario?
Non riesce ad avere un soprassalto di dignità?
Non sente su di sé tutta l’umiliazione, la vergogna, la responsabilità per quanto sta accadendo?
Di un presidente della regione di tal fatta, i siciliani non sanno che farsene.
Se ne vada Crocetta, e se ne vada subito.
No, non dica altro. Si chiuda in un rigoroso e assai prolungato silenzio. Ma per davvero. Parole ne ha dette, in queste settimane. E tante. Decisamente troppe, e molte, ma questa è opinione nostra, tutt’altro che pertinenti o condivisibili. Al punto che un commentatore, il quale non appartiene alla sua area politica e al quale va riconosciuto il merito di non essersi lasciato incantare dal suo eloquio, iniziando un suo articolo che La riguardava, lo aveva fatto con queste parole: “Dice, dice e dice. E non capisce quello che dice”.
Alla luce del verminaio che sta venendo fuori, ora che il macigno è stato in parte sollevato, sarebbe difficile dire che avesse tutti i torti.
Gentile Crocetta, se ne sarà accorto. Oggi noi non le stiamo contestando nessuna telefonata intercettata, vera o presunta che sia.
Non sono stati i brogliacci delle sue conversazioni, vere o presunte che siano, a spingerci a scrivere queste righe. Bensì tutto ciò che appare alla luce del sole. Quello che nessuna inchiesta della magistratura, nessun decreto di “secretazione”, potrà ormai tenere lontano dalla consapevolezza dell’opinione pubblica. Gli elementi che abbiamo – purtroppo – bastano e avanzano.
Lei ha fatto il suo tempo, e il suo tempo è abbondantemente scaduto.
Se ne vada per non compromettere agli occhi di quei pochi, pochissimi siciliani, che ancora ci credono, quel diritto al voto che Le aveva consentito di diventare “governatore di Sicilia” seppure eletto con una minoranza di consensi.
Deve dimettersi, e subito. Non si lasci tentare dal giochino delle “auto dimissioni”, e dalla speranza contenuta nel detto, tipicamente mafioso, del “calati junco ca passa la china”. Questa volta, la nottata non passerà facilmente. Poi, se su quella telefonata che in questi giorni ha tenuto banco Lei ha ragione, sarà il tempo che Le darà ragione.
Ma se ne vada subito, per non dare altri alibi a quanti pretenderebbero che la sua triste parabola, interminabile sommatoria di errori politici, di immagine, etici, sia la prova del nove dell’inconsistenza e dell’impossibilità, in Sicilia, di qualsiasi forma di lotta alla mafia.
Si rende conto che per causa sua e del suo “cerchio magico”, come usa dire oggi, i figli di Paolo Borsellino si sono visti costretti a prendere le distanze persino dalle celebrazioni in onore del sacrificio del loro padre?
Se ne vada subito Crocetta, per non sfregiare ancora – nel qual caso i chirurghi estetici suoi amici non potrebbero più fare miracoli -, quel poco che resta nel mondo dell’immagine della Sicilia.
Se ne vada subito perché non si possa anche dire che nella terra in cui Paolo Borsellino venne fatto a pezzi un presidente di regione – ed è di Lei, caro Crocetta, che stiamo parlando – giunse al perverso paradosso di utilizzarne la figlia, Lucia Borsellino, per assicurarsi una indiscutibile patente di “antimafiosità”. Sino a quando il limone fu spremuto e Lucia fu costretta a dimettersi.
Se ne vada , perché la sua reazione di fronte alla pubblicazione di quella telefonata fra Lei e “Il Gran Primario” Tutino, che Lei dice non ci fu, ci è apparsa fuori dalla grazia di Dio: “certo, Tutino parlava male della Borsellino”.
