convegno: Fare Storia, Custodire Memoria 1945 – 2015 I Primi Settant’anni Dell’UDI Roma 7 Ottobre 2015 ore 10 Sala Aldo Moro Camera dei Deputati

 

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Camera dei Deputati

 

 

convegno

 

Fare Storia, Custodire Memoria

1945 – 2015  I Primi Settant’anni Dell’UDI

 

Roma

7 Ottobre 2015 ore 10

Sala Aldo Moro

Camera dei Deputati

 

 

Presiede  Chiara VALENTINI

 

Saluti  istituzionali

 

Introduce Vittoria TOLA

 

Dalla Resistenza alla nascita dell’UDI

  

Ne parlano

Marisa RODANO     Marisa OMBRA    Lidia MENAPACE 

  

Relatrici

Anna   BRAVO

Patrizia GABRIELLI

Fiorenza TARICONE

Simona  LUNADEI

Marina  ZANCAN

Lorenza CARLASSARE

Marilisa  D’AMICO

 

 

Ore 15   Tavola Rotonda

Lo storico dilemma uguaglianza/differenza nelle sfide dell’oggi

coordina Rosangela PESENTI

Emma  BAERI

Alessandra BOCCHETTI

Maria Luisa BOCCIA

Serena BALLISTA

Stefania GUGLIELMI

Italicum: peggio del Porcellum da: www.resistenze.org – osservatorio – italia – politica e società – 06-05-15 – n. 542

 


Fabrizio Casari | altrenotizie.org

04/05/2015

Con l’approvazione dell’Italicum da parte del Senato, si chiude l’iter legislativo per l’approvazione di un mostro tentacolare, che in un colpo chiude con il Senato elettivo e con parte della rappresentanza popolare della Camera dei Deputati. E’ una porcata, quella di Renzi, ispirata dall’ansia di potere che ormai l’attanaglia a livelli patologici. Ma soprattutto è un sonoro “me ne frego” rivolto alla Corte Costituzionale che aveva dichiarato incostituzionale il Porcellum proprio in ordine al mancato esercizio della rappresentanza dei cittadini (vedi preferenze). Impostazione che ora l’Italicum conferma e peggiora, dal momento che nega comunque le preferenze e, nei suoi effetti, trasforma un primo ministro in un duce.

Vediamo come. L’Italicum, che riscrive anche le circoscrizioni elettorali moltiplicandole, si regge su tre pilastri: la soglia di maggioranza, i capilista bloccati, la fine del Senato elettivo. L’aspetto più importante, che determina un’alterazione incostituzionale del potere legislativo e di quello esecutivo, è rappresentato dal premio di maggioranza, cui si accede in prima battuta se si ottiene il 40% dei voti. Già questo sarebbe inaccettabile, dal momento che si chiama premio di maggioranza proprio perché dovrebbe andare a chi ha la maggioranza, e non a chi ha il 40% che, a prova di matematica, maggioranza non è.

Ma il quadro è ancor più grave, perché nel caso in cui nessuna lista raggiungesse il 40%, il premio (il 55% dei seggi) non verrebbe escluso, ma invece assegnato al vincitore del ballottaggio tra le prime due liste, solo riducendolo del 2%. Non importa con quali percentuali potrebbe concludersi il ballottaggio, comunque il vincitore godrebbe del premio di maggioranza. La lista che ottenesse la maggioranza al secondo turno, quali che siano i numeri, anche solo il 20% dei voti ad esempio, avrà comunque il 53% dei seggi in Parlamento. Per meglio comprendere la porcata appena votata, giova ricordare che nel 1953 la Legge truffa venne affossata, benchè prevedesse almeno il 50% più uno come condizione per far scattare il premio.

Non bastasse l’oltraggio al criterio della rappresentanza, i capilista (100 deputati) saranno bloccati e non sottoponibili al voto di preferenza, riducendo così fortemente la volontà dei cittadini di scegliere i loro rappresentanti. Per quanto riguarda la formazione delle liste è poi fin troppo facile intendere come quei cento saranno gli scudieri affidabili del nuovo ducetto. Potranno essere candidati in 10 diversi collegi, con la possibilità quindi di opzioni multiple, da esercitare a seconda di chi è il numero due in lista.

