Preoccupazione dell’Anpi per le riforme da: comitato anpi nazionale

Preoccupazione dell’Anpi per le riforme

10 luglio 2015

Il Comitato nazionale dell’ANPI esprime “viva preoccupazione per la riduzione degli spazi di democrazia e dell’effettività dei diritti”.

Questo il testo del documento diffuso oggi.

Il Comitato nazionale, nella riunione del 30 giugno 2015, ha preso in esame la situazione delle “riforme“ in Italia, decidendo di esprimere – al termine del dibattito – viva preoccupazione per l’andamento delle cose e per il rischio che gli spazi di democrazia, anziché ampliarsi, finiscano per ridursi, così come di alcuni diritti possa essere ridotta l’effettività; e ciò in un Paese che attraversa ancora una difficile situazione di crisi, non solo economica, ma anche politica e morale.

Sulla legge elettorale, il giudizio dell’ANPI è sempre stato severo e tale resta anche dopo la definitiva approvazione (con la fiducia). La legge, così come è stata approvata, anche a prescindere dalla anomalia dell’entrata in vigore differita al luglio 2016, non appare conforme né al dettato costituzionale né agli interessi di un Paese democratico.

Resta ancora un premio di maggioranza eccessivo e resta la possibilità che, dopo un ballottaggio, esso venga attribuito ad un partito che ha riscosso complessivamente troppo pochi voti per meritare un premio. Resta il problema dei “nominati” anziché eletti, con la possibilità per costoro, di candidarsi in più circoscrizioni. Resta la discussione se sia davvero preferibile assegnare il premio ad una lista anziché ad una coalizione; resta, il fatto che una effettiva, reale e piena rappresentanza non risulta in alcun modo garantita, così come non è garantito un vero esercizio della sovranità popolare.

Questa legge non è utile al Paese e non corrisponde all’interesse dei cittadini. È possibile che sia chiamata ad esprimersi la Corte Costituzionale; oppure che siano gli stessi cittadini a manifestare, nelle forme più opportune, il loro dissenso.

L’ANPI continua a ritenere che questa legge rappresenti un vulnus al sistema democratico, sicuramente da eliminare con sostanziali cambiamenti.

La riforma del Senato.

L’ANPI continua a ritenere che si tratti della sostanziale abolizione di uno dei rami del Parlamento, con cui si elimina un contropotere, essenziale per l’equilibrio previsto dal legislatore costituente. Vi erano modi assai più semplici e meno invasivi per correggere alcuni effetti del cosiddetto bicameralismo perfetto. Si è invece battuta un’altra strada, grave e pericolosa.

Non è solo questione di elezione diretta, pur fondamentale; è anche questione di contenuti, cioè di poteri. Così come sono stati configurati, essi sono troppi per un organismo sostanzialmente delegittimato e contemporaneamente troppo pochi rispetto a quello che occorrerebbe, per ottenere quell’essenziale equilibrio di poteri che è alla base della volontà espressa dalla Costituzione. Oltretutto, se davvero si vuol ridurre il numero dei parlamentari (ma per ragioni di funzionalità e non per venire incontro alla pressione dell’antipolitica) lo si faccia per entrambe le Camere. Tanto più che un Senato di 100 componenti non potrebbe avere un peso determinante anche nell’ipotesi di lavori congiunti con la Camera, così come questa resterebbe strutturata.

L’ANPI confida che si possa ancora correggere quella anomalia giuridico-istituzionale che si va costruendo; ed auspica che il Senato faccia fino in fondo il suo dovere di difesa dei princìpi e dei valori costituzionali.

La riforma della scuola.

Non è concepibile una riforma della scuola effettuata a tamburo battente, con una fretta ingiustificata e contro gran parte del mondo della scuola. L’ANPI ribadisce: che la scuola da rafforzare in primis è quella pubblica, senza escamotage per aggirare i divieti costituzionali; che la scuola non può essere elitaria e differenziata in base a criteri diversi dal merito e dalla qualità; che la scuola ha bisogno di collaborazione e di partecipazione di tutti (studenti, insegnanti, famiglie) e non di centri autoritari, dotati di poteri discrezionali; che la scuola deve rispondere principalmente al suo ruolo ed alla sua missione vera, che è quella di creare, “cittadini” consapevoli ed attivi; che la scuola ha bisogno di valorizzazione delle professionalità, di organici completati e di personale inserito validamente e razionalmente nel quadro generale dell’insegnamento. Una scuola adeguata ai tempi, non può limitare l’insegnamento della storia a poche nozioni, ristrette nel tempo; ma deve aiutare a conoscere il passato, anche il più recente, per capire meglio il presente ed affrontare consapevolmente il futuro; deve, soprattutto, recare un contributo decisivo per indirizzare i giovani verso una cittadinanza attiva.