Ma davvero? Allora Lei sapeva chi si era messo dentro?
E Lei, il “simbolo dell’Antimafia” per definizione, che faceva? Cercava di convincerlo del contrario? Voleva redimerlo durante “pomeriggi letterari” in cui vi confrontavate dialetticamente sui valori della mafia e quelli dell’antimafia? E qui dovrà convenirne che la telefonata non c’entra proprio nulla.
La verità è che Lei, gentile Crocetta, per dare a Tutino il benservito, ha aspettato che si facesse avanti la “Benemerita” – sì, insomma: l’Arma dei carabinieri -, mettendo il “Gran Primario” agli arresti domiciliari.
Lei teneva al Tutino, non teneva a Lucia Borsellino.
E’ di questo che dovrebbe vergognarsi.
Questo è stato il suo errore umano e politico più grossolano. Ecco i primi motivi che ci vengono in mente a sostegno di sue dimissioni immediate e irrevocabili.
Ma adesso, gentile Crocetta, cerchi di fare uno sforzo supplementare di ascolto.
Appena qualche giorno fa, il Pd siciliano, dopo aver detto di Lei peste e corna, aveva rimpiazzato la Borsellino alla sanità con un dirigente di sua fiducia: Baldo Gucciardi. Le dimissioni di Lucia Borsellino, per il PD siciliano, erano dunque scivolate via come l’acqua da un colapasta. Non una parola di disappunto. Non una parola dei big nazionali e siciliani di quel partito rispetto a un fatto traumatico che avrebbe meritato ben altra sottolineatura, ben altra riflessione. Non un moto di sdegno, di stizza, di vergogna. Neanche una parola.
Ecco il “silenzio sordo” delle istituzioni di cui Manfredi ha riferito al capo dello Stato.
Al punto che il PD, al quale stava e sta a cuore il “bersaglio grosso” della guida del governo siciliano, aveva commentato: “siamo al timone” (come in altre epoche avrebbero detto: “abbiamo una banca”).
E il senatore Giuseppe Lumia, suo carissimo amico e angelo custode, e che di timoni se ne intende, aveva profetizzato, dopo la catastrofe del suo governo, alla quale però Lumia prevedeva – come del resto le tante tribù del PD siciliano, fatta eccezione per il Ferrandelli – che Lei sopravvivesse; profetizzava, dicevamo, “l’avvio della stagione delle riforme”. Qualche volta ci vien da chiederci se anche il Lumia capisca bene quello che dice.
Ora questi sono gli stessi che, a scandalo esploso, hanno inondato le agenzie di stampa con quest’invito a Lei rivolto: “chiarisca”.
E’ una lista lunga, quella di lorsignori che in queste ore sfogliano la margherita per capire se è più conveniente per loro che Lei vada via o che Lei rimanga.
I Renzi, i Guerini, le Serracchiani, i Rosato, i Faraone, i Raciti, i Lumia, i Cracolici, eccetera, eccetera, eccetera. Tanto silenziosi alla notizia della lettera di dimissioni di Lucia, tanto pimpanti e vocianti appena era stato servito in tavola il piatto ghiotto di “mafia” e “antimafia”. A non voler far l’elenco di quelli di tutti gli altri schieramenti politici.
Non faccia il gioco di tutti questi signori, Crocetta. Siciliani o romani che siano. Loro, sotto sotto, ancora ci sperano che Lei resti inchiavardato alla sua poltrona.
Dica soltanto: “non c’è proprio niente da chiarire. E si torni all’urne. Non sono l’unico che i siciliani hanno ormai il diritto-dovere di cacciare”.
E lo faccia entro domani.
Come gesto in occasione dell’ anniversario della strage di Via D’Amelio, non sarebbe un gesto da buttar via.
Non è mai troppo tardi.

