“Renzi esecutore dei dettami Bce, soprattutto tra i dipendenti pubblici”. Intervista a Giusti (Cobas-Pubblico impiego) Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Noi ci mettiamo la faccia per difendere potere di acquisto e di contrattazione”. Questo lo slogan del Cobas nel Pubblico Impiego in occasione delle elezioni, che si terranno la prossima settimana, per le rappresentanze sindacali nel Pubblico impiego. La campagna Rsu è lo specchio di quanto accade nella Pubblica amministrazione, “basta vedere i gadget regalati da Cgil Cisl Uil, le iscrizioni in cambio di sconti per l’assicurazione, un sindacato fermo alla concertazione anche se il Governo Renzi ha deciso di archiviarla”, aggiungono i Cobas. Elezioni strane, lo sono. Si paarla poco di blocco della contrattazione che in sei anni ci ha fatto perdere 6500 euro, e non una parola sulle tabelle di equiparazione che Madia sta costruendo per la mobilità coatta del personale, e non solo per quanto riguarda le Province. Secondo i Cobas il rilancio della Pa dovrebbe partire da investimenti nei servizi pubblici, l’esatto contrario di quanto il Governo sta facendo, quindi. Semplificazione significa tagliare posti di lavoro o soldi alle Regioni e agli enti locali con ripercussioni negative sui servizi educativi e sanitari come dimostra la legge di stabilità approvata a fine anno. Cgil Cisl Uil? “Hanno tutto l’interesse – rispondono – a non affrontare i nodi salienti di quella ristrutturazione che il Governo Renzi portata avanti secondo i dettami della Bce”.

La proposta della Uil di collegare l’aumento contrattuale al Pil come la giudicate?
Il salario diventa una variabile dipendente dai profitti, la proposta è ridicola in tempi di crisi perché a forza di tagliare fondi e pagare il debito privato l’economia stagna e una proposta del genere aiuterebbe il Governo per due ragioni, la prima perché eviterebbe di affrontare il rinnovo dei contratti fermi da quasi sette anni, la seconda perché gli aumenti sarebbero irrisori e magari una parte variabile del salario legata a meccanismi che dividono i lavoratori destinando loro quote irrisorie. Per questo la parola d’ordine della difesa del potere di acquisto è fondamentale come quella del potere di contrattazione visto che le proposte della Uil e della Cisl (mai contrastate dalla Camusso) vanno contrastate con forza. Fate attenzione alle parole d’ordine del Governo: riorganizzazione, revisione e semplificazione dei processi sono slogans, nei fatti stanno distruggendo i servizi pubblici, guardate ai piccoli comuni oggetto di fusione ai quali avevano prospettato la sospensione dei tetti di spesa , salvo poi rimangiarsi la promessa. Nel frattempo con le fusioni si perdono servizi e posti di lavoro.Slides, twitter, potere mediatico sono la strategia imbonitrice del Governo…
I sindacati dovevano approfittare della campagna Rsu per denunciare l’abbandono dei servizi sanitari, lo smantellamento delle Province e delle camere di Commercio; hanno raccontato bugie sulle spese, le Province incidevano il 1,5% della spesa complessiva nella Pubblica amministrazione ma sono state dipinte come dispendiosi e inutili carrozzoni, ora in materia di manutenzione stradale, formazione e orientamento \politiche del lavoro, regna solo il caos e alle regioni sono demandati funzioni senza neppure passare risorse economiche, insomma tutto viene costruito ad arte per creare la paralisi del Pubblico e avviare nuove privatizzazioni. La scadenza del 31 Marzo doveva essere il punto di arrivo della mobilitazione in difesa dei servizi e del lavoro pubblico, invece Cgil Cisl Uil stanno solo vendendo fumo per arrivare a qualche accordicchio a perdere.

Gli 80 euro di Renzi sono stati una merce di scambio per la pace sociale?
Le tasse sulla casa sono aumentate del 7%, i salari sono falcidiati di tasse e ai padroni hanno regalato la libertà di licenziamento con il Jobs act, insomma il mandato della Bce al governo è stato rispettato alla lettera e a farne le spese sono i lavoratori e le fasce sociali piu’ deboli ma anche quella che definivamo piccola borghesia ha subito un impoverimento progressivo. Contratti fermi, miseria crescente e sfratti, un ‘economia stagnante, altro che ripresa.

