Mafia Capitale secondo capitolo “blindata” e “finta” la gara del CARA di Mineo da: ilsetteemezzo

caramineo

Mafia Capitale secondo capitolo. “Blindata” e “finta” la gara del CARA di Mineo

Non sono indagati ma chi ha avuto o ha che fare strettamente col CARA di Mineo c’è dentro sino al collo. La Procura di Catania di concerto con quella di Roma ha dispostomolteplici perquisizioni presso le sedi degli uffici interessati, tra cui quelle del Consorzio Sol Calatino – Società Cooperativa Sociale, inserito nell’A.T.I. che si occupa delle gestione dei servizi all’interno del C.A.R.A. di Mineo nonché presso i locali della Provincia Regionale di Catania; l’ex presidente della provincia catanese, Giuseppe Castiglione, oggi sottosegretario del Governo e il direttore Giovanni Ferrera del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza sono più volte citati nella nuova documentazione di Mafia Capitale 2 che riprende quello che fu chiamato nel finire dello scorso anno il Sistema Odevaine.

Sette mesi dalla prima ordinanza, dopo la conferma della Cassazione delle misure cautelari derivanti  dell’impianto accusatorio dell’inchiesta Mafia Capitale nei confronti dei principali artefici di numerosi reati quali associazione a delinquere di stampo mafioso,la nuova ordinanza del secondo capitolo di Mafia Capitale, emessa dal Gip del Tribunale di Roma Flavia Costantini, approfondisce e svela in altre sue sfaccettature la rete che delinqueva approfittando dell’emergenza oramai strutturata dell’immigrazione e che ha coinvolto sin dall’inizio il centro richiedenti asilo più grande d’Europa, non solo per le dimensioni, soprattutto per il flusso di migliaia di donne e uomini e la presenza costante all’interno di circa 4mila persone di oltre 40 etnie, il CARA di Mineo, su cui sono stati puntati i fari anche dall’Autorità Anticorruzione  che ha definito illegittimo l’ultimo bando di gara per l’assegnazione dei servizi interni, che quelli della Commissione parlamentare d’Inchiesta sui Cara e i Cie che ha compiuto la propria missione  la scorsa settimana.

«Collusioni preventive, consistenti in accordi finalizzati alla predeterminazione dei soggetti economici che si sarebbero aggiudicati le gare» e «condotte fraudolente, consistenti nel concordare i contenuti dei bandi di gara in modo da favorire il raggruppamento di imprese al quale partecipavano imprese del gruppo LA CASCINA» ed infatti l’ultimo bando di cui dava mandato il 7 aprile 2014 il consiglio del Consorzio e indetto poi dal direttore Ferrera il 24 aprile,  di cui parla Odevaine intercettato dialogando con il commercialista Stefano Bravo,  viene definito «blindato», a vincerlo sarà l’ATI Casa della Solidarietà, nome dietro cui stanno le coop. che hanno gestito il Cara senza soluzione di continuità cambiando rispetto ai bandi precedenti solo il nome rappresentante, sono Sisifo, Sol.Calatino, Senis Hospes, Cascina Global Service, Pizzarotti e c. s.p.a, comitato provinciale della Croce Rossa Italiana.

INTERCETTAZIONE TRA LUCA ODEVAINE E STEFANO BRAVO

omissis…

SB:    «ma t’hanno nominato, poi giù, Direttore del… là del centro nuovo? …inc…»

LO:   «sì, beh dobbiamo fare la gara adesso, facciamo… questa settimana chiudiamo il bando …inc…, beh … pubblichiamo il bando poi tornerò per la Commissione per aggiudicarla però diciamo che è abbastanza blindato insomma, non…sarà difficile che se lo possa aggiudicare qualcun altro (I due ridono), vabbè, no vabbé dai è quasi impossibile nel senso che alla fine …inc… per cui continueranno a… a gestirlo quelli che lo gestiscono adesso, mi pare più corretto»

SB:    «ma tu parli …inc…»

LO:   «di Mineo»

SB:    «sì, perché è lì che rinnovano ma quello nuovo?»