saverio.lodato@virgilio.it

Il presidente della Sicilia si fa pagare lo sbiancamento anale dal Servizio Sanitario Nazionaleda: mafia capitale

Il presidente della Sicilia si fa pagare lo sbiancamento anale dal Servizio Sanitario Nazionale.

La Sicilia dello sbiancamento:Pubblichiamo l’articolo comparso oggi su Il Fatto Quotidiano a firma di Pietrangelo Buttafoco, che affronta il caso Tutino da un altro punto di vista.

Più che Gomorra, Sodoma. In merito alle recenti vicende siciliane, l’arresto di Matteo Tutino, il medico personale di Rosario Crocetta, c’è un dettaglio rimasto appeso: lo sbiancamento anale. Tutino, mago del body jet, il trattamento estetico che a Palermo – secondo la Procura – veniva messo in conto al Servizio Sanitario pubblico, con questa rifinitura destinata alla clientela vip aggiorna l’immaginario dei retrogradi, apre le finestre della mente e scava profonde prigioni al pregiudizio. Un dettaglio utile questo – e lo è – non certo per le indagini dei Nas ma per l’evoluzione dei costumi. Trattasi di un intervento a colpi di bisturi e suture per ingentilire l’orifizio d’evacuazione – al punto di farne un fodero di candida porcellana – e pare sia molto richiesto dai pazienti più scavallati a conferma di ciò che nei frastornati anni ’80 suonava ancora come profezia: “Il culo diventerà la fica del 2000!”.

Va da sé che è Buttanissima Sicilia. Io non sapevo ci fosse questa elaborata pratica estetico-chirurgica (allegramente rubricata, a esclusivo privilegio di pochi, nei rimborsi del servizio sanitario nazionale), e se il primo accostamento mentale rimanda ai riti descritti da Goethe nel Faust – e non solo il bacio sul buchino sporco del Demonio nel sabba, ma ai turgori di Mefistofele mentre guata voglioso i sederini degli angioletti – l’esito simbolico non può che confermare Palermo nella modernità perché, e sia detto una volta per tutte, la Sicilia è un passo avanti anche rispetto alla Costituzione Americana dove i matrimoni omosessuali ormai sono più che garantiti.

Dopo Gomorra dunque, è l’epoca di Sodoma. E non è più questione di diritti, di amori uguali tutti fatti di uno stesso sì, ma di piacere, di squisito diletto in zona “ovale”. Così si legge nella trascrizione delle intercettazioni – “ovale” – laddove poi per “brasiliana” non s’intende più la depilazione pubica tanto in voga tra le signore degli anni ’90 bensì di modellamento del gluteo, portato ad altezza di scaldabagno. Ed è il gluteo maschietto, il protagonista, giusta sostituzione del fondoschiena femminile, quello che ai tempi del gallismo siciliano che fu, ai giovanotti ingravidabalconi – ammirando le ragazze a spasso – faceva dire: “Io per delle natiche così dare un miliardo!”. A fargli eco, un altro amico: “Uno? Due di miliardi!”.

Tutta un’altalena di cifre in merito al popò – nel formato chitarra, quello delle donne – fermata dalla spietata considerazione delle signorinelle sempre spiritose: “Le natiche ci sono, sono i miliardi a mancare!”. Ecco, è il famoso mutamento di costume, e sebbene Crocetta sia stato un disastro alla prova del Governo, quanto a civilizzazione – anche grazie al suo medico personale – non gli si potrà negare un primato: avere consegnato coppole e lupare al sollazzo epicureo. E per fortuna a Sodoma, più che a Gomorra.

All’indomani della sua vittoria elettorale, il 29 ottobre 2012, Crocetta convoca la conferenza stampa per le ore 12,00 a Marina di Tusa, presso l’Atelier sul mare. E’, questo, il bellissimo albergo di Antonio Presti, un sincero combattente sul fronte della lotta alla mafia che – dopo un’ora, dopo due e quindi tre – si muove a pietà verso il bivacco stanco dei giornalisti, va sotto al balcone della stanza del presidente e gli urla: “Bottana, scendi!”. Ovviamente è detto per scherzare, naturalmente è fatto per giocare e Crocetta, infatti, sbuca dalle persiane, sorride e, cespuglioso di sonno e sogni – i colleghi tutti non potranno che confermare questa scena, rimasta nei loro taccuini – avvia la raggiante rivoluzione. Va da sé, tutta di Buttanissima Sicilia.