Solo da una grande ed approfondita discussione pubblica (che del resto era stata promessa, senza poi esito) e da una riflessione collettiva e partecipata, potrebbe nascere una riforma in grado di risolvere gli annosi problemi che tutt’ora affliggono la scuola e la rendono non idonea ad affrontare le grandi sfide del mondo contemporaneo. Allo stato, mancano tutti i presupposti perché si possa parlare di una vera riforma della scuola.

Alla tematica del lavoro – sul quale peraltro l’ANPI si è più volte espressa – sarà dedicata una riflessione specifica, in relazione alla sua particolare rilevanza (art. 1 della Costituzione) e complessità.

In ogni caso, una stagione di riforme è possibile e necessaria. Ma essa può essere realizzata solo con la più ampia partecipazione dei cittadini, con effettivi confronti con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze di categoria, nell’ambito di una rigorosa volontà di dare finalmente attuazione alla Costituzione repubblicana, soprattutto nella parte inerente ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e dei cittadini e delle cittadine nel loro complesso.

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La Città Felice e il Comitato residenti Piazza Federico di Svevia: Sabato 20 giugno 2015 alle ore 19.00

La Città Felice e il Comitato residenti Piazza Federico di Svevia

Sabato 20 giugno 2015 alle ore 19.00
Invitano al
13° pomeriggio di bellezza in piazza Federico di Svevia:

Vita e movida in città
Svago mordi e fuggi o espressioni creative che si intrecciano?

Intervengono

Mirella Clausi – Comitato residenti Piazza Federico di Svevia: “Bellezza e civiltà per la piazza”.
Franca Fortunato – rete Città Vicine e Donne della differenza di Catanzaro: “Quando la città è vivibile”.
Giusi Milazzo – rete la Ragna-Tela: “Boschetto della Plaja e parchi di Catania“.
Matteo Iannitti – Catania Bene Comune: “Agenzia Frontex a palazzo Santa Chiara, vergogna per Catania”.
Alfonso Di Stefano – Rete Antirazzista Catanese: “Migranti, lo stato dell’accoglienza”.
Rosanna Correnti – Comitato Terme dell’Indirizzo: “Sviluppo sostenibile in città”.
Elvira Tomarchio – Comitato  Popolare Antico Corso: “Dal privato al collettivo”.
Daniela Catalano – Comitato Centro storico: “A partire dal centro”.
Massimo Mingrino – Circolo Olga Benario “L’esperienza dei GAS, altra da EXPO”.
Michele Capobianco – Officina GammaZ: “In principio ci fu il pozzo”.
Anna Di Salvo – La Città Felice: “Se cade il velo che offusca la bellezza”.

Nel corso del pomeriggio verranno esposte opere d’arte a cura dell’Accademia Cosmo Art e monili e manufatti di artigiane/i. Avrà corso la performance di Mario Bonica “Le pietre raccontano” e Anna Di Salvo, Cettina Rovere e Carmina Daniele allestiranno l’installazione artistica  “La bellezza svelata”.
Infine “Si danza al suono della Pizzica” mentre giochi, dolci e bevande allieteranno bambine e bambini e… le lanterne dei desideri prenderanno il volo.

