Da Marx a Churchill, dalla Fiom alla coalizione sociale: Landini lancia la sua creatura. Il 20 in piazza coi migranti Fonte: L’Huffington PostAutore: Angela Mauro

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“Il punto è che nessuno di noi l’ha mai fatto questo percorso… Non è facile, né semplice, né scontato. E sarebbe rassicurante se si potesse dire: da oggi nasce una nuova forza politica. Sarebbero tutti più contenti sui giornali. E invece continueranno a non capire cosa sta succedendo… E fanno bene ad avere timore”. Non è il discorso di un criptico intellettuale. E’ Maurizio Landini, l’ex saldatore a capo della Fiom, che arringa la platea gremita del centro congresso Frentani a Roma. Secondo giorno di assemblea della ‘sua’ coalizione sociale. Oltre 200 interventi solo nella prima giornata di ieri , a nome di 300 associazioni di 80 città d’Italia. Qui lo considerano un successo. Non tanto per i numeri – “siamo all’inizio”, premette Landini – ma per quello che definiscono un ‘mix riuscito’. Tra sindacato e precari non iscritti al sindacato, l’intellettuale Stefano Rodotà e il militante del centro sociale, la Fiom e i comitati che occupano stabili per “il diritto alla casa”, sdogana Landini, lui che ammette: “Da metalmeccanico queste cose non le capivo…”.

Dopo la due giorni, il primo appuntamento è per “il 20 giugno a Roma contro le stragi nel Mediterraneo e per porre il problema di come affrontare il tema dei migranti”, dice il segretario della Fiom. E’ la risposta che s’incastra bene nella cronaca del giorno, diretta al governatore della Lombardia Roberto Maroni che ha intimato ai comuni di non accogliere i migranti in arrivo dal nord Africa, pena la perdita dei finanziamenti regionali. “Un modo barbaro di affrontare temi complessi”, denuncia Landini. Ma, al di là del 20 giugno, la coalizione sociale si muove senza calendari alla mano e consapevolmente senza una forma. Se non nei temi. Per orientarsi, forse può risultare utile la traccia di Stefano Rodotà: “La democrazia si salva se si sprigiona tutta la creatività sociale di associazioni e movimenti: questo è il compito che abbiamo davanti. Solo così si potrà dire che il potere non sta tutto da una sola parte”. Standing ovation per lui e anche uno, due tre, “Ro-do-tà! Ro-do-tà!” che ricordano piazza Montecitorio alle elezioni quirinalizie 2013.

Altri tempi. Oggi la ‘parte con il potere” di cui parla il professore è Matteo Renzi, naturalmente bersaglio di tutti gli interventi. “Il premier fa bene a preoccuparsi di chi c’è fuori dal Pd – attacca Landini – ma sarebbe ora che si occupasse anche di chi mettono dentro il Pd!”. Da Vincenzo De Luca a Mafia capitale: “La corruzione è un sistema in questo paese che serve per avere più potere e più soldi…”, continua il leader Fiom. E di fronte alla corruzione si esercita un “garantismo peloso e ipocrita, da prima Repubblica… – scandisce Rodotà – Renzi non dovrebbe guardare al codice penale ma all’articolo 54 della Costituzione sulla disciplina e l’onore che dovrebbero contraddistinguere chi è nelle istituzioni pubbliche”.

La griglia è questa. E Renzi è anche quello che ha fatto il Jobs Act, che porta avanti la sua ‘Buona scuola’. Per Landini i tempi sono maturi per mollare gli ormeggi. E si lancia in un territorio finora sconosciuto alla Fiom. “Io mi sono sempre battuto per l’applicazione delle leggi. Ma non posso chiedere l’applicazione del Jobs Act: piuttosto devo battermi contro. E così sulla scuola o sul diritto alla casa”. L’ammissione: “Io delle occupazioni non ero entusiasta… Lo capisci solo quando tocca a un metalmeccanico. E allora: se ci sono case sfitte o spazi inutilizzati bisogna fare qualcosa…”. Gli applausi gli coprono la voce.

