Cara di Mineo, Castiglione nella sua difesa chiama in causa il prefetto Gabrielli: “Diede il nulla osta su Odevaine” da: l’huffungithon post

Pubblicato: 24/06/2015 18:46 CEST Aggiornato: 24/06/2015 20:03 CEST
CASTIGLIONE

La difesa è nella chiamata in correità. Giuseppe Castiglione, accaldato in volto, teso, si mangia quasi le parole. E al quarantesimo minuto, davanti alla Commissione, dice: “Non ho avuto nessun dubbio nel nominare Odevaine al Cara di Mineo come non avevano avuto in passato nessun dubbio Zingaretti, Melandri, Veltroni, a nominarlo come capo della polizia provinciale di Roma, consigliere del ministero della Cultura, e capo gabinetto al Comune di Roma. Per me quella era una garanzia di trasparenza”. Ma c’è un nome che per il sottosegretario indagato per turbativa d’asta sull’appalto del Cara di Mineo è attestato di buona fede, quello di Franco Gabrielli, allora capo della protezione civile e oggi prefetto chiamato a decidere lo scioglimento o meno del comune di Roma per mafia: “La nomina – dice Castiglione – la chiesi al prefetto Gabrielli, con una mia nota. E mi diede il nulla osta”. Dunque Castiglione si appella al più classico del “tutti coinvolti”, per ottenere il più classico dei tutti assolti. Il prefetto Gabrielli, qualche ora più tardi, spiega che, ai tempi (nel 2011) l’assenso alla nomina era “quasi doveroso” e che” risulta evidente come, in quel tempo, non vi fossero elementi per esprimere un parere di segno diverso”.

Palazzo San Macuto, afa infernale. È il luogo in cui la storica commissione Antimafia di Luciano Violante fece tremare i Palazzi negli anni Novanta. La Commissione sui migranti presieduta da Migliore è un tribunale quasi indulgente col braccio destro del ministro dell’Interno Angelino Alfano. La prima domanda vera arriva alle 15,30, dopo un’ora e mezzo dall’inizio, dalla parlamentare dei Cinque Stelle Colonnese: “Odevaine, in una intercettazione dice che è stato a pranzo con lei e con chi avrebbe dovuto vincere l’appalto”. Nella replica il sottosegretario prima evita di rispondere, poi – quando gli viene ricordata la domanda – glissa: “Conoscendo il mio stile l’avrò anche invitato a pranzo… Ma io non ho parlato di gare”. Castiglione, sin dall’inizio, appare teso, gioca in difensiva, si capisce che, pensando al processo, si mantiene entro confini definiti senza mai superarli, sa che la procura può acquisire i verbali della commissione: “È chiaro – dice un commissario – che il suo timore è che gli aumentino il capo d’accusa. E non solo il suo. Dentro Ncd stanno tesissimi”.

Difesa quasi burocratica, quella di Castiglione, nello stile del notabile siciliano che ripete ossessivamente di avere la coscienza a posto (e prova a ostentare serenità): “La mia gestione del Cara di Mineo è stata cristallina, trasparente, con il coinvolgimento pieno di tutte le forze di polizia”. Cita qualche atto, evita di affrontare i nodi politici. Pure l’evidenza. Erasmo Palazzotto, di Sel, rivolge la domanda più semplice, domanda che nasce spontanea a vedere un servizio tv sulle condizioni disumane in cui si trovano i rifugiati: “Vedendo le condizioni di vita del centro, non le è mai venuto un dubbio su come fossero erogati i fondi, se bene o male?”. Fondi che non sono mai mancati visto che nella scorsa legge di stabilità proprio Ncd si impuntò su tre milioni di euro. Castiglione, da buon democristiano, non fa polemiche con i commissari, anzi ringrazia per “l’occasione straordinaria” concessa che “consente di spiegare dopo mesi di ciclone mediatico”. Rivendica anche il lavoro svolto in piena emergenza migranti: “Non mi arrenderò mai alla convinzione che la Sicilia è una terra d’accoglienza, ho creduto a quell’impegno”. A un certo punto va oltre, sostenendo che è stato fatto un gran lavoro per l’integrazione: seminari, corsi linguistici, teatri, che – insomma – il Cara è stato un modello di accoglienza. (Leggi qui l’articolo di Claudia Fusani sull’Huffington Post sui soldi impiegati per le sagre invece che per l’accoglienza).

