Boko Haram, raid in Camerun: rapite 80 persone di cui 50 bambini Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

I terroristi islamici nigeriani Boko Haram hanno compiuto un nuovo raid in Camerun dove hanno ucciso 3 persone e ne hanno rapite almeno 80. Tra questi 50 sarebbero bambine e bambini tra i 10 ed i 15 anni. Negli ultimi mesi i cosiddetti ‘Talebani d’Africa’ hanno effettuato incursioni in Camerun. “Secondo la nostra prime parziali informazioni, circa 30 adulti, la maggioranza pastori, e 50 tra bambine bambini tra i 10 e i 15 anni sono stati rapiri”, ha riferito un alto ufficiale dell’esercito di Yaounde’ Obiettivi il villaggio di Mabass e molti altri lungo la lunghissima e del tutto permeabile frontiera che corre lungo i due Paese. I soldati sono intervenuti e ci e’ stata una battaglia durata circa 2 ore. L’azione e’ stata confermata anche dal portavoce del governo camerunense Issa Tchiroma, che pero’ non ha voluto quantificare il numero esatto dei sequestrati.

Ormai Boko Haram di fatto ha incendiato tutto il centrafrica: Niger, Camerun, Nigeria e Ciad sono i “campi” di principali di operazione. Proprio in questi giorni nel nord-est della Nigeria c’è stata una visita a sorpresa da parte del presidente Goodluck Jonathan, che ha sfidato i miliziani di Boko Haram presentandosi a Maiduguri, capitale dello Stato federato di Borno, vera e propria ‘tana’ della setta ultra-islamista: stando a fonti giornalistiche presenti all’aeroporto della citta’, Jonathan e’ stato ricevuto dal governatore Kashim Shettima. Insieme al leader del Paese africano anche il capo dello stato maggiore interforze, maresciallo Alex Badeh, i vertici delle Forze Armate e il colonnello a riposo Sambo Dasuki, consigliere per la Sicurezza Nazionale. Nello Stato di Borno si trova Baga, la localita’ sulla sponda del lago Ciad teatro una settimana fa del peggiore eccidio nella storia nigeriana: oltre duemila tra civili e soldati regolari trucidati dalle milizie di Boko Haram. Inoltre, ieri decine di migliaia di persone hanno partecipato a N’Djamena, in Ciad, a una marcia di “sostegno della popolazione all’esercito ciadiano” che si appresta a intervenire in Camerun e in Nigeria contro Boko Haram. I manifestanti, tra cui il premier Kalzeube’ Pahimi Deubet, hanno percorso i cinque chilometri tra la sede della municipalita’ e Place de la Nation, nel centro della capitale, sventolando bandiere e scandendo slogan in arabo e francese, del tipo “espelliamo fuori dal nostro territorio le forze del male”

