La galassia nera arriva a Milano per il festival di CasaPound. Gli antifascisti:”Il Comune dica no” da:larepubblica.it

La galassia nera arriva a Milano per il festival di CasaPound. Gli antifascisti: “Il Comune dica no”

Il raduno nazionale di tre giorni, in contemporanea con il meeting internazionale di Forza Nuova a Cantù. “Fermare questo sfregio alla nostra città”

di PAOLO BERIZZI

Milano e la Lombardia si preparano a ospitare un “settembre nero”. La definizione rimbalza in questi giorni tra le pieghe del web e non si riferisce né alle previsioni meteorologiche né a una paralisi dei trasporti. Si parla di altro. Di parate fasciste, di saluti romani, di intolleranza xenofoba. I programmi degli organizzatori sono già definiti, e le polemiche solo all’inizio. L’ultima notizia arriva dalla pagina Facebook di CasaPound, il network dell’estrema destra con cuore a Roma e filiali in tutta Italia: per tre giorni  –  l’11-12-13 settembre  –  i “fascisti del terzo millennio”  –  come amano definirsi  –  celebreranno la loro festa nazionale a Milano.

La città dell’Expo, la città medaglia d’oro per la Resistenza. La città che, negli ultimi anni, tra appelli e controappelli, “sviste” istituzioni e rimbalzi di responsabilità, è stata più volte sfregiata da manifestazioni organizzate da movimenti e sigle della galassia nera. Figurarsi se a questo giro, complice la calamita mediatica legata a Expo, i camerati si facevano sfuggire l’occasione. Milano e CasaPound, dunque. Ma non solo. La tre giorni delle “tartarughe”  –  dal simbolo del movimento  –  cadrà non casualmente in contemporanea con un altro evento: e in questo caso si tratta di una conferma, ormai una specie di rituale, nel calendario del neofascismo militante.

Il meeting internazionale promosso per il terzo anno consecutivo da Forza nuova a Cantù. Stessa data (dall’11 al 13), solo 50 chilometri di distanza. Tradizionalmente e formalmente in competizione per la leadership del movimentismo fascista, Forza Nuova e CasaPound, di fatto, sembrano avere unito le forze: o magari, chissà, la coincidenza settembrina è solo fortuita.

L’annuncio della festa nazionale è stato dato su Fb, anche se il luogo è ancora tenuto segreto. Ma CasaPound si è mossa da tempo. Ha mandato avanti associazioni collegate al movimento per chiedere spazi in alcuni comuni della provincia. Perché il programma della festa, spalmato su tre giornate, avrà diversi momenti. Alcune iniziative sono già state comunicate: un concerto, il 12 settembre, con bande nazi-rock come Dddt, Malnatt e Drizzatorti. E l’antipasto dell’11: uno spettacolo di burlesque  –  sì, di burlesque  –  con “cena solo su prenotazione”. “Grottesco  –  spiegano dall’Osservatorio democratico sulle nuove destre  –  . Chiediamo all’amministrazione comunale, al suo sindaco, ai partiti di sinistra in giunta, ai candidati sindaci in lizza per le primarie, se è loro intenzione consentire questo sfregio per Milano e la sua provincia. Sappiano  –  viene sottolineato a proposito dell’autorizzazione alla parata di CasaPound  –  che non gli sarà perdonata alcuna giustificazione”.

La memoria torna all’estate del 2013: era metà giugno e il naziraduno “Hammerfest”  –  organizzato dagli hammerskin a Rogoredo  –  diventò un caso politico. Il 29 novembre 2014 il bis, ancora tra le polemiche. Le associazioni antifasciste, Anpi in prima fila, vedevano e vedono come una specie di incubo da esorcizzare il “modello Cantù”. Nel comune brianzolo dal 2013 va in scena il contestato festival Boreal, il raduno di Forza Nuova. Lì i neofascisti possono contare sulla linea morbida del sindaco Bizzozero, eletto con il centrosinistra (in occasione della prima edizione del Boreal il primo cittadino salì addirittura sul palco allestito dai camerati al Campo Solare).

