La crisi organica e la sfiducia nella UE. Avanzata delle forze reazionarie e neofasciste e ruolo dei comunisti da:www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – antifascismo – 30-01-15 – n. 529


Fronte della Gioventù Comunista | gioventucomunista.it

Documento approvato all’unanimità dal CC del FGC del 25 gennaio a Livorno.

(I) Lo scenario di crisi che il nostro paese sta attraversando è quello di una vera e propria crisi organica del sistema economico-politico. Una crisi che affonda le sue radici nella situazione economica: la distruzione di forze produttive e posti di lavoro, l’aumento della disoccupazione, l’impoverimento generale delle masse popolari e degli strati della piccola borghesia del nostro paese. A questo si aggiunge una sempre maggiore sfiducia generale nella politica e nei partiti che hanno rappresentato in questi anni il sistema di potere politico nel nostro paese. All’origine di questo scollamento sta principalmente il bilancio della scelta politica più importante di questi anni: la creazione dell’Unione Europea e l’ingresso dell’Italia nell’euro. Questa scelta politica si è rivelata nel tempo una vera e propria manna dal cielo per il grande capitale monopolistico, ma una disgrazia per la classe operaia, le masse popolari e una parte rilevante dei settori della piccola e media borghesia che sono stati spinti verso il basso.

L’impatto di questo processo nella storia italiana e del continente europeo è paragonabile per importanza a quello di una vera e propria guerra. Da qui proviene lo scollamento generale che si produce nella società: le classi dominanti non riescono ad esercitare più con la stesa forza e la stessa autorevolezza la loro capacità di direzione, tra esse e i loro partiti di riferimento si producono variazioni di consenso ed appoggio repentino; quegli stessi partiti, fino ad oggi cinghia di trasmissione degli interessi del grande capitale nel sistema politico, perdono terreno e consenso di fronte alle masse. L’aumento dell’astensionismo in questi anni è un chiaro segnale di questa tendenza.

La mancanza di un partito comunista in grado di assumere compiutamente su di sé la prospettiva dell’alternativa a questo modello di sistema, di porre in essere un serio lavoro a livello di massa pone una serie di problemi ulteriori. Viene di fatto a mancare quell’elemento necessario affinché la critica della situazione attuale si concentri sugli aspetti essenziali e assuma, indicando con precisione i colpevoli dell’attuale condizione e gli obiettivi di cambiamento, la direzione corretta: quella della trasformazione in senso socialista della società. L’elemento popolare sente ma non comprende, avrebbe detto Gramsci. Il partito comunista è lo strumento che consentirebbe il passaggio dal sapere al comprendere al sentire e viceversa dal sentire al comprendere al sapere, ossia quello scambio reciproco di conoscenze e sentimento immediato che consente un’aderenza alla situazione reale e allo stesso tempo propone lo strumento per il suo superamento. In mancanza di questo rapporto organico oggi le masse sono lasciate sole a sé stesse e alla mercé di gruppi di carattere reazionario che stanno tornando in modo preponderante sul continente europeo.

(II) Il dato primario da analizzare in relazione alla condizione continentale è appunto l’Unione Europea e la situazione dei rapporti di classe che i processi economici che ruotano attorno al quadro europeo stanno concretizzando. L’UE è strumento essenziale per il capitale monopolistico in quanto costituisce le premesse per promuovere ulteriormente i processi di centralizzazione e concentrazione del capitale. L’abbattimento delle barriere doganali, la libera circolazione di merci, capitali e persone crea un mondo ad immagine e somiglianza del paradiso voluto dal grande capitale. Dietro l’idea della liberalizzazione e della concorrenza sta infatti il processo dialettico che genera la concentrazione e la centralizzazione del capitale nelle mani di pochi gruppi monopolistici. Così nei diversi strati della borghesia si innesca una vera e propria lotta tra chi, nell’ambito delle leggi economiche capitalistiche, riesce a utilizzare questo processo a proprio favore e chi ne viene schiacciato. L’adesione iniziale della borghesia al processo europeo, legata alla speranza di maggiori guadagni, speranza condivisa anche dalle masse popolari negli anni ’90, si scontra oggi con la situazione reale di ciò che il processo di integrazione europea ha realizzato. La parte della borghesia che si è vista ridurre il proprio peso, in termini economici e politici, guarda oggi con diffidenza al processo di integrazione europeo.