LO:   «quello nuovo, l’altro ieri ho chiuso col Ministero e non firmano la convenzione, anche lì …inc… più o meno contemporanei, diciamo visto che pubblicheranno i due bandi quasi contemporaneamente, che è un pò un problema perché sò due gare grosse e il fatto che le vinca lo stesso…»

SB:    «ma proprio lo stesso, eh! …inc…»

LO:   «dai c’hanno… c’ha nomi diversi am, diciamo, quelli del mestiere lo sanno benissimo chi sono poi… chi ci sta dietro»

SB:    «ah e quindi?»

LO:   «eh! e quindi… che te devo dì, faranno ricorso e… che cazzo te devo dì, d’altronde… no bisogna vedè pure se sono in grado, beh anche perché poi un… il principale, diciamo, concorrente, il principale competitor comunque è in vaglio di amministrazione controllata adesso, si trova in concordato preventivo.»

Nelle ore successive al caos mediatico scatenatosi dopo la pubblicazione e divulgazione dell’ordinanza dello scorso 28 novembre i soggetti che operano o avevano avuto ruoli di primo piano in amministrazione o gestione del CARA di Mineo avevano preso le distanze, smarcandosi da Luca Odevaine. Giuseppe Castiglione aveva presto affermato di non avere «nulla a che fare con la vicenda di “Mafia capitale” e mi fa rabbia esserne coinvolto sui giornali», il suo nome però, salta nuovamente fuori da altre intercettazioni. Odevaine racconta a Stefano Bravo agli inizi di marzo 2014 l’aneddoto del suo ingresso come rappresentante al tavolo tecnico per la gestione dell’emergenza immigrazione per conto dell’Upi, l’Unione delle province e di quando sceso in Sicilia, per vagliare ciò che stava accadendo in quello che ancora non era il CARA di Mineo, lo andò a prendere Giuseppe Castiglione:

 INTERCETTAZIONE TRA LUCA ODEVAINE E STEFANO BRAVO

LO:  «il Presidente della Provincia di Catania … che era anche Presidente dell’UPI … Giuseppe Castiglione … il quale … quando io ero andato giù … mi è venuto a prendere lui all’aeroporto … mi ha portato a pranzo … arriviamo al tavolo … c’era pure un’altra sedia vuota … dico eh “chi?” … e praticamente arrivai a capì che quello che veniva a pranzo con noi era quello che avrebbe dovuto vincere la gara (ride)…»

«al che gli ho detto “guarda …inc… a queste condizioni” …inc… però … alla fine diciamo c’è voluto un pò di tempo … però abbiamo concordato un percorso … »

«… per cui alla fine lui capisce … gli dico … noi dobbiamo creare un gruppopoi facciamo la garaperò certo favoriamo le condizioni per cui ci sia un gruppo forte che sta roba qua …inc… vince …»

 … per cui gli presento … già ne parlo con questi dell’Arciconfraternita a Roma … con cui ho sempre lavorato qui al di Comune di Roma … e loro nel frattempo si erano appunto … fusi con la Cascina … per cui ho conosciuto loro gliel’ho presentati a Castiglione … e poi è nato questo … peraltro è nato e si è sviluppato poi per altri aspetti … perché loro adesso … Castiglione si è avvicinato molto a Comunione e Liberazione, insieme ad Alfano e adesso loro … Comunione e Liberazione di fatto sostiene strutturalmente tutta questa roba di Alfano e del Centro Destra …inc… Castiglione …»

 SB:       «Comunione e Liberazione appoggia Alfano?»