Sicilia, contro la Regione in crisi di bilancio incombe lo sciopero generale Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Cgil, Cisl e Uil della Sicilia mettono lanciano l’ultimatum al governatore Rosario Crocetta e all’Assemblea regionale siciliana. Senza “risposte immediate” alle emergenze dell’Isola nei prossimi giorni partira’ la mobilitazione generale. “Non e’ un ricatto – dice il segretario generale della Cisl Sicilia, Maurizio Bernava – ma senza un cambio di passo nei prossimi quindici giorni avvieremo iniziative di lotta sempre piu’ dure fino ad arrivare allo sciopero generale. Non abbiamo visto una sola proposta concreta per uscire dalla crisi, solo il caos con dirigenti che rispondono al ceto politico e non ai siciliani”.
Da mesi i dipendenti degli enti regionali aspettano gli stipendi e non hanno nessuna certezza sul futuro.
Il leader della Cgil Michele Pagliaro punta il dito sulla “politica distratta” di fronte ad una “situazione che e’ drammatica ed esplosiva. La legge di stabilita’ continua ad essere impugnata con oltre mezzo miliardo di euro di spesa bloccata.
Proprio ieri Crocetta ha dovuto ingoiare il nuovo stop al ‘salva-stipendi’ da 132 milioni, con la fumata nera in commissione Bilancio sull’emendamento del governo da 100 milioni per Comuni e forestali. Causa, l’incertezza nelle coperture finanziarie.
Costretto ad affrontare una crisi di liquidita’ e di credibilita’ contabile, in ordine alla quale chiede chiarezza anche la Corte dei conti che attende ancora la trasmissione del Rendiconto 2013 e che aspetta Crocetta al varco del giudizio di parificazione di giugno sui conti della Regione, per nulla scontato, Crocetta assiste al frastagliamento delle alleanze politiche che lo sostengono, a cominciare dal Pd. Gli attacchi al giurista Giovanni Fiandaca, candidato alle Europee, accusato di “negazionismo” rispetto alla presunta trattativa Stato-mafia, hanno fatto saltare parecchi ponti sulla strada che lo legava ai ‘colonnelli’ di Renzi. Si allarga intanto l’ampia area dei ‘dissenzienti’ che rappresenta gia’ la meta’ del gruppo all’Ars, capeggiata da Antonello Cracolici. Si parla apertamente di “governo incapace e dannoso” e di “esperienza alla Regione al capolinea”

Renzi e Crocetta, due diverse declinazioni del verbo “riciclare” | Autore: Gabriele Centineo e Mimmo Cosentino da: controlacrisi.org

Rottamare, recuperare, riciclare. Questi i fondamenti di una organica filosofia dei rifiuti. A questa si ispirano, declinandola in modo diverso, i due principali leaders “rivoluzionari” che agitano i maleodoranti stagni della politica siciliana: Renzi e Crocetta.

Il primo ricicla Caterina Chinnici a capolista per le europee, l’altro gli ricorda che la figlia del magistrato ucciso dalla mafia ha occupato un assessorato importante, nel governo di Raffaele Lombardo, condannato per fatti connessi alle sue relazioni mafiose.

Crocetta avrebbe preferito Lumia, che ha prima promosso e poi sostenuto con tutte le sue forze il sostegno alla Giunta Lombardo. D’altra parte Crocetta vive di una maggioranza all’Assemblea regionale siciliana che, negli eletti che si spostano da un gruppo parlamentare all’altro, soprattutto dalla destra e dal centro, rappresentano la continuità politica non solo con Lombardo, ma addirittura con Totò Cuffaro. Il nostro Rosario ha inoltre, in questi giorni, superato se stesso: ha annunciato la nomina ad Assessore dell’avvocato catanese Antonio Fiumefreddo. Costui, oltre ad essere l’avvocato di Lombardo, è il rappresentante legale delle imprese interessate alla realizzazione dei termovalorizzatori in Sicilia, a nome delle quali ha presentato formale istanza di ricorso agli organi amministrativi contro il diniego della Regione Sicilia.