Chiudiamo con i precari..
Dal 2017 niente piu’ precari nella PA, lo dice la Madia, la bufala che nel pubblico si entra solo con concorso è emblematica perchè gran parte dei precari sono entrati con prove selettive e poi nelle more della stabilizzazione era possibile avviare le procedure e prevedere contratti. Il Governo nella sanità, nell’università e negli enti locali i precari li sta cacciando via. Su oltre 1500 ricercatori in pensione ne hanno assunti meno di 200, questo è l’investimento sulla ricerca. Noi siamo contro la farsa dei contratti di collaborazione ma il Jobs act peggiora perfino la legge Biagi e se nel pubblico vogliono eliminare questi contratti non lo fanno certo per stabilizzare i precari, questa è la verità

Che fare allora?
In Italia si pensa di emulare Sypras senza fare neppure un quinto di quello che hanno fatto loro, se pensiamo che nei comitati c’è la Sel che fino a poche settimane fa stava con i socialisti europei, il partito della Bce, non c’è da stare allegri. Il trasformismo politico e la pochezza culturale sono mali endemici, l’asse costruito con la Cgil fa dimenticare che questa organizzazione ha gravissime responsabilità non avendo mobilitato i lavoratori contro l’innalzamento della età pensionabile o il blocco dei contratti. Per questo il sindacalismo di base rappresenta, pur con molti limiti, un baluardo e uno strumento di opposizione sociale e sindacale, magari non da solo ma resta per coerenza e iniziativa una delle parti piu’ avanzate del conflitto sociale. Un discorso andrebbe fatto sulla parcellizzazione del sindacato di base in mille rivoli e sigle, forse un cartello unico avrebbe rappresentato alle Rsu del pubblico impiego una alternativa credibile a Cgil Cisl UIl. Ma di questo quasi nessuno vuol parlare e anche il nostro punto di vista appare isolato.. Vale la pena di discuterne a elezioni terminate, questo è il nostro auspicio perchè senza percorsi e pratiche comuni non si costruirà quella opposizione sociale, politica e sindacale al Governo renzi di cui abbiamo bisogno per non finire come la Grecia.

Cobas chiama il dissenso Cgil: “Costruiamo iniziative comuni su pensioni e orario?”. Intervista a Federico Giusti | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Federico Giusti, Cobas pubblico impiego, sono partite le assemblee di cgil cisl uil per approvare la piattaforma su fisco e previdenza: qual è la vostra posizione?
Innanzitutto le piattaforme si costruiscono non a tavolino ma a partire dai luoghi di lavoro e dalla società, l’esatto contrario di quanto sta accadendo. Le assemblee in agosto poi la dicono lunga sull’obiettivo della campagna che non vuole un coinvolgimento diretto e attivo della forza lavoro, dei giovani e disoccupati ma una sorta di via libera ad una trattativa al ribasso visto che il Governo Renzi non sta trovando opposizione da parte di Cgil Cisl Uil nonostante vada devastando la pubblica amministrazione e il welfare.Dall’interno della Cgil si fanno sentire voci critiche verso la propria segreteria generale, per essersi trovata d’accordo con Cisl e Uil su quella piattaforma e senza una una decisione democratica nei vari settori della Cgil stessa; noi vorremmo partire da queste considerazioni con una domanda: ve la sentite di contruire iniziative comuni sui contenuti e sulle pratiche di opposizione, oppure la stessa Rete 28 aprile si limita ad un dissenso formale che non va oltre le parole?.

Ma la critica si estende anche al contenuto della piattaforma?
E ci mancherebbe altro, del resto la posizione di Sergio Bellavita su Alitalia è pienamente condivisibile anche laddove critica Usb per avere sottoscritto una parte di questo infame accordo. Sul tema del fisco, la richiesta di ridurne il peso su stipendi e pensioni, di per sé condivisibile, non affronta il tema della lotta all’ingiustizia fiscale, per colpire come si dovrebbe patrimoni alti e medio-alti, rendite e profitti. Questo punto è dirimente, non una questione di principio ma il solo strumento per far arrivare risorse nelle casse statali per impedire la demolizione dello stato sociale (sanità, istruzione, assistenza ai cittadini senza lavoro perché colpiti dalla crisi in atto).

