Scoperti decine di nazisti tedeschi a libro paga dell’Inps americano Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Ex militari tedeschi sospettati di crimini di guerra ed ex SS che operarono nei lager nazisti si godono ora la pensione a spese dei contribuenti americani. E’ la rivelazione shock dell’agenzia Associated Press, dopo due anni di indagini, interviste e documenti.
Tra questi ci sono soldati delle SS che facevano la guardia ai campi dove sono morti milioni di ebrei, soldati che hanno partecipato allo sterminio del ghetto di Varsavia dove furono uccisi 13 mila ebrei, e un collaboratore dei nazisti che rese possibile l’arresto e l’esecuzione di migliaia di ebrei in Polonia.
Tra coloro che sono ancora in vita e’ il caso dell’ex guardia di Auschwitz Jakob Denziger, 90 anni, che dopo aver realizzato il sogno americano, nel 1989 ha dovuto lasciare gli Stati Uniti a causa della cosiddetta pratica ‘Nazi Dumping’, ossia lo sbarazzarsi dei nazisti sospettati di crimini di guerra. Dopo aver fatto le valigie ed essere fuggito in Germania, Denziger si e’ stabilito in Croazia e tutt’oggi riceve ben 1.500 dollari al mese dalla Social Security americana, circa il doppio di quanto prende in media un operaio croato. Ci sono poi Peter Mueller, 90 anni, ex SS in un campo di concentramento in Francia tornato in Germania dagli Usa nel 1994; e Wasyl Lytwyn, 93 anni, anche lui ex SS che partecipo’ alla strage di ebrei a Varsavia e che oggi vivrebbe in Ucraina; e infine Martin Hartmann, 95 anni, una guardia del campo di concentramento di Sachsenhausen, alle porte di Berlino, citta’ in cui e’ tornato dopo aver lasciato gli Usa.
Secondo l’inchiesta, il governo americano ha continuato a versare milioni in pensioni a decine di nazisti espulsi dagli Stati Uniti quando si decise di privare loro della cittadinanza americana perche’ sospettati di crimini di guerra. Nazisti entrati negli Usa mentendo sul loro passato dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le pensioni venivano erogate con la benedizione del Dipartimento della Giustizia di Washington che le usava come una sorta di merce di scambio per i nazisti che accettavano di andarsene dal Paese, oppure che semplicemente scappavano prima di essere deportati. L’Associated Press scrive che la pratica di elargire pensioni era un modo per sbarazzarsi rapidamente di sospetti criminali. L’appiglio, infatti, consentiva alle autorita’ americane di evitare lunghi e costosi processi per la deportazione che potevano andare avanti per anni prima di costringere il sospettato a lasciare il Paese. Oppure si poteva correre il rischio di perdere il processo e quindi lasciare che sospetti criminali, complici diretti o indiretti dello sterminio di milioni di ebrei, continuassero a vivere su suolo americano. Dal 1979 almeno 38 dei 66 sospettati mandati via dagli Usa hanno mantenuto la loro pensione. E ad oggi sono almeno quattro quelli ancora in vita che continuano a riceverla. Inutili i tentativi di porre fine a questa situazione a dir poco imbarazzante. L’ultimo tentativo falli’ 15 anni fa.
Il figlio di Denzinger, che attualmente vive negli Stati Uniti, ha semplicemente detto che il padre si merita la pensione del governo americano perche’ per anni ha pagato le tasse.

“Palestinesi delusi dal ruolo di Onu ed Europa nel dramma di Gaza”. Intervista ad Eleonora Forenza Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Eleonora Forenza, parlamentare europea della lista Tsipras, si è recata nei giorni scorsi in Israele e Cisgiordania nell’ambito di una missione di parlamentari intergruppo italiani: Mattiello, Bordo, Nicchi, Fossati, Piras, Paris, Gribaudo, Tidei.

Che impressione avete ricavato dalla vostra vista? Avete potuto visitare Gaza in qualche modo?
Ci siamo potuti muovere solo in Cisgiordania. Per Gaza ci hanno detto di no. Anche perché fino a qualche giorno fa, prima della tregua, la situazione era molto molto complicata. La prima cosa che abbiamo fatto è stata la visita all’opsedale di Gerusalemme est, che accoglie parte dei feriti di Gaza, che è già una azione di per se molto complicata. Lo scenario è stato terrificante. Molti i bambini in condizioni gravissime.

I palestinesi in Cisgiordania che idea si sono fatti di questa aggressione a Gaza?

I cooperanti che abbiamo incontrato parlano di persone che non pensano nemmeno più a fuggire. Una rassegnazione alla convivenza con la morte che è pazzesca. Anche i più critici nei confronti di Hamas parlano di guerra contro i palestinesi. Gli esponenti Anp ci hanno detto innanzitutto che è una guerra contro il popolo palestinese e che, secondo elemento, ci sono metri di valutazione nettamente differenti nelle reazioni internazionali. I 1800 morti per la gran parte civili non valgono il sequestro di un soldato israeliano, peraltro in territorio di guerra, checché ne dicano Renzi e Obama.

Questa guerra non parla della reale condizione quotidiana dei palestinesi.

Loro chiedono alcune cose basilari, ovvero la possibilità di uscire da Gaza, la continuità territoriale tra Gaza e Cisgiordania, e la fine dell’occupazione. Esponenti della società civile israeliana ci hanno raccontato cosa è la quotidianità come per esempio a scuola passi l’idea dei palestinesi terroristi e come nei libri la Palestina non venga citata, nemmeno come sommaria indicazione geografica. Mettere anche soltanto in dubbio questi elementi equivale al tradimento. L’apartheid a Hebron è impressionante. E’ lampante che se Israele vuole veramente aprire un percorso di pace deve mettere sul tavolo la questione delle colonie. Ogni luogo in Cisgiordania è circondato da colonie che si espandono. Come è possibile pensare che per i palestinesi sia possibile una convivenza?Il ruolo dell’Onu non ha subito una accelerazione nemmeno di fronte al sospetto di crimini di guerra…
La cosa che lascia più delusi i palestinesi è esattamente la questione delle Nazioni Unite: di fronte ai crimini di guerra di Israele non c’è mai una condanna netta da parte della comunità internazionale.

… l’Unione europea ha perso un’altra occasione…
Sulla questione dell’Unione europea ci aspettavamo un ruolo di mediazione diverso. Resta il silenzio dell’Europa e l’omologazione alla posizione degli Stati Uniti.

Come delegazione italiana come intendete andare avanti?
Abbiamo sottoscritto una lettera a Shultz in cui chiediamo che ci sia una presa di posizione europea, anche tenendo conto degli accordi commerciali tra Europa e Israele. La seconda questione è che proprio nel momento in cui si litiga su chi deve essere il rappresentante della politica estera nel governo dell’Europa c’è il vuoto più assoluto. Tutti sul fronte palestinese ci hanno spiegato che la parola pace e tregua sono vuote senza la fine dell’assedio. L’Unione europea deve agire un ruolo politico su quel conflitto anche rispetto all’asimmetria totale.

E la Gue?

E’ possibile una missione Gue in Palestina e in ogni caso la delegazione del Parlamento europeo presieduta da una parlamentare della Gue prenderà alcune iniziative.

Armadio della vergogna. La procura militare di Roma apre un’inchiesta sui crimini fascisti in Grecia, Jugoslavia e Albania Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Un’inchiesta sui crimini compiuti dai militari italiani nei territori occupati durante la seconda guerra mondiale, dalla Grecia alla Jugoslavia, all’Albania. L’ha aperta il procuratore militare di Roma, Marco De Paolis, che ha ricevuto un esposto da parte di alcuni cittadini.
De Paolis si limita a dire per il momento che e’ partito un “accertamento conoscitivo” e che e’ stato aperto un fascicolo ‘modello 45′, cioe’ “atti relativi a”, senza indagati. L’esposto, secondo quanto si e appreso, prende in particolare le mosse da due articoli di Franco Giustolisi, il giornalista che per primo svelo’ all’opinione pubblica lo scandalo del cosiddetto “armadio della vergogna”, dove furono chiusi e “provvisoriamente archiviati” nel dopoguerra – per una sorta di “patto segreto” tra Italia e Germania – 695 fascicoli di crimini nazifascisti, riemersi solo negli anni scorsi, quando fu possibile riaprire le indagini e svolgere una serie di processi finiti con decine di ergastoli.
“Dimenticato” in un angolo della procura, non lontano dall’armadio, svela Giustolisi, c’era anche un “carrello della vergogna”. Un carrello stipato di incartamenti relativi alle tante stragi commesse, durante l’ultima guerra, dai soldati italiani. Di questi eccidi si occupo’ una commissione istituita il 6 maggio 1946 dall’allora ministero della Guerra. La relazione finale, del 30 giugno 1951, e’ firmata dal senatore Luigi Gasparotto. Oltre 300 i militari italiani accusati di crimini di guerra dalle varie nazioni aggredite dal fascismo.
Eccidi che sarebbero stati commessi in varie localita’ della Jugoslavia, della Grecia, dell’Unione Sovietica, della Francia, dell’Albania. Solo poco piu’ di una trentina, secondo la relazione Gasparotto, quelli perseguibili da parte “dell’autorita’ competente”. Ma nessuno fu processato.
Solo per una di queste stragi – quella di Domenikon, in Grecia, dove furono trucidati 150 civili – il procuratore De Paolis, dopo aver raccolto la denuncia del rappresentante dei familiari delle vittime, gia’ da tempo ha riaperto un’inchiesta che in precedenza era stata archiviata. Le indagini della procura militare di Roma avrebbero consentito, secondo quanto si e’ appreso, di risalire ai responsabili della strage, che verranno ora iscritti nel registro degli indagati, anche se sarebbero tutti morti. Inevitabile, dunque, la successiva archiviazione.