Il capitalismo italiano si fonda storicamente su due componenti: una grande borghesia e un sistema di piccole e medie imprese, quest’ultimo molto diffuso ed oggi in grande crisi. Entrambi questi sistemi si sono fondati, per molti anni, sul contributo dello Stato attraverso il finanziamento diretto e indiretto, e sul cambio monetario della lira, che consentiva di mantenere relativamente basso il costo del lavoro in Italia rispetto al prezzo finale della merce venduta, che di questo cambio beneficiava. L’introduzione dell’euro e dei vincoli sui finanziamenti statali ha messo in crisi questo meccanismo, con la conseguente distruzione di una parte consistente delle forze produttive (in pochi anni la produzione industriale è diminuita del 25%). Dove la concentrazione monopolistica era in partenza maggiore (Germania) questo processo ha portato risultati immediati più favorevoli al capitale che in altri paesi europei. E’ in questo ragionamento che va ricercata la ragione principale della situazione di crisi dei paesi del Sud Europa. Non un trasferimento di carattere nazionale, dunque, con i popoli come blocchi omogenei, ma un processo che si genera a partire dalla condizione economica dei singoli paesi e dal grado dello sviluppo capitalistico in essi.

(III) Poiché la creazione della UE è un processo di natura transnazionale che si fonda a livello politico sulla cessione di sovranità ad enti sovrannazionali a scapito degli stati nazionali, evidentemente il primo ed immediato sentimento che viene a generarsi in opposizione ad esso è di natura nazionalista, accompagnato dalle idee di “ritorno”, “riconquista” che assumono caratteri vari. Questo sentimento si origina proprio a partire da questo meccanismo, come elemento di reazione istintiva degli strati della piccola e media borghesia che da questo processo hanno tratto solo svantaggi. La mancanza di una capacità autonoma della classe operaia e delle masse popolari di comprendere i meccanismi da cui si genera la crisi, in assenza, come detto prima, dello strumento necessario, ossia del partito comunista, porta le masse alla condizione di porsi alla coda delle rivendicazioni della borghesia in questo ambito. È così che si spiega anche la sempre maggiore influenza delle forze reazionarie in ambito di massa, della penetrazione di organizzazioni di destra nella classe operaia e negli strati popolari.

Dietro il nazionalismo che sta tornando in modo preponderante nei paesi europei si uniscono ovviamente questioni proprie di ciascun paese, della sua cultura, storia e tradizione, che articolano il fenomeno in una complessità generale prodotta dai diversi particolarismi. Ma al netto di queste considerazioni, importanti e non trascurabili, la matrice comune è data proprio da questo elemento economico di fondo.

(IV) In Francia il partito della Le Pen è oggi il partito più conseguentemente antieuropeista. È contrario all’euro e alla UE, ha una posizione netta sulle politiche dell’immigrazione, trasmette l’idea del ritorno della centralità politica della Francia anche in ambito imperialista. La Le Pen paradossalmente è una versione radicale di un certo atteggiamento gaullista, è una forza perfettamente inserita nell’ambito del sistema imperialista ma che rivendica una certa indipendenza dagli Usa e dal resto dei paesi europei, per gli interessi della Francia, ossia della borghesia francese. Il suo radicamento sociale è lo specchio della situazione: piccola e media borghesia, proletariato deluso dall’atteggiamento della sinistra. La Le Pen espugna i feudi del PCF e del Partito Socialista perché entrambi a vario titolo perseguono una politica di stampo europeista. Il sentimento della grande Francia rivoluzionaria, statalista, con un ruolo di potenza (che non è più) costituisce il collante che, insieme all’attenzione per elementi di politiche sociali immediate e alla critica del buonismo di una certa sinistra, garantisce al FN enormi consensi. Altre esperienze come quelle di Farage in Gran Bretagna hanno caratteri di fondo simili, pur nella diversità della provenienza politica.