Si tenga conto che con un premio di maggioranza che permette numeri assoluti in un Parlamento formato dai fedelissimi dell’Esecutivo, il Primo Ministro non solo azzererebbe le opposizioni, ma determinerebbe con un piccolissimo sforzo la scelta del Presidente della Repubblica e dei giudici della Corte Costituzionale, ovvero il garante della Costituzione e l’organismo istituzionale a questo deputati. Ovvero chi, promulgandole o esaminandole, devono decidere la costituzionalità o meno delle leggi che il Parlamento vota.

Per eliminare poi il rischio di un doppio passaggio legislativo, ecco che il Senato viene tolto dai poteri elettivi dei cittadini per passare a quelli dei partiti. Abolire il Senato come organo legislativo corrisponde ad un disegno autoritario, che spinge sull’acceleratore della riduzione della dialettica politica in funzione di una maggiore agilità della struttura di comando. La sua funzione prevista è meramente decorativa. Più che lo snellimento dei processi legislativi (che normalmente giacciono molto più tempo alla Camera, sia detto) questa riforma del Senato manifesta piuttosto l’intenzione di limitare i poteri di controllo e d’intervento legislativo sugli atti di governo e sulle deliberazioni della Camera.

Che un Parlamento delegittimato dalla sentenza della Consulta voti una legge incostituzionale è il paradosso di un sistema politico ormai avviato verso la vocazione autoritaria. Che Renzi ne sia il massimo esponente non stupisce: il personaggio è un brutto arnese del sottobosco della politica democristiana che ha potuto passeggiare sui resti di un partito distrutto da chi lo aveva preceduto. Dunque a confermare che Renzi sia abile fare quello che non dice e a dire quello che poi non fa, basti vedere come questa legge elettorale sia la negazione completa di quanto aveva affermato nel suo programma alle primarie del PD.

Si dirà d’altra parte che quasi tutto ciò che promise è stato negato con forza, dal rifiuto del consociativismo al famoso “Enrico stai sereno” rivolto a Letta mentre lo pugnalava alle spalle così come aveva fatto prima con Prodi, fino all’affermazione per la quale le riforme elettorali andavano fatte con un consenso bipartisan mentre ora si mette la fiducia senza avere nemmeno il consenso di tutto il suo partito. Ma la coerenza è un inutile sofisma per l’arrivista di Pontassieve, perché la vera posta in gioco è trasformare in un duce un premier. Renzi del resto, non risente di problemi di decenza e senso delle proporzioni, vista la sua propensione a governare il paese con piglio autoritario senza essere mai stato eletto dai cittadini.

I cantori del renzismo sostengono che questa legge risolve il problema della governabilità, dimenticandosi però che la governabilità è una subordinata rispetto alla rappresentatività che è invece la principale. Le elezioni sono fatte per dare la parola al popolo, non per togliergliela. Una legge elettorale, che pure deve tenere insieme rappresentatività e governabilità, non può vedere il prevalere della seconda sulla prima. Ogni legge elettorale decente, del resto, ha insito il principio della governabilità in quello della rappresentanza, non viceversa. Una legge che invece afferma il primato della governabilità su quello della rappresentanza, prefigura un oggettivo sistema autoritario.

Nonostante gli appelli dei costituzionalisti per fermare questa legge, che rappresenta in profondità un’alterazione dell’equilibrio tra i tre poteri (esecutivo, legislativo e giudiziario) e che, con la riduzione dei contrappesi eleva oltre ogni decenza i pesi, difficilmente Mattarella troverà uno scatto d’orgoglio rifiutandosi di firmare una legge che in primo luogo lui, per competenze giuridiche, sa essere incostituzionale. Rimandare la legge alle Camere comporterebbe l’assunzione di un ruolo politico diretto del Presidente che il giurista siciliano, almeno per ora, non pare intenzionato a perseguire. Non ci sono allora strade diverse se non il referendum per abrogare questo sistema elettorale che nemmeno in una repubblica delle banane potrebbero trovare legittimo.

