Pensioni: Cantone (Spi), mobilitazione più forte del passato per cambiare riforma Fornero | Fonte: rassegna

“Il sindacato, tutto e unitariamente, deve mobilitarsi per portare il Parlamento italiano a cambiare nel profondo la riforma della pensioni della Fornero che così tanti danni ha creato in questi anni”. Così il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone, sull’inammissibilità del referendum della Lega sull’abrogazione della legge Fornero.

“Lo sciopero di tre ore che abbiamo messo in campo all’epoca evidentemente non è bastato – ha continuato Cantone – ed è per questo che ora serve una mobilitazione più forte. Perché si sta impedendo ad una intera generazione di andare in pensione chiudendo lo spazio per nuovi posti di lavoro, perché esistono ancora gli esodati e perché i giovani non hanno alcuna certezza sul loro futuro previdenziale”.

Spi Cgil: “Renzi ci ascolti o scendiamo in piazza” | Fonte: il manifesto | Autore: Antonio Sciotto

Il congresso dei pensionati Cgil. Carla Cantone al governo: “Ingiustizia non dare anche a noi gli 80 euro. Manderemo un milione di cartoline a Palazzo Chigi”. Sullo scontro Landini-Camusso: “Il Testo unico è importante, superare i limiti nella contrattazione”

img_742801_10188

“Una ingiu­sti­zia annun­ciata, una vera genia­lità di ugua­glianza”. Carla Can­tone è duris­sima con Mat­teo Renzi: ai pen­sio­nati della Cgil, riu­niti in con­gresso a Rimini, non va giù il fatto che i lavo­ra­tori potranno avere gli 80 euro, men­tre tanti anziani – spesso pove­ris­simi – non vedranno un solo euro. “E per­ché – chiede la segre­ta­ria Spi – 600 euro di un pen­sio­nato sono forse diversi da 600 euro di chi lavora?”. Sta tutto qui, in que­sta domanda ele­men­tare, il nucleo del disa­gio. Snob­bati da Ber­lu­sconi, Monti, e infine Letta, gli over 65 non hanno certo miglior for­tuna con il pre­mier “rot­ta­ma­tore”: quello che ritiene con­ser­va­tore e fre­nante tutto ciò che supera i 40 anni.

Tutto que­sto, “nono­stante gli sms – rac­conta la stessa Can­tone – che ogni tanto ci scam­biamo con il pre­si­dente del con­si­glio”: “Io glielo scrivo: tu devi andare avanti, è vero che il Paese vuole cam­biare e che si attende tanto, ma noi abbiamo il dovere di dire quello che non ci sta bene”. Per­ché “se non vogliamo par­lare più di con­cer­ta­zione, chia­mia­mola come vogliamo: potremmo defi­nirla ‘modello Giu­ditta’, tanto per rife­rirci a Beni­gni, un altro toscano”, dice ancora la lea­der dello Spi. “Noi non dob­biamo pie­tire nes­sun tavolo, ma que­sto non vuol dire che rinun­ciamo a farci sentire”.

E allora, que­sta piazza? Lo Spi – 2.998.000 tes­se­rati, pari a metà Cgil — non solo invita i pro­pri iscritti a non rima­nere fermi, ma lan­cia anche un sasso che cer­ta­mente rim­bal­zerà nelle acque del con­gresso Cgil di mag­gio: si deve pen­sare a una mobi­li­ta­zione gene­rale con Cisl e Uil.

Per quanto riguarda gli over 65, Can­tone annun­cia il “card bom­bing” verso Palazzo Chigi: “Man­de­remo 1 milione di car­to­line a Renzi, con Fnp e Uilp, chie­dendo almeno un con­fronto con i mini­stri del Wel­fare e della Salute”. E se que­sta piog­gia di biglietti verrà igno­rata e rot­ta­mata dal pre­mier, allora sarà piazza: “Vedremo come ci rispon­de­ranno e quale mobi­li­ta­zione uni­ta­ria programmare”.