Mercoledì 24 giugno 2015 alle ore 18.30 Piazza Federico di Svevia
presentazione del libro
Ancora ci credo
di Grazia Giurato
ne discutono con l’Autrice
Anna di Salvo e Giusi Milazzo

Fish, Fand e Comitato 16 Novembre si mobilitano contro i tagli del governo al sociale Fonte: superando.it

«La Legge di Stabilità diminuisce ancora le risorse destinate alle persone con disabilità»: lo si legge in una nota della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che insieme alla Federazione FAND, dichiarerà nei prossimi giorni al Governo l’intento di attivare una decisa mobilitazione contro tale prospettiva. Una mobilitazione è già stata preannunciata anche dal Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti)Saranno costrette a tornare in piazza le Federazioni FISH e FAND?
Parte citando una serie di dati oggettivi, la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), nel commentare in una nota la Legge di Stabilità licenziata nei giorni scorsi dal Consiglio dei Ministri. «L’ISTAT – si legge infatti nel comunicato della Federazione – certifica che in Italia la spesa sociale per la disabilità è inferiore di mezzo punto di PIL [Prodotto Interno Lordo, N.d.R.] rispetto alla media dell’Unione Europea e che nel nostro Paese la spesa pro capite è di 423 euro all’anno (media dell’Unione Europea 536), con la Germania che ne spende 277 in più e la Croazia 100. In termini assoluti il divario rispetto all’Unione è di circa 8 miliardi di euro. Se osserviamo gli effetti pratici, ciò significa esclusione sociale, marginalità, impoverimento progressivo delle persone con disabilità e dei loro familiari che spesso sono gli unici caregiver [assistenti di cura, N.d.R.], in un’assenza di politiche certe e strutturate».
Ebbene, prosegue la nota, «nonostante questo evidente divario, la Legge di Stabilità presentata dal Governo all’Unione Europea e al Parlamento diminuisce ancora le risorse destinate alle persone con disabilità, incentivandone ulteriormente l’esclusione, la segregazione, l’impoverimento. Per il 2015, infatti, il già inadeguato Fondo per le Non Autosufficienze subirà un taglio di 100 milioni, passando a 250 milioni ed esangue rimane anche il Fondo Nazionale delle Politiche Sociali, con i suoi 300 milioni. Aggiungendo poi a tale scenario i tagli agli Enti Locali, la prospettiva in termini di servizi risulta davvero tetra per milioni di italiani».

«Si tratta – sottolinea Vincenzo Falabella , presidente della FISH – di un segnale molto grave che va al di là degli stessi numeri. Il Governo Renzi, infatti, sostiene l’utilità di “rompere” o allentare il patto europeo sull’austerità, ma non intende ridurre lo spread sulle spese sociali per la disabilità, una delle principali cause di impoverimento. Al contrario, restituire diritto di cittadinanza attraverso l’inclusione sociale alle persone con disabilità significa liberare energie sia dei diretti interessati che dei loro familiari. Non siamo certo gli unici a sostenere che le minoranze liberate dalla condizione di discriminazione producono sviluppo economico. Quello sulla disabilità è un investimento e non una spesa».
«Questo taglio – si legge ancora nella nota della FISH – è doppiamente grave perché dimostra una logica che non è né di uguaglianza né di sviluppo. Mantiene e respinge le persone nell’esclusione e nella segregazione anziché liberare energie e liberare energie significa ad esempio restituire opportunità ai 200.000 studenti con disabilità nella scuola e nell’università, significa far uscire dai Centri Diurni, da quelli riabilitativi, dalle RSA [Residenze Sanitarie Assistenziali, N.d.R.], dagli istituti le centinaia di migliaia di persone con disabilità che vi sono confinate. Significa offrire loro strumenti anche per l’autodeterminazione, verso l’inclusione, lontano dalla segregazione. Significa consentire alle persone di poter scegliere dove e come vivere, senza che siano costretti in luoghi e soluzioni “speciali».
«Il percorso di vita indipendente – sottolinea Falabella – necessita del sostegno e dei servizi tipici del welfare che facilitino il percorso di autonomia e libera scelta. Il welfare di domani dev’essere la liberazione di energie, oltre che buona occupazione per chi ci lavora. Su questi temi sfidiamo il Governo: contro l’ingiustizia e per lo sviluppo. Dalla carità all’investimento».