E’ qui che si salda l’asse tra mondi diversissimi. E’ questo il cuore della coalizione sociale, esperimento che vuole incrociare “battaglie sul reddito e salario”, urla Michele De Palma, responsabile Auto della Fiom, un altro “piccolo Landini” – nota una signora in platea – che infiamma il Frentani. Perché “il contratto a tutele crescenti non ha nulla a che fare con il tempo indeterminato: è solo un altro contratto precario”. Sul reddito minimo la coalizione sociale proverà a muoversi in autunno. “Tra 2-3 mesi ci si ritrova qui per lanciare le mobilitazioni d’autunno – propone Landini – ma nel frattempo bisogna costruire tante piccole coalizioni sociali nei territori…”. E si va avanti. Con l’idea fin troppo chiara che “ci siamo rotti le scatole di essere sempre quelli che pagano le tasse e si fanno il mazzo dalla mattina alla sera” (sempre Landini). Avanti, ma a ruota libera.

Così libera che oggi al Frentani le citazioni dotte hanno coperto archi finora imprevedibili a sinistra. C’è Marx: “La coalizione è sempre l’esito di collisioni”, dice Francesco Raparelli, precario del Laboratorio per lo sciopero sociale: “La nostra coalizione deve avere la capacità di collidere”. C’è anche Eduardo Galeano: “Il cammino lo facciamo insieme”, dice Giuseppe De Marzo di Libera: “Perché i tre milioni e 200mila ‘working poors’ in Italia non dovrebbero esistere: sono incostituzionali!”. C’è l’Italo Calvino de ‘Le città Invisibili’: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui…”, recita – sì, recita – Gianmarco De Pieri del Tpo di Bologna. Ma c’è anche Winston Churchill, citato da Landini: “Ci sono tre tipi di bugie: le piccole, le grandi e le statistiche… sull’occupazione di cui ci inondano da mesi senza che cambi nulla”. E ci sono le mondine. Anche Rodotà recita alla fine: “Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue, in lega ci mettiamo…”. In platea c’è chi ironizza: “Veramente il canto continuerebbe così: ‘E la libertà non viene, perché non c’è l’unione, crumiri col padrone, son tutti da ammazzar…’”. Alt: è solo un canto. E di altri tempi, ovviamente sì.

Da Marx a Churchill, dalla Fiom alla coalizione sociale: Landini lancia la sua creatura. Il 20 in piazza coi migranti Fonte: L’Huffington PostAutore: Angela Mauro

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“Il punto è che nessuno di noi l’ha mai fatto questo percorso… Non è facile, né semplice, né scontato. E sarebbe rassicurante se si potesse dire: da oggi nasce una nuova forza politica. Sarebbero tutti più contenti sui giornali. E invece continueranno a non capire cosa sta succedendo… E fanno bene ad avere timore”. Non è il discorso di un criptico intellettuale. E’ Maurizio Landini, l’ex saldatore a capo della Fiom, che arringa la platea gremita del centro congresso Frentani a Roma. Secondo giorno di assemblea della ‘sua’ coalizione sociale. Oltre 200 interventi solo nella prima giornata di ieri , a nome di 300 associazioni di 80 città d’Italia. Qui lo considerano un successo. Non tanto per i numeri – “siamo all’inizio”, premette Landini – ma per quello che definiscono un ‘mix riuscito’. Tra sindacato e precari non iscritti al sindacato, l’intellettuale Stefano Rodotà e il militante del centro sociale, la Fiom e i comitati che occupano stabili per “il diritto alla casa”, sdogana Landini, lui che ammette: “Da metalmeccanico queste cose non le capivo…”.

Dopo la due giorni, il primo appuntamento è per “il 20 giugno a Roma contro le stragi nel Mediterraneo e per porre il problema di come affrontare il tema dei migranti”, dice il segretario della Fiom. E’ la risposta che s’incastra bene nella cronaca del giorno, diretta al governatore della Lombardia Roberto Maroni che ha intimato ai comuni di non accogliere i migranti in arrivo dal nord Africa, pena la perdita dei finanziamenti regionali. “Un modo barbaro di affrontare temi complessi”, denuncia Landini. Ma, al di là del 20 giugno, la coalizione sociale si muove senza calendari alla mano e consapevolmente senza una forma. Se non nei temi. Per orientarsi, forse può risultare utile la traccia di Stefano Rodotà: “La democrazia si salva se si sprigiona tutta la creatività sociale di associazioni e movimenti: questo è il compito che abbiamo davanti. Solo così si potrà dire che il potere non sta tutto da una sola parte”. Standing ovation per lui e anche uno, due tre, “Ro-do-tà! Ro-do-tà!” che ricordano piazza Montecitorio alle elezioni quirinalizie 2013.