LO:      «si … stanno proprio finanziando … sono tra i principali finanziatori di tutta questa

SB:       «apposta regge …»

LO:      «questa roba si … e Lupi è … (si accavallano le voci) … e si sta dentro … Lupi … (si accavallano le voci) … e infatti è il Ministro del … .del coso … delle Opere Pubbliche …»

SB:       «e si Infrastrutture …»

LO:      «Infrastrutture eh … e Castiglione fa il sottosegretario … all’Agricoltura … però … ed è il loro principale referente in Sicilia … cioè quello che poi gli porta i voti … perchè poi i voti loro …inc… ce li hanno tutti in Sicilia … per cui diciamo … io li  ho messi insieme … e si è strutturata questa roba … e dopo di che abbiamo fatto questa cosa di Mineo … e la prima garaio ho fatto il Presidente della Commissione … e … poi c’è stata una seconda gara … e poi adesso questa è la terza praticamente … gara che si fa … e in tutte e tre io ci so stato in Commissione … non mi ricordo se tutto ‘sto … ‘sto ragionamento per arrivare? …»

 

Propedeutici alla gara si erano svolti degli incontri tra Luca Odevaine e rappresentanti de LA CASCINAdi cui la polizia giudiziaria ha ricostruito ogni passaggio. Una nota particolare assume una intercettazione ambientale negli uffici della FONDAZIONE INTEGRA.AZIONE che racconta di un incontro tra questi soggetti e di una telefonata con il direttore del Consorzio Calatino Terra d’Accoglienza Giovanni Ferrera. La conversazione sul contenuto del bando avviene in viva voce tra i due senza che sia svelata la presenza degli amministratori del gruppo LA CASCINA. Il direttore e il factotum in immigrazione prospettano l’ipotesi un punteggio particolare da riservare a chi abbia il requisito del centro cottura entro il raggio di 30 km. Punteggio decisivo per l’attribuzione poi della gara a LA CASCINA e company. Nel 2012 la C.O.T. Società Cooperativa aveva chiesto sul primo bando un parere in merito alla legittimità della lex specialis predisposta dal Soggetto Attuatore per la Gestione del C.A.R.A. e cioè la Provincia di Catania nel nome di Castiglione di Mineo per l’affidamento dei servizi in oggetto, proprio sulla medesima questione dei 30 km, secondo la società di ristorazione palermitana era una nota che incideva particolarmente sulla par condicio. L’Anticorruzione di allora rigettò questa richiesta. Il Gip scrive come nella conversazione con Ferrera e la presenza degli uomini de LA CASCINA emerga la gravità indiziaria della natura illecita del rapporto e l’asservimento agli interessi privati di uno dei partecipanti alla gara del pubblico ufficiale componente della commissione aggiudicatrice. Tutto ciò è evidente anche in una registrazione del 27.01.2014 tra Luca ODEVAINE, Salvatore MENOLASCINA e Carmelo PARABITA, i rappresentanti amministrativi de LA CASCINA, ciò che preoccupa il pluri esperto in business sociale d’immigrazione è non la gara di Mineo che «si fa’ come si è fatto l’altra volta… quindi..» l’unica cosa che lo preoccupa è la composizione della commissione giudicatrice «… perché se facciamo lo stesso filml’importante che ci stiamo io e Giovanni», parlando con Buzzi in un’altra occasione addirittura definisce la gara da 97 milioni di euro per tre anni di gestione «una finta gara».

Luca Odevaine, che tra le altre cose si evince nell’ordinanza sul Cara menenino pretendeva uno “stipendio” da 10 mila euro poi passati a 20 mila dato che i migranti, ormai 4 mila, erano raddoppiati, avrebbe avuto il potere di guidare in alcune particolari scelte Giovanni Ferrera come nel caso in cui “ricattò” gli interlocutori de LA CASCINA del blocco dei pagamenti arretrati, 40 milioni circa, dopo una “sgradevole conversazione” avuta con questi.

