ANPInews n. 160

 

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

 

APPUNTAMENTI

 

 

25 APRILE: le iniziative dell’ANPI in tutta Italia e all’estero. Le manifestazioni nazionali e istituzionali  

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

 

 Lettera aperta del Presidente nazionale ANPI (per il 25 aprile a Roma)

Al Sindaco di Roma, all’Assessore alla memoria del Comune di Roma, al Presidente della Comunità ebraica di Roma, alla Presidenza dell’ANED, alla Presidenza provinciale dell’ANPI di Roma, ad ogni altra Associazione democratica(…)

25 aprile – Festa nazionale

Il 70° della Liberazione in Parlamento

Ancora il caso Mori

Il caso del poliziotto della DiazAnpinews n.160

Roma, svastiche e insulti razzisti imbrattano la mostra sulla convivenza multietnica nel quartiere autore: Fabrizio salvatori da controla crisi.org

 

Svastiche e insulti razzisti sono comparsi sui pannelli di una mostra fotografica allestita in strada nel popolare quartiere di Tor Pignattara a Roma. La denuncia arriva dagli stessi organizzatori che definisco l’atto “vile e incivile che offende non solo il grande lavoro fatto dai ragazzi che hanno partecipato al workshop di fotografia, ma anche tutte le associazioni che hanno lavorato a TorPignaLab e l’intero quartiere di Tor Pignattara”.

Al centro dell’opera le fotografie scattate da dieci ragazzi sotto i 30 anni, di otto nazionalità diverse, per il loro racconto di “TorPigna”, ovvero la mescolanza tra culture e costumi provenienti da ogni parte del mondo: 38 pannelli appesi nel quartiere, per un chiaro messaggio di apertura a diversità e integrazione che qualcuno ha voluto stroncare stupidamente. E’ proprio questo quartiere ad essere stato teatro non solo di alcune bravate di esponenti politici della Lega,come Borghezio, ma anche di fatti delittuosi legaati al razzismo.

Sull’episodio c’è anche un comunicato del Prc di Torpignattara. “Devono essere quanto prima individuati, arrestati e processati i mentecatti nazisti che hanno riempito di svastiche ed ingiurie tutti i pannelli della mostra all’interno della rassegna TorpignaLab”. “Come abbiamo già scritto qualche mese fa – si legge ancora nella nota del Prc – non bisogna sottovalutare queste escrescenze nere che si annidano un po’ dappertutto in città – a partire dai tanti luoghi comuni che stanno sulla lingua degli ignoranti – e che sono state tollerate per anni dal Comune di Roma”. Il Prc sottolinea che Torpignattara “è parte del tessuto ferito di questa città, e non può essere considerato come luogo dove con la scusa della “guerra tra poveri” si possa ancora tacere sulla necessità di tenere alta la guardia su striscianti fenomeni di intolleranza e razzismo”. “Come Circolo di zona di Rifondazione Comunista – continua – esprimiamo la nostra più totale solidarietà alle vittime di questo agguato nazista – i cui responsabili ci rifiutiamo di definire come semplici “vandali” – e chiediamo al Presidente Palmieri di intercedere presso il Sindaco e l’Amministrazione Comunale affinchè non soltanto venga, come al solito, stigmatizzato l’accaduto, ma ci si adoperi per rintracciare i colpevoli e chiudere definitivamente i i covi dove si riunisce questa marmaglia seguace di Benito Mussolini ed Adolf Hitler”.
La mostra è organizzata dalle associazioni Bianco e Nero, CdQ Torpignattara, daSud, Mena, Musica e altre cose ed è il prodotto di “un workshop a cui hanno preso parte tredici ragazzi di otto nazionalità differenti e ha come obiettivo quello di valorizzare le diversità attraverso la realizzazione di un album autobiografico del quartiere”.

Legge elettorale, Roma, Quirinale: il M5S deve essere decisivo (dipende solo da lui) da:micromega

Dall’impasse di Renzi e Berlusconi sulla legge elettorale alla situazione del comune di Roma dopo l’esplosione di Mafiacapitale, fino all’elezione del prossimo Presidente della Repubblica. Ecco come il Movimento 5 Stelle potrebbe essere protagonista in modo straordinariamente efficace. Perché continua a giocare di rimessa?
di Paolo Flores d’Arcais

Cari parlamentari eletti nelle liste M5S, come vostro rappresentato vi sottopongo alcune riflessioni che certamente terrete in considerazione.