Quest’anno, il copione si ripete. Contro il raduno, appello unitario di Anpi, Pd, Sel, Altra Europa con Tsipras e Cgil. “È dal 2013 che il sindaco di Cantù va contro la Costituzione italiana e ignora il reato di apologia del fascismo. Fatto gravissimo per un uomo delle istituzioni  –  dice Florindo Oliverio, segretario generale FP CGIL Lombardia  –  . Così il sindaco mostra mancanza di rispetto anche verso i suoi cittadini”.

I duri della destra che soffiano sul fuoco. “Ecco perché cercano l’incidente”da: l’espresso

I duri della destra che soffiano sul fuoco. "Ecco perché cercano l'incidente"
Gli scontri per il centro di accoglienza nella zona di Casale San Nicola a Roma (ansa)

Da un anno a questa parte dietro ogni rogo che si accende nella capitale ci sono loro: i caschi integrali di CasaPound, protetti dalla maschera dei “comitati di quartiere”. E nelle retrovie tre figure chiave della politica romana

di CARLO BONINI

ROMA – Non c’è nulla di spontaneo nel giorno da cani di Casale San Nicola, né nella carne da cannone offerta alle cariche della Celere a beneficio di telecamere (“Semo italiani come voi!”, “Anche tu c’hai ‘na moje e ‘na famija!”). Perché non è la prima rappresentazione. E perché non sarà l’ultima. Perché le sue stimmate  –  la tartaruga nera e i caschi integrali di CasaPound  –  i suoi volti (Simone Di Stefano, che di Casa Pound è vicepresidente, come il suo spicciafaccende Mauro Antonini) e soprattutto il canovaccio e la messa in scena delle sue parole d’ordine  –  “Gli Italiani per primi” (variante dell’originale “Padroni a casa nostra”), sono il format di una Fabbrica dell’Odio battezzata esattamente un anno fa  –  sabato 14 luglio 2014  –  nel corteo che attraversò il quartiere Esquilino, a Roma (dove CasaPound ha la sua sede) e che fu Epifania dell’abbraccio tra i fascisti di Gianluca Iannone e la Lega Nord della coppia Borghezio-Salvini. Dodici mesi fa, una marcia per un generico “cartello” “contro gli immigrati”. Dal febbraio scorso, patto politico organico all’ombra delle tre spighe (“No euro”, “stop immigrati”, “Prima gli Italiani”), simbolo della neonata sigla “Sovranità”, creatura che di Salvini è stampella e di Casa Pound succursale.

Luglio 2014, luglio 2015. I piccoli e grandi fuochi di cui si è accesa Roma in questi dodici mesi hanno la cadenza, le modalità e i luoghi propri di una pianificazione certosina. Dove le borgate dell’aerea metropolitana, sollecitate e accompagnate alla “rivolta” contro i centri di accoglienza per immigrati, non sono semplicemente luoghi da liberare dai ” Negri ” e restituire agli ” Italiani “, ma la mappa di un Risiko della paura dagli immediati dividendi politici (e non solo, come vedremo). Una leva. Un pretesto. Una pentola a pressione sotto la quale non deve mai essere spento il fuoco. In principio, fu la “rivolta di Settecamini”. Poi toccò a Torre Angela, Ponte di Nona, Corcolle, Tor Sapienza, Infernetto, Tor Pignattara. In una sequenza che, ogni volta, si ripropone identica a sé stessa.

Sulla scena  –  proprio come ieri a Casale San Nicola  –  si muovono “Comitati di quartiere” di cui CasaPound è il ventriloquo. Spuntano come funghi e, negli ultimi sei mesi del 2014, si arriva a contarne 60. Invariabilmente professano di non essere “né di destra, né di sinistra “. Di fatto, non ce ne è uno che non abbia come suo capo bastone qualche vecchio arnese della fascisteria romana, piuttosto che militanti di Forza Nuova. E, altrettanto invariabilmente, “l’incidente” che ne innesca la rivolta è regolarmente opaco nelle dinamiche( le aggressioni a Tor Sapienza, piuttosto che gli asseriti assalti agli autobus a Corcolle, i “raid Rom” di Torre Vecchia) e certamente sproporzionato rispetto alla reazione. Una qualificata fonte investigativa del Ros dei carabinieri  –  dove ormai, dopo cinque anni di indagini, esiste un’enciclopedia su CasaPound  –  spiega: “La regia nella cosiddetta rivolta delle borgate contro i centri di assisten- za agli immigrati ha un tratto evidente. Cercare l’incidente. Se necessario, provocarlo, certamente ingigantirne la portata. La logica è quella di mantenere costante la tensione e sfruttare la potenzialità manipolatorie dello strumento mediatico”.