Le responsabilità di quanto approvato sono in buona misura anche della cosiddetta opposizione, dai Cinque Stelle alla minoranza interna del PD, che avrebbero potuto abbandonare il minuetto delle ridicole tecniche parlamentari per imporre sempre il voto segreto. Ma la minaccia del bulletto di andare al voto ha profilato negli onorevoli oppositori, M5S compresi, il panico per un eventuale uscita anticipata de Montecitorio con tutto quel che ne consegue. Hanno dunque parlato molto e agito poco. Sarà bene che i cittadini che si mobiliteranno per chiedere alla Consulta di bocciare l’Italicum, risentano di energie da vendere e memoria da conservare.

BLOCCHIAMO LA DERIVA AUTORITARIA DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA E LA COSTITUZIONE SIT-IN martedì 10 marzo davanti Prefettura via Etnea ore 17,30

SIT-IN martedì 10 marzo davanti Prefettura via Etnea ore 17,30

BLOCCHIAMO LA DERIVA AUTORITARIA
DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA E LA COSTITUZIONE

Il sei marzo alla Camera dei Deputati è iniziata la votazione in prima lettura del disegno di legge costituzionale proposto dal governo Renzi per l’abolizione del bicameralismo perfetto.
IL SENATO:
-NON SARA’ PIU’ ELETTO DAL POPOLO
-NON VOTERA’ PIU’ LE LEGGI
-NON RAPPRESENTERA’ PIU’ LA NAZIONE
-NON POTRA’ PIU’CONTROLLARE LA POLITICA DEL GOVERNO
VIENE INDEBOLITO IL PARLAMENTO L’UNICO ORGANO ELETTO DIRETTAMENTE DAL POPOLO

IL PD DI RENZI E FORZA ITALIA DI BERLUSCONI VOGLIONO METTERE MANO SUL PARLAMENTO CON UNA RIFORMA DEL SISTEMA ELETTORALE CHE PREVEDE UN PREMIO DI MAGGIORANZA CHE PERMETTERA’ AL PARTITO PIU’ FORTE DI AVERE DA SOLO IL 55 % DELLA CAMERA
VENGONO SCONVOLTI GLI EQUILIBRI TRA I POTERI
IL PARTITO MAGGIORITARIO DA SOLO AVRA’ LA POSSIBILITA’ DI:
-SCEGLIERSI IL GOVERNO CHE VUOLE
-ELEGGERE IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
-CONTROLLARE GRAN PARTE DELLA CORTE COSTITUZIONALE

AUMENTANO I POTERI DEL GOVERNO

IL GOVERNO POTRA’ ORDINARE ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DI DARE PRIORITA’ AI PROPRI DISEGNI DI LEGGE OBBLIGANDOLA A VOTARE ENTRO DUE MESI.
L’UTILIZZO INDISCRIMINATO E ILLEGITTIMO DEI DECRETI LEGGE E DEL VOTO DI FIDUCIA TRASFORMA NEI FATTI IL NOSTRO PAESE IN UN REGIME PRESIDENZIALE.
L’ABOLIZIONE DEL BICAMERALISMO PERFETTO NON SERVE A TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA.
ELIMINARE IL SENATO ELETTIVO PER INTRODURRE UN SENATO DI NOMINATI SENZA L’AUTOREVOLEZZA DEL MANDATO POPOLARE, NON SERVE A FAR USCIRE IL PAESE DALLA CRISI.
ALLA GRANDE RICHIESTA DI RINNOVAMENTO AVANZATA DAL PAESE NON SI PUO’ RISPONDERE CON UNA DERIVA AUTORITARIA.
DOBBIAMO DIFENDERE LA COSTITUZIONE DA CHI NE VUOLE FARE CARTA STRACCIA PER MIOPI INTERESSI DI POTERE.