La forza che col nostro voto vi abbiamo dato può esercitarsi nella attuale situazione – di crisi morale politica ed economica sempre crescente – in modo straordinariamente efficace. Faccio solo tre esempi: la legge elettorale, la situazione del comune di Roma dopo l’esplosione di Mafiacapitale, l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica.

La legge elettorale continua ad essere elemento cruciale della trattativa tra Renzi e Berlusconi, e una pietra d’inciampo dell’accordo politico-istituzionale tra i due. Il M5S potrebbe, come si dice nell’unico gergo con cui ormai i media parlano di politica, quello calcistico, entrare a gamba tesa, o con una metafora scacchistica, compiere la “mossa del cavallo”, insomma diventare protagonista, utilizzando i nostri voti, anziché spettatore passivo, ibernandoli o dissipandoli. E partecipare come protagonisti non significa affatto edulcorare la propria radicalità, ma anzi esercitarla davvero anziché conservarla nella teca delle parole.

Cosa che invece il M5S continua a fare, ripetendo come un mantra che sul sistema elettorale la decisione è già stata presa perché “rete locuta causa finita”. Ma con queste superstizioni non si fa politica radicale, perché per essere radicale una politica deve essere innanzitutto azione.

Ora, proprio l’impasse in cui Renzi e Berlusconi si trovano per la legge elettorale vi offre (ci offre!) l’occasione di diventare protagonisti, di lanciare voi (noi!) una proposta che ponga il M5S al centro della scena politica e costringa gli altri a misurarsi con la propria (vostra, nostra) radicalità. Basterebbe mettere sul tappeto il sistema uninominale a due turni, con ballottaggio al secondo fra i due più votati al primo (erroneamente lo si definisce “alla francese” benché in Francia al secondo turno possano passare anche un terzo e un quarto candidato, se hanno ottenuto il 12,50% al primo, con possibilità di pastette fra partiti per il “désistement”).

È il sistema con cui si eleggono i sindaci. Oltretutto è proprio il sistema che ha permesso al M5S di compiere il grande salto (prima della vittoria di Pizzarotti a Parma le prospettive non erano certo un quarto e oltre dei voti), inoltre è il sistema elettorale più amato dagli italiani poiché per i sindaci funziona benissimo, e infine Renzi e Berlusconi dovrebbero arrampicarsi sugli specchi per rifiutarlo, perché in vari momenti i rispettivi partiti lo hanno magnificato (anche se ora per calcoli di bottega immediati non lo vogliono più). Perché dunque non fare di questo tema un vostro (nostro!) agire politico, anziché lasciare campo libero alle varie componenti della Casta?

Roma, devastata da Mafiacapitale, offre un’occasione ancora più imperdibile. Marino è persona onesta, e costantemente in conflitto col Pd (che aveva ormai deciso di farlo fuori). Ha commesso e continua a commettere gaffes, stupidaggini, errori. Ma è pur sempre giulebbe rispetto a quello che passa il convento partitocratico affaristico-criminale (ora tutti i media si sbracciano a dire che erano cose note, ma quando alcune rarissime testate parlavano della destra di Alemanno come criminale, e di mezzo Pd anche, era tutto uno stracciarsi di vesti contro i “giustizialisti”, “manettari” e “girotondini-giacobini”). Perché il M5S continua a giocare di rimessa anziché ad agire da protagonista?

Infatti significa giocare di rimessa lasciare che le proposte (perfino alquanto ragionevoli) vengano da Rutelli e siano riprese da Marino, mentre sarebbe agire da protagonisti prendere l’iniziativa e proporre in modo ultimativo e credibile a Marino la costituzione di una “giunta degli onesti”, cambiando tutti gli assessori, discutendoli insieme a partire dalle competenze presenti nella società civile, che lo stesso M5S dovrebbe individuare e proporre. Che senso ha ridursi invece ad un altro mantra, quello dello scioglimento o commissariamento, che in concreto significa affidare il governo della città ad una persona scelta dal ministro dell’Interno, il cui nome è Angelino Alfano? Cosa è più radicale? Oggi uno dei “cinque” del direttorio ha giustamente chiesto per il M5S la presidenza dell’assemblea comunale e della commissione alla trasparenza. Ma perché chiamarsi fuori da una “giunta degli onesti”? Non nel senso di farne parte con propri esponenti (neanche esponenti del Pd dovrebbero farne parte) ma di indicarne e discuterne i nomi tratti dalle competenze della società civile.