Ma Crocetta sa come muoversi nei gironi infernali della politica isolana. In primo luogo utilizzando spregiudicatamente il tema e l’immagine dell’antimafia, facendo valere la regola la regola aurea del “political correct” isolano. Infatti qui le liste o i governi sono legittimati non dai programmi né dalle (buone) azioni, ma dalla grazia di una presenza di sangue antimafioso (non solo la Chinnici). Soltanto che nel Pd hanno pensato che il troppo storpia. Così, dopo avere girovagato per diversi lidi,

la Sonia Alfano è rimasta fuori dalla lista per le europee. Per fortuna, diciamo noi. Non sappiamo se con dispiacere del commissario Montalbano, che ogni tanto sbaglia anche lui. Già nel 2012, innamorato di Crocetta, ne aveva sostenuto la elezione contro la candidata proposta dalla sinistra unita.

Abbiamo detto che sufficit, nella rivoluzione/rottamazione crocettiana, l’eredità antimafiosa e che il resto conta poco o nulla. Con una unica grande eccezione: la benedizione di Confindustria, presente nei governi Lombardo e Crocetta direttamente con propri esponenti. E alla quale, da Montante a Lo Bello, non fa comodo esprimere dubbi, né chiedere inchieste o proporre divieti. Ma solo esigere l’incasso degli interessi e degli affari dei propri soci. Così è stato facile ottenere la liquidazione del pubblico ministero Marino, un giudice prestato alla politica, nel quadro della rilegittimazione delle istituzioni, colpevole, nel ruolo di Assessore all’Energia, di lineari interventi sulla questione delle discariche dei rifiuti, cosa nostra di Confindustria Sicilia, in primis del suo vicepresidente.

Dobbiamo comunque dare atto a Crocetta che la sua rivoluzione è più radicale di quella renziana. Avere in Giunta assieme Antonio Fiumefreddo e Lucia Borsellino è un risultato di prima grandezza: mostra come la retorica dell’antimafia non sia più condizione di un giudizio sul Governo regionale, di cui si dice appunto, come nel congresso della CGIL siciliana, che nulla ha concluso, se non sul terreno della lotta alla mafia. Ma vorremmo sommessamente ricordare che anche Totò Cuffaro, ora in prigione, aveva riempito la Sicilia di manifesti in cui dichiarava che “LA MAFIA FA SCHIFO”.

Intanto nel Pd esplode la polemica, sia sulla composizione del nuovo governo, sia sulla formazione delle liste per le elezioni europee: le parti in causa si rinfacciano reciprocamente comportamenti e relazioni di natura mafiosa. A Crocetta va comunque riconosciuto un merito: avere rottamato il Pd e il gruppo dirigente della CGIL isolani, che al suo successo avevano decisamente contribuito.

Così, per chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire, emerge il dato incontestabile che la Sicilia ha bisogno di UN’ALTRA EUROPA, perché quella che ci mostrano e praticano, nello sperpero e negli scandali, nei saccheggi dei beni pubblici e nelle ingiustizie, nelle marcescenze dei bisogni sociali negati e della democrazia violata, è assolutamente orribile.

Anche a questo avrà pensato la sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini, allontanando da sé il calice avvelenato della proposta di candidatura nelle liste del Pd.

“L’antimafia di Crocetta è ormai una finzione” da: livesicilia -Intervista a Nicolò Marino

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Intervista a Nicolò Marino: “Non riconosco più il presidente. Monterosso e Cicero inadeguati”. Il magistrato-assessore critica “le ingerenze di Confindustria” e al governatore rimprovera le parole sulla Chinnici: “Dovrebbe vergognarsi. Se pensa di fare la rivoluzione con Cardinale, Forzese e Fiumefreddo, forse è meglio andare a casa”.