C’è di più. Nelle retrovie della campagna di odio di CasaPound e di Salvini, protetti dalla maschera posticcia dei “Comitati di quartiere” e la loro “lotta agli immigrati”, si muovono, almeno fino a quando sono stati in grado di farlo, tre figure chiave della destra “politica” romana che dicono molto del doppio fondo della “rivolta”. Gianni Alemanno, Luca Gramazio, Giordano Tredicine (per dirne una, partecipano nel novembre scorso alla “marcia delle Periferie sul Campidoglio”). Colpiti tutti e tre dall’inchiesta “Mafia Capitale”, lavorano  –  per quanto ha sin qui documentato la Procura di Roma  –  per l’associazione mafiosa di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati il cui core business, guarda un po’, è proprio l’accoglienza dei migranti. In piazza, crocefiggono la nuova giunta Marino per le politiche e i costi dell’accoglienza e soffiano sulla rivolta identitaria che, di fatto, costringe il governo e il prefetto della città a un’affannosa e costosissima rincorsa a nuove sistemazioni per i migranti. In privato, si fanno strumento del cartello (La 29 giugno di Buzzi e la Cascina)che ha il monopolio della gestione dei centri di accoglienza e dunque tratta in posizione di forza tariffe e quote.

Chiosa uno degli investigatori dell’inchiesta “Mafia Capitale”: “Diciamo che se la città comincia a bruciare di rivolte contro

gli immigrati, chi dà le carte nel mercato dell’accoglienza è in posizione di forza. Perché offre una soluzione a un’emergenza. Diciamo che il problema è dunque chi ha creato artificialmente quell’emergenza e cosa vuole davvero. Solo Roma ai romani?”.

Ora Matteo Salvini è il leader di CasaPound da: l’espresso

Dopo piazza del Popolo Salvini torna a Roma. Ecco una cronaca dal teatro Brancaccio, dove i militanti della formazione di destra, tutti incamiciati, hanno salutato la loro nuova guida

DI LUCA SAPPINO

12 maggio 2015

Ora Matteo Salvini è il leader di CasaPound
Questo anticipo di amministrative ha messo di buon umoreMatteo Salvini, questo è sicuro. Triplicare i voti di Forza Italia, lasciando al palo Silvio Berlusconi, sotto il 5 per cento, è cosa non da poco. Se poi ci aggiungete che CasaPound elegge e bene un consigliere a Bolzano (Andrea Bonazza, più un altro piazzato in una lista civica), capite perché l’umore è alto al teatro Brancaccio, a Roma, dove il leader della Lega riunisce l’esperimento di “Noi con Salvini” e i militanti della destra romana.

«Con i ragazzi della Lega, abbiamo un ottimo rapporto» spiega proprio Bonazza, felice per la sua elezione, che arriva compresa di primato: è il più votato nel centrodestra bolzanino. Bonazza sintetizza così l’amalgama verde e nera, che riempie ordinatissima il teatro, a due passi dalla sede di CasaPound, quella che gli occupanti tengono proprio a chiamare «l’ambasciata d’Italia all’Esquilino».

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Lo ha dichiarato Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, al termine dell’evento al Teatro Brancaccio di Roma dal titolo “Noi con Salvini”, parlando del progetto di Bruxelles, che approderà in Commissione europea mercoledì prossimo, sulla possibilità di dividere i migrati tra i diversi stati europei in base al prodotto interno lordo(video di Fabio Butera e Angela Nittoli)
Pochi striscioni, pochi cori. È la prima cosa che si nota. Non ci sono le iconiche magliette di CasaPound, con i versi degli Zeta zero alfa, neanche un «Nel dubbio mena»: guardando bene si riesce solo a trovare un banalissimo «Italia, risorgi, combatti, vinci», e un «Picchia il vip», che possiamo immaginare abbia passato la censura solo perché nelle intenzioni dovrebbe esser smaccatamente goliardico.