Sono nigeriani da: rifondazione comunista

Sono nigeriani

Sono nigeriani

Stefano Galieni –

Sono nigeriani, possono anche morire a migliaia, poche voci per indignarsi. Commenti sulla orrenda nuova strategia, imbottire bambine di tritolo e farle esplodere nei mercati, sono bambine e per di più femmine, il sentirne parlare fa inorridire ma lo si accetta come “inevitabile”. Il colonialismo becero di cui gran parte della cultura occidentale è ancora intriso, il razzismo ipocrita e fondato su una ignoranza che parte dai programmi scolastici delle scuole, si trascina negli stereotipi più o meno soft porta a non voler vedere, a non voler capire. Eppure la Nigeria è un Paese fondamentale per gli scambi economici con l’Europa, le estrazioni petrolifere hanno distrutto il delta del Niger, le foreste sono state frantumate, le città da Lagos, immenso territorio in cui, fra grattacieli e baracche vivono 15 milioni di persone a Benin City ad Abuja, la capitale federale, sono metropoli, non i villaggi che fanno parte di un miserrimo immaginario diffuso. Metropoli circondate da bidonvilles, quartieri per i bianchi e per l’alta borghesia nera, protetti da immensi apparati di sicurezza e poi la quotidiana fatica di vivere. La Nigeria per l’immaginario maschile italiano è rappresentata ancora dalle ragazze messe in vendita nelle strade, spesso minorenni, dalle nuove e vecchie paure dell’ “uomo nero”. Chi sa cosa è Nollywood come ormai chiamano l’industria cinematografica nigeriana, una delle più prolifiche del pianeta? E chi ha mai letto una riga di Ken Saro Wiwa, Wole Soynka, Chinua Achebe, solo per fare alcuni nomi? Chi ricorda la musica dell’immenso Fela Kuti? Niente di tutto questo trapela nella nostra percezione del più popoloso paese africano, repubblica federale divisa in 36 stati e un distretto, in cui si parlano oltre 250 dialetti, dove il pidgin l’inglese reso creolo dalla mescolanza, è elemento comunicativo unificante, come lo è purtroppo l’esercito, come lo sono le voraci grandi compagnie petrolifere fra cui la nostrana Eni. Un pianeta troppo complicato evidentemente per le semplificazioni nostrane, meglio immaginare un mondo rimasto selvaggio e feroce, bestiale, come fa comodo, ha sempre fatto comodo pensare a vecchi e nuovi colonizzatori. Ed in un contesto simile, fatto anche di corruzione endemica (può l’Italia scagliare la prima pietra?), di guerre civili e di golpe continui, ha cominciato a espandersi già nel 2001 un gruppo che lentamente si sta impadronendo del nord est del Paese. Boko Haram, la traduzione letterale del termine è “l’istruzione occidentale è impura”. Lentamente hanno conquistato villaggi e sono arrivati a prendere intere città, causando migliaia di morti. La sharia come legge le donne, soprattutto le donne come oggetti. Lo stupro come arma di guerra e la guerra come stupro di una regione. Il sogno è quello di un altro califfato, capace di espandersi verso i confini di altri Stati, dal Camerun al Niger al Mali, quegli stessi Stati disegnati con le righe dagli antichi padroni occidentali. E ci saranno uomini e donne in fuga da respingere che i nostri “democratici governi” chiameranno, “clandestini” e ci saranno barriere e frontiere di filo spinato magari anche nel mare e quelli che si salveranno dal fondamentalismo jihadista rischieranno di crepare per mano del fondamentalismo dei mercati e dei privilegi da riservare solo ai ceti alti dell’Occidente. Ma si potrebbe fare qualcosa per impedire l’avverarsi di facili profezie? Certo non ripetendo le fruttuose, per chi le finanzia, “missioni di pace” che importano la democrazia attraverso tonnellate di tritolo, ma neanche rimuovendo da ciò che resta della coscienza di un continente votato al declino, la capacità di indignarsi e di mobilitarsi. E allora perché la splendida piazza di Parigi – splendida se privata dei volti dei potenti criminali venuti ad appropriarsi anche del dolore popolare – non torna a riempirsi ancora una volta. A riempirsi issando i ritratti delle ragazze rapite da Boko Haram e delle bambine dilaniate, delle combattenti kurde, palestinesi, congolesi, centrafricane e dei tanti angoli dimenticati del pianeta. Un’Europa diversa, quella di cui ci sarebbe bisogno, sarebbe capace di dire “noi siamo loro”, sarebbe capace di rompere un muro apparentemente invalicabile, fatto di esclusioni e discriminazioni, in cui le vite hanno un valore diverso in base alla religione professata, al colore della pelle, al passaporto. Non sarebbe sufficiente a fermare lo scorrere del sangue ma chissà quanti e quante si sentirebbero per una volta nella vita meno soli e abbandonati, meno oggetti, merce da sfruttare e gettare. Mai come oggi ci sarebbe bisogno di un vero e radicato movimento contro le guerre, ogni guerra, quelle ipertecnogiche che mandano avanti l’industria bellica, quelle sotterranee, combattute con ogni mezzo, da chi trova nel martirio una propria identità. Un movimento radicale nella sua proposta e insieme globale nella determinazione a coinvolgere tutti gli uomini e le donne animati dal sogno di farla finita con le guerre e lo sfruttamento. Uno spazio di ricostruzione di relazioni in cui non possano pesare i politicismi di misere mediazioni di potere ma che ridia la possibilità di sognare a quei bambini e a quelle bambine che potrebbero svegliarsi senza il terrore e con la gioia dell’infanzia.

Il grido della Nigeria: “Noi come la Francia. Non potete stare zitti”.Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

All’indomani della storica marcia contro il terrorismo a Parigi, che ha visto sfilare, tra altri 40 capi di Stato e di governo, in prima fila il presidente nigeriano Goodluck Jonathan, dalla Nigeria arrivano critiche all’Occidente accusato di ignorare la “tragedia” provocata da Boko Haram. Ad esprimerle è stato Ignatius Kaigama, arcivescovo cattolico di Jos, che, ricordando il grande sostegno e la grande solidarietà che la comunità internazionale sta dando a Parigi, ha affermato che “è necessario che lo stesso spirito si abbia nei confronti non solo dell’Europa, ma anche della Nigeria, del Niger, del Cameron”.

