Cgil, l’arma spuntata dell’iniziativa unitaria. Rinaldini: “Una situazione di stato confusionale” Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Ieri il Direttivo nazionale della Cgil ha dato mandato alla propria segreteria, come richiesto dal segretario generale, Susanna Camusso, nella relazione introduttiva dei lavori, ”di realizzare un confronto con le segreterie di Cisl e Uil, per verificare le disponibilità allo sviluppo di una mobilitazione unitaria su una piattaforma condivisa. Intanto, sia la Cgil che la Fiom provano a tessere un dialogo con il governo lanciando un segnale di disponibilità sul contratto “a tutele crescenti” a patto che si venga eliminata la jungla dei contratti precari. L’articolo 18 e’ solo ”uno scalpo” da portare ai falchi dell’Ue, ha detto il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. ”Sembrava – ha detto il numero uno della Uil, Luigi Angeletti – sembrava che si volesse eliminare l’articolo 18 per decreto. Una stupidaggine in se’. Ma Renzi non l’ha fatto. Perche’ non ha la forza. E questo vale anche per la riforma della Pubblica amministrazione, che finora si e’ limitata al taglio dei permessi sindacali. Tutto sembra urgente e intanto continuiamo a perdere posti di lavoro”. Anche per la Cisl, il contratto a tutele crescenti “va bene” ma solo “a condizione che serva a far fuori tutte le truffe in cui sono incappati i giovani”.

Sergio Cofferati che nel 2002 fu il protagonista della grande iniziativa al Circo Massimo, proprio contro l’attacco all’articolo 18, dà un giudizio negativo del’emendamento del Governo. “Il testo, che prevede il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianita’ di servizio, non esplicitando il mantenimento del reintegro tra queste tutele, cancella definitivamente i contenuti dell’art.18” dice Cofferati. Che, da ex sindacalista, osserva: “il reintegro non ha alcun rapporto con l’anzianita’ di servizio. Le tutele che sono modificabili sono solo quelle del risarcimento salariale”.Sull’iniziativa della Cgil c’è il giudizio molto critico di Gianni Rinaldini, esponente di punta di Democrazia e Lavoro, la corrente di opposizione in Cgil. “In Cgil siamo in situazione di stato confusionale”, ha detto Rinaldini nel corso del suo intervento al Direttivo nazionale. Secondo Rinaldini si conferma una situazione interna bloccata, specie a seguito delle dichiarazioni di Susanna Camusso relative ad una manifestazione il 10 ottobre. “Mentre noi sappiamo che la manifestazione dei meccanici è il 25 ottobre. Dopo il congresso si rifiuta di discutere autenticamente di ciò che è successo”. “Ci si inventa la piattaforma unitaria su fisco e pensioni – ha proseguito Rinaldini – come documento su cui costruire iniziative. Gli esecutivi unitari non si sono riuniti. Non ci sono state assemblee nei luoghi di lavoro. L’attenzione si è spostata su altro. Abbiamo una totale sfasatura tra le dinamiche sociali e le rivendicazioni su fisco e pensioni. Volutamente unitarie con cisl e uil mentre su altri temi (ad es. Job act) siamo su posizioni molto diverse. Si vocifera di una piazza dei lavori indetta dalla cgil. Per il 25 ottobre è confermata l’iniziativa della fiom. Sono in discussione iniziative unitarie sul pubblico impiego e pensionati. Occorre discutere domani e fare chiarezza sul percorso che vogliamo svolgere”.

La presenza femminile nel Sistema Sanitario Nazionale da: NoiDonne

Le donne con un contratto a tempo indeterminato nel Servizio Sanitario Nazionale nel 2009 erano il 63,41%, percentuale in costante crescita ma non nelle posizioni apicali. L’avanzamento di carriera, precluso in particolare alle infermiere, richiede dispon

 

Mariam aveva sentito la notizia nel gennaio di quello stesso anno: uomini e donne sarebbero stati ricoverati in ospedali diversi, tutto il personale femminile degli ospedali di Kabul sarebbe stato licenziato o mandato a lavorare in un’unica struttura centralizzata. Nessuno ci aveva creduto e i talebani non avevano posto in atto quella loro decisione. Fino a quel momento. «E l’ospedale Ali Abad?» chiese un altro uomo. La guardia scosse la testa. «E Wozir Akbar Khan?» «Solo per uomini» disse. «E noi cosa dovremmo fare?» «Andate al Rabia Balkhi» rispose la guardia. Si fece avanti una giovane donna, dicendo che c’era già stata. Non avevano acqua pulita, né ossigeno, né elettricità, né medicinali. «In quell’ospedale non c’è niente» disse. « È là che dovete andare» insistette la guardia.
(K. Hosseini, Mille Splendidi Soli, Edizioni Piemme, Casale Monferrato (Ai), 2007, p.175)
Sebbene la condizione femminile e le discriminazioni di genere nel nostro Paese siano, fortunatamente, molto distanti da quella dell’Afghanistan, di cui al periodo della citazione letteraria, o dei paesi in via di sviluppo dove la durata media della vita delle donne è fortemente condizionata dalle uccisioni a seguito di stupri e violenze e dalla mancanza di assistenza alla maternità e alla vita sessuale in genere, occorre evidenziare come anche nel nostro paese persistano, in maniera più o meno evidente, discriminazioni nei confronti delle donne nel settore sanitario sia nella loro veste di utenti dei servizi sanitari, sia nel loro ruolo di professioniste del settore. Nel 2009 la percentuale di donne impiegate nel Servizio Sanitario Nazionale con un contratto a tempo indeterminato si è attestata al 63,41%: l’incremento della presenza femminile è in costante crescita ed è possibile rilevare come essa sia aumentata trasversalmente in quasi tutte le categorie lavorative comprese dall’ambito sanitario.