Quando poi non ricorda, Castiglione, evita di rischiare. Come quando Migliore – e non è un dettaglio – gli chiede se i rifugiati accolti al Cara provenivano tutti dall’Africa o venivano trasferiti da altri centri d’accoglienza. Castiglione, che era il “soggetto attuatore”, dichiara di non ricordare, così, su due piedi. Quello che invece ricorda bene, e su cui batte e ribatte, è quanti gli parlavano bene di Odevaine: “Oggi parliamo di Odevaine sulla base di fatti noti a tutti. Nel luglio del 2011 sfido qualcuno a mettere in discussione la professionalità di Odevaine. Per me era garanzia di sicurezza, pensavamo di aver fatto un ingaggio importantissimo. Lo chiesi a Gabrielli e mi diede il nulla osta”.

È “il sistema” nazionale che Castiglione chiama in causa per giustificare il suo “sistema”. Il sottosegretario cita le ordinanze della protezione civile, rivendica anche, che invece di fare affidamenti diretti, sono state fatte delle gare. Ma le questioni di fondo restano fuori dal dolce processo in commissione. Anzi, dal non processo. E se Odevaine è nominato perché stimato da tutti, il grande Innominato è il presidente dell’Anticorruzione Raffele Cantone, che bollò come irregolare l’appalto del Cara di Mineo, per poi scrivere (senza risposta) al ministero dell’Interno, e per poi spedire i commissari. È lo stesso Cantone attaccato proprio per il giudizio sulla gara, dai Castiglione boys che gestiscono il Consorzio Calatino, esponenti di punta di Ncd, partito di cui Alfano è leader e Castiglione segretario regionale in Sicilia. Né si capisce, dalla relazione in commissione, dove nasce l’unicum del sistema del Cara di Mineo. Un sistema che non ha uguali in Italia. Palazzotto chiede quale sia l’atto formale in cui la Regione Sicilia rinuncia a fare il soggetto attuatore. Castiglione parla di un atto della protezione civile regionale. Ma non si capisce perché mentre in tutti i Cara italiani (Bari, Crotone) il soggetto attuatore è il viceprefetto vicario del capoluogo di Regione – dunque un funzionario del governo – a Mineo viene indicato non il viceprefetto di Palermo ma il presidente della provincia di Catania. E cioè Castiglione, allora anche presidente dell’Upi (unione province italiane) ruolo che gli consente di indicare Odevaine al tavolo del ministero che gestisce i flussi dei profughi.

Né si capisce perché Castiglione resta “soggetto attuatore” anche quando non ricopre più la carica di presidente della Provincia, in una fase di transizione. Né si capisce l’altro sistema creato per la Gara d’Appalto di 100 milioni: mentre in tutti i Cara d’Italia le gare d’Appalto le indice la prefettura, a Mineo viene inventato un nuovo soggetto istituzionale, il Consorzio Calatino Terre di Accoglienza, un consorzio dei comuni della zona. E viene stabilito un regime di “convenzione” della prefettura col Consorzio per la gara d’appalto. Consulente del Consorzio è proprio Odevaine, che poi viene assunto per volere il direttore generale del Consorzio Calatino, Giovanni Ferrera (già dirigente della Provincia di Catania ai tempi di Castiglione e suo uomo di fiducia). Si capisce solo, parlando a microfoni spenti con quelli del Pd, che il sottosegretario non si può toccare perché altrimenti salta Ncd. E si capisce che, ancora una volta, la politica arriva dopo la magistratura. Perché in Parlamento Castiglione è stato assolto dal Pd. Ma l’inchiesta va avanti.