(V) In Italia la situazione non è del tutto differente. Il sistema di potere oggi incardinato dal governo Renzi realizza un blocco unitario della grande borghesia monopolistica di matrice europeista, cui si associano anche elementi dell’opposizione di centro-destra, di fatto inseriti nella compagine governativa, non ufficialmente ma nella comunanza di rivendicazioni politiche. La sinistra assume posizioni di matrice europeista e al momento non ha credibilità nel paese tale da poter assumere a forza politica rilevante, pagando le proprie contraddizioni e i propri limiti. L’alternativa che si è espressa nelle forme iniziali e embrionali dell’antipolitica ha visto una formazione dal carattere eterogeneo, come il Movimento Cinque Stelle, conquistare un numero molto elevato di consenso dal carattere di classe trasversalmente distribuito tra piccola e media borghesia, proletariato e masse popolari. L’inconsistenza politica del progetto alla base del movimento cinque stelle, solamente in parte colmata dalla figura del suo fondatore, e alcuni scandali recenti, stanno compromettendo il suo consenso, come largamente preventivato.

La Lega Nord ha completato la sua trasformazione iniziata nei primi anni del secolo. Da partito della secessione, a partito del federalismo, a partito della nazione. Oggi la Lega si mette alla testa del sentimento antieuropeista e nazionalista nel paese, ergendosi a collante di una serie di altri gruppi dal carattere eterogeneo e di matrice nazionalista, tra i quali anche organizzazioni neofasciste. La Lega incarna l’asse dominante del progetto di creazione di un FN all’italiana, ponendo un problema rilevante nella possibilità di portare in Parlamento elementi di formazioni di estrema destra a sostegno del proprio disegno nazionalista. CasaPound ha già annunciato e manifestato in varie occasioni la sua convergenza in questo progetto, appoggiando settori ed elementi interni alla Lega (Borghezio) e il disegno di Salvini.

E’ in questo contesto che vanno letti alcuni dei recenti avvenimenti che hanno visto l’azione squadrista di gruppi neofascisti. Il caso dell’Ardita, l’aggressione a Cremona e altri episodi minori. Questa attività si inquadra per l’appunto nell’ambito della copertura che il disegno della Lega Nazionale garantisce a formazioni di carattere minoritario, che tenderanno ad acquisire una forza maggiore in questi mesi.

In questo contesto è necessario analizzare anche l’influenza avuta nelle proteste delle periferie di Roma e il tentativo dell’estrema destra di mettersi a capo, dirigere e indirizzare la protesta. Il tema dell’immigrazione costituisce un elemento essenziale nelle rivendicazioni della destra, su cui va misurato tutto il fallimento della sinistra e delle organizzazioni sindacali. I dati sulla percezione del fenomeno dell’immigrazione in Italia, rispetto al suo carattere reale dimostrano quanto sia ampia la campagna ideologica su questo tema. Al contempo l’inconsistenza dell’analisi della sinistra anche radicale, nel cogliere nei fenomeni dell’immigrazione un elemento funzionale all’abbassamento del costo del lavoro e dei diritti della classe operaia e delle masse popolari è evidente. Il radicamento nelle periferie è lo strumento necessario per combattere questa situazione. In questo senso sarà necessario sviluppare una maggiore analisi sulla questione delle abitazioni, sui paini e gli assetti urbanistici delle grandi città che oggi sono funzionali agli interessi dei grandi gruppi di costruttori e che trasformano le periferie delle città in luoghi di vero e sentito disagio sociale. Compito dei comunisti è indirizzare quella rabbia nei confronti dei reali responsabili, sviluppare un forte legame di classe che spazzi via le apparenze ideologiche che portano alla lotta tra poveri e alla salvezza del sistema di interessi reali che produce lo sfruttamento e gli squilibri sociali ma resta agente invisibile agli occhi delle masse.