Il prossimo 23 ottobre, per altro, la FISH, insieme alla FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità) e al Comitato 16 Novembre (Associazione Malati SLA e Malattie Altamente Invalidanti), è stata invitata a un tavolo presso il quale saranno presenti i Sottosegretari alle Politiche Sociali, alla Salute e all’Economia e Finanze, per parlare proprio di Fondo per le Non Autosufficienze.
«Verosimilmente – è l’amara dichiarazione di Falabella – ci verrà notificato il taglio del Fondo, già ben noto a chiunque abbia letto la bozza della legge di stabilità. A quegli interlocutori non potremo che esprimere la nostra decisa contrarietà e l’intento di attivare una decisa mobilitazione. Riteniamo infatti che il Fondo per le Non Autosufficienze debba essere portato, nel giro di tre anni, a un miliardo di euro e che analoga sorte debba essere prevista anche per il Fondo delle Politiche sociali».
Né le richieste della FISH si limitano al tema delle risorse, guardando infatti anche alla necessità di una più profonda azione politica per l’inclusione delle persone con disabilità. «Con tutto il rispetto per il ruolo dei tre Sottosegretari – afferma infatti il Presidente della Federazione – crediamo che vista l’estrema urgenza e la rilevanza dei temi e delle prospettive in gioco, debba intervenire direttamente il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, del quale chiediamo pubblicamente la presenza al tavolo del 23 prossimo».

Dal canto suo, anche il Comitato 16 Novembre – che come accennato, è stato invitato insieme a FISH e FAND al tavolo governativo del 23 ottobre prossimo – prende duramente posizione contro la Legge di Stabilità, preannunciando sin d’ora un presidio permanente per il 4 novembre prossimo, davanti al Ministero dell’Economia.
«Non ci stiamo – dichiara tra l’altro in una nota Salvatore Usala, segretario del Comitato – contestiamo tutto». «Avete proclamato 18 miliardi di minori tasse – afferma poi, rivolgendosi direttamente ai rappresentanti del Governo – e tagliate quella miseria di pane ai disabili gravi!».
«Noi vogliamo almeno un miliardo – conclude Usala – e il 4 novembre davanti al Ministero dell’Economia vi presenteremo un programma dettagliato». (S.B.)

Per ulteriori informazioni e approfondimenti: ufficiostampa@fishonlus.it; comitato16novembre@gmail.com.

Milano, le mani delle famiglie mafiose sulle feste di quartiere da: redattore sociale

Relazione del Comitato di esperti: su 46 feste, 44 sono state gestite da due sole famiglie. Personaggi legati a famiglie criminali impongono la loro presenza in queste occasioni. Si stima che il mercato delle feste sia attorno agli 1,2 milioni di euro

08 luglio 2014

MILANO – Le feste di via di Milano sono un’occasione “di aggregazione e di certificazioni di interessi e comportamenti illegali”. Lo scrive nero su bianco il Comitato di esperti antimafia nella sua Quarta relazione al sindaco Giuliano Pisapia, che domani sarà presentata alla Commissione antimafia di Palazzo Marino. Secondo una stima elaborata dal presidente della Commissione David Gentili durante i giorni dei mercatini di Natale, questo business delle feste muoverebbe a Milano circa 1,2 milioni di euro.

Questo schema “non ha equivalenti in grandi città italiane”, si legge nella Relazione.Invece che un’occasione di socialità, le feste di quartiere milanesi sono diventate un modo per esercitare il controllo del territorio. “La struttura delle feste, i criteri di ottenimento e assegnazione dei diritti di parteciparvi con le proprie mercanzie, i metodi di esazione e pagamento, configurano infatti una rete di relazioni in virtù delle quali alcuni personaggi del commercio ambulante realizzano in modo assolutamente indebito una sorta di signoria territoriale”, si legge nella Relazione del Comitato presieduto da Nando Dalla Chiesa. Il risultato è che il controllo delle feste in sostanza è in mano ad una persona (“magari travestito da associazione culturale”) che concede autorizzazioni per le bancarelle, organizzazione logistica, reclutamento degli artisti di strada e altri servizi del genere fuori dal circuito legale. E il meccanismo si trasferisce dalle piccole feste di via a manifestazioni più rilevanti, come appunto i mercatini di Natale. Segnali d’allarme sul fatto che le mafie ci stiano mettendo le mani ce ne sono: in una delle ultime feste “un esponente di una nota famiglia di Buccinasco (paese dell’hinterland di Milano dov’è fortissima la presenza della ‘ndrangheta, ndr)” “abbia imposto la sua presenza (per attività marginali ma in realtà di controllo del perimetro della festa”, proseguono gli esperti antimafia nel documento.