Il 10 marzo 2014 avviene una comunicazione con Cammisa amministratore delegato LA «[…] sulla commissione mi pare che… finora… sia parlando con Paolo e parlando con… con Giovanni… […] al momento… l’accordo è… che siamo Giovanni io e… un terzo che non può essere dipendente di… dei… dei Comuni… deve essere un esterno… un tecnico esterno», riferiva Odevaine, due settimane dava loro la sicurezza della sua nomina al gruppo complice della turbativa,per essere nominato bisognava divenisse dipendente del Consorzio dei Comuni e difatti 20 giugno 2014,  l’esito di una articolata procedura pubblica, permetteva di assumere Luca Odevaine in qualità di collaboratore a tempo determinato part-time dell’ufficio Progettazione Gestione e Rendicontazione Fondi Europei, appena un mese prima, il 14 maggio il Consorzio di Amministrazione del Consorzio aveva con una delibera modificato l’organigramma della struttura organizzativa. Il termine perentorio era il 23 maggio, 9 giorni dopo, la firma in calce di Giovanni Ferrera. A questa selezione si presentavano tre candidati, tutti e tre esclusi perché non in possesso della totalità dei requisiti e non essendo stato possibile reperire la figura nei comuni consorziati e procedendo ad allargare la platea su successive sei  candidature l’unica a risultare confacente per gli eccellenti requisiti specifici era quella dell’uomo per tutte le stagioni del CARA, Luca Odevaine. E mentre durante una conferenza stampa convocata alla vigilia di Natale per sottolineare la propria estraneità ai fatti di Mafia Capitale, assieme ai Sindaci Anna Aloisi, Giovanni Verga e Aurelio Sinatra che si agitava particolarmente ad alcune nostre domande, c’era anche Giovanni Ferrera che dichiarava ai nostri microfoni «Siamo rimasti scioccati sia a livello personale che  di amministrazione del Consorzio, perché non pensavamo che una persona che è riconosciuta a livello nazionale cominciando dai prefetti locali… che fosse oggetto dei reati che gli sono stati contestati, questo ci ha preso alla sprovvista» oggi la sua posizione si fa particolarmente complicata.

Che gli immigrati rendessero più della droga era l’assunto centrale del sistema di cui Luca Odevaine era macchinatore e che aveva attratto per la facilità di guadagno attraverso espedienti ben architettati operatori del sociale che sono stati protagonisti e tutt’ora sino ad un eventuale e forse necessario commissariamento gestiscono i servizi del centro richiedenti asilo più grande d’Europa, decantato come modello di integrazione e accoglienza ma che non ha incantato le diverse istituzioni che hanno approfondito fatti e circostanze.

Giuliana Buzzone

Sanità, i medici di Anaao-Assomed scrivono a Renzi: “Il capitale umano non è importante solo nella scuola” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Da mesi La sentiamo battere sul tasto del capitale umano, leva per risollevare le sorti del nostro Paese: “… se vuoi mettere in moto il paese per i prossimi 30 anni o vai sul capitale umano o non vai da nessuna parte” (iniziativa Pd sulla scuola – 22 febbraio 2015). “I tre punti della riforma saranno il capitale umano, i tagli agli sprechi e gli open data come strumento di trasparenza e innovazione” (30 aprile 2014, a proposito della riforma della Pubblica Amministrazione). “Il capitale umano è l’unico grande strumento con il quale l’Italia uscirà dalla crisi” (27 novembre 2014, convegno della Guardia di Finanza). Come darLe torto?”

Inizia così la lettera dell’Anaao-Assomed, il sindacato dei medici ospedalieri, indirizzata al premier Renzi sulla disastrosa situazione della sanità italiana. “Si sta diffondendo, specie al Sud, una assistenza precaria in una sanità provvisoria – scrivono i medici per bocca del loro portavoce Costantino Troise – una supplentite senza fine garantita da una precarietà esistenziale che Lei ha bene descritto per la scuola”. La lettera è stata scritta dopo il varo della cosiddetta riforma della scuola, che ha posto l’accento, appunto, sul capitale umano. E la sanità?

Di seguito il testo della lettera.