Altri tempi. Oggi la ‘parte con il potere” di cui parla il professore è Matteo Renzi, naturalmente bersaglio di tutti gli interventi. “Il premier fa bene a preoccuparsi di chi c’è fuori dal Pd – attacca Landini – ma sarebbe ora che si occupasse anche di chi mettono dentro il Pd!”. Da Vincenzo De Luca a Mafia capitale: “La corruzione è un sistema in questo paese che serve per avere più potere e più soldi…”, continua il leader Fiom. E di fronte alla corruzione si esercita un “garantismo peloso e ipocrita, da prima Repubblica… – scandisce Rodotà – Renzi non dovrebbe guardare al codice penale ma all’articolo 54 della Costituzione sulla disciplina e l’onore che dovrebbero contraddistinguere chi è nelle istituzioni pubbliche”.

La griglia è questa. E Renzi è anche quello che ha fatto il Jobs Act, che porta avanti la sua ‘Buona scuola’. Per Landini i tempi sono maturi per mollare gli ormeggi. E si lancia in un territorio finora sconosciuto alla Fiom. “Io mi sono sempre battuto per l’applicazione delle leggi. Ma non posso chiedere l’applicazione del Jobs Act: piuttosto devo battermi contro. E così sulla scuola o sul diritto alla casa”. L’ammissione: “Io delle occupazioni non ero entusiasta… Lo capisci solo quando tocca a un metalmeccanico. E allora: se ci sono case sfitte o spazi inutilizzati bisogna fare qualcosa…”. Gli applausi gli coprono la voce.

E’ qui che si salda l’asse tra mondi diversissimi. E’ questo il cuore della coalizione sociale, esperimento che vuole incrociare “battaglie sul reddito e salario”, urla Michele De Palma, responsabile Auto della Fiom, un altro “piccolo Landini” – nota una signora in platea – che infiamma il Frentani. Perché “il contratto a tutele crescenti non ha nulla a che fare con il tempo indeterminato: è solo un altro contratto precario”. Sul reddito minimo la coalizione sociale proverà a muoversi in autunno. “Tra 2-3 mesi ci si ritrova qui per lanciare le mobilitazioni d’autunno – propone Landini – ma nel frattempo bisogna costruire tante piccole coalizioni sociali nei territori…”. E si va avanti. Con l’idea fin troppo chiara che “ci siamo rotti le scatole di essere sempre quelli che pagano le tasse e si fanno il mazzo dalla mattina alla sera” (sempre Landini). Avanti, ma a ruota libera.

Così libera che oggi al Frentani le citazioni dotte hanno coperto archi finora imprevedibili a sinistra. C’è Marx: “La coalizione è sempre l’esito di collisioni”, dice Francesco Raparelli, precario del Laboratorio per lo sciopero sociale: “La nostra coalizione deve avere la capacità di collidere”. C’è anche Eduardo Galeano: “Il cammino lo facciamo insieme”, dice Giuseppe De Marzo di Libera: “Perché i tre milioni e 200mila ‘working poors’ in Italia non dovrebbero esistere: sono incostituzionali!”. C’è l’Italo Calvino de ‘Le città Invisibili’: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui…”, recita – sì, recita – Gianmarco De Pieri del Tpo di Bologna. Ma c’è anche Winston Churchill, citato da Landini: “Ci sono tre tipi di bugie: le piccole, le grandi e le statistiche… sull’occupazione di cui ci inondano da mesi senza che cambi nulla”. E ci sono le mondine. Anche Rodotà recita alla fine: “Sebben che siamo donne, paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue, in lega ci mettiamo…”. In platea c’è chi ironizza: “Veramente il canto continuerebbe così: ‘E la libertà non viene, perché non c’è l’unione, crumiri col padrone, son tutti da ammazzar…’”. Alt: è solo un canto. E di altri tempi, ovviamente sì.