(VI) Il carattere reale del fascismo è oggi visibile in Ucraina in tutta la sua forza, come strumento nelle mani del capitale europeo. Su questo la posizione della nostra organizzazione è stata fin da subito chiara, mettendo allo stesso tempo in evidenza come la lotta antifascista in Ucraina abbia un carattere di per sé separato dall’influenza della Russia e dalla difesa degli interessi russi di natura capitalistica nella regione. Chi ha fatto di Putin un bastione dell’antifascismo rimarrà deluso dal prestito realizzato alla Le Pen e dalle dichiarazioni di Salvini in relazione al possibile sostegno economico russo. Riprova della complessità della fase attuale che va letta con il riferimento principale al concetto di imperialismo. Le azioni condotte in Ucraina dalle forze fasciste devono essere denunciate senza appello. Così come è necessario prepararsi anche a possibili escalation a livello continentale, prima fra tutte la situazione greca, dove Alba Dorata seppure ridimensionata è presente ed utilizzabile al momento opportuno dal capitale per i suoi disegni.

(VII) La questione dell’antifascismo oggi non può essere disunita da questo contesto generale e dalla considerazione del ruolo che le organizzazioni neofasciste hanno oggi in Italia e in Europa.  Non va dunque ridotta a carattere immediato di risposta e guerra tra bande ma valutata sulla base di una seria riflessione che impegna la nostra organizzazione ad una più accurata e costante analisi e ad alcuni punti di azione le cui caratteristiche essenziali sono:

1)    Rigettare le forme di antifascismo “democratico” ed “istituzionale” insieme alla retorica dominante sulla Resistenza che pone in essere il definitivo tradimento degli ideali politici di profondo rinnovamento che animarono quella lotta. In questo senso in considerazione del 70° anniversario della Liberazione acquista ancora maggiore importanza la previsione di momenti di dibattito, iniziative dell’organizzazione e nelle scuole e nelle università sulla storia ed il carattere della Resistenza antifascista e del ruolo dei comunisti.

2)    Non compromettere in nome di un presunto antifascismo l’autonomia politica dei comunisti dai partiti borghesi e da tutte le forze politiche, quale ne sia il carattere e la forma organizzativa, che nelle loro rivendicazioni appoggiano espressamente o implicitamente l’attuale modello di sistema e il processo comune europeo. Spesso l’esperienza storica dell’unità antifascista della Resistenza, giusta in quel determinato contesto e periodo, viene meccanicamente trasmessa nella situazione attuale generando confusione e disastri. Il fascismo oggi non è al potere, i nazifascisti non occupano militarmente l’Italia, non c’è un contesto di guerra mondiale condotta dalla politica fascista. Questo non giustifica nessuna forma di unità con le forze al potere oggi che sono responsabili delle politiche di attacco ai diritti dei lavoratori e ai diritti sociali, della compromissione dell’Italia nel sistema imperialistico, nelle guerre della Nato. Qualsiasi forma di antifascismo di questo tipo, in assenza di fascismo, ossia senza il fascismo al potere, finisce per risolversi nella compromissione dei comunisti con le forze politiche responsabili del disastro attuale e, in definitiva, costituisce il modo migliore per far avanzare le forze fasciste.

3)    Denunciare la natura di classe del fascismo e degli interessi che protegge. Rilevare gli inganni che sono dietro ai fenomeni di carattere nazionalistico, rispondere al cosmopolitismo delle classi dominanti, non con il ritorno al nazionalismo borghese ma con la forma più elevata di internazionalismo proletario, che riconosce il valore e il legame dei popoli con la propria terra, ma che unisce nella fratellanza e nella lotta le rivendicazioni dei proletari di tutti i paesi.