Relativamente alle posizioni apicali la presenza delle donne in tali posizioni è però aumentata negli anni di pochi punti percentuali: rispetto ai colleghi uomini, le donne debbono necessariamente avere una grande capacità di organizzazione e di ottimizzazione dei tempi dedicati ai diversi ruoli e, come si può facilmente intuire, è inoltre discriminante il supporto di aiuti esterni (familiari, collaboratrici domestiche, badanti) o di strutture educative (nidi, scuole di infanzia e scuole) o residenziali/ semiresidenziali nel caso di anziani e/o familiari affetti da disabilità. Occorre inoltre rilevare che, se per le donne medico il supporto di aiuti esterni è reso possibile da retribuzioni medio alte, per le altre figure professionali femminili della sanità (per esempio le infermiere e tutto il personale paramedico) l’accesso a tali collaborazioni è sbarrato da una situazione socio-economica completamente differente.

La carenza di servizi e le dinamiche intrafamigliari possono portare la donna a trovarsi davanti alla necessità di scegliere tra la famiglia ed il lavoro; alla base dello scollamento tra presenza femminile e posizioni apicali vi sono anche motivazioni legate alle tempistiche di carriera: per raggiungere una posizione di vertice sono necessari circa 15-20 anni di percorso, non ancora coerenti con il più recente inserimento significativo delle donne nella sanità: il processo di femminilizzazione in corso ne fa quindi prevedere un aumento. In generale il lavoro e, in particolare, l’avanzamento di carriera soprattutto, si basano su due tipologie di disponibilità pressoché totali: la disponibilità di spazio e la disponibilità di tempo, che caratterizzano il modello maschile applicato attualmente nel competitivo mondo della sanità: tali disponibilità totali sono molto spesso precluse alla donna per le motivazioni precedentemente esposte.

L’avanzamento di carriera è particolarmente precluso alle infermiere: in campo infermieristico la distribuzione di genere è sbilanciata a favore di una massiccia presenza di donne, ma le posizioni apicali sono ricoperte prevalentemente dagli uomini: le maggiori difficoltà di gestione dei tempi di cura parentale e di lavoro incidono marcatamente sul percorso professionale e sull’avanzamento di carriera proprio per la situazione socio-economica connessa al profilo professionale. Per ridurre i conflitti relativi alla gestione dei tempi di cura e lavoro oltre alla dotazione delle strutture di lavoro di asili nido potrebbe essere significativa l’elaborazione di strategie e prassi che favoriscano il ritorno della donna dopo l’allontanamento per maternità facilitando la ripresa del lavoro e dei contatti per evitare che la neo-madre si senta al margine in un ambiente di lavoro che evolve a ritmi serrati: una possibile modalità con cui si potrebbe colmare l’allontanamento dall’ambiente di lavoro potrebbe essere costituita dalla somministrazione di corsi formativi a distanza durante il periodo di assenza per maternità.

Quali sono gli apporti specifici delle donne nel mondo del lavoro e, in particolare, in ambito sanitario? Una prima rilevazione va posta sulle capacità organizzative di una donna: è ipotizzabile che la donna, anche sulla base del proprio vissuto biografico, possa contribuire in maniera significativa in sanità sul piano delle capacità di organizzazione e di gestione, con risvolti utili in termini di efficienza ed efficacia dei processi. Tale capacità organizzativa è collegabile ad una storica abitudine del genere femminile ad occuparsi parallelamente di più funzioni, e si esprime soprattutto: nella visione di insieme, nella creazione di reti di rapporti, nella sistematizzazione dell’intervento, nella rapidità di reazione e gestione dell’imprevisto, nella capacità analitica che fa essere le donne metodiche e pragmatiche.

Alle donne occorre inoltre riconoscere una grande capacità di mediazione che, anche in ambito sanitario, si traduce spesso nella capacità di armonizzare idee e posizioni differenti attraverso modalità gestionali tese a rendere i conflitti occasioni di dibattito finalizzate alla risoluzione efficace ed efficiente delle problematiche che i gruppi di lavoro debbono quotidianamente gestire ed affrontare.