“Coalizione sociale per costruire cultura della partecipazione”. Al via la due giorni a Roma Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Ha preso il via, oggi, con la Costituente, il cammino della Coalizione sociale, il progetto lanciato dal leader della Fiom, Maurizio Landini, che non si propone come nuovo partito politico ma punta ad andare “oltre i recinti” e a fare azioni sul territorio. Una galassia di associazioni, movimenti, comitati e liberi cittadini sono stati chiamati a raccolta e si confronteranno, oggi e domani, al centro congressi di Via Frentani, a Roma, per dare vita a un nuovo soggetto che possa dare risposta ai problemi delle persone, ovvero garantire il diritto al lavoro, alla casa, alla salute e all’istruzione.”Oggi inizia un percorso che ha come obiettivo di unire tutto cio’ che e’ diviso e rimettere al centro il lavoro, un’idea diversa di sviluppo e sostenibilita’ ambientale, la questione del sapere e della conoscenza. Un percorso che proseguira’ con tante azioni sul territorio”, ha spiegato Landini a margine dei lavori della Costituente. La coalizione sociale, ha osservato, “ancora non esiste” e cosa divenetera’ “lo decideranno le persone”. Ma ha messo in guardia: “Dentro i recinti noi ci stiamo”. Il nuovo progetto, ha spiegato”, non e’ racchiudibile dentro la dimensione destra, sinistra o centro, e’ un’altra cosa. Noi parliamo alle persone e saranno le persone che decideranno”.
E a chi come Nichi vendola gli strizza l’occhio per arrivare a costruire a sinistra un’alternativa a Renzi, Landini ha risposto: “Lo faccia pure, ci fa piacere, ma noi siamo un’altra cosa”. La coalizione sociale, ha ribadito, “e’ nata fuori dai partiti”. “In un paese in cui il 50% delle persone non va a votare – ha sottolineato – c’e’ una crisi di democrazia, le persone non si sentono rappresentate. Per poter cambiare il paese democraticamente ci vuole la partecipazione e il nostro obiettivo e’ ricostruire una cultura della partecipazione con dei contenuti che affermino il diritto al lavoro, alla casa, alla salute, che affermino la giustizia sociale”. “Non ci siamo messi d’accordo con nessuno – ha proseguito Landini – stiamo con coraggio affrontando i problemi delle persone che sono divise tra di loro, e cosi’ sta vincendo la finanza, l’ingiustizia e sta arretrando la democrazia”. La coalizione sociale, ha concluso, “esistera’ se ci saranno tante coalizioni sociali e tante pratiche sociali sui territori”.
All’assemblea hanno aderito oltre 60 soggetti tra associazioni, movimenti, sindacati. Quattro le aree tematiche: ‘Saperi e conoscenza’, ‘Economia, Politiche industriali, Cambiamenti climatici’, ‘Unions’ e ‘Rigenerare le citta”. Domani la due giorni si concludera’ con una grande plenaria in cui prendera’ la parola Landini.

Tutti a Roma alla prima assemblea nazionale della Coalizione Sociale Fonte: Red.Autore: Claudio Grassi da: controlacrisi.org

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Il 6 e il 7 giugno saremo tutti a Roma alla prima assemblea nazionale della Coalizione Sociale. La cosa più sbagliata che si possa fare è contrapporre l’iniziativa della Coalizione Sociale con il processo riaggregativo e unitario della Sinistra. Servono entrambe le cose! Il problema però è che se non si mettono in movimento energie nuove e se non si costruisce, anche da noi, come avvenuto in Grecia e in Spagna, una forte mobilitazione sociale contro le politiche di austerità, il processo riaggregativo a sinistra sarà una riedizione ancora una volta fallimentare di quanto già visto (magari con protagonisti diversi) con Arcobaleno, Fds, Ingroia, Altra Europa….. Occorre ben altro. La Coalizione Sociale, per la credibilità di chi l’ha proposta, può essere quel progetto capace di attivare le tante energie che le attuali forze politiche non sono capaci di muovere, ma che sono essenziali per costruire una reazione alle politiche di questa Europa e del governo Renzi.