Ncd, Pd e FI bocciano mozioni di sfiducia a Castiglione da: ilsetteemezzo

Giuseppe-Castiglione

Le ordinanze sul sistema Mafia Capitale e il sistema specifico creato ad arte dal factotum istituzionale Luca Odevaine che si avvantaggiava dell’emergenza immigrazione per facili guadagni hanno coinvolto già dalle sue prime battute nel dicembre dello scorso anno sino a riconfermarne l’implicazione, una cerchia di soggetti che negli anni dal 2011 ad oggi ha gestito e amministrato il Cara di Mineo, il centro richiedenti asilo più grande d’Europa. Tra questi il sottosegretario Giuseppe Castiglione nei confronti del quale dal versante parlamentare sono state prima esposte nella giornata di lunedì tre diverse mozioni in riferimento alla sua permanenza in carica nel Governo e poi esaminate oggi. E mentre dalle opposizioni critiche impietose, corredate da stralci che raccontano la vita del Cara di Mineo e del ruolo di Castiglione, si sono levate parole di accusa di responsabilità anche nei confronti del Ministro Alfano, il Partito democratico per salvare la tenuta del Governo si rimette nelle mani dei processi che saranno loro a stabilire la verità. E così il contenuto dell’intervento di ieri del deputato Pd Miccoli diventa l’alibi al voto contrario sulle mozioni, “il nostro compito sarà di correggere quelle storture che hanno permesso tutto questo. È un sistema inaugurato, lo voglio ancora una volta ribadire, nel 2011 – non c’era il Governo Renzi – e per questo noi non vogliamo anticipare, al momento, il giudizio della magistratura.” La politica può e dovrebbe dare risposte indipendentemente dalla magistratura per il ruolo che le compete è invece quello che viene ribadito dai banchi della Camera prima del voto, dai sostenitori delle mozioni e sulla necessità che questa si interroghi su fatti come quelli di mafia capitale in cui la politica emerge protagonista del sistema corruttivo del nostro Paese.

Una volta espresso il Governo il voto contrario, sono stati annunciati il voto favorevole del gruppo misto-Alternativa libera e della Lega Nord, Sel attraverso il deputato siciliano Erasmo Palazzotto ha spiegato l’ulteriore significato della propria mozione e della questione morale su cui andare ad accendere i riflettori chiedendo anche al ministro Alfano di assumersi la responsabilità su questa vicenda perché o ha fatto finta di non sapere o sapeva e non è voluto intervenire, considerando sia il titolare del Viminale ed il capo del partito i cui rappresentanti sono i principali esponenti di tutto il sistema Mineo. Si sono espressi in seguito contrari alle mozioni di ritiro delle deleghe a Giuseppe Castiglione Scelta Civica e  Paolo Tancredi per Ncd- Udc il quale ha parlato di intercettazioni blande, che non rilevano ruoli centrali del sottosegretario, eppure è chiaro i vari omissis nei documenti consultabili sono stati posti dalla magistratura per continuare a condurre le indagini con riserbo. Anche contrario il voto di Forza Italia che ha fatto leva, attraverso l’intervento di Rocco Palese sul proprio storico principio di garantismo pur chiedendo per i medesimi fatti lo scioglimento del Comune di Roma, un atteggiamento contraddittorio probabilmente legato alla conduzione politica del comune capitolino, accusando il Pd di non avere più titoli di moralità per esprimersi. Vega Colonnese per il M5S ribadendo l’attività di denuncia operata sul Cara di Mineo ha chiesto al Governo il ritiro delle deleghe a Giuseppe Castiglione colpevole come la sua parte politica, secondo il M5S, di quanto avvenuto e di quanto avviene in maniera opaca nel centro richiedenti asilo. Ad Andrea Romano è toccato per il Pd invece esprimere il voto contrario del gruppo perché non vi è intenzione, da parte dell’alleato di governo, di limitare l’efficacia dell’attività di Castiglione, nel suo ruolo sottosegretario all’agricoltura, che non possono essere influenzati e giudicati da ciò che sta avvenendo in sede giudiziaria. Le votazioni si sono concluse con una prevedibile bocciatura delle mozioni. Domani Giuseppe Castiglione sarà audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sui Cara e sui Cie la quale circa un mese fa in visita in missione in Sicilia aveva parlato della necessità di approfondite indagini, di storture e di un sospettoso “monopolio” nella attribuzione degli appalti.