Intervistato dalla Bbc, l’alto prelato ha infatti ha sottolineato come questi paesi più poveri abbiamo bisogno che “risorse internazionali vengano mobilitate per combattere queste individui che portano tanta tristezza a tante famiglie”. L’arcivescovo ha parlato dopo che negli ultimi due giorni almeno 23 persone sono rimaste uccise in tre attentati provocati da kamikaze donne, una che sarebbe stata una bambina di 10 anni. “Siamo di fronte ad una tragedia monumentale che addolora tutta la Nigeria, ma sembra che siamo senza aiuto – ha detto ancora – perchè se avessimo potuto fermare Boko Haram, l’avremmo fatto subito. Ma invece continuano ad attaccare, uccidere e conquistare territori, con una totale impunità”. Per l’arcivescovo Kaigama infatti gli attacchi, in particolare quello dei giorni scorsi dove centinaia di persone sono state uccise dai terroristi islamici che hanno conquistato la città di Baga, costringendo i governativi ad abbandonare la base militare, mostrano che le forze armate nigeriane non sono in grado di fermare la furia di Boko Haram.
A chiedere il coinvolgimento della comunità internazionale per bloccare Boko Haram è anche Terre des Hommes, che esprime forte preoccupazione per l’evolversi del conflitto in Nigeria.

“Mancano le parole per descrivere queste atrocità. Questi episodi dimostrano un disumano disprezzo per il valore della vita di chi è più indifeso e non può sottrarsi agli ordini”, afferma Raffaele K. Salinari, presidente della Federazione Internazionale Terre des Hommes. “La comunità internazionale non può stare zitta – aggiunge – ma deve spingere il governo nigeriano a proteggere con maggiore determinazione la popolazione civile da Boko Haram. In maniera particolare vanno protetti tutti i luoghi frequentati dai bambini, prime tra tutte le scuole, dove il gruppo terrorista spesso sequestra i suoi futuri combattenti. Garantire tutti i diritti dei bambini, rafforzare l’educazione e la protezione dell’infanzia, in Nigeria come altrove, è una valida strategia per contrastare il terrorismo”.
Terre des Hommes è promotrice della Coalizione Stop all’Uso dei Bambini Soldato e da tre anni, con la sua Campagna “Indifesa”, è impegnata a difesa delle bambine nel mondo, con progetti concreti per migliorare la loro condizione e azioni di sensibilizzazione per denunciare le violazioni dei loro diritti.

Nigeria, il massacro che l’Occidente non vuole vedere perché parla delle sue contraddizioni Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Ammazzati a uno a uno a colpi d’arma da fuoco o con i machete, uomini anziani, donne e bambini inseguiti nelle strade e nella foresta, finiti dopo essere stati atrocemente mutilati.
La carneficina di Baqa, nel nord-est della Nigeria, dove dei circa diecimila abitanti almeno 2.000 sono stati uccisi dagli integralisti islamici Boko Haram è durata una settimana. Eppure sui media occidentali si è parlato come al solito di altro. Quella che si sta aprendo, però, è una grave crisi umanitaria dalle prospettive non prevedibili. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha dichiarato che sono quasi diecimila i nigeriani in fuga. Amnesty International, che ha operatori nella zona, ha confermato che siamo di fronte al “peggior massacro nella storia dei Boko Haram”. E tragiche testimonianze arrivano da qualche sopravvissuto: abitanti della città devastata sono fuggiti a bordo di piccole imbarcazioni affrontando le acque del lago Ciad, hanno raggiunto isolotti prima che le barche affondassero e da giorni sono privi di qualunque mezzo di sussistenza.

“Stanno morendo di fame e di stenti”, ha raccontato un ragazzo aggiungendo che la stessa sorte sta colpendo nella foresta feriti e anziani.
In Nigeria, il più popoloso Paese d’Africa, l’avvicinarsi delle elezioni legislative e presidenziali fissate per il 14 febbraio è ormai quasi quotidianamente segnato dagli assalti dei fondamentalisti islamici nel nord-est. Ma la conquista di Baqa e di una quindicina di villaggi nella stessa area (che non è lontana neanche dal confine con il Niger) rischia di non essere solo una tragedia per la popolazione. Pesanti saranno, secondo numerosi osservatori, anche le ripercussioni sull’economia dell’intera area, crocevia commerciale e agricolo vitale per il Camerun, il Ciad e il Niger. Boko Haram,intanto, si finanzia con il commercio dell’avorio di elefanti bracconati in Camerun; i miliziani Janjaweed si finanziano con il commercio dell’avorio e del corno di rinoceronte di animali bracconati in paesi limitrofi (come la Repubblica democratica del Congo e la Repubblica Centro Africana).