Neanche del simbolo di CasaPound c’è traccia, d’altronde. All’ingresso c’è solo un tricolore tenuto teso, orizzontale, da due hostess: è un cesto delle offerte molto patriottico. Le bandiere, per il resto, sono quasi tutte blu. Niente verde, niente nero. Al centro c’è il simbolo elettorale, disegnato per l’occasione della liaison con la Lega. “Sovranità” è il nome; il simbolo sono tre spighe di grano, ben dorato. Sul fondo azzurro uno si aspetterebbe di vedere il profilo di Latina, una qualche palude da bonificare, e invece niente. Anche qui, delusione.

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Amministrative: la Lega di Salvini raddoppia, Forza Italia ko

A Trento è il secondo partito dopo il Pd. Berlusconi crolla: a Bolzano prende il 3,6 per cento e si piazza nono, tra la “Lista per Benussi sindaco”, e “Io sto con Bolzano-fuer Bozen Gennaccaro”. Il centrosinistra vince al primo turno a Trento, va a ballottaggio a Bolzano. Affluenza in crollo

Si vedono persino poche ragnatele tatuate sui gomiti, che erano un must insieme alla collanina con la celtica. Qualche Spqr e molte porzioni di gladiatori, le cui gambe spuntano dalle polo ben stirate e dalle maniche delle camicie tenute a metà avambraccio. L’unico striscione, “Renzi e Marino a casa”, non ha neanche un carattere spigoloso, una qualche S mussoliniana.

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Il segretario della Lega Nord sale sul palco del teatro Brancaccio per l’appuntamento di “Noi con Salvini” con il leader di leader di CasaPound Simone di Stefanovideo di Fabio Butera


L’organizzazione, questa sì, ricorda la passione per testuggini e pratiche militari. Gli avanbracci si stringono ad ogni saluto. Ma è la sicurezza che più colpisce: è in mano a CasaPound e si vede. Nulla è casuale, i ragazzi presidiano ogni porta, ogni colonna. L’ufficio stampa invece è della Lega, ma nulla può quando la testuggine decide che i fotografi devono seguire l’evento dal fondo della sala e questi, contrariati, se ne vanno proprio. Sciopero bianco. Solo l’intervento di un qualche graduato riesce a far applicare una nuova direttiva. È una fortuna, perché altrimenti ci saremmo persi l’immagine di Matteo Salvini che si mette la solita maglietta tributo, questa volta che alliscia la destra, sui Marò.

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Ma veniamo all’affluenza. Roma, si sa, con Salvini non è così generosa. Già a febbraio la manifestazione di piazza del Popolo era andata così così, con la piazza piena a metà, nonostante il palco fosse stato posizionato strategicamente. Il teatro è più semplice, sì, e infatti è pieno, con i suoi 1300 posti. All’ingresso ci sono i cartelloni di Grease, che questa sera non va in scena, e una camion vela col faccione di Salvini. Una decina di camionette della polizia presidiano senza avere molto da fare. «Qui non ci vengono» mi dice un ragazzo, che evidentemente considera l’Esquilino – nonostante i cinesi, e la storia dell’ambasciata in terra straniera – zona “sicura”.

Dentro ci sono i militanti di CasaPound, qualche volto della destra storaciana riconvertito al leghismo, qualche ex An, noto nei consigli municipali romani. «Qui c’è la Roma che non può tollerare che i marò rimangano ancora sequestrati» taglia corto il senatore Raffaele Volpi, braccio destro del leader Salvini, plenipotenziario per l’impresa dello sbarco a Sud. Poi c’è qualche forzista. C’è pure uno che è pure passato per la pattuglia alfaniana, ma tutti hanno la cortesia di non ricordarglielo, anche quando incurnante del pericolo sfotte lo stesso Alfano, dal palco, ed è Marco Pomarici, consigliere comunale a Roma, che fa i saluti e annuncia l’arrivo di Matteo Salvini. La platea a quel punto intona: «Un capitano! C’è solo un Capitano, un capitano… C’è solo un Capitano!». Si sente un solo «Duce!», ma è un attimo: sanno di esser osservati. Grande sventolio di bandiere, coordinato dalla sicurezza. La Lega – insomma – è ufficialmente un movimento personale, personalissimo. Ed è nero, anche se il nero cerca di darsi un contegno: «Crediamo in un solo uomo» dice ancora Pomarici per togliervi ogni dubbio, nel caso lo aveste.