SIT-IN martedì 10 marzo davanti Prefettura via Etnea ore 17,30

Scontri a Roma, Sel raccoglie le firme per la sfiducia ad Alfano. Le testimonianze di sindacalisti e lavoratori Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Una raccolta di firme su una mozione di sfiducia individuale al ministro Angelino Alfano, che oggi pomeriggio riferira’ alle Camere sul ferimento degli operai e dei sindacalisti dell’Ast. Intanto, il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico parla, in una intervista radiofonica, di problemi nella catena di comando (“nessuno ha dato l’ordine di caricare”) e di malintesi. Per la presentazione della mozione alla Camera dei deputati, a norma di regolamento, serve la sottoscrizione del 10 per cento dei parlamentari, 63 firme.
La mozione, promossa da Sel, e’ in questo momento all’attenzione dei gruppi di opposizione al governo Renzi. Sel conta a Montecitorio 26 deputati che hanno gia’ sottoscritto la mozione. Per la presentazione della mozione sarebbe sufficiente la firma di una piccola parte del Movimento Cinque Stelle, che alla Camera ha 104 deputati. Per Alfano si tratterebbe del secondo voto di sfiducia individuale in Parlamento, dopo il caso Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Abliazov, espulsa dall’Italia in circostanze controverse la scorsa primavera.
Per accertarsi dello stato di salute dei lavoratori e dei dirigenti colpiti, il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, si è recata all’ospedale Policlinico Umberto I di Roma dove sono stati ricoverati e ha telefonato al ministro degli Interni, Angelino Alfano, per chiedere conto di quanto avvenuto, mentre una richiesta ufficiale di chiarimento al governo veniva rivolta anche dal segretario della Fiom, Maurizio Landini, che in queste ore ha riunito il Comitato centrale del sindacato per fare il punto della situazione e decidere sullo sciopero generale.
“Ci stavamo incamminando” verso il Mise, racconta Rosario Rappa, segretario nazionale della Fiom “quando c’è stato il blocco della polizia. Ed è partita subito la carica, selvaggia e gratuita”. E smentisce che i manifestanti volessero puntare a Termini, come sostenuto dalla polizia: “totalmente falso”. “Cercano di costruirsi uno pseudo alibi. E non dicano che c’erano infiltrati: i nostri erano 530, tutti registrati”.
Un altro sindacalista ferito, Cristiano Costanzi, si sfoga invece su Messaggero: “sono stato colpito a tradimento, da dietro, mentre cercavo di calmare gli animi degli altri operai”. “Ci hanno trattato come delinquenti. Invece siamo persone oneste che guadagnano poco e lavorano tanto”. “E’ stata una lotta tra poveri, perch‚ anche i poliziotti stanno vivendo un momento difficile”.
Manuel Feliziani, anch’egli ferito negli scontri, parla invece a Repubblica: “quando ho visto che gli animi si iniziavano a scaldare ho cercato di parlare con qualche poliziotto. Non ho fatto in tempo…”. “Sono stato colpito da una prima manganellata alla testa. Mi sono subito portato le braccia alla testa per ripararmi, ma lo stesso poliziotto mi ha colpito una seconda volta”.

MUOS: SI APRE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA. DENUNCIATO PER FALSO IL SOTTOSEGREATRIO ALFANO da: no muos

MUOS: SI APRE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA. DENUNCIATO PER FALSO IL SOTTOSEGREATRIO ALFANO

 
Alle 14,00 è iniziata la discussione generale della mozione sul MUOS alla Camera. Dopo l’intervento del rappresentante del governo, alle 16,42 il seguito della discussione è rinviato a successiva seduta.
L’iter dovrebbe concludersi entro una quindicina di giorni.
Oggi alla Camera dei Deputati si discute l’Atto ispettivo 1-00344. Una mozione i cui primi firmatari sono Erasmo Palazzotto (SEL); Gianluca Rizzo (M5S); Paolo Beni (PD); Mario Sberna (PI). I Parlamentari firmatari della Mozione, accogliendo una sollecitazione venuta dal Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS, chiedono al Governo di sospendere ogni accordo bilaterale riguardante il MUOS. Tali accordi, infatti, non sono sorretti dal Trattato NATO, che non prevede l’obbligo da parte degli stati membri di sopportare la presenza di militari ed armamenti stranieri sul proprio territorio, e riguardano scelte di politica internazionale di primaria importanza. In particolare, per quanto riguarda il MUOS, trattandosi di installazione di Uso Esclusivo delle Forze Armate USA, che fa parte di un sistema di comunicazione globale che richiede il simultaneo funzionamento di tutti i trasmettitori, la sua messa in funzione comporterà l’immediata partecipazione a tutte le scelte belliche Statunitensi senza possibilità di dissociarci. Sono evidentissime le ricadute sul piano della politica internazionale perché evidentemente ci proietteranno in una condizione di ostilità verso alcuni paesi verso i quali magari abbiamo rapporti diplomatici e commerciali. Altrettanto evidente che, all’interno del nostro territorio, stiamo consentendo l’installazione di un obiettivo sensibile di primaria importanza. Nelle guerre moderne, infatti, i sistemi di comunicazione hanno rilevanza strategica addirittura superiore agli armamenti e divengono obiettivo principale degli attacchi nemici. Ciò che è più grave, secondo i parlamentari firmatari della mozione è che simili decisioni siano state prese dal Governo e da rappresentanti delle Forze Armate, sottraendole totalmente al dibattito parlamentare. Con evidente violazione dell’Art. 80 della Costituzione che prevede che gli accordi internazionali aventi valore politico sono rimessi all’approvazione da parte del Parlamento.