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PALERMO – “Crocetta decida: o sta con la gente o sta con i poteri forti. E se davvero vuole fare la rivoluzione in questo modo, forse è meglio che qualcuno stacchi la spina al governo”. Del governo, intanto, da qualche ora lui non fa più parte. Ma l’ormai ex assessore Nicolò Marino non ha ancora lasciato gli uffici di via Campania. La smobilitazione è evidente anche tra gli scaffali, lungo i corridoi. Intanto, si attende la revoca ufficiale dell’incarico. E l’effettiva nomina dei nuovi assessori. L’esperienza nell’esecutivo dell’ex pm antimafia è comunque terminata.

Che esperienza è stata quella in giunta, dottor Marino?
“Sono sincero. Le giunte di governo erano un vero caos. Un colabrodo. Guardi qua (Marino mostra una lettera inviata al presidente Crocetta e agli assessori, ndr)”.

Che lettera è questa?
“Come vede già alcuni mesi fa (la nota è del 6 novembre 2013) chiedevo che le riunioni di governo rispettassero delle regole basilari. Le convocazioni avvenivano da un momento all’altro, senza alcun ordine del giorno, non sapevamo quindi né quali documenti presentare, né avevamo la possibilità di preparare l’argomento in questione. Così, dopo la vergognosa vicenda Humanitas ho dovuto formalizzare la richiesta di rispetto delle regole. Quelle giunte erano un colabrodo. Entrava chiunque. E credo anche che la struttura a supporto del presidente della Regione sia inadeguata sia dal punto di vista giuridico che amministrativo”.

A chi si riferisce?
“In questi mesi, ad esempio, ho più volte detto a Crocetta che il segretario generale è inadeguato a ricoprire quel ruolo. Non è solo una questione di titoli, ma di sostanza. E Patrizia Monterosso è anche costantemente presa dall’ansia di controllare ogni atto che riguarda il governo. Senza contare che la sua presenza in giunta non è prevista dalle norme. Ma c’è di più. Ritengo inaccettabile la scelta di Crocetta di tenerla al suo posto dopo la recente condanna della Corte dei Conti, considerata anche la necessità per un rappresentante delle istituzioni non solo di essere “terzo”, ma anche di apparirlo. Nessuna logica, nessun accordo politico potrebbe mai giustificare il mantenimento in quel ruolo del segretario generale. Mi auguro quindi che alla base non ci sia nessun’altra forma di condizionamento”.

Non mi dirà che i rapporti col presidente si sono incrinati per questo motivo…
“No, affatto. Credo che a creare un solco sia stata la vicenda dei termovalorizzatori. E soprattutto sulla difesa della Regione per la revoca dei mega-appalti sugli inceneritori. Ho deciso, considerando anche il fatto che per legge non potevo rivolgermi all’Avvocatura dello Stato e il fatto che l’Ufficio legislativo e legale si è dichiarato non in grado di sobbarcarsi quel carico di lavoro, di rinnovare l’incarico a Pier Carmelo Russo, che aveva ottenuto una splendida revoca e vittorie di fronte al Tar. Crocetta dapprima non si costituisce nemmeno di fronte al Tar, poi mi chiede di non rinnovare quell’incarico perché avrei dato ‘continuità al lavoro di Lombardo’. E addirittura, per convincermi, provò a passarmi al telefono la Monterosso. Gli risposi che non doveva permettere a una laureata in Filosofia di illustrare a me, che sono un magistrato, questioni di natura giuridica”.