Quanto alla Presidenza della Repubblica: perseverare diabolicum, come è noto. E si rischia di perseverare se si continua a dire che nella scorsa occasione si è fatto il massimo e il meglio in coerenza con i valori del movimento. Non è vero. Si poteva, e si può, fare di più, senza perdere di radicalità, anzi. Si tratta, come al solito, di occupare il luogo strategico dello scontro, anziché giocare di rimessa o collateralmente, accomodandosi nella mera testimonianza.

Se se vuole fare decidere alla rete la rosa dei primi dieci nomi, si faccia, ma assai più seriamente. Con una discussione sul sito che cominci subito, che comporti proposte argomentate, e discussioni su ciascuno di essi altrettanto argomentate, che sia aperta agli elettori e non solo ai militanti (oltretutto quelli “certificati” e entro una certa data), che veda esprimersi apertamente i vari deputati. Allora, a conclusione di questa elaborazione collettiva di settimane, il voto avrebbe un significato non occasionale, non semplicemente emotivo, non prono alla mera notorietà mediatica (e anzi di quel medium che è un sito generalmente troppo autoreferenziale: quel sito infatti sarebbe stato aperto quanto più possibile a simpatizzanti ed elettori).

A questo punto i dieci nomi dovrebbero essere affidati ai parlamentari, per dare al M5S i margini di manovra necessari in qualsiasi azione che si svolga in Parlamento, e massime in una elezione del Presidente della Repubblica, dove votazione per votazione cambia lo scenario e la possibilità di incidere efficacemente. I parlamentari ovviamente si sentirebbero moralmente obbligati a rispettare le indicazioni della rete, ma tra un indicato al primo posto che dopo varie votazioni non ha alcuna possibilità, e uno al terzo o quarto, che può diventare un outsider con effettive probabilità per i veti reciproci con cui gli altri partiti hanno bruciato i rispettivi candidati, consentire ai gruppi parlamentari di poter decidere non sarebbe certo opportunismo “contro la rete” ma possibilità di rendere efficaci le decisioni della rete, anziché velleitarie e di mera testimonianza.

Giornata mondiale dei Rom. Amnesty: “L’Europa non li protegge dal razzismo” | Autore: claudia galati da: controlacrisi.org

Ieri è stata la Giornata internazionale dei Rom e dei Sinti, istituita dall’ONU nel 1979 per commemorare l’8 aprile 1971, data in cui per la prima volta si riunirono a livello internazionale rappresentanti delle comunità rom, costituendo così la “Romani Union”, la prima associazione mondiale dei Rom. In quella occasione scelsero di definirsi “Rom” e non “zingari”, termine considerato dispregiativo.In Europa i Rom e i Sinti sono tra i 10 e i 12 milioni, in Italia sono circa 170 mila, ossia lo 0,3% della popolazione (in Romania sono 2 milioni e mezzo e in Spagna 800 mila). Si tratta per la maggior parte di cittadini italiani, presenti sul territorio dal 1400, e in parte di immigrati in regola, arrivati di recente, in ondate successive, da ex-Jugoslavia, Romania e Bulgaria.

Diversi studi scientifici evidenziano che il nomadismo ormai coinvolge solo il 3% dei rom, mentre la maggior parte di loro, a causa anche del fallimento delle politiche di inclusione sociale della popolazione rom in Italia, attualmente vive emarginata in “campi attrezzati”, creati e gestiti con denaro pubblico attraverso cooperative scelte dalle amministrazioni locali sulla base di contratti. I campi sono per lo più lontani dai centri abitati, dalle scuole e dai posti di lavoro. E sono anche piuttosto onerosi per le amministrazione pubbliche: una ricerca di Lunaria ha calcolato che, nella sola città di Roma, la gestione dei campi nomadi sia costata al contribuente 86 milioni di euro tra il 2005 e il 2011. Soldi che invece potrebbero essere usati in maniera più fruttuosa per integrare i residenti dei campi tramite supporti all’impiego, all’abitazione e alla scolarizzazione.