Il Coordinamento regionale dei Comitati No MUOS, dopo il voto scellerato del Senato che non ha accolto lo scorso 19 giugno analoga mozione, spera nella decisione della Camera nella quale vigono maggioranze diverse. Se il Senato ha ritenuto di non avere voce in capitolo su scelte di politica internazionale di tale importanza è evidente che i Senatori sono già consapevoli dell’inutilità del Senato stesso come luogo istituzionale e ne abbiano voluto dare l’autocertificazione.

Con un comunicato diramato dal Coordinamento dei Legali No MUOS erano state evidenziate le mille inesattezze riferite in occasione della discussione al Senato dal Sottosegretario alla difesa Gioacchino Alfano. Sulle stesse inesattezze con altro comunicato di oggi, l’Associazione Antimafie Rita Atria, da sempre impegnata nella lotta No MUOS ha dichiarato che ha in corso di deposito una querela per falso nei confronti dello stesso Gioacchino Alfano.

Il Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS attende da parte del Deputati quel sussulto di orgoglio che è mancato ad un Senato ormai in disarmo. In vista potrebbe esserci l’apertura di un’inedita procedura per conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale ed annuncia che la battaglia NO MUOS continua a tutti i livelli, con  un’estate calda di appuntamenti che culminerà nella manifestazione nazionale del prossimo 9 agosto.

Finanziamento, converrà molto di più donare ai partiti che al non profit Fonte: redattoresociale.it

 

Rispetto alle prime ipotesi le differenze sono meno palesi ed evidenti, ma le nuove norme sul finanziamento pubblico ai partiti, approvate in via definitiva dalla Camera dei deputati, riservano pur sempre un trattamento migliore alla politica rispetto a quello riservato ad associazioni, fondazioni e realtà del non profit. Donare ad un partito politico, infatti, al di sopra di una certa somma garantirà ad un cittadino un vantaggio fiscale più alto di quello riservato a chi sceglie di donare gli stessi soldi alle onlus.

La Camera ha approvato il testo con i voti favorevoli di Partito democratico, Forza Italia, Nuovo Centrodestra, Scelta civica e Per l’Italia. Hanno votato contro Lega Nord, Sel e Fratelli d’Italia. Respinti tutti gli emendamenti al testo che era stato approvato appena qualche giorno fa dal Senato, che a sua volta aveva modificato alcuni aspetti del decreto legge sul tema che il governo Letta aveva emanato a metà dicembre per dare un’accelerata alla discussione. Il via libera definitivo è arrivato oggi a soli sei giorni.

La riforma generale prevede una graduale cancellazione del sistema attuale, basato sui rimborsi elettorali, e disegna un sistema che a regime, dopo il periodo di transizione, entrerà in funzione nel 2017. Non più un finanziamento diretto e automatico da parte dello Stato (dunque della collettività), ma un sistema lasciato direttamente alla volontà dei singoli cittadini e basato da un lato sul “due per mille” in dichiarazione dei redditi e dall’altro sulle libere e volontarie donazioni di denaro (le cosiddette “erogazioni liberali”).