Puntare sul capitale umano è giusto, non solo per il sistema di istruzione, ma anche per quello sanitario, entrambi fondati sul sapere, sul sapere fare e sul sapere essere degli operatori. Ma se la Scuola occupa oggi la prima pagina della politica e dell’informazione, la Sanità fa notizia a poussè periodiche: per la situazione disumana di alcune realtà assistenziali, per i casi, veri o spesso presunti, di malasanità, per l’ininterrotta sequela di quanti continuano ad arraffare quello che possono. Rientra a pieno titolo nei palinsesti della cronaca, o nei dibattiti di approfondimenti di valenza sociale, ma, quasi mai, nella attenzione politica, se non come puro costo da abbattere, lusso che non ci potremmo permettere.Se il cuore della buona scuola sono gli insegnanti, il cuore della sanità migliore sono i medici ed il lavoro dei professionisti. Quelli che nei convegni sono le risorse umane, nei fatti, però, diventano solo costi da tagliare prima e di più degli altri, fattori produttivi, macchine banali prive di ruolo sociale, da tenere sotto controllo in quanto costose e generatrici di costi. Dopo le “cure” dei governi che La hanno preceduto, da Tremonti a Siniscalco, da Monti a Padoa Schioppa, il capitale umano nel Sistema Sanitario, oggi vale quanto le azioni della Lehman Brothers dopo il 15 settembre 2008. Andando sempre più depauperandosi, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, fino ad essere appena sufficiente a mantenere le attività di base e le (continue) emergenze. Alla sfiducia degli operatori si aggiunge la scarsa considerazione di chi avrebbe il compito di valorizzare le risorse umane risultando la demagogia spiccia e gli economisti dei tagli lineari totalmente insensibili a questo obiettivo.
Non si salvano da questa deriva neppure le “risorse fresche”. Oggi i giovani medici sono lasciati nel limbo post-laurea senza possibilità di completare la loro formazione, in uno stato di sotto-occupazione a buon mercato o precariato stabile, nuovo ossimoro della lingua italiana, che mette in discussione la stessa continuità delle cure. Ignorati dal jobs act, vivono uno stato di disagio nel presente e di incertezza sul futuro che li spinge a cambiare Paese. Un regalo da 150.000 euro ai vicini per ogni medico che lascia (solitamente per sempre) il suolo natìo. Una fuga sestuplicata negli ultimi 5 anni.
Un singolare caso di trasformazione transfrontaliera: un capitale umano che le agenzie di rating definirebbero da tripla B, paragonabili ai titoli “spazzatura”, nel proprio paese, che diventa prezioso appena valica il confine.
Si sta diffondendo, specie al Sud, una assistenza precaria in una sanità provvisoria, una supplentite senza fine garantita da una precarietà esistenziale che Lei ha bene descritto per la scuola.
Ha ragione: “bisogna assumerli i precari, per non consentire che uno prima ancora di arrivare in una scuola (o nel nostro caso in un ospedale) abbia già perso tutti gli entusiasmi”.
Certo, la precarietà in Sanità a qualcuno fa comodo. A chi si illude di risparmiare negando diritti e facendo convivere negli stessi spazi fisici, e spesso a fare lo stesso lavoro, stati giuridici ed economici differenti, garantiti e non, con questi ultimi in attesa di un rinnovo di contratti sempre più corti in un precariato sempre più lungo, cui il DPCM in via di pubblicazione non darà soluzione.

Signor Presidente,
è certo vero che “ciò che Sua figlia sarà, dipenderà dagli insegnanti che troverà sulla sua strada”. Ma è altrettanto vero che il suo stato di salute dipenderà dai medici che incontrerà e dal sistema sanitario in cui si troverà ad esigere il suo diritto alla salute. Che non potrà dipendere dal luogo in cui si troverà a vivere e dalle condizioni di lavoro degli operatori. Anche la sanità può contribuire a cambiare l’Italia costituendo anche un formidabile volano per l’economia. A condizione di restituire valore a chi tiene aperti i cancelli della “fabbrica ” garantendo la salvaguardia di un bene prezioso come la salute, con un lavoro gravoso e rischioso che non conosce giorni e notti di pausa. Dove sono le competenze e le capacità del capitale umano a fare la differenza tra la vita e la morte, la salute e la malattia.
A quando la valorizzazione del lavoro professionale svolto all’interno di un servizio sanitario che ha il migliore rapporto in Europa tra costi e risultati, assicurando anche quella coesione sociale che è un vantaggio competitivo in tempi di crisi?

Signor Presidente,
attendiamo fiduciosi l’hashtag dare speranza alle speranze di giovani e donne e uomini che reclamano semplicemente il diritto a curare con la dignità, l’autonomia e la responsabilità che derivano da un percorso formativo di lunghezza e complessità senza pari e dal ruolo che assegna loro la Costituzione italiana.