Sul tema delle pensioni -continua ancora la critica interna alla Cgil- non si chiede la cancellazione della legge Fornero, ma soltanto parziali correzioni degli elementi di maggiore ingiustizia, tra cui la questione dei cosiddetti “esodati” (lavoratori licenziati e spediti in mobilità in attesa di una pensione, poi mai arrivata). All’indomani della sortita governativa che minaccia un ulteriore aumento dell’età necessaria per andare in pensione, nulla la piattaforma Cgil-Cisl-Uil dice a questo proposito. Come pensiamo di costruire nuovi posti di lavoro se si va in pensione alle soglie dei 70 anni vuoi per le riforme previdenziali, vuoi perchè dopo anni di precariato hai assegni previdenziali da fame, calcolati con il sistema contributivo che andrebbe seriamente rimesso in discussione, al pari del meccanismo che ha eliminato ogni automatico adeguamento del potere di acquisto di salari e pensioni al costo della vita. Pensiamo ad un lavoratore dipendente da quasi sei anni senza contratto: quanto ha perso il potere di acquisto in termini reali? Centinaia di euro all’anno, migliaia, soldi che non saranno piu’ restituiti neppure in infima parte.

Hanno fuso nel frattempo alcuni fondi previdenziali integrativi (sirio e perseo, per esempio)…
Non c’è un euro e i lavoratori non si fanno piu’ abbindolare dalla sirena dei fondi previdenziali. Nell’ultimo anno non abbiamo piu’ visto i sindacalisti distaccati se non per promuovere i fondi previdenziali, la conseguenza è che tutti plaudono ai tagli dei permessi sindacali non capendo la posta in gioco. Un impiegato che sta per andare in pensione in un Comune a 64 anni di età e oltre 41 di contributi ci diceva: ” basta con i sindacalisti di mestiere che vengono a fare i piazzisti dei fondi previdenziali, se poi gli levano i permessi non vengano a piangere da noi”. Come dargli torto? Chi andrà a spiegare a questo lavoratore con quasi 40 anni di tessera Cgil che la Riforma della Pa lo colpisce direttamente come lavoratore e cittadino attaccando il lavoro e il welare?

Pericoloso, per tornare ala piattaforma, che sia riproposto il meccanismo del silenzio/assenso per destinare il proprio TFR ai fondi pensionistici della previdenza complementare. Il che vuol dire che, per non volere aderire a questa fregatura (dal 2007, anno di lancio in grande stile di questi fondi, l’investimento fatto da non pochi lavoratori che vi hanno aderito ha causato loro perdite notevoli di interessi rispetto a quelli maturati dal TFR lasciato in azienda), occorre che tu lo dichiari formalmente per iscritto, perché il silenzio, magari dovuto a dimenticanza, viene considerato adesione!

Quali sono allora le vostre proposte?
Come Cobas, mentre diciamo che siamo d’accordo con queste critiche provenienti dal seno della Cgil, vorremmo aggiungere che nella piattaforma non c’è alcun riferimento al peggioramento, introdotto dal decreto-legge del ministro del lavoro Poletti, ai contratti a termine e all’apprendistato; e neppure si dice qualcosa contro il nuovo attacco al Contratto Nazionale da parte dell’Associazione principale dei padroni, la Confindustria; e non si dice niente nemmeno rispetto a dichiarazioni forcaiole provenienti dall’interno del governo, tese ad abolire totalmente l’articolo 18, quello che conserva, anche se minima, una tutela rispetto ai licenziamenti illegittimi. Insomma, ogni rivendicazione contro il padronato resta tabù.