In molti paesi europei esistono quartieri ghetto, ma in nessun stato membro Ue vi sono villaggi creati dalle istituzioni appositamente per concentrarvi persone appartenenti a una singola etnia, per segregare le persone in base alla razza, costringendole a risiedere in baracche o container che nulla hanno a che vedere con abitazioni vere e proprie.

La discriminazione dei rom – nonostante gli obblighi internazionali e comunitari in tutela dei loro diritti, e i fondi strutturali stanziati dalla Ue contro la discriminazione su base etnica -, non solo nel nostro Paese, è all’ordine del giorno: razzismo, pregiudizi, paure ingiustificate e ignoranza comportano violenze, allarmismi e ghettizzazione di queste persone, allontanandone l’integrazione nella società. Ed è proprio questa “discriminazione sistematica e radicata” nei confronti delle comunità rom in Europa che viene denunciata da Amnesty International nel suo rapporto: “Chiediamo giustizia. L’Europa non protegge i rom dalla violenza razzista”, diffuso – non a caso – proprio nella giornata di oggi. Secondo l’organizzazione internazionale, gli stati europei non solo non stanno contrastando, ma addirittura in alcuni casi alimentano la discriminazione, le intimidazioni e le violenze nei confronti dei rom. “In Europa, negli ultimi anni, vi è stata una rilevante crescita della violenza anti-rom. La risposta a questo fenomeno allarmante è stata clamorosamente inadeguata. È inaccettabile che nell’Europa moderna di oggi le comunità rom debbano vivere sotto la costante minaccia della violenza e di attacchi simili ai pogrom (termine utilizzato in riferimento a tutti gli episodi di violenza, danni materiali, massacri e persecuzioni a sfondo etnico-razziale, n.d.r.) ” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia Centrale di Amnesty International.

Il rapporto prende in esame gli episodi più gravi di violenza e intimidazione compiute da rappresentanti dello stato e da comuni cittadini in Europa ai danni dei rom negli ultimi anni: in Repubblica Ceca nel 2013, dove gruppi di estrema destra hanno organizzato proteste anti-rom in decine di città e villaggi di tutto il paese, ricorrendo a sistematiche intimidazioni e marce a scadenza regolare nei confronti delle comunità rom. In Francia, dove la sera del 22 novembre 2011 a Marsiglia la polizia fece irruzione nell’insediamento informale vicino alla chiesa di St. Martin d’Arenc per eseguire lo sgombero forzato di dieci famiglie rom, lanciando lacrimogeni dentro le tende dove i bambini stavano dormendo, per poi distruggerle insieme ad altri effetti personali. Generalmente, i migranti rom di Marsiglia non denunciano i casi di intimidazione e di violenza perché non hanno fiducia nella polizia e temono ulteriori conseguenze. In Grecia, dove il 4 gennaio 2013 una settantina di persone lanciarono bombe molotov, pietre e travi di legno contro le abitazioni dei rom, nell’indifferenza della polizia. “In molti casi, le autorità preposte al mantenimento dell’ordine pubblico non impediscono gli attacchi razzisti e non garantiscono che il movente di odio sia indagato adeguatamente e che gli autori di tali attacchi siano portati di fronte alla giustizia”, ha lamentato Dalhuisen.

“Troppo spesso i leader europei si mostrano compiacenti verso i pregiudizi che alimentano la violenza contro i rom, definendoli persone asociali e indesiderate. Se da un lato, in generale, condannano i più gravi episodi di violenza contro i rom, dall’altro le autorità sono riluttanti a riconoscerne l’effettiva dimensione e sono lenti a contrastarla. Da parte sua, l’Unione europea si è mostrata restia a contestare agli stati membri la sistematica e fin troppo evidente discriminazione nei confronti dei rom” – ha commentato Dalhuisen. “L’Unione europea ha un complesso legislativo a sua disposizione per assicurare che la violenza discriminatoria e la discriminazione in quanto tale siano contrastate. Tuttavia la Commissione europea, che ha il compito di supervisionare l’applicazione della legislazione comunitaria negli stati membri, non si è ancora impegnata in un’azione chiara e decisiva per affrontare la violenza e la discriminazione nei confronti dei rom all’interno degli stati membri.”