Per questo è importante esserci e contribuire a costruirla.

Landini, la coalizione è servita da: il manifesto

Fiom. «Non siamo un partito, ma siamo qui per unire tutti quelli che il governo ha diviso». Il leader delle tute blu Cgil presenta il suo nuovo soggetto. All’incontro con movimenti e associazioni, ma senza politici né stampa, c’erano anche studenti, avvocati e partite Iva. Con i distinguo di Libera e l’attacco frontale da parte del Pd

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Maurizio Landini ieri alla sede nazionale della Fiom, a Roma, per presentare la sua “coalizione sociale”

E così è nata: non in piazza, o con uno scio­pero, ma con una discus­sione a porte chiuse. Lon­tano dalla stampa, «dal cla­more dei media», come aveva pre­ci­sato qual­che giorno fa la stessa Fiom, invi­tando i sog­getti della costi­tuenda Coa­li­zione sociale. E mostrando una certa aller­gia sia nei con­fronti dei poli­tici che dei giornalisti.

Un netto distacco dall’“apparato” — in altri ambienti si direbbe la “casta” — che il segre­ta­rio dei metal­mec­ca­nici Cgil, Mau­ri­zio Lan­dini, ha voluto rimar­care, pro­prio per­ché l’intento di que­sto nuovo sog­getto è quello di riap­pro­priarsi della poli­tica: fin dalla base, dai movi­menti e dalle asso­cia­zioni, e ovvia­mente dai luo­ghi di lavoro. «Per­ché la poli­tica non è una pro­prietà pri­vata», come ha evi­den­ziato nella famosa frase scritta in gras­setto nella sua let­tera di con­vo­ca­zione agli alleati.

Per l’ennesima volta Lan­dini, aprendo i lavori poco dopo le 10,30 nella sala riu­nioni della Fiom nazio­nale a Roma, ha ripe­tuto che «la coa­li­zione sociale non vuole essere un par­tito e non vuole fare un par­tito». Anzi, come ha spie­gato il costi­tu­zio­na­li­sta Gianni Fer­rara uscendo durante una pausa, ha detto che «chi pensa che siamo qui per fare un par­tito se ne vada a casa».

Que­sto non vuol dire che la Coa­li­zione sociale non fac­cia poli­tica, anzi: la fa nel senso più nobile del ter­mine, e Lan­dini cita l’articolo 2 della Costi­tu­zione, quello che «rico­no­sce e garan­ti­sce i diritti invio­la­bili dell’uomo, sia come sin­golo sia nelle for­ma­zioni sociali ove si svolge la sua per­so­na­lità, e richiede l’adempimento dei doveri inde­ro­ga­bili di soli­da­rietà poli­tica, eco­no­mica e sociale». Unirsi, «coa­liz­zarsi», è quindi un diritto e anche un dovere.

Unirsi, «unire quel che il governo ha diviso»: per que­sto, ripete Lan­dini, «serve supe­rare le divi­sioni, il fra­zio­na­mento, le soli­tu­dini col­let­tive e indi­vi­duali e coa­liz­zarsi insieme». È que­sto, «lo spi­rito inno­va­tivo» su cui si fon­derà la nuova coa­li­zione sociale, «indi­pen­dente e auto­noma», pun­tua­lizza ancora, riba­dendo i con­cetti che aveva scritto nella sua let­tera: per poter affer­mare una «visione nuova del lavoro, della cit­ta­di­nanza, del wel­fare e della società».

Nel corso dei diversi inter­venti si trac­cia un pos­si­bile per­corso, da fare insieme: con Libera, Arci, Emer­gency, ma anche Legam­biente, Libertà e giu­sti­zia, il gruppo Abele. E ancora, la pos­si­bi­lità di coin­vol­gere le asso­cia­zioni di free­lance e par­tite Iva, come gli avvo­cati di Mga, i far­ma­ci­sti, i dot­to­randi di ricerca. Chiaro che Lan­dini vuole andare oltre il sin­da­ca­li­smo metal­mec­ca­nico di stampo clas­sico, per coin­vol­gere i nuovi lavo­ra­tori, anche quelli che non si rico­no­scono come dipendenti.