Mozione Lorefice favorevoli 108 contrari 304

Mozione Scotto favorevoli  92  contrari 303

Mozione Attaguile favorevoli 86  contrari 306

Mafia Capitale, la “bomba” Castiglione pronta ad esplodere nel governo. I dossier di Migliore, le 8 domande ad Alfano da: haffngthonpost

È stato quando nel corso dei lavori della commissione d’inchiesta sul sistema d’accoglienza è stato pronunciato il nome di Giuseppe Castiglione che è sceso il gelo. E il Pd ha preso tempo. Alla richiesta del parlamentare di Sel Erasmo Palazzotto di una immediata audizione del sottosegretario indagato per turbativa d’asta su Cara di Mineo, il presidente Migliore ha risposto stabilendo un iter più lungo. Prima Pignatone, poi il sottosegretario. Tempo, perché attorno allo scandalo di Cara Mineo aleggia un fantasma che fa davvero paura. Quello della crisi di governo. In molti, nelle stanze che contano del Pd, hanno vissuto come profetiche le parole, minacciose, che Buzzi ha consegnato ai pm: “Mi ci dovete far pensare un attimo… perché su Mineo casca il governo”. E ancor più minacciose sono le notizie che arrivano da altri interrogatori. Perché non ha iniziato a parlare uno qualunque, ma quello che dalle carte emerge come il “genio criminale” di Mafia Capitale, Luca Odevaine. Su Roma, ma anche sulla vicenda del Cara.

Per questo attorno agli sviluppi dell’inchiesta aleggia un alone di panico. E di insofferenza. Nel quartier generale renziano il nervosismo è palpabile. Perché il primo a sapere che la posizione del sottosegretario è imbarazzante è Renzi. È stato proprio Migliore un paio di settimane fa, dopo che era andato in Sicilia con la sua commissione per una verifica diretta, a consegnare al premier un giudizio assai preoccupante: “Castiglione – questo il senso del ragionamento – ci sta dentro fino al collo”. Pochi giorni dopo è arrivata la seconda puntata di Mafia Capitale. Il problema però è che, in questa storia, le responsabilità di Castiglione portano alla “copertura politica” della casella più delicata del governo, quella di Angelino Alfano: “Castiglione – ripetono i renziani – è Alfano. E se salta a quel punto salta Ncd, nel senso che si sfaldano i gruppi e il governo non ha più certezza dei numeri”.

E allora, per capire l’entità della bomba pronta ad esplodere, bisogna mettere in fila gli elementi che emergono, oltre che dalle carte dell’inchiesta, dai “dossier” politici consegnati a Migliore da parecchi che sono stati auditi dalla Commissione nel corso della sua visita siciliana. Che dal Cara di Mineo portano direttamente al titolare del Viminale.

Il sistema Castiglione
Si parte dal “sistema Castiglione”. Un sistema che nasce nel 2011, quando al governo c’era ancora Berlusconi, e ministri erano Maroni all’Interno e Alfano alla Giustizia. Nell’ambito della gestione dei profughi a Mineo viene stabilito un modello “unico” rispetto al resto d’Italia. Mentre infatti in tutti i Cara italiani (Bari, Crotone) il soggetto attuatore è il viceprefetto vicario del capoluogo di Regione – dunque un funzionario del governo – a Mineo viene indicato non il viceprefetto di Palermo ma il presidente della provincia di Catania. E cioè Castiglione, braccio destro (e sinistro) di Alfano in Sicilia e presidente dell’Upi (unione province italiane) ruolo che gli consente di indicare Odevaine al tavolo del ministero che gestisce i flussi dei profughi. L’unicum prosegue anche successivamente. Perché Castiglione resta “soggetto attuatore” anche quando non ricopre più la carica di presidente della Provincia, in una fase di transizione. Fase in cui si procede per affidamenti diretti a quelle imprese, come “La Cascina global service”, che poi si ritrovano nell’inchiesta di Mafia Capitale e i cui manager sono finiti in carcere.