La guerra sta infiammando tutta la regione centrafricana. L’aeronautica del Camerun ha addirittura bombardato alcune basi dei Boko Haram per bloccare infiltrazioni e scorrerie. Ora a rischiare di più è comunque un’altra importante città della Nigeria, Maiduguri, capoluogo dello Stato di Borno, quasi completamente circondata dai jihadisti. Anche da qui la popolazione ha cominciato ad andarsene e va ad ingrossare la già enorme massa degli sfollati, sia all’interno che all’esterno della Nigeria: più di un milione e 600mila persone, secondo i calcoli delle organizzazioni umanitarie.
Il capo di stato uscente Goodluck Jonathan, cristiano del sud, si è ricandidato e potrebbe facilmente vincere anche (e forse soprattutto) se in molte località del nord a maggioranza musulmana non sarà possibile allestire seggi elettorali proprio a causa del caos scatenato dai Boko Haram. Ma in questo caso la sua sarebbe una vittoria a rischio, con l’opposizione che appoggia il musulmano del nord Muhammadu Buhari (già al potere in Nigeria negli anni ’80 durante la dittatura dei militari) legittimata a sostenere l’irregolarità del voto.

Questo tipo di fenomeno, sottolinea Mario Raffaelli, vice-segretario di Amref Health Africa “prospera grazie alla crisi sociale, economica e di identità del mondo arabo e musulmano, che ha visto fallire tutte le ipotesi di ‘modernizzazione’, dal socialismo nasseriano, alle ‘democrazie autoritarie’ sostenute dall’occidente”. Il terrorismo, “cresce e si sviluppa in territori resi fertili dalla mancanza di una risposta politica lungimirante e globale” e per questo “la sola risposta militare è inutile, quando non addirittura controproducente”.

Su quanto sta accadendo in Nigeria è intervenuta la presidente della Camera Laura Boldrini, che nei prossimi giorni si recherà in visita presso l’ambasciata della Nigeria a Roma. “Nemmeno i tragici avvenimenti ancora in corso di svolgimento in Francia possono oscurare la gravità della tremenda strage che i terroristi islamici di Boko Haram hanno compiuto in Nigeria, nella città di Baqa e nelle zone circostanti. Il bilancio delle vittime non è ancora definitivo, ma di sicuro le persone uccise sono alcune centinaia, forse addirittura migliaia. L’eccidio messo in atto da Boko Haram conferma purtroppo che il terrorismo di matrice islamica è una minaccia globale, che miete vittime non solo tra i cittadini europei, ma in maniera almeno altrettanto feroce in Paesi africani e mediorientali. Se globale è la minaccia, globale e dura deve essere una risposta che veda uniti gli Stati dell’Unione europea, le altre democrazie, le organizzazioni internazionali”.

Nigeria. Insegnanti in sciopero protestano per ragazze rapite Scritto da DirittiDistorti

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Insegnanti nigeriani hanno scioperato oggi in tutto il paese per protestare contro il rapimento delle ragazze sequestrate il mese scorso da Boko Haram mentre erano a scuola.

 

Il presidente del Sindacato degli insegnanti della Nigeria, Michael Olukoya, ha detto che la protesta andra’ avanti fino a quando le ragazze non torneranno a casa. Ed ha denunciato la situazione di costante terrore che vive la scuola nigeriana, dopo che Boko Haram ha assassinato 173 insegnanti.

Il sindacato chiede al governo di fare di piu’ per garantire la sicurezza nella scuola e combattere le azioni tese a destabilizzarlo da parte dell’organizzazione terroristica il cui nome e’ “l’educazione occidentale e’ peccato”.

 

Anche questa protesta deve contribuire a non far cadere il silenzio su questa drammatica vicenda.

La commedia del buonismo globale «scorda» sfruttamento e corruzione da: il manifesto.it

Nigeria. Task force per ritrovare le 200 giovani rapite da Boko Haram

Protesta in Nigeria per il rapimento delle ragazze ad opera di Boko Haram

Si è aperta la cac­cia a Boko Haram, con la bene­di­zione dell’Onu che ha minac­ciato san­zioni mirate con­tro i mili­tanti e il soste­gno dell’Interpol che venerdì scorso, con una mis­siva del Segre­ta­rio gene­rale Ronald K. Noble al pre­si­dente nige­riano Jona­than, ha offerto assi­stenza per il ritro­va­mento delle oltre 200 ado­le­scenti da più di venti giorni nelle mani degli isla­mi­sti vicini ad Al Qaeda. Due le divi­sioni dell’esercito nige­riano schie­rate al con­fine con il Ciad, il Came­run e il Niger che insieme alle forze di poli­zia coo­pe­re­ranno con una task force inter­na­zio­nale che vede il coin­vol­gi­mento di Usa, Gran Bre­ta­gna, Fran­cia e Cina.