Prendendo in esame i numeri del 2013, appare chiaro che qualcosa non torni: delle 46 feste, 44 sono state gestite da due famiglie, i Carlino (attraverso Milano sì! Città viva e Nuova Asco.Ci) e i Pagliuca (attraverso l’Associazione culturale nazionale artigiani e commercianti , l’associazione culturale Mercante in piazza e il comitato Dergano). Per questo sia il Comitato di esperti che la Commissione antimafia di Palazzo Marino stanno lavorando per eliminare gli intermediari e rendere possibile una gestione diretta del Comune degli spazi destinati alla festa. (lb)

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Dichiarazione del Comitato greco per la Distensione Internazionale e la Pace (EEDYE) sull’Iraq da:www.resistenze.org – osservatorio – lotta per la pace – 23-06-14 – n. 504

Comitato greco per la Distensione Internazionale e la Pace (EEDYE) | solidnet.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

19/06/2014

In Iraq è in corso una crisi sanguinosa: ne è vittima il suo popolo. Dall’aperta invasione imperialista degli Stati Uniti e dei suoi volenterosi alleati del 2003, centinaia di migliaia di iracheni sono morti, sono stati feriti o sfollati, per non parlare della demolizione dei monumenti dell’antica civiltà mesopotamica, della distruzione delle infrastrutture e di intere città.

L’intervento imperialista nel 2003 venne giustificato con il pretesto delle armi di distruzione di massa, che non furono mai trovate. Saddam Hussein, una volta uomo degli Stati Uniti, è stato giustiziato, mentre il controllo del petrolio è passato agli Stati Uniti e alle sue multinazionali. L’installazione a Baghdad di un regime gradito a Washington e alla NATO non ha risolto naturalmente nessuno dei problemi. Il paese diviso in “tre parti”, secondo il vecchio “divide et impera”, voluto in vista del controllo geostrategico della regione, ha portato a nuovi conflitti tribali e religiosi.

E’ un’ipocrisia rimpiangere oggi la perdita di vite umane in Iraq senza menzionare l’occupazione in corso da parte degli Stati Uniti e le tragiche conseguenze per il popolo iracheno.

A tutt’oggi in Iraq è dispiegato un esercito mercenario che controlla tra l’altro i giacimenti di petrolio e gli oleodotti. Il recente avvicinamento della portaerei Usa G.Bush alla regione creerà solo nuove tensioni e promesse di guerra. Un altro guerrafondaio, Tony Blair, già parla di nuovi lanci missilistici contro obiettivi in Iraq.

Per il Comitato greco per la Distensione Internazionale e la Pace, EEDYE, e il movimento pacifista e antimperialista in Grecia, è chiaro che i problemi non possono essere risolti da chi ne è stato sostanzialmente l’artefice. Gli imperialisti statunitensi e della NATO, da un lato, i gruppi estremisti religiosi d’altra parte, non possono portare pace e prosperità al popolo iracheno. Sono le due facce della stessa medaglia. Puntano alla manipolazione e all’intimidazioni del popolo, mentre avanza il piano imperialista per il “Grande Medio Oriente”, con il sostegno degli Stati Uniti, della NATO e dell’UE.

Il governo greco, che presiede il semestre dell’Unione europea, è responsabile di quanto sopra, non solo perché non si oppose ai piani imperialisti, ma li sostiene apertamente, come ha fatto nei casi delle sanzioni contro la Siria, l’Iran e l’intervento in Ucraina.

Il tormentato popolo iracheno ha tutto l’interesse di organizzare la sua lotta contro le forze nazionali e straniere che lo vogliono in ginocchio, che lo intendono strumento dei conflitti religiosi ed etnici; il popolo iracheno può diventare così padrone del proprio paese e della ricchezza che produce.