La terza tappa del “sistema” Castiglione, esempio di come a Mineo le regole si piegano al potere, è quando si arriva alla Gara d’Appalto di 100 milioni. Anche in questo caso un unicum, rispetto al resto d’Italia. Nel feudo siciliano del partito del ministro dell’Interno, dove raggiunge percentuali del 40 per cento un partito che su scala nazionale prende il tre per cento, accade questo: mentre in tutti i Cara d’Italia le gare d’Appalto le indice la prefettura, a Mineo viene inventato un nuovo soggetto istituzionale, il Consorzio Calatino Terre di Accoglienza, un consorzio dei comuni della zona. E viene stabilito un regime di “convenzione” della prefettura col Consorzio per la gara d’appalto. E questo è uno snodo cruciale nel business. Perché la convenzione, ad esempio, prevede un costo per lo Stato. Nella convenzione è previsto che il Consorzio riceva 40 centesimi al giorno ad immigrato (dallo Stato, ovviamente senza gara) il che in tre anni corrisponde a una cifra attorno al milione e mezzo di euro, su cui la Corte dei Conti ha sollevato più di un interrogativo. Perché è chiaro che il sistema della “convenzione” determina un incremento dei costi per la pubblica amministrazione.

Prima ancora che penale è tutta politica la responsabilità di Castiglione che a fronte di un fiume di denaro che arriva sul Cara di Mineo non ha mai risposto sul fatto che numerose inchieste giornalistiche (e non solo) hanno documentato che gli immigrati, di fatto, si trovano in una fogna. E Castiglione del Consorzio è stato presidente, nella fase transitoria, per poi passare la mano ad Anna Aloisi, sindaco Ncd di Mineo, feudo di Ncd. La prefettura, che dipende dal Viminale, ha giustificato la “convenzione” dicendo che – essendo il centro di Mineo molto grande – si rende necessario chiedere il Coinvolgimento dei comuni perché hanno il personale necessario (geometra, ingegnere, giardiniere…). Nella pratica, però, come in parecchi hanno raccontato a Migliore, non è mai stato utilizzato il personale dei comuni consorziati.

Castiglione e Odevaine
E non solo il personale dei Comuni non viene utilizzato, ma sulla madre di tutte le gare, quella dei cento milioni di euro, arrivano i rinforzi. E viene assunto proprio Luca Odevaine. Un’operazione, anche questa, condotta dagli uomini di Castiglione. Ecco cosa succede: prima della gara il direttore generale del Consorzio Calatino, Giovanni Ferrera (già dirigente della Provincia di Catania ai tempi di Castiglione e suo uomo di fiducia) determina una modifica della dotazione organizzativa del Consorzio introducendo una nuova figura: “l’esperto di finanziamenti europei”. Incarico affidato a Luca Odevaine, prima come consulente esterno poi assunto dal consorzio. È una casella fortemente voluta dall’uomo di fiducia di Castiglione. Che fa di tutto per far assumere Odevaine. In un dossier consegnato a Migliore nel corso delle audizioni in Sicilia è scritto: “Prima dell’assunzione, il consiglio di amministrazione del Consorzio chiese, in una delibera, che il direttore generale verificasse se vi fossero figure professionali idonee allo scopo tra i funzionari dei comuni consorziati per poi riferire al medesimo cda che in ultima istanza si era riservato la facoltà di esprimere l’assenso sull’assunzione. L’assunzione in questione, invece, venne disposta senza un nuovo passaggio nel cda e tale modo di procedere risulta del tutto inspiegabile. Ciò vieppiù ove si consideri che tale forzatura è stata perpetrata pochi giorni prima della nomina della commissione della gara d’appalto necessaria all’individuazione del soggetto gestore del centro e subito dopo la sua assunzione, Odevaine è stato nominato membro di tale commissione”.
Dunque Odevaine, su volere dei colonnelli di Castiglione, viene assunto non perché esperto di fondi europei, ma perché esperto di immigrazione. Da assunto e da componente del tavolo tecnico presso il ministero degli Interni che gestiva i flussi dei migranti è inserito nella commissione di gara che avrebbe dovuto aggiudicare un servizio di circa 100 milioni di euro.

