aggiornamenti su Cassibile da: Rete Antirazzista Catanese

A Cassibile anche quest’anno per i migranti accoglienza zero !
Come ogni anno, da aprile a giugno, in occasione della raccolta delle
patate, ai  circa 5.000 residenti a Cassibile (oltre 300 provengono dal
Marocco), si aggiungono diverse centinaia di migranti. Quest’anno non
essendo elevata la produzione di patate, si stanno intanto raccogliendo
carote ed insalate. I problemi sono legati innanzitutto alla sistemazione
logistica e alla organizzazione del lavoro. In generale, chi arriva proviene
dal Nord Italia e da altre “raccolte” (una vera transumanza del lavoro
migrante nelle campagne meridionali). Negli ultimi anni  il numero dei
lavoratori stagionali (circa 500) si è mantenuto stazionario perché in tanti
hanno perso il posto di lavoro nelle fabbriche e nei cantieri del nord.
La presenza stanziale di una comunità marocchina rende più semplice il
“primo impatto” per chi proviene dal Maghreb. Per loro è infatti possibile
affittare appartamenti o stanze nel centro abitato. Gli altri (Sudanesi,
Somali, Eritrei) hanno potuto negli anni scorsi utilizzare il campo
allestito dalla Croce Rossa, o trovare rifugio, senza acqua né luce,  nei
caseggiati di campagna abbandonati o in tende di fortuna. La Croce Rossa ha
gestito fino al 2012 una tendopoli che in media ha “accolto” solo 140/150
migranti. Ancora più complicata, ovviamente, la situazione per chi è
costretto a inventarsi improbabili ricoveri fra le strutture fatiscenti e
abbandonate. Risolto  il problema del precario riparo notturno, si può
iniziare la sempre più difficile ricerca di un lavoro, anche per una sola
giornata. La stragrande maggioranza dei migranti che arrivano a Cassibile è
regolare con il permesso di soggiorno  – rifugiati, richiedenti asilo,
protezione umanitaria, in regola con il PDS, in attesa di rinnovo –  ma,
non potendo lavorare nel rispetto delle norme contrattuali, viene spinta
verso il lavoro irregolare con il rischio di perdere il permesso di
soggiorno, grazie a vergognose leggi razziali come la Bossi-Fini ed il
“pacchetto sicurezza”. Teoricamente l’assunzione di manodopera dovrebbe
essere eseguita tramite gli uffici preposti, il salario orario netto
dovrebbe essere di 6 euro e venti, sei ore e trenta minuti la giornata
lavorativa, spese logistiche, di trasporto e materiale di lavoro (scarpe
antinfortunistiche, guanti) a carico del datore di lavoro. In realtà il
collocamento è sostanzialmente in mano ai “caporali” (in buona parte di
origine marocchina) e ai subcaporali,  in base alle varie etnie; costoro
gestiscono anche i trasporti (da 3 a 5 euro il costo) e trattano salari
differenziati: chi viene dal Maghreb guadagna fra 35 e 40 euro, gli altri 30
o ancora meno. Gli orari sono “flessibili”, se vuoi lavorare devi comunque
essere in grado di riempire quotidianamente almeno 100 cassette, ognuna del
peso di 20/22 chili. Anche quest’anno la tendopoli della Croce Rossa non ci
sarà . L’accoglienza, gestita da sempre  come emergenza, si è rivelata un
fallimento, oltre che un inutile spreco di denaro: negli anni gli stessi
soldi avrebbero potuto essere investiti in un progetto d’accoglienza
duraturo mentre adesso, in tempi di sanguinosi tagli alle spese sociali, c’è
il rischio che centinaia di migranti possano essere abbandonati al
supersfruttamento di padroni senza scrupoli, in disastrose condizioni di
vivibilità. E’ drammatico che ciò si ripeta ogni anno in una terra dove 45
anni fa ci furono eroiche lotte bracciantili che riuscirono a debellare a
livello nazionale le piaghe delle gabbie salariali e del caporalato. Negli
anni scorsi numerosi migranti hanno inoltre ricevuto la vergognosa
contestazione di “invasione di terreni o edifici e danneggiamento” da parte
delle forze dell’ordine; come al solito lo stato riesce a  dimostrare la sua
forza solo con i deboli, peccato che sia quasi sempre debole con i forti.
Perché non si controlla a monte chi compie il reato di caporalato? Perché ci
si accanisce contro chi non ha il permesso di soggiorno, criminalizzandolo,
quando  invece ci sono tante ditte che evadono i contributi ed ingrassano i
caporali? Perché non si individuano e perseguono le ditte che
commercializzano le patate provenienti da Tunisia, Cipro e Marocco
(conservate più a lungo grazie all’illegale uso di antiparassitari),
spacciandole per prodotti locali?
Oramai il mercato europeo è invaso dalle patate prodotte soprattutto in
Egitto a costi molto inferiori. Il principio di “Uguale salario per uguale
lavoro” o diventa la bussola dell’associazionismo antirazzista e del
sindacalismo conflittuale o la differenziazione etnica dei salari (quest’anno
oscillano da 30 a 40 euro al giorno per 9/10 ore lavorative!) può innescare
fratricide guerre fra poveri, contrapponendo lavoratori italiani e migranti,
e gli stessi migranti di diverse nazionalità, soprattutto in presenza dell’attuale
devastante crisi economica. L’esemplare esperienza dell’estate 2011 a Nardò
ha dimostrato che i migranti possono riuscire ad autorganizzarsi ed a
lottare per i propri diritti nelle campagne, anche grazie al sostegno dell’associazionismo
antirazzista e del sindacalismo conflittuale.
Rilanciamo anche quest’anno l’appello all’associazionismo solidale, ai GAS
(Gruppi di Acquisto Solidale), ai GAP ed alle esperienze di consumo critico
a sostenere la campagna di acquisto delle patate socialmente eque,  prodotte
dalle ditte che rispettano le norme contrattuali (info: 3803266160 –

Rete Antirazzista Catanese

http://www.youtube.com/watch?v=Qg237emc5r8