La Segretaria di EEDYE

18/06/2014

ANPINEWS N. 115

Su questo numero di ANPInews (in allegato):

 

IL PRESIDENTE NAZIONALE DELL’ANPI, CARLO SMURAGLIA, SUL PROGETTO DI RIFORMA COSTITUZIONALE:

il Comitato nazionale dell’ANPI, unanime, ha espresso la sua contrarietà ad un progetto (quello del Governo) che, unendosi ad una legge elettorale come quella che è stata approvata alla Camera ed al proposito di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe ( oltre tutto ) in una ulteriore e grave riduzione dei margini di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione e che, invece, noi consideriamo intangibili, alla luce dei princìpi e dei valori costituzionali (…)Su questo tema, il Comitato nazionale ha deciso, sempre all’unanimità, di organizzare una importante manifestazione pubblica fra il 25 e il 30 aprile, in una sede che nei prossimi giorni sarà definita dalla Segreteria. Non mancheremo di invitare alla manifestazione, oltre ai nostri organismi periferici, tutte le associazioni che da sempre si battono  per questa Costituzione. E speriamo davvero in una partecipazione diffusa e unitaria“.

Il testo integrale è disponibile a pag. 2 di questo numero 

 

 

APPUNTAMENTI

 

►”Raimondo Ricci, il partigiano, il giurista, il legislatore: una vita dedicata alla causa della democrazia”: convegno a Genova il 14 aprile con la presenza e l’intervento, tra gli altri, del Presidente Nazionale dell ANPI  

 

 

ARGOMENTI

 

Notazioni del Presidente Nazionale ANPI, Carlo Smuraglia:

 

Con un Convegno a Firenze, sabato e la manifestazione celebrativa dell’eccidio della “Benedicta” domenica, è rimasto ben poco tempo per fare dei ragionamenti approfonditi sulle pur numerose questioni in campo. I lettori mi perdoneranno, dunque, se mi limiterò ad alcuni flash

La riforma del Senato: il Comitato nazionale dell’ANPI, unanime, ha espresso la sua contrarietà ad un progetto (quello del Governo) che, unendosi ad una legge elettorale come quella che è stata approvata alla Camera ed al proposito di irrobustire i poteri del Presidente del Consiglio e del Governo, si risolverebbe ( oltre tutto ) in una ulteriore e grave riduzione dei margini di democrazia, che subiscono da tempo una lenta ma progressiva erosione e che, invece, noi consideriamo intangibili, alla luce dei princìpi e dei valori costituzionali(…)

 

L’arroganza non ha limiti, in questo Paese. Ma quando ad essa si unisce anche la mancanza di una cultura politico-istituzionale ( ed anche questo non è raro ), il problema diventa serio (…)

 

L’arresto di un gruppo di secessionisti veneti ha scosso i nervi a molti leghisti, a cominciare dai loro vertici. Uno di questi ha dichiarato che se non saranno scarcerati subito, “ ci penserà la Lega a tirarli fuori”, magari occupando la Prefettura. E’ la conferma che è sbagliato soffermarsi, come molti organi di stampa hanno fatto, sugli aspetti ridicoli della vicenda (…)

 

Continuano le pressioni sulla Magistratura, in vista della fatidica data del 10 aprile, in cui dovrebbe essere decisa la sorte di  Berlusconi. Si tratta di manifestazioni inaccettabili,in un Paese in cui sono costituzionalmente garantite l’indipendenza e l’autonomia della Magistratura (…)

 

Sono andato, nel fine settimana, a due manifestazioni molto diverse, ma in qualche modo coincidenti, quantomeno nella dimostrazione che c’è anche un’Italia che crede nella memoria, nei valori resistenziali e costituzionali, insomma, nella democrazia (…)

 

Votazioni in Ungheria. Dispongo solo di risultati provvisori, che peraltro sono ritenuti attendibili. Che dire ? (…)

ANPINEWS N.115

Salvatore Usala scrive a Renzi: Non tagliare il welfare, subito piano non autosufficienze da: controlacrisi.org

Salvatore Usala, segretario del Comitato 16 novembre, scrive una lettera aperta al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e ai Ministri del suo esecutivo: Beatrice Lorenzin, Ministra della Salute, Carlo Padoan, Ministro Economia e Finanza e Giuliano Poletti, Ministro Lavoro e Politiche Sociali.Dalla sua casa di Monserrato, bloccato dalla Sla, Tore Usala non abbassa la guardia e dopo tante battaglie rilancia la lotta in difesa dei diritti delle persone con disabilità. La lettera è schietta e chiara come è nello stile del Comitato 16 Novembre, si chiedono cose precise: la convocazione di un tavolo interministeriale da tenersi entro e non oltre il 15 aprile per la predisposizione di un Piano Nazionale per le Non Autosufficienze al fine di poter potenziare la domiciliarità indiretta, lo sblocco immediato del FNNA 2014 (Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza ) e la revisione della riforma dell’Isee, che penalizza fortemente le persone disabili e loro familiari.