La gara d’appalto “illegittima”, lo scontro con Cantone e il silenzio di Alfano
È chiaro che su questi presupposti la gara è vinta, come è scritto nell’ordinanza, dalle società che la dovevano vincere. Fondamentale pare essere stato il contatto tra Odevaine e Castiglione. Nella carte si legge un episodio illuminante. Parlando con Stefano Bravo, il suo commercialista, Odevaine racconta: “Giuseppe Castiglione… quando io ero andato giù… mi è venuto a prendere lui all’aeroporto, mi ha portato a pranzo… arriviamo al tavolo… c’era un’altra sedia vuota… dico eh chi?… e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara”. È quando dopo la gara entra in campo Cantone che si manifesta in tutta la sua solidità il legame strettissimo tra Castiglione e il ministro dell’Interno. Il 25 febbraio 2015 Cantone firma un parere sulla gara vinta dal Consorzio comprendente la Cascina: “illegittima” perché “in contrasto con i principi di concorrenza, proporzionalità, trasparenza, imparzialità e economicità”. Parole che lasciano indifferenti la Aloisi, presidente del Consorzio, il direttore generale Ferrera, ovvero i Castiglione boys, e lasciano indifferenti anche Castiglione e il ministro dell’Interno Alfano. Anzi, accade che il prefetto Mario Morcone, che ha un rapporto stretto col ministro dell’Interno, dice davanti ai parlamentari del comitato Schengen: “Ho qualche dubbio sulla decisione del presidente Cantone”. A quel punto i Castiglione boys, il 13 aprile, chiedono a Cantone il riesame del parere. Cantone il 6 maggio risponde che la gara è illegittima, ma nonostante questo Ferrera firma e pubblica la determina perché l’Anticorruzione ha solo parere consultivo. Ecco che il 27 maggio Cantone scrive ad Alfano una lettera, come documentato dal Fatto che l’ha pubblicata.

Le domande ad Alfano che fanno tremare il governo
Ed è a questo punto, dopo la seconda retata di inizio giugno che il caso diventa una bomba per il governo. Perché, è la tesi di Migliore, “Castiglione c’è dentro fino al collo”, ma pure Alfano non può dirsi estraneo alla gestione politica della vicenda. Perché il ministro dell’Interno non può non rispondere a poche, semplici, domande. 1) Perché tra gli arresti di Mafia Capitale 1 e Mafia Capitale 2, non spiega che a Cara di Mineo è stato creato un sistema unico, sin dall’inizio, teso a garantire un sistema di potere? 2) Perché Alfano non spiega il perché il Viminale fa, per tramite della prefettura, una convenzione che porta ad aumentare le spese? 3) E perché Alfano non spiega come mai, dopo Mafia Capitale 1, e preso atto che Odevaine (arrestato) era componente della Commissione che ha aggiudicato la gara, non ha fatto alcun atto a Cara di Mineo, tipo ispezioni e controlli? 4) E perché il ministro dell’Interno resta silente dopo che Cantone dice che la gara è illegittima? 5) E perché non risponde alla lettera del 27 maggio di Cantone, che in sostanza chiede: che cosa ne pensa il ministro dell’Interno dell’appalto di Mineo per il quale Odevaine pretendeva mazzette di 10-20mila euro mensili, dai manager della Cascina grazie a una gara “illegittima”? 6) È possibile che al Viminale nessun funzionario lo avesse informato del ruolo di Odevaine? 7) Si sente di escludere quello che Odevaine dice nelle intercettazioni e cioè che il “sistema Castiglione” al Cara di Mineo serviva a finanziare il suo partito? 8) E sarebbe pronto a dire che, se fosse arrivato un solo euro direttamente o indirettamente al suo partito da “La Cascina” sarebbe pronto a dimettersi? È in queste domande, oltre che nella posizione processuale di Castiglione, la bomba sotto il governo: “Se salta Castiglione – ripetono i bel informati – salta Ncd e al Senato si balla. E soprattutto la valanga stavolta rischia di travolgere Alfano”.

Vito Castiglione nato a recambuto il 13/6/1923 caduto il 10/11/1944 in Liguria appartenente alla divisione Pinan Cichero brigata Oreste

Vito Castiglione nato a recambuto il 13/6/1923 caduto il 10/11/1944 in Liguria appartenente alla divisione Pinan Cichero brigata Oreste

Vito Castiglione nato a recambuto il 13/6/1923 caduto il 10/11/1944 in Liguria appartenente alla divisione Pinan Cichero brigata Oreste