Lei dice queste cose adesso, le posso chiedere allora come mai ha accettato l’invito di Crocetta a entrare in giunta?
“Ho accettato perché dopo tanti anni in trincea, a Caltanissetta, finalmente pensavo di poter anche costruire qualcosa per la Sicilia. E forse ha influito anche il fatto che qualcuno, nella magistratura nissena, non ha fatto molto per tenermi al mio posto. Io credevo di poter mettere ordine in un settore delicatissimo come quello dei rifiuti e dei termovalorizzatori. Ma sono persino stato ostacolato da altri pezzi della pubblica amministrazione. E quello dei termovalorizzatori è un tema delicatissimo. Da magistrato, infatti, ritengo che alla base del primo e del secondo tavolo che portò all’assegnazione di quegli appalti ci fossero delle mega-tangenti pagate dalle Ati inizialmente vincitrici. Alle quali, come “compensazione” per la perdita di quel, diciamo, investimento, fu offerta un ampliamento incomprensibile di alcune discariche”.

Lei ormai da mesi polemizza col vicepresidente della Confindustria siciliana Giuseppe Catanzaro. Perché questo scontro continuo?
“A dire il vero, lui è giunto a chiedermi, personalmente, un risarcimento da 1,6 milioni di euro. Una richiesta che ho interpretato come una minaccia. Ma della quale, ovviamente, non sono affatto preoccupato. Semmai, mi preoccupa l’idea che, una volta andato via, si possano bloccare una serie di istruttorie avviate proprio sulle discariche. Da Oikos a quella, appunto, di Siculiana”.

È questo scontro col numero due della Confindustria siciliana, allora, ad aver provocato lo strappo decisivo col presidente Crocetta?
“Il discorso è più generale. Non ho mai condiviso, né a Caltanissetta da magistrato, né qui da assessore l’ingerenza di Montante e Lo Bello sul governo regionale. Un esempio lampante è il caso di Alfonso Cicero. In quel caso Crocetta non può liquidare la questione sulla richiesta di risarcimento chiesta dalle ex Asi alla Regione dicendo: ‘la risolvo io in 48 ore’. Innanzitutto perché Cicero non dovrebbe nemmeno stare lì:le sue qualità professionali non sono rilevanti. Ma c’è di più”.

Cioè?
“Cicero fa parte di Confindustria. E l’organismo che doveva verificare la legittimità della costituzione in giudizio delle Asi contro la Regione è quello delle Attività produttive. Che guarda caso è guidato da Linda Vancheri, anche lei espressione di Confindustria. E, per ultimo, chi è l’avvocato che chiede i danni alla Regione? Antonio Fiumefreddo, che oggi, guarda caso, è assessore. Nonostante Crocetta l’avesse più volte criticato. E nonostante lo stesso governatore avesse subito, dal nuovo assessore, repliche pesantissime. Sulla scelta di nominare Fiumefreddo in giunta non riconosco più Rosario Crocetta. E poi, anche questo ovviamente sarà un caso, Fiumefreddo che, anche attraverso i giornali da lui controllati, attaccava pesantemente Confindustria, adesso ha smesso, ha cambiato atteggiamento”.

E intanto, però, si sfilacciava il rapporto col governatore…
“Quando ho accettato l’incarico stimavo Crocetta. E ho sempre provato a tutelarlo. Ma oggi non lo riconosco più. Anzi, sono costretto a stigmatizzare fortemente alcune sue azioni”.

A cosa si riferisce?
“Penso ad esempio alle sue parole su Caterina Chinnici. Una persona che ho conosciuto sia nelle vesti di magistrato che di amministratore. Crocetta dovrebbe vergognarsi di quello che ha detto. E, anzi, dovrebbe chiedere pubblicamente scusa”.

Quanto sono lontani i tempi in cui il governatore la considerava quasi un ‘fiore all’occhiello’ della sua giunta…
“Le ripeto, da un po’ di tempo non riconosco più quel Rosario Crocetta. Le racconto un aneddoto. Dopo la vicenda che mi vide votare contro, in giunta, alla conferma di Romeo Palma al vertice dell’Ufficio legislativo e legale, io incontrai Crocetta a Palazzo d’Orleans. E lì gli proposi le mie dimissioni, per toglierlo da ogni imbarazzo. Lui rispose: ‘non se ne parla proprio, tu non ti muovi’. E iniziò a parlarmi semmai di altri assessori in bilico. Poco dopo, ho letto che non rientravo più negli accordi politici alla base della formazione della nuova giunta”.