Riportiamo di seguito la lettera:

Egregio Presidente del Consiglio, egregi Ministri, egregi Viceministri, egregi Sottosegretari,

nella crisi non c’è ricetta più sbagliata che tagliare le risorse destinate al welfare, dalla sanità all’assistenza sociale. Le politiche di austerity non solo rischiano di negare diritti sociali costituzionalmente garantiti, ma producono anche un avvitamento recessivo dell’economia, determinando un ulteriore aumento di disuguaglianze, disoccupazione, povertà.

Nella crisi, soprattutto nella crisi, si deve investire nel welfare, perché significa investire in un futuro socialmente più giusto, in una redistribuzione di reddito e di benessere, in un sistema di prestazioni che rispondono adeguatamente ai bisogni, vecchi e nuovi, della cittadinanza. Investire nel welfare significa anche rilanciare l’economia, perché si crea buona occupazione, che si traduce sempre in un buon servizio offerto.

Per queste ragioni il Comitato 16 Novembre è nato, per difendere i diritti di decine di migliaia di disabili gravi e gravissimi che rischiano di essere lasciati soli, abbandonati al loro destino, mentre con troppa facilità la politica decide di regalare miliardi alle banche o di acquistare inutili e costosi cacciabombardieri F35.

Da anni scendiamo in piazza e urliamo ai palazzi del potere che con la nostra vita non si scherza. Abbiamo deciso di farlo con forme di lotta estreme, perché la nostra condizione esistenziale è estrema. Abbiamo perso durante una di queste lotte il nostro amico e combattente Raffaele Pennacchio, morto dopo due giorni di presidio, morto da eroe.

Abbiamo ottenuto dei risultati importanti, ma sicuramente non sufficienti a sostenere quel modello di welfare che tutti noi desideriamo, caratterizzato da un potenziamento della domiciliarità indiretta e una piena libertà di scelta delle persone. Alla fine dell’anno scorso, dopo una serie di presidi sotto il Ministero dell’Economia e un’accesa trattativa con la commissione Bilancio del Senato, abbiamo registrato il nostro ultimo successo: aumento di 75 milioni di euro per i disabili gravi e gravissimi e l’impegno del governo ad attivare un tavolo interministeriale finalizzato alla definizione di un piano nazionale per le non autosufficienze.

Siamo nel 2014 e vogliamo raccogliere ciò che con fatica abbiamo seminato.

Chiediamo al Governo e alla maggioranza che lo sostiene tre cose, semplici e chiare:

1)Convocazione del tavolo interministeriale ENTRO E NON OLTRE IL 15 APRILE 2014 (sanità, politiche sociali, economia), allargato a regioni ed associazioni, per la predisposizione di un Piano Nazionale per le Non Autosufficienze (PNNA), principalmente finalizzato al potenziamento della domiciliarità indiretta, alla garanzia ed esigibilità del diritto di scelta tra restare a casa o entrare in RSA, al riconoscimento del lavoro di cura del caregiver.

2)Immediato sblocco del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza (FNNA) 2014 con ripartizione alle regioni mediante decreto di attuazione, rispettando criteri ed impegni assunti dal Governo: destinazione del 30% più l’aumento di 75 milioni per i disabili gravi e gravissimi.

3)Rivedere urgentemente la riforma dell’Isee, che rischia di penalizzare fortemente persone con disabilità e loro familiari. In particolare chiediamo che non vengano considerate nel calcolo reddituale anche tutte le prestazioni monetarie erogate dallo Stato o da Enti pubblici con finalità assistenziale, anche se esenti da tassazione. Se la riforma venisse applicata così com’è ridurrebbe la platea dei beneficiari delle prestazioni sociali. Infatti, quelle persone che ad oggi beneficiano di prestazioni assistenziali (pensioni, indennità e assegni) rischiano di non potervi accedere più perché paradossalmente il reddito computato risulterà più alto proprio a causa delle suddette prestazioni assistenziali.

Cordiali saluti

Monserrato, 24 marzo 2014

Il segretario
Salvatore Usala