Congresso Cgil, la Fiom candida capolista Ciro D’Alessio (Fiat Pomigliano) per il direttivo nazionale Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Il rinnovamento della Cgil? Per la Fiom comincia da un nome: Ciro D’Alessio, uno dei 19 operai che furono reintegrati da Fiat a Pomigliano al termine di una lunga battaglia legale che sanci’ il comportamento antisindacale del Lingotto nel sito campano. Sarà lui ad aprire la lista che ha letteralmente spaccato la maggioranza, nota burocraticamente come la lista Landini-Nicolosi-Moccia. Un nome, quindi, che appartiene ad una precisa storia, quella antisilndacale e anticontrattuale di Fiat-Marchionne.

Una lista di “rottura”, sicuramente “di cambiamento”, come la definisce lo stesso leader della Fiom, Maurizio Landini, all’ottavo posto nell’elenco, che prevede il 41% di donne, il 24% di giovani sotto i 35 anni ed il 35% di delegati di fabbrica. La lista si affiancherà nel fronte dell’opposizione a quella di Cremaschi, che aveva già dato vita al documento “Il sindacato è un’altra cosa”.”E’ stata una scelta precisa, per dimostrare che noi il rinnovamento lo stiamo facendo”, spiega. Una lista “che ha come obiettivo e singnificato quello di tenere aperta una discussione interna alla Cgil”, aggiunge. D’altra parte, il fatto che il congresso, nato unitario finisca con il sancire una spaccatura dice proprio questo: “che una discussione non c’e’ stata”. Ed attendere la convocazione, tra due anni, di una Conferenza di programma per affrontare nodi e temi che dividono il sindacato e’ “anacronistico”. Sono tempi veloci, questi, infatti, quasi di corsa. “Non abbiamo tutto questo tempo per decidere come cambiare”, aggiunge.

Insomma, l’attacco di Landini, forte ora di un documento congressuale di opposizione, è a tutto tondo. Le norme di vita della Cgil “si configurano come una parodia dell’esercizio della democrazia”. “Democrazia, unita’ sindacale, rappresentanza e confederalita’ vanno oggi riscritte. E’ nel vuoto di questa discussione il fallimento di questo congresso. La confederalita’ – si legge nel documento che riprende un concetto espresso dal leader della Cgil, Susanna Camusso, nei confronti del governo – non si sostanzia nella torsione autoritaria delle forme di vita interna dell’Organizzazione, ma esiste se e’ capace di esprimere, a partire dagli interessi del lavoro dipendente, un progetto generale di cambiamento della societa’ e dell’Europa”.

Secondo il documento Landini-Nicolosi-Moccia, la Cgil deve essere “democratica e trasparente” dandosi anche in codice etico. “La Cgil sceglie la totale trasparenza con la pubblicazione on line di tutti gli introiti e di ogni spesa ordinaria e straordinaria- si legge nel testo che sara’ votato nel pomeriggio- pubblica tutte le tabelle retributive a partire dal segretario generale e predispone una anagrafe delle dichiarazioni dei redditi di tutti i dirigenti e funzionari”. Per la minoranza interna poi serve un codice etico con strumenti di “monitoraggio e controllo”.

Nel documento si afferma che il congresso della Cgil e’ stato “un’altra occasione mancata per svolgere un vero confronto democratico, con il coinvolgimento reale degli iscritti sulla crisi del sindacato, su come riorganizzare la rappresentanza sociale, su quali scelte rivendicative e contrattuali mettere in campo”. E si chiede, quindi, “una Cgil democratica”, che “sceglie la totale trasparenza”, che “si da’ un Codice etico”.

Si ribadisce “la contrarieta’”, nel merito e nel metodo, al Testo unico sulla rappresentanza e che “la democrazia e’ un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici da affermare per legge”. Un “insieme di ragioni” per cui “non e’ possibile una conclusione unitaria della mozione ‘Il lavoro decide il futuro'”, prima firmataria Camusso. “Il congresso – prosegue – ha cambiato natura per una scelta precisa da parte della segretaria generale”; e’ stato “stravolto, perche’ il confronto auspicato nella premessa della mozione si e’ concluso prima ancora di cominciare”.