Amnesty International chiede ai governi nazionali e all’Unione europea un impegno visibile e tangibile per sradicare il flagello della discriminazione, dell’intolleranza e della violenza contro i rom nel continente.

Anche in Italia, dove nonostante la legge Mancino-Reale tuteli le persone vittima di crimini di odio per motivi etnici e di razza, molto resta da fare per prevenire e rafforzare la tutela dei rom e non solo.

In mattinata il presidente della Camera Laura Boldrini ha ricevuto una delegazione di giovani rom, e il Comune di Roma nel pomeriggio ha organizzato una tavola rotonda nella Sala della Piccola Protomoteca alla quale hanno partecipato, oltre a esponenti della Giunta Regionale e comunale, rappresentanti di associazioni impegnate nell’integrazione della comunità rom e sinti. Ed è proprio in questa ricorrenza che la “Federazione Roma e Sinti Insieme” ha lanciato la campagna nazionale per la raccolta di firme su una legge di iniziativa popolare per il riconoscimento giuridico della minoranza linguistico-culturale dei Rom e Sinta italiana.

Il 4 aprile scorso invece, un gruppo di associazioni e organizzazioni non governative impegnate nella difesa dei diritti umani della comunità rom di Roma ha scritto al sindaco Ignazio Marino chiedendo di fermare la segregazione abitativa dei rom nei campi autorizzati e che le risorse economiche destinate al rifacimento del “villaggio attrezzato” di via della Cesarina siano investite in progetti per la realizzazione del diritto a un alloggio adeguato e l’inclusione sociale per le famiglie rom attualmente accolte nel centro di accoglienza: “Best House Rom” e per le famiglie non rom in condizione di disagio abitativo.”Le violazioni dei diritti umani dei rom da parte delle autorità italiane, incluse quelle di Roma, continuano: sgomberi forzati, segregazione in campi in condizioni abitative gravemente inadeguate ed esclusione dall’edilizia residenziale pubblica stanno proseguendo sotto l’amministrazione del sindaco Marino”, ha ricordato lo stesso Dalhuisen.”Amnesty International aveva auspicato un cambio di rotta da parte della giunta Marino dopo gli anni del “Piano Nomadi” della giunta Alemanno. Lo scorso ottobre avevamo accolto con favore l’impegno della giunta Marino a ritirare misure chiaramente discriminatorie nei confronti delle famiglie rom residenti nei campi autorizzati nell’accesso alle case popolari, ma ad oggi il sindaco Marino non ha mantenuto quegli impegni né ha risposto alla nostra lettera del 14 febbraio scorso, in cui esprimevamo profondo rammarico per il fatto che la graduatoria per l’assegnazione delle case popolari riferita al bando pubblico del 31 dicembre 2012 non fosse stata ancora pubblicata e che l’attribuzione del punteggio a ciascuna domanda venisse ancora compiuta in applicazione dei criteri previsti nella circolare del dipartimento Politiche abitative del 18 gennaio 2013. Insieme ad Amnesty International, anche il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks aveva evidenziato il carattere discriminatorio di quella delibera, che impedisce ai rom residenti nei campi autorizzati di veder riconosciuto il proprio stato abitativo gravemente disagiato e dunque riduce enormemente le loro probabilità di vedersi assegnata una casa popolare”, ha proseguito Dalhuisen.

“Chiediamo al sindaco Marino anche di fare chiarezza su come intenda impiegare i fondi recentemente messi a disposizione dalla Regione Lazio per la cosiddetta ‘emergenza abitativa’.

Non possiamo accettare che quest’operazione ancora una volta si concluda con l’esclusione delle famiglie rom residenti nei campi, oltre che di altri cittadini che hanno fatto domanda per un alloggio residenziale pubblico in base alla graduatoria del 31 dicembre 2012”, ha concluso Dalhuisen. A Roma, nell’ambito di una grave emergenza abitativa dovuta alla scarsa disponibilità di alloggi pubblici, dei 50.000 nuclei familiari che vivono nelle case popolari della capitale gestite dall’Ater solo lo 0,02 % è costituito da rom, sebbene i rom costituiscano oltre lo 0,2 % della popolazione totale della città.