Per trac­ciare un nuovo «Sta­tuto dei lavo­ra­tori», a par­tire dall’elaborazione della stessa Cgil, ma non solo, e anche andare a un «refe­ren­dum»: per «can­cel­lare quello che delle leggi attuali non ci piace, come il Jobs Act». E per fare que­sto, «biso­gna creare con­senso, dif­fon­dere e col­ti­vare una cul­tura dei diritti», e «lo pos­siamo fare solo se stiamo nelle fab­bri­che ma anche fuori». Dove serve la soli­da­rietà: «Per­ché sem­pre più per­sone si avvi­ci­nano al sin­da­cato dicendo che non arri­vano alla fine del mese, e allora a que­ste per­sone noi dob­biamo dare risposte».

Non a caso la sal­da­tura con i gruppi cat­to­lici, e con asso­cia­zioni come Emer­gency che assi­cu­rano l’assistenza sani­ta­ria a poveri e immi­grati. E poi i recenti rife­ri­menti, tra il serio e il faceto, a papa Fran­ce­sco. Allar­gare oltre il con­sueto stec­cato della sini­stra, abban­do­nare i vec­chi par­titi che hanno perso, pol­ve­riz­zati da Renzi, Grillo, e Sal­vini. Biso­gna dare un mes­sag­gio di «nuovo», al di là dei con­te­nuti più solidi, e que­sto Lan­dini lo sa bene.

Anche se ieri è arri­vata una prima pun­tua­liz­za­zione di Libera, che ha spie­gato che sì, par­te­cipa e col­la­bora, ma che non entra in nes­suna coa­li­zione sociale: «Libera non par­te­cipa a nes­suna coa­li­zione sociale», ha fatto sapere l’associazione di Luigi Ciotti in una nota. Libera spe­ci­fica di aver sol­tanto rac­colto l’invito a «incon­trarsi per affron­tare sin­gole que­stioni di comune inte­resse». «Nel mani­fe­sto con­clu­sivo di Con­tro­ma­fie, gli Stati gene­rali dell’antimafia svolti a Roma nell’ottobre 2014 abbiamo indi­cato con chia­rezza i dieci punti su cui siamo impe­gnati, come rete che rac­co­glie oltre 1.600 associazioni».

Lo scon­tro con i democrat

Come si può imma­gi­nare le peg­giori stoc­cate sono venute dal Pd. Non solo l’entourage ren­ziano, che ha par­lato solo in serata: «Si con­ferma che l’opposizione di que­sti mesi era più poli­tica che sin­da­cale», dice il vice­se­gre­ta­rio del Pd Lorenzo Guerini.

Ma i più acidi sono quelli dell’area rifor­mi­sta del Pd, che vedono togliersi poten­ziale ter­reno sotto i piedi, men­tre vor­reb­bero essere loro, pur in preda a un eterno amle­ti­smo, a inter­pre­tare la sini­stra a sini­stra del Pd (vedi i bril­lanti risul­tati sul Jobs Act). E così Roberto Spe­ranza dice che «la parola scis­sione non esi­ste, non fa parte del voca­bo­la­rio Pd», e che «la solu­zione non può essere una nuova sini­stra anta­go­ni­sta che nasce dalle urla tele­vi­sive di Lan­dini, ma avere più sini­stra nel Pd e nella nostra azione di governo». Molti aspet­tano fiduciosi.

Gli risponde Lan­dini, che si dice «più attento ai con­te­nuti che ai deci­bel»: «Il par­tito di mag­gio­ranza, non tutti — aggiunge — ha votato la can­cel­la­zione dello Sta­tuto dei lavo­ra­tori. Ma il par­tito, que­sto governo, non hanno mai avuto un man­dato del popolo su un tale programma».

Porte aperte alla coa­li­zione sociale dal Prc di Paolo Fer­rero («Ottima noti­zia») e da Sel di Nichi Ven­dola: «È una necessità».

L’appuntamento sabato pros­simo a Bolo­gna per la mani­fe­sta­zione di Libera, e poi sabato 28 a Roma, in Piazza del Popolo.