E meno che mai si affronta la questione del sostegno economico per disoccupati e precari. Quindi andiamo a proporre a chi è critico dentro la Cgil di costruire insieme nei luoghi di lavoro posizioni condivise e una pratica conseguente. Allo stato attuale manca proprio a una vertenza che risponda adeguatamente ai bisogni dei lavoratori, dei disoccupati, degli inoccupati, dei pensionati, dei precari, degli apprendisti.

Una vertenza che apra seriamente una stagione di riconquista dei diritti, quindi ripartiamo dalle posizioni comuni e soprattutto non lasciamo che attorno a queste assemblee si costruisca un consenso a posizioni , quelle di cgil cisl uil, che sono ormai la stampella su cui si sorregge il Governo.

In vista del prossimo autunno dovremmo costruire una piattaforma alternativa sugli stessi temi, non limitarci ad un mero dissenso. Ma chi se la sente di andare oltre gli steccati e ragionare a tutto campo?

In ventimila a Gela per dire no alla dismissione dell’Eni. Appello al Governo da parte dei sindacati | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Un lungo serpentone di ventimila tra lavoratori e cittadini ha attraversato in corteo Gela a difesa della raffineria dell’Eni. Hanno sfilato per dire no ai progetti di dismissione della multinazionale petrolifera i sindaci del comprensorio. Quello di Gela, Angelo Fasulo, il vicesindaco di Caltanissetta, i primi cittadini di Riesi, Sommatino, Niscemi. Inoltre, i vertici territoriali di Cgil Cisl Uil, con a fianco la leader della Cgil Susanna Camusso. Tra gli altri, anche il presidente della Regione, Rosario Crocetta, il vescovo di piazza Armerina monsignor Rosario Gisana, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera aperta alla diocesi chiedendo per Gela “non tagli ma investimenti”. A lavoratori e sindacati è anche arrivato un messaggio dell’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, che recita: “Sono vicino con la preghiera alle preoccupazioni dei lavoratori e delle loro famiglie per la paventata chiusura della raffineria dell’Eni di Gela e auspico la positiva soluzione del grave problema”. Lungo tutto il percorso manifesti che ricordano come “Il lavoro è l’unica forma di libertà dell’uomo”. A chiudere il corteo i Tir del settore agroalimentare.

In piazza Umberto, i comizi di chiusura in cui è stato ripetuto un appello all’Eni a tornare sui suoi passi: un messaggio al governo Renzi, azionista di maggioranza; e la proposta al governo regionale di utilizzare le royalties petrolifere incassate, per lo sviluppo delle aree interessate. “L’Eni – ha detto Crocetta, che è stato fatto oggetto di numerosi fischi e contestazioni – deve fare i conti con questa resistenza, che non sara’ breve ma di lunga durata, perche’ non possiamo permettere l’abbandono di una citta’ che viene spremuta come un limone e poi gettata via”.Maurizio Bernava, segretario della Cisl Sicilia, dal palco ha lanciato precisi segnali all’Eni, al governo nazionale e a quello regionale. “Qui in piazza – ha detto durante il comizio – non c’è semplicemente il sindacato ma con il sindacato, un movimento di popolo”. “È la comunità intera del territorio che lotta con dignità insieme a quella siciliana, per difendere il lavoro in un’economia vera fatta di investimenti strategici, in un’economia reale e produttiva fatta di grandi gruppi industriali affidabili”.Susanna Camusso, concludendo il suo intervento a Gela, si e’ rivolta direttamente al presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, “per l’attenzione che lui ha verso il Paese, verso questa piazza e verso i lavoratori della raffineria” che ha promesso di venire a trovare. “Vogliamo sapere se quello che deve fare nei prossimi giorni, come annunciato, e’ una visita per solidarieta’ – ha detto la leader della Cgil – o e’ invece un venire qua esercitando la sua funzione di azionista dell’Eni. Il secondo ruolo e’ quello che preferiamo. Se ci dira’ che ha detto all’Eni che e’ disposto a rinunciare ai suoi dividendi e di reinvestirli, che il petrolio estratto deve essere raffinato qui, che a fianco della raffineria ci devono essere nuovi investimenti e che l’impegno che il governo prende e’ quello della garanzia occupazionale per tutti i lavoratori, ci sara’ la giusta accoglienza e il plauso di tutti, ma se viene a dire che il piano delle aziende va bene (come ha dichiarato qualche suo ministro) allora farebbe bene a non presentarsi a Gela”.
Domani, martedi’ 29 luglio, intanto, è in programma lo sciopero generale dei lavoratori di tutte le aziende del Gruppo Eni (impianti di raffinazione, produzione e perforazione, impianti chimici e petrolchimici, sedi direzionali, depositi, uffici commerciali e amministrativi, aziende territoriali), oltre allo sciopero di due ore di tutti gli impianti di raffinazione presenti sul territorio nazionale. Sempre domani, nella stessa
giornata dello sciopero, si tiene una manifestazione/presidio a Roma, alle 15, davanti Montecitorio. Previsti nella tarda mattinata una serie di incontri con i gruppi parlamentari del Partito Democratico, Sel, Lega Nord.
Al centro dell’iniziativa c’è la profonda crisi in atto nel sistema della raffinazione italiana, culminata con la chiusura di tre raffinerie, oltre alla drammatica situazione di Gela.