Eppure, al di là dell’indignazione susci­tata a livello mon­diale, con gli appelli di Ange­lina Jolie e della first lady Michelle Obama (che sabato si è sosti­tuita al marito nell’abituale mes­sag­gio di fine set­ti­mana per con­dan­nare il rapi­mento), si fa fatica a cre­dere che a mobi­li­tare l’intelligence mon­diale siano puri sen­ti­menti uma­ni­tari. La realtà è un’altra, amara, ama­ris­sima: quella per cui il ratto di que­ste sabine nige­riane, altro non ha fatto che sco­per­chiare e por­tare in super­fi­cie un’altra guerra som­mersa. Quella eco­no­mica, a difesa di forti inte­ressi soprat­tutto petro­li­feri che negli anni hanno fatto della Nige­ria la più grande eco­no­mia del con­ti­nente noir e un hub indi­scusso di com­pa­gnie euro­pee, sta­tu­ni­tensi, israeliane.

Terra di ric­che risorse natu­rali, la Nige­ria, prima tra tutte l’oro nero che gli val­gono il titolo di mag­gior pro­dut­tore di greg­gio dell’Africa, e la colo­niz­za­zione estera di mer­cati e ter­ri­to­rio non­ché lo sfrut­ta­mento e lo scem­pio ambien­tale. Un eldo­rado di vanità finan­zia­rie, che è motore e garante di mec­ca­ni­smi di cor­ru­zione poli­tica, ine­gua­glianza sociale, scar­sità di inve­sti­menti sco­la­stici e sani­tari con­tro i quali nes­sun eser­cito è inter­ve­nuto e l’intelligence di nes­sun Paese si è mai mobilitato.

Boko Haram — la cui minac­cia alla desta­bi­liz­za­zione delle regioni del Sahel è una realtà nota da tempo — è figlio di que­sti scempi poli­tici di cui Casa Bianca ed Eli­seo (al pari delle altre ammi­ni­stra­zioni inter­na­zio­nali) sono com­plici al fianco di grandi com­pa­gnie pub­bli­che e pri­vate con cui, quo­ti­dia­na­mente, si spar­ti­scono inte­ressi e affari. E come in altri con­flitti, in Afgha­ni­stan e nella stessa Africa (come il più recente Mali), il copione si rei­tera: una guerra eco­no­mica che si camuffa di acco­rati appelli uma­ni­tari e buoni sen­ti­menti, una guerra inne­scata dalla minac­cia ter­ro­ri­stica mon­diale di cui allo stesso tempo ne è però l’outcome. Una tra­gi­com­me­dia quasi disgu­stante (se non fosse per il sin­cero appello di alcuni impor­tanti espo­nenti della comu­nità civile), quella che sta andando in onda via etere in que­sti giorni e le cui mac­chine della reto­rica sen­ti­men­ta­li­sta sono state messe a moto ad arte, ancora una volta vit­time di una sme­mo­ra­tezza lunga decenni.

Eni, Shell e Total è il tri­dente che domina la Nige­ria, a cui non ultima per impor­tanza si aggiunge Areva e le sue miniere di ura­nio con cui con­di­vide gravi respon­sa­bi­lità nei disa­stri ambien­tali. Nella regione del Delta del Niger, nono­stante a par­tire dal 1960 il petro­lio ha gene­rato gua­da­gni di miliardi, la mag­gio­ranza della popo­la­zione vive in povertà e senza accesso ade­guato ad acqua pulita o all’assistenza sani­ta­ria. «Le com­pa­gnie petro­li­fere, in par­ti­co­lar modo la Shell Petro­leum, hanno ope­rato per più di 30 anni senza che un con­trollo serio o regole ambien­tali gui­das­sero le loro attività».

A soste­nerlo è il Pro­gramma dell’Onu per lo svi­luppo (Undp), nel Niger Delta Human Deve­lo­p­ment Report del 2006. Report citato anche da Amne­sty Inter­na­tio­nal nella sua rela­zione del 2009 Petro­lio, inqui­na­mento e povertà nel delta del Niger (oltre­ché in più recenti appelli): «Le per­sone che vivono nelle aree del Delta del Niger in cui si estrae petro­lio bevono, cuci­nano e si lavano con acqua inquinata,ma le loro pre­oc­cu­pa­zioni non sono prese sul serio e l’industria del petro­lio con­ti­nua a inqui­nare le risorse ambien­tali neces­sa­rie per la loro sopravvivenza».