Ma non basta, per­ché i limiti della poli­tica eco­no­mica ren­ziana spin­gono alla neces­sità di una pro­te­sta più larga: “Dovremo guar­dare con atten­zione il Def e valu­tarne ogni effetto”, dice Can­tone davanti a una pla­tea stra­colma di ospiti. A sen­tirla sono venuti infatti l’intera segre­te­ria Cgil (inclusa ovvia­mente Susanna Camusso), tutti i segre­tari di cate­go­ria (in prima fila Mau­ri­zio Lan­dini), ma anche poli­tici come Ste­fano Fas­sina e Gianni Cuperlo. Quindi l’affondo: “Dob­biamo valo­riz­zare quanto è posi­tivo, ma anche respin­gere ciò che peg­giora l’equità e l’uguaglianza: per que­sto sarebbe il caso di comin­ciare a pre­ve­dere con Cisl e Uil una mobi­li­ta­zione gene­rale”. “Non sto chie­dendo uno scio­pero in anti­cipo – pre­cisa subito dopo — ma non fac­cia­moci tro­vare impre­pa­rati. Altri­menti ci impac­chet­tano, come è già avve­nuto con Monti e Fornero”.

Sin­da­cati impac­chet­tati come le auto di Mar­chionne? Come le tute blu con­dan­nate alla pre­ca­rietà e alla cassa inte­gra­zione eterna? Forse, il rischio c’è. E Can­tone è piut­to­sto severa non solo, pre­ve­di­bil­mente, con la riforma For­nero delle pen­sioni — che lo Spi vor­rebbe cam­biare per intro­durre una fles­si­bi­lità di uscita – ma anche con lo stesso sin­da­cato, che l’ha con­tra­stata male e troppo poco: “Siamo stati deboli, sol­tanto 3 ore di scio­pero: quella è stata una scon­fitta annunciata”.

Una bella auto­cri­tica, raris­sima nel sin­da­cato. Che non rie­sce a cam­biare ai ritmi della poli­tica, resta spesso ele­fan­tiaco e per que­sto offre il fianco ai nuovi lea­der che scon­fi­nano nel popu­li­smo, da Grillo a Renzi. Non a caso Can­tone ha invi­tato tutta l’organizzazione “a cam­biare”, a “stare di più sul ter­ri­to­rio e tra le per­sone”, a dare atten­zione “alla povertà”: i poveri, sia anziani che gio­vani, un po’ il filo rosso di tutta la sua rela­zione. Ma si deve, in par­ti­co­lare, saper par­lare ai pre­cari. La segre­ta­ria dello Spi era una dei pochi diri­genti Cgil pre­senti al con­gresso del Nidil: “E avreb­bero dovuto esserci tanti altri di noi ad ascol­tare”, rim­pro­vera la platea.

Da qui il pas­sag­gio alle pole­mi­che interne, agli scon­tri sul Testo unico, è natu­rale. Dopo il con­gresso Fiom della set­ti­mana scorsa, in cui Susanna Camusso e Mau­ri­zio Lan­dini – forse costretti dal con­te­sto – hanno rico­min­ciato in qual­che modo a dia­lo­gare, il richiamo all’unità pare obbli­gato: “Nella sto­ria della Cgil abbiamo avuto tanti con­flitti, e le cri­ti­che sono le nostre vita­mine. Ma poi si è arri­vati sem­pre a una sin­tesi: e più alte respon­sa­bi­lità hai, più devi sfor­zarti”. Chiaro il mes­sag­gio: se Lan­dini deve accet­tare di mediare, tocca però fare un passo avanti anche a Camusso.

D’altronde, le posi­zioni di Can­tone sono per appog­giare la segre­ta­ria gene­rale, ma dando atten­zione anche alle cri­ti­che dei metal­mec­ca­nici: “Il Testo unico è impor­tante – dice – E sarà utile per quando final­mente si vorrà fare una legge. Ma in quell’accordo ci sono dei limiti, come ad esem­pio il ricorso alle san­zioni: toc­cherà alle cate­go­rie, nel lavoro di con­trat­ta­zione, ten­tare di recuperarli”.