Legge di stabilità, prossima settimana le mobilitazioni di Cgil, Cisl e Uil Autore: RedAzione da: controlacrisi.org

 

Con la prossima settimana entra nel vivo la mobilitazione unitaria, promossa da Cgil Cisl Uil, per cambiare la legge di Stabilita’. A partire da lunedi’ 11 novembre, e fino a venerdi’ 15, tutte le province d’Italia saranno interessate dallo sciopero nazionale proclamato dai sindacati confederali lo scorso 21 ottobre contro la ex legge Finanziaria. Un programma intenso, fatto di quattro ore di sciopero che coinvolgeranno i lavoratori di tutti i settori e che si articoleranno a livello territoriale, con decine di iniziative in programma nei prossimi giorni.
Le rivendicazioni alla base della mobilitazione Cgil Cisl Uil, sintetizzate in una piattaforma, mirano a colpire sprechi e rendite per dare piu’ risorse ai lavoratori e ai pensionati. I sindacati chiedono infatti misure per diminuire le tasse sui lavoratori e sui pensionati, cosi’ come risorse per rivalutare le pensioni, insieme all’adozione di iniziative per affrontare i nodi irrisolti nella Pa e dare efficienza alla spesa pubblica. Il tutto attraverso un dettagliato ventaglio di proposte che mirano, tra le altre cose, al taglio degli sprechi e dei costi della politica. Proposte quindi per cambiare radicalmente la legge di Stabilita’ e dare cosi’ quelle risposte necessarie per far ripartire il Paese. Come ha ricordato, infatti, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, il varo della legge di Stabilita’ e’ ‘il banco di prova delle politiche del governo’, ovvero ‘se si danno delle risposte positive, oppure no’. Parallelamente alle iniziative di protesta, sempre dalla prossima settimana prenderanno il via gli incontri tra i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, con i gruppi parlamentari. Incontri richiesti dagli stessi sindacati per ‘formalizzare’ le critiche alla legge di stabilita’ e sostenere le ragioni, nonche’ le proposte, per un cambiamento necessario al provvedimento che gia’ dalla prossima settimana entrera’ nel vivo dell’iter parlamentare di conversione in legge. Gia’ a partire da lunedi’, infatti, sono in calendario appuntamenti con i gruppi parlamentari di Sel, Pd e Fratelli d’Italia.
Al momento il quadro della mobilitazione che partira’ lunedi’ prossimo – al termine della quale una riunione degli organismi unitari di Cgil, Cisl e Uil valutera’ i risultati ottenuti ed eventuali nuove iniziative da mettere in campo – prevede che in tutte le regioni i lavoratori si fermeranno per 4 ore, con alcune eccezioni territoriali dove la fermata sara’ di 8 ore. Decine le manifestazioni in programma a partire da inizio settimana per arrivare a venerdi’ quando, a Milano, il leader della Cgil, Susanna Camusso, partecipera’ alla manifestazione promossa dai sindacati confederali del capoluogo lombardo in piazza della Scala a partire dalle ore 9.30.