Prima che lo spettacolo cominci, due militanti conversano nel foyer. Sbagliano, questi, nel prevedere la contestazione dei centri sociali romani, «di quelli della Garbatella», soprattutto, già protagonisti nei giorni scorsi di un ironico video per Salvini, che ha visto la partecipazione anche dell’attore Claudio Amendola. «Che poi» nota uno, «il quartiere ha dato i natali a grandi camerati». «Gli amici del mito tuo» continua un secondo rivolto a una terza, evidentemente fan dei Cesaroni, «stanno a veni’ qua…».  Così non è. E ha gioco facile, “il fascista del terzo millennio” Simone DI Stefano, quando è il suo turno, ad esordire con uno sfottò, dal palco: «Avete per caso visto arrivare il signor Amendola?».
Per sentir parlare Matteo Salvini bisogna aspettare un po’. Non molto, in realtà, l’ordine e la disciplina fanno sì che nessuno sfori i tempi degli interventi. Neanche Simone Di Stefano parla più del dovuto, nonostante i cori e lo sventolio di bandiere. Lui è il leader che ha ormai sostituito il fondatore Gianluca Iannone. Anche Iannone gira incamiciato, sia pure a quadri, per il teatro, ma è Di Stefano, con la giacca blu, che rilascia dichiarazioni alla stampa. «Non c’è spazio per i moderati», dice, ma fa tutto un altro effetto con i suoi capelli corti sale e pepe. L’avesse detto Iannone sarebbe suonato ben più minaccioso, testa pelata e barba lunga. Ecco, sì, le barbe, poi, si può notare, sono tante. E con loro, i capelli con la piega e il doppio taglio. Anche i camerati, insomma, hanno la loro fase hipster.
È ancora Di Stefano a spiegare l’unione con Salvini. «Non dobbiamo avere preconcetti» dice ai suoi, sempre applauditissimo. «Ne avevo quando ho visto Pietro Taricone entrare la prima volta a via Napoleone III» ricorda commosso, «ne ho avuti quando ho incontrato per la prima volta Volpi e Salvini». «Mi sbagliavo» dice Di Stefano, «sono due persone rette». «Salvini non è il mostro che vuole dividere l’Italia in due, tre, quattro o cinque parti. Salvini è partito dalle periferie di Milano per andare al Sud a difendere i pescatori». Praticamente è Garibaldi. E l’accoppiata è cosa fatta.
Il leader, ovviamente, chiude. Arriva da Foggia da dove ha twittato contento nonostante sia l’ormai consueta pioggia di uova e ortaggi. Sale sul palco, indossa la maglia, si siede e ascolta, non senza aver prima registrato una comparsata a Piazzapulita, e averne messa in agenda una a Di Martedì, così che al telespettatore non sembri neanche di aver cambiato canale. E poi, siccome è evidentemente un vizio, anche qui non fa un comizio ma inscena un talk show. Due colleghi ad intervistarlo. All’ex cavaliere Berlusconi dice «avessi io 79 anni mi ritirerei a godere dei frutti del mio lavoro» e promette che tornerà a chiedere le primarie: «Non mi metterei mai a capo di una armata brancaleone di centrodestra ma, in ogni caso, il leader della coalizione alternativa a Matteo Renzi lo dovranno scegliere le piazze d’Italia». Ma il bersaglio preferito è sempreAngelino Alfano, anche perché al Sud è lui che va cannibalizzato: «Quando sento per strada qualcuno che dice il suo nome» dice Salvini, carezzando il pelo alla platea, «io mi incazzo, mi mette proprio di cattivo umore».

Forconi, arrestato vicepresidente di Casapound. Mercoledì presidio nazionale da: il fatto quotidiano

L’amministrazione comunale guidata da Ignazio Marino si dichiara “contraria a qualsiasi occupazione ad oltranza della piazza del Popolo” in vista della manifestazione di settimana prossima. A Roma, il movimento di estrema destra ha partecipato a un blitz del Comitato 9 dicembre. Simone Di Stefano ha tentato di sostituire la bandiera dell’Ue con un tricolore. Nel capoluogo piemontese, quattro contusi. A Venezia, scontri tra forze dell’ordine e centri sociali, che volevano impedire una manifestazione di Forza Nuova

Forconi, arrestato vicepresidente di Casapound. Mercoledì presidio nazionale

Roma si prepara ad accogliere il presidio dei Forconi provenienti da tutta Italia di mercoledì: al posto dell’annunciata “marcia su Roma”, ci sarà un presidio in piazza del Popolo. Ma l’amministrazione comunale guidata da Ignazio Marino si dichiara “contraria a qualsiasi occupazione ad oltranza della piazza”. Proprio oggi nella Capitale, Casapound è scesa in piazza a fianco del Movimento dei Forconi. La formazione di estrema destra ha partecipato alla manifestazione indetta dal Comitato 9 dicembre davanti alla sede dell’Unione Europea: la polizia ha caricato i dimostranti e arrestato Simone Di Stefano, vicepresidente di Casapound. Ma la tensione resta alta in tutta Italia. A Torino, già teatro di violenti scontri nei giorni scorsi, si sono tenuti due cortei, uno dei sindacati e uno degli studenti, per chiedere le dimissioni del governatore Roberto Cota. Le forze dell’ordine hanno caricato davanti al palazzo della Regione: al termine degli scontri, si registrano due agenti feriti, e sette denunciati. Incidenti anche a Venezia, dove i centri sociali hanno tentato di impedire un corteo di Forza Nuova e sono venuti a contatto con la polizia: due fermati.

Roma, blitz di Casapound alla sede Ue: arrestato il vicepresidente. Gli attivisti di Casapound si sono presentati alla manifestazione organizzata dal Comitato 9 dicembre, presieduto dal leader dei Forconi Danilo Calvani, davanti alla sede dell’Unione europea a Roma. Il vicepresidente del movimento, Simone Di Stefano, già candidato alla presidenza della Regione Lazio è stato arrestato per furto pluriaggravato: stava tentando di sostituire la bandiera europea con il tricolore, dopo essersi arrampicato su uno dei balconi del palazzo in via IV Novembre. Per disperdere i manifestanti, le forze dell’ordine hanno fatto ricorso a cariche di alleggerimento. “Arrestato per furto di bandiera, peraltro restituita”, è il commento di Gianluca Iannone, presidente di Casapound Italia. “E’ l’ultimo colpo di teatro di uno Stato talmente distante dai suoi cittadini, che non riesce più a comprenderne nemmeno le istanze più immediate ed è costretto a ricorrere a grotteschi escamotage come questi pur di fermare una protesta giusta e di popolo”. Casapound fa sapere che “nel corso del blitz, a cui partecipavano un centinaio di persone una decina di manifestanti sono rimasti feriti durante una carica della polizia”. Con il vicepresidente del movimento sono stati denunciati una decina di militanti per concorso nel furto aggravato, resistenza a pubblico ufficiale e manifestazione non autorizzata. Sequestrate l’autovettura e la scala utilizzata da Di Stefano per arrampicarsi sul balcone del palazzo. La bandiera è stata recuperata dagli agenti e restituita agli uffici della Commissione europea. Nel quartiere di San Lorenzo invece, blitz di alcuni esponenti No Tav contro le vetrine della sezione del Pd a Roma che hanno protestato nel quartiere romano “contro l’arresto dei manifestanti a Torino”. Dura reazione del sindaco Ignazio Marino: “Ancora una volta il circolo del Pd di San Lorenzo ha subito un atto vandalico. I manifestanti No Tav hanno preso di mira, aggredendolo, anche un militante che si trovava all’interno dello spazio”. E in serata viene diffusa una nota dell’amministrazione comunale:  ”Il Campidoglio, in attesa delle decisioni della questura, è contrario a qualsiasi occupazione ad oltranza della piazza, così come è stato annunciato. Pur nel rispetto della libertà di espressione di ciascuno, non vogliamo che piazza del Popolo si trasformi in una tendopoli”.