Quando il tifo diventa aberrante. Insultato il dramma di Anna Frank da: la repubblica

Quando il tifo diventa aberrante. Insultato il dramma di Anna  Frank

Quando il tifo diventa aberrante. Insultato il dramma di Anna  Frank
L’adesivo della vergogna

Negli ultimi giorni per le strade della Capitale sono comparsi alcuni adesivi che ritraggono la ragazzina ebrea, morta in un campo di concentramento nazista, con la maglia della Roma. E’ l’ennesimo indegno episodio di antisemitismo che ormai da anni contraddistingue il tifo romano
di MATTEO MONTI

Email
ROMA – Ennesimo episodio antisemita nel cuore della capitale. Non stupisce che, ancora una volta, il pretesto sia quello calcistico. Negli ultimi giorni, affissi su molti semafori e muri di Roma, sono comparsi alcuni adesivi che ritraggono Anna Frank con la maglia della Roma. L’ulteriore conferma di come i confini tra sport e razzismo si siano fatti sempre più labili, e pericolosi.

Sui muri, sui semafori e sulla segnaletica stradale di molte zone della capitale, alcuni adesivi che ritraggono la ragazzina ebrea, che morì in un campo di sterminio nazista, con la maglietta della Roma. La zona maggiormente colpita è quella di Rione Monti, una delle più centrali della capitale, dove gli adesivi campeggiano tutt’oggi, fortunatamente in numero più esiguo rispetto a quello riscontrabile ad inizio settimana. Lo sdegno si è poi trasformato nella pronta rimozione degli stessi: “Non riusciamo a capire il perché di questo tipo di azioni – hanno dichiarato alcuni commercianti di via Leonina-. Il rione viene riempito quasi quotidianamente di scritte e adesivi, ma mai si era arrivato a tanto. Passanti e turisti restavano impietriti davanti i segnali stradali: le persone sono rimaste impressionate da quel tipo di immagine”. Pronta anche la reazione da parte della Comunità ebraica.

UN PASSATO FATTO DI “STELLE” E DI INSULTI – Era lo scorso 26 maggio, data della finale di Coppa Italia vinta dalla Lazio sui giallorossi grazie alla rete di Lulic. Quelli che

credevano potesse essere l’occasione affinché lo sfottò si limitasse alla supremazia di campo, hanno dovuto fare i conti con messaggi ad alto contenuto offensivo e razzista. Striscioni in curva (“La storia è sempre quella, sul petto vuoi la stella”), accompagnati da scritte sui muri dei quartieri popolari della città: “Romanista ebreo”, “Ecco la tua stella”. La reazione era avvenuta ad un mese di distanza, in occasione della ricorrenza dell’86esimo compleanno della società giallorossa quando alcuni tifosi della Roma avevano lasciato sui muri di Testaccio scritte come “Anna Frank tifa Lazio” e “Laziale sionista”. Molti, purtroppo, i precedenti: 29 aprile 2001, durante il derby Roma-Lazio venne esposto uno striscione indirizzato ai tifosi giallorossi con su scritto “Squadra di negri, curva di ebrei”. Il 29 gennaio 2006, in occasione della gara tra Roma e Livorno, nella settimana di commemorazione della tragedia della Shoah, dalla Curva Sud venne issato uno striscione che provocò le reazioni dell’allora presidente Franco Sensi e delle istituzioni tutte: “Lazio-Livorno: stessa iniziale, stesso forno”. Poi i cori del derby del 16 ottobre 2011, anniversario della deportazione di oltre mille ebrei romani, quando, dalla Curva biancoceleste, si udì inveire contro gli avversari romanisti gli slogan “Giallorosso ebreo” e “As Roma Juden Club”. Ancora. Derby del 29 Novembre 1998, dalla Curva nord, un altro striscione: “Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case”. Una lista infinita di offese ad un passato su cui dovrebbe vigere l’imperativo del rispetto e del continuo ricordo, a cui si va ad aggiungere il nuovo episodio a cui hanno assistito sgomenti i cittadini roman