Triste epilogo alla Berloni: licenziati 140 lavoratori Fonte: rassegna

Il triste epilogo di una vicenda complessa e dolorosa come quella della Berloni srl vedrà la collocazione in mobilità di 140 dipendenti. Ne dà notizia la Fillea Cgil di Pesaro, annunciando che il 30 novembre prossimo scadrà la cassa integrazione straordinaria per tutti i dipendenti della società in liquidazione. Ieri, giovedì 25 settembre, è stato infatti sottoscritto l’accordo per il licenziamento collettivo di 240 dipendenti in esubero (in seguito alla cessