Un compromesso contro la Costituzione Autore: Giovanni Russo Spena da: controlacrisi.org

Il cedimento della minoranza dem sulla controriforma costituzionale è grave all’interno della vicenda parlamentare. Non siamo, in verità, tra coloro che si erano fatti illusione. Ma prendiamo atto che la situazione è cambiata, i rapporti di forza sono mutati in vista del referendum che si svolgerà, probabilmente, nell’ottobre del prossimo anno (un referendum che sarà impostato come plebiscito su Renzi, imperatore massimo senza freni e controlli). Avremo bisogno di una capillare e creativa controinformazione rimettendo al centro il fondamento politico della Costituzione repubblicana e costruendo un sistema di alleanze (innanzitutto sociali, ma non solo) contro una grave ferita alla Costituzione stessa voluta da tutto il PD. Credo che dovremo saper coinvolgere a fondo sindacati, movimenti, coalizioni sociali.

Lotte democratiche e sociali sono, infatti, sempre più connesse. Il combinato disposto tra controriforma costituzionale e legge elettorale Italicum crea, infatti, un presidenzialismo di fatto, senza controlli e regole. Un impianto che ha in Europa in solo parziale precedente nel sistema ungherese di Orban. Se ne faccia una ragione Bersani: nell’accordo fatto con la Boschi e Verdini la elezione popolare dei senatori, di cui aveva fatto tardiva e disperata bandiera (dopo aver colpevolmente approvato l’incostituzionale Italicum) non c’è. Inutile che faccia sgangherata propaganda. Credo abbia ragione il costituzionalista prof. Massimo Villone che, anche a nome del Coordinamento per la difesa della Costituzione, di cui siamo parte, ha spiegato il 24 settembre, anche sul piano tecnico/giuridico, scrivendo su “il manifesto” che l’emendamento PD non può in alcun modo “essere gabellato come ripristino dell’elettività dei senatori”.

La riforma era pessima e tale rimane. Si ritorna ai famigerati “listini regionali”mascherati. Dove si è mai vista una soluzione costituzionale che stabilisce che la rappresentanza appartiene per metà all’elettore e per metà ai consigli regionali? E come si applica il sistema ai sindaci che sono eletti con elezione diretta?

Un pericoloso pasticcio. Ma non possiamo arrenderci. Difenderemo, dinanzi alla Corte Costituzionale, nelle piazze, anche con i ricorsi giurisdizionali contro l’Italicum, l’impianto della nostra Costituzione.

SICILIA DEL 10 marzo 2015 Sit-in in difesa della Costituzione e della Democrazia

SICILIA DEL 10 marzo 2015

Sit-in in difesa
della Costituzione
e della democraziaOggi, alle 17,30, davanti alla Prefettura, in via Etnea, promosso dall’Anpi provinciale, si terrà un sit-in difesa della Costituzione. L’«Associazione nazionale partigiani d’Italia» invita associazioni, sindacati, movimenti e partiti a bloccare la deriva autoritaria e a difendere la Costituzione e la Democrazia. «L’attacco alla Costituzione – scrive Santina Sconza, presidente provinciale Anpi – è un vero e proprio strappo al nostro sistema democratico, una legge elettorale che non restituisce la parola ai cittadini, né garantisce la rappresentanza piena cui hanno diritto per norme costituzionali».
All’iniziativa aderisce l’Arci Catania secondo cui «l’equilibrio dello Stato di diritto è stato minato, i meccanismi di rappresentanza democratica e la Costituzione della Repubblica Italiana sono sotto attacco». E il presidente del comitato territoriale Dario Pruiti aggiunge. «Non tolleriamo che dietro il paravento del rinnovamento della classe politica del Paese si consumi un ricompattamento delle forze reazionarie con il palese obiettivo di smantellare le garanzie costituzionali. I provvedimenti adottati dal governo sulle politiche del lavoro, l’agenda economica europea di crisi strutturale, lo scirocco di guerra che infiamma gli istinti più razzisti d’Italia e i progetti di riforma Costituzionale, instradano il futuro di tutte e di tutti verso il baratro dei nuovi fascismi». E aggiunge. «Non ci rassegneremo all’idea che il nostro Paese venga trasformato in una nazione imperniata sui privilegi, pretendiamo un futuro di diritti».
Anche il circolo Olga Benario, con il suo segretario Luca Cangemi, aderisce al sit-in dell’Anpi a difesa della Costituzione. «Siamo di fronte al tentativo di azzerare la Costituzione repubblicana, colpendo al cuore la rappresentanza democratica e l’equilibrio dei poteri. Un progetto che vede, al di là di occasionali sceneggiate, convergere il PD e Berlusconi. E’ necessario una grande mobilitazione popolare contro questo disegno di controriforma, che si connette con i preparativi di guerra e con l’attacco ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici (cioè con la violazione di due altri principi di fondo della Carta Costituzionale nata dalla resistenza) ».

10/03/2015

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Il circolo Olga Benario aderisce al sit-in dell’ANPI a difesa della Costituzione

Comunicato stampa

Il circolo Olga Benario aderisce al sit-in dell’ANPI a difesa della Costituzione

Il circolo Olga Benario di Rifondazione Comunista aderisce al sit-in promosso dall’ANPI, martedì 10 marzo, davanti alla Prefettura di Catania in difesa della democrazia. Siamo di fronte  al  tentativo di azzerare la Costituzione repubblicana, colpendo al cuore la rappresentanza democratica e l’equilibrio dei poteri. Un progetto che vede, al di là di occasionali sceneggiate, convergere il PD e Berlusconi. E’ necessario una grande mobilitazione popolare contro questo disegno di controriforma, che si connette con i preparativi di guerra e con l’attacco ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici(cioè con la violazione di due altri principi di fondo  della Carta Costituzionale nata dalla resistenza). Ci sembra molto significativo che a promuovere questa manifestazione sia l’associazione che custodisce l’eredità storica della lotta partigiana e che oggi lancia un grido di allarme sui pericoli che corre la democrazia in Italia. Chiediamo a tutti i cittadini di raccogliere questo allarme e di sviluppare una forte mobilitazione in grado di fermare il progetto di costruire una Italia fondata sul potere di pochi privilegiati.

Luca Cangemi

segretario del Circolo PRC Olga Benario

Basta Troike! da Micromega

 

di Paolo Flores d’Arcais

Da questa sera la cartina di tornasole che rivela chi sia davvero democratico in Europa è alla portata di tutti: coerentemente democratico è solo chi sostiene la Grecia nella sua scelta di emancipazione dalla prepotenza della Mammona finanziaria.

Chi non è disposto a sostenere i greci che hanno scelto Tsipras si dimostrerà nel migliore dei casi un democratico loffio, un democratico corrivo verso l’establishment del denaro, o semplicemente un non democratico che ciancia di democrazia. Staremo a vedere, perciò.

Il risultato elettorale greco rende ancora più urgente la riflessione sulla scomparsa di un riformismo degno di questo nome negli altri paesi europei (tranne la Spagna, dove la speranza si chiama “Podemos”). E più che mai in Italia, dove in settimana il regime di Berlurenzi intende chiudere il cerchio del suo più che ventennio eleggendo al Quirinale il proprio garante anziché il Custode della Costituzione Repubblicana (nata dalla Resistenza antifascista, Grundnorm e quindi fonte irrinunciabile della legittimità dell’intero sistema).

Diamo intanto per scontato che a “sinistra” si scateneranno scomposti minuetti di pretendenti Tsipras nostrani, la penosa kermesse vendoliana “Human Factor” avrà solo dato la stura (Vendola: quello dello sghignazzo con l’uomo dei Riva, vi rendete conto?!).

Bisognerà far finta di niente e dedicarsi invece seriamente all’analisi, alla ricostruzione di una cultura di sinistra che in questi anni ha trovato pochi altri ridotti di elaborazione all’infuori di MicroMega, all’individuazione dei tantissimi focolai di società civile democratica intenzionati a non restare solo impegno e testimonianza civile e sociale ma sempre più consapevoli che solo una forza politica “giustizia e libertà”, che ponga al centro la politica come bricolage anziché la politica come mestiere, può evitare che le lotte sociali e civili vengano, come fin qui avvenuto, tradite e calpestate dai governi e dai parlamenti.

Seriamente, ma subito. Altrimenti la pazienza, dote rivoluzionaria, diventa vizio.

Oggi in Grecia, domani in Spagna, dopodomani in Italia: la speranza evita di avvitarsi in illusione solo se nutrita dal lavoro coerente di informazione, di elaborazione, di azione. Dove la coerenza tra il dire e il fare (anche sotto il profilo personale: se si promettono dimissioni, si danno, punto) diventa strumento irrinunciabile e criterio primo di credibilità. E senza credibilità adamantina dei suoi leader (oggi introvabili) nessuna forza “giustizia e libertà” potrà nascere, benché lo spazio per essa cresca ogni giorno.

(25 gennaio 2015)

RODOTÀ Ripartiamo dal basso, senza la zavorra dei partiti
PARDI Anomalie, mostri e mostriciattoli stanno smontando la Repubblica

Ritengo opportuno che tutti conoscano l’appello ai candidati premier che l’Associazione “Salviamo la Costituzione” ha approvato il 28 gennaio scorso, anche col nostro contributo ” Carlo Smuraglia”

anpinews
Il forte richiamo alla intangibilità dei princìpi costituzionali, alla necessità di coerenza delle
eventuali modifiche con le strutture portanti della Carta Costituzionale ed infine all’assoluta
esigenza che non si facciano modifiche “a colpi di maggioranza”, è veramente importante e
significativo, tanto più che è accompagnato dalla proposta di irrobustire i requisiti richiesti
dell’art. 138 per apportare modifiche alla Carta Costituzionale.
Una presa di posizione non solo seria e pienamente giustificata, ma anche utile per apporre
subito dei precisi paletti ai tanti (troppi) per parlano di “legislatura costituente”, “modifiche
alla Costituzione” e così via, senza neppure porsi il problema della necessità di ancorare ogni
decisione ed ogni scelta proprio a quegli indirizzi e princìpi che senza alcuna seria
giustificazione, si pretenderebbe di modificare.
Ecco il testo dell’appello:
Ai candidati alla Presidenza del Consiglio
nelle elezioni politiche del febbraio 2013
“Gentili signori,
Vi scriviamo a nome della Associazione “Salviamo la Costituzione, aggiornarla non demolirla”
che raccoglie coloro che promossero il referendum costituzionale del 25-26 giugno 2006.
Da varie parti, la prossima legislatura è stata definita come una legislatura “costituente”. Si
tratta di una definizione tecnicamente imprecisa; ma essa sottolinea l’esigenza – indiscutibile
– di riforme di struttura, coraggiose e impegnative. Tra le riforme previste, alcune
concernono le istituzioni (a partire dalla legge elettorale), e anche qualche disposizione della
Carta costituzionale. Ci permettiamo di sottolineare l’esigenza che siano date agli elettori, sul
punto, informazioni precise circa i programmi e i propositi di ciascuno di voi e delle forze
politiche che ciascuno di voi rappresenta. Nel referendum del giugno 2006, una larga
maggioranza di italiane ed italiani ha voluto riaffermare che la Costituzione repubblicana
resta il fondamento della nostra democrazia, la tavola dei principi, dei valori e delle regole
che stanno alla base della convivenza comune. L’esito di quel referendum non preclude
naturalmente limitate e puntuali modifiche costituzionali, purché coerenti con i principi e i
valori della Costituzione repubblicana e compatibili con il suo impianto e i suoi equilibri
fondamentali. Il referendum del 2006 ha anche sancito la condanna di riforme costituzionali
“di parte” approvate a colpi di maggioranza. La Costituzione – come Voi ben sapete – è di
tutti, garantisce i diritti e le libertà di tutti, anche delle minoranze; dovrebbe essere
modificata solo con il consenso di tutti, o comunque di una larga maggioranza. Noi siamo
convinti che con quel voto il popolo sovrano abbia dunque affidato al Parlamento un compito:
ristabilire il principio della supremazia e della stabilità della Costituzione; mettere fine alla
stagione delle riforme costituzionali “di parte”; approvare perciò una modifica dell’articolo
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138 della Costituzione che, alzando la maggioranza prevista per l’approvazione di leggi di
revisione costituzionale, e rendendo sempre possibile il referendum popolare “confermativo”,
renda impossibili modifiche costituzionali imposte a colpi di maggioranza. Si otterrebbe, in tal
modo, il risultato di mettere finalmente “in sicurezza” la Costituzione della Repubblica, così
come è da tempo stabilito in altre grandi democrazie. Proposte di legge in tal senso,
sottoscritte da parlamentari di diversi gruppi, sono state presentate nel corso della XV e XVI
legislatura, tra gli altri dal compianto Oscar Luigi Scalfaro.
Per queste ragioni, ci permettiamo di segnalarVi l’esigenza di esprimere con precisione la
vostra posizione e le vostre intenzioni su queste due questioni essenziali. Per parte nostra, i
risultati del referendum costituzionale del 2006 (che noi promuovemmo) e le preoccupazioni
dei nostri soci (raccolti in molti circoli in ogni parte del Paese) ci obbligano moralmente e
politicamente non solo a rappresentarVi queste preoccupazioni, ma anche a operare per far
conoscere a tutti i nostri concittadini le opinioni e i propositi dei candidati premier e delle
forze politiche che partecipano alla competizione elettorale.
Vi saremmo perciò molto grati se voleste chiarire anche a noi i vostri intendimenti e i vostri
programmi sulle due questioni, rispondendo ai due quesiti seguenti (che sinteticamente
riassumono le nostre preoccupazioni):
1. Proporrete e sosterrete, nella prossima legislatura, un disegno di legge di modifica
dell’articolo 138 della Costituzione che elevi a due terzi la maggioranza necessaria
per l’approvazione parlamentare delle leggi di revisione della Costituzione e
consenta in ogni caso a 500.000 elettori di chiedere il referendum confermativo sul
testo approvato? Proporrete che ciò valga per qualunque legge di revisione
costituzionale, senza distinzioni tra la prima e la seconda parte della Costituzione?
2. Pensate di potere assumere l’impegno di assicurare la coerenza delle riforme
istituzionali che Voi proporrete o sosterrete con i principi e i valori della
Costituzione del 1948 e la loro compatibilità con i suoi equilibri fondamentali, e
dunque con i principi della forma di governo parlamentare?
Per parte nostra, assumiamo l’impegno di portare a conoscenza degli elettori, le risposte che
ciascuno di Voi vorrà inviarci (o, quanto meno, quelle che ci perverranno entro il 15 febbraio
in modo da contribuire alla libera scelta elettorale di ciascuno dei nostri concittadini.
Ringraziando per l’attenzione, Vi inviamo i nostri migliori saluti”
Alessandro PACE (presidente dell’Associazione Salviamo la
Costituzione), Giovanni BACHELET, Francesco BAICCHI, Renato
BALDUZZI, Franco BASSANINI, Luigi BOBBA, Sandra BONSANTI,
Gianclaudio BRESSA, Italo BUONO, Maurizio CHIOCCHETTI, Domenico
GALLO, Valerio ONIDA, Giordana PALLONE, Francesco PARDI, Maria
Paola PATUELLI, Giorgio SANTINI, Maurizio SEROFILLI, Carlo SMURAGLIA,
Maria TROFFA (componenti del comitato direttivo dell’Associazione)
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