Torino, due cortei in città: la polizia carica, due feriti. Ma il termometro della tensione sale anche a Torino, al centro di violenti scontri negli ultimi giorni. Stavolta i Forconi non c’entrano, ma la piazza rimane calda. La città è stata attraversata da due cortei, uno dei sindacati con alcune migliaia di persone, e uno degli studenti composto da circa 300 manifestanti, per chiedere le dimissioni del presidente del Piemonte, Roberto Cota. Una volta arrivati davanti al palazzo della Regione, i giovani hanno lanciato palloncini pieni di vernice contro la struttura. La polizia ha reagito con cariche di alleggerimento: negli scontri, si sono registrati due feriti tra le forze dell’ordine.  In totale sono 7 gli studenti denunciati: quattro fermati questa mattina in piazza Castello. Si tratta di tre minorenni, indagati per il reato di imbrattamento, e di un giovane di anni 21 indagato per resistenza a pubblico ufficiale. Altri tre dimostranti, tutti maggiorenni, sono stati poi identificati e denunciati dalla digos per imbrattamento, resistenza a pubblico ufficiale e concorso in lesioni a pubblico ufficiale. Per uno di loro, tra i leader del Collettivo studentesco indipendente, promotore del corteo studentesco che è partito nella mattinata da piazza Arbarello per arrivare in piazza Castello, è scattata anche la denuncia per manifestazione non preavvisata.

Venezia, centri sociali contro Forza Nuova: due fermati. Altro focolaio di tensione a Venezia, dove Forza Nuova ha manifestato contro le “aggressioni alla famiglia” del Comune. Per impedire la marcia del movimento di estrema destra, i centri sociali hanno organizzato un contro-corteo: gli antagonisti si sono scontrati a più riprese con le forze dell’ordine. Il gruppo dei centri sociali era formato da circa 250 persone, alcune con caschi in testa e con grossi scudi di protezione, per cercare di forzare il blocco di polizia e carabinieri alla base del ponte di Calatrava: i dimostranti intendevano avanzare verso l’area della stazione ferroviaria, interdetta dalla questura. In Piazzale Roma, la polizia ha reagito al lancio di fumogeni e bombe carta con cariche e lacrimogeni. Nella fase più cruenta degli scontri, i giovani dei centri sociali hanno lanciato verso le forze dell’ordine alcune transenne e bidoni dei rifiuti. Dal gruppo antagonista è partita quindi una sassaiola. Due giovani manifestanti sono stati fermati dagli agenti: uno (cittadino ceco di 26 anni) è stato arrestato per resistenza e violenza a pubblico ufficiale e si trova in carcere. L’altro, uno studente, è stato denunciato . ”Ci hanno sparato addosso una pioggia di lacrimogeni ad altezza d’uomo“, è l’accusa lanciata da Tommaso Cacciari, portavoce dei Disobbedienti veneziani. “Alcuni di noi, per questo, hanno ustioni allo stomaco e alla pancia”.

Gallarate, occupati i binari della stazione. La circolazione di alcuni treni regionali sulla linea Milano-Varese è stata interrotta per una ventina di minuti, dalle 16.20 alle 16.40, per l’occupazione della stazione di Gallarate (Varese) da parte di un centinaio di manifestanti del movimento dei Forconi. Un gruppo di persone prima ha bloccato i binari, poi si è spostato in direzione di via XX settembre, nel centro cittadino. Chi ha partecipato al corteo non autorizzato dalla Questura e ha occupato la stazione, rischia una denuncia: sono in corso gli accertamenti della polizia anche attraverso i filmati delle telecamere di videosorveglianza per identificarli.

Lecce, bloccata la Statale 16. Disagi alla circolazione stradale a Lecce in serata, a causa di due manifestazioni da parte di aderenti alla protesta dei Forconi. Un centinaio di persone con fischietti e megafoni ha sfilato in corteo nelle strade della città, lanciando cori contro i politici rei di ‘aver causato la miseria dei lavoratori’, mentre una cinquantina di persone tra pensionati, artigiani e piccoli commercianti ha bloccato invece la statale 16 Lecce- Maglie in entrambi i sensi di marcia, creando lunghe code di veicoli. Sul posto ci sono gli agenti della Digos. Si tratta in questo caso di una manifestazione non autorizzata i cui protagonisti fanno intendere di volere proseguire ad oltranza.