E proprio sul trattamento fiscale di queste donazioni che la diversità di trattamento fra non profit e partiti politici è evidente. Un sistema di “due pesi e due misure” che concede un fisco particolarmente “amico” alla politica rispetto a quello garantito al non profit, lasciando parità di trattamento solamente per le donazioni di modesta entità. Il testo approvato prevede infatti che a partire dal 2014 si possa detrarre dalle imposte sul reddito una quota pari al 26% delle donazioni in denaro versate ai partiti, per importi compresi fra 30 euro e 30 mila euro annui. Anche per le onlus la quota di detrazione è pari al 26% della quota versata, ma la somma su cui calcolarla ha un “tetto” massimo ben più basso: non i 30 mila euro annui garantiti ai partiti, ma appena 2065,85 euro.

Pertanto, c’è sostanziale parità di trattamento – dal punto di vista dello sconto fiscale riconosciuto dallo Stato – fra due cittadini che donano, l’uno ad un partito e l’altro ad un’associazione, una somma fino a 2 mila euro annui: entrambi si troveranno con circa 530 euro in meno da pagare. Se però le somme salgono, le cose cambiano: donando 30 mila euro ad un partito lo sconto fiscale riconosciuto sarà di 7800 euro, donando gli stessi 30 mila euro ad una o più associazioni il vantaggio fiscale sarà invece limitato a 537,12 euro. Più di quattordici volte di meno. Scusate se è poco.

Nessuno tocchi la Costituzione!

La Camera dei Deputati si appresta nei primi giorni di dicembre a legittimare un vero e proprio strappo alla Costituzione, votando in terza ed ultima lettura modifiche all’art. 138 della Costituzione. I comitati a difesa e per l’attuazione della Costituzione invitano i deputati a non avallare con il loro voto modifiche costituzionali dannose e ingiustificate. Ne consegue che tutti i deputati iscritti all’ANPI che voteranno in tal senso, si porranno automaticamente fuori dalla Associazione, per contrasto con l’art. 2, lettera l) dello Statuto.

A.N.P.I. – STATUTO

TITOLO I
COSTITUZIONE E FINALITÀ

Articolo 1
È costituita l’Associazione nazionale fra i partigiani italiani con la denominazione «ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI D’ITALIA» (A.N.P.I.).

Articolo 2
L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia ha lo scopo di:
a) riunire in associazione tutti coloro che hanno partecipato con azione personale diretta, alla guerra partigiana contro il nazifascismo, per la liberazione d’Italia, e tutti coloro che, lottando contro i nazifascisti, hanno contribuito a ridare al nostro paese la libertà e a favorire un regime di democrazia, al fine di impedire il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e di assolutismo;
b) valorizzare in campo nazionale ed internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani e degli antifascisti, glorificare i Caduti e perpetuarne la memoria;
c) far valere e difendere il diritto acquisito dei partigiani di partecipare allo sviluppo morale e materiale del Paese;
d) tutelare l’onore e il nome partigiano contro ogni forma di vilipendio o di speculazione;
e) mantenere vincoli di fratellanza tra partigiani italiani e partigiani di altri paesi;
f) adottare forme di assistenza atte a recare aiuti materiali e morali ai soci, alle famiglie dei Caduti e di coloro che hanno sofferto nella lotta contro il fascismo;
g) promuovere studi intesi a mettere in rilievo l’importanza della guerra partigiana ai fini del riscatto del Paese dalla servitù tedesca e delle riconquiste della libertà;
h) promuovere eventuali iniziative di lavoro, educazione e qualificazione professionale, che si propongano fini di progresso democratico della società;
i) battersi affinché i princìpi informatori della Guerra di Liberazione divengano elementi essenziali nella formazione delle giovani generazioni;
l) concorrere alla piena attuazione, nelle leggi e nel costume, della Costituzione Italiana, frutto della Guerra di Liberazione, in assoluta fedeltà allo spirito che ne ha dettato gli articoli;
m) dare aiuto e appoggio a tutti coloro che si battono, singolarmente o in associazioni, per quei valori di libertà e di democrazia che sono stati fondamento della guerra partigiana e in essa hanno trovato la loro più alta espressione.