A dire il vero, il presidente ha detto che lei non era in linea col programma del governatore. Ad esempio sull’Eolico…
“In quel caso è stata detta un’enorme bugia. Io ho già presentato in giunta i provvedimenti che potrebbero, nel rispetto della legge, bloccare o notevolmente ridimensionare il fenomeno dell’Eolico, nei confronti del quale anche io sono contrario. Ma, non so come mai, Crocetta non ha ancora messo le mani su quei documenti. Lo stesso vale per l’acqua pubblica. Quando il presidente dice che il sottoscritto è a favore dell’Eolico o contrario alla pubblicizzazione dell’acqua dice una leggerezza o è in malafede”.

Sembra che il governatore invece sia stato anche infastidito dalle voci che parlano di un suo avvicinamento a forze politiche di centrodestra, Forza Italia su tutte. Quanto c’è di vero?
“Nulla. Non c’è nulla di vero. È stato solo strumentalizzato un rapporto di natura puramente istituzionale col presidente della Commissione antimafia Nello Musumeci. Quella è la sede nella quale ho ritenuto fosse giusto depositare alcuni atti. Tutto qua. Non c’è altro. E invece, a qualcuno è tornato utile mettere in giro questa voce. Non a caso, quando, durante la Finanziaria, mi impuntai per fare approvare degli emendamenti sul prezzario per le depurazioni, Crocetta mi contestò che mi ero messo d’accordo col centrodestra. E invece, ebbi l’appoggio di quasi tutta Sala d’Ercole. Soprattutto del Movimento cinque stelle”.

Come mai, alla luce di tutto quello che ci ha detto, non si è dimesso?
“Non volevo fare un piacere a un po’ di persone. E volevo tutelare il mio staff. Ma purtroppo ho continuato a vedere scelte assai discutibili. Penso ad esempio a quella di scegliere, come commissario della Provincia di Palermo, il prefetto Tucci, con gravi problemi di salute”.

Le polemiche di questi giorni stanno creando molta confusione. Queste querelle tra esponenti di quella che viene considerata l’antimafia crea sconcerto: un cittadino a chi dovrebbe credere? Dove sta la vera antimafia?
“Certamente non tra gli industriali siciliani. Lì la lotta per la legalità è solo una millanteria. E purtroppo, ormai, è una finzione anche nell’operato di Crocetta”.

Che vuole dire?
“Da magistrato ritengo che Crocetta abbia rischiato la vita solo in una occasione. Quando le minacce giunsero dal boss Emmanuello. In quel caso siamo intervenuti duramente (il boss fu ucciso nel conflitto a fuoco che scaturì dall’operazione, ndr). Il resto sono solo chiacchiere. E negli ultimi tempi vedo un proliferare di pallottole e teste di agnello. Che casualmente saltano fuori in momenti di difficoltà. Ma se ho capito qualcosa di Cosa Nostra, di fronte a questi fatti possiamo anche dormire tranquilli”.

Adesso che farà?
“Vedremo. Intanto aspetto che mi venga ufficializzata la revoca del mio incarico. Poi non potrò che prendere atto del fatto che Crocetta ha ceduto ad alcune lobby, anche all’interno del Pd. Io invece ho trovato un’interlocuzione assai utile e interessante col nuovo segretario regionale Fausto Raciti, che mi ha fatto un’ottima impressione. Spero che Rosario, che io ho stimato, difeso e tutelato, e nel quale riconosco una sincera volontà di ‘fare lo cose’, decida: se stare con la gente o dire di sì unicamente ai poteri forti”.

Lei cosa pensa che farà il presidente?
“Le posso dire solo quello che vedo: se si pensa di fare la rivoluzione con Cardinale, Forzese e Fiumefreddo, forse è meglio staccare la spina a questo governo. Nell’interesse dei siciliani”.