4)    Attuare un piano di radicamento di massa dei comunisti nei settori della classe operaia e delle masse popolari, a partire dai luoghi di lavoro, dalle scuole, dalle università, dai quartieri periferici delle nostre città. Il modo migliore per togliere terreno alle forze reazionarie non è fare alleanze o accordi con chi è compromesso dalla gestione del potere borghese, ma sviluppare una politica di massa che crei il radicamento necessario all’avanzata dei comunisti. Solo in questo modo l’antifascismo diventa pratica reale e quotidiana nella direzione dell’avanzamento verso il socialismo. Per quanto riguarda il nostro compito primario, ossia la gioventù, tenere a mente che questo processo deve realizzarsi nelle forme che riguardano le giovani generazioni: le attività ricreative, sportive, culturali, musicali, sono uno strumento essenziale da unire all’attività propagandistica e di agitazione, rendendola a tutti gli effetti parte rilevante della nostra attività politica. Togliere la base sociale di radicamento alle organizzazioni neofasciste vuol dire impedire la saldatura tra essi e le masse popolari e dunque impedire che nazionalismo, razzismo, e tutte le rivendicazioni di stampo fascista divengano la copertura della forma di sottomissione delle masse popolari agli interessi delle borghesie nazionali.

5)    Sviluppare forme di tutela dell’attività politica che tendano nell’immediato a ridurre l’impatto delle aggressioni neofasciste sull’azione politica dell’organizzazione. In questo sviluppare forme di tutela – anche comuni – con organizzazioni, collettivi vicini e che condividano la connotazione essenziale dell’antifascismo di classe e militante.

6)    Comprendere che in questa fase l’attività dei gruppi neofascisti costituisce anche attività di provocazione. Che la logica degli opposti estremismi va rifiutata e che va fatto di tutto affinché essa non sia praticata, evitando di dare qualsiasi presupposto al sistema politico per promuovere leggi, attività di natura giudiziaria, atte a ridurre l’attività delle forze di classe e rendere più difficile la loro azione politica in questa fase di oggettiva debolezza. Attuare un giusto equilibrio nella denuncia politica delle aggressioni fasciste, specialmente quando esse sono rivolte a situazioni concrete di lotta (es contro occupazioni delle scuole, dei posti di lavoro, di fenomeni legati allo sport popolare), evitando, però, denunce a mezzo stampa fini a sé stesse, che ottengono l’effetto di aumentare la popolarità delle organizzazioni neofasciste. La strategia di cercare risalto mediatico attraverso azioni di stampo squadrista è ormai nota, pertanto bisogna ogni volta valutare anche questo fattore per evitare di cadere nelle trappole.

7)    Lavorare nella direzione di aprire contraddizioni tra le forze istituzionali e quelle neofasciste tentando di evitare o ritardare la saldatura tra neofascisti e apparati dello Stato. Non siamo ingenui e sappiamo che questo processo è dettato dalla situazione che si crea nelle fasi politiche, e pertanto non dipende da noi e, soprattutto, a determinate condizioni non è contrastabile. Ma acquisire tempo prezioso in una fase di organizzazione embrionale delle forze di classe potrebbe rivelarsi fondamentale.

8)    Evitare di rincorrere sul loro terreno le forze neofasciste, non accettare di farsi dettare l’agenda politica da esse. In questo senso non siamo “professionisti dell’antifascismo” come alcune strutture che hanno fatto di esso l’unica ragione della propria esistenza. Siamo comunisti e dunque antifascisti. Sappiamo che il miglior modo per essere antifascisti è seguire i nostri obiettivi a breve, medio e lungo periodo, che la mancanza di base politica nell’antifascismo riduce il tutto a forme di lotta tra bande in cui i comunisti hanno tutto da perdere. Il lavoro materiale dei militanti comunisti per l’elevazione di questa consapevolezza anche all’interno dei movimenti antifascisti è fondamentale. L’antifascismo ha assunto in questi anni carattere di collante anche politico-organizzativo in mancanza di altro. Trasformare l’idea dell’anti, che è inizio spesso necessario e naturale come presa di distanza dall’immediato, in elemento di cultura superiore autonoma che dia la propria direzione e compiuta giustificazione della negazione iniziale, indicando una strada anche ai soggetti con minore coscienza politica, è un compito fondamentale. In questo senso i comunisti non si astengono aprioristicamente dalla presenza in strutture antifasciste con natura e provenienza popolare, ma anche in esse svolgono appieno la propria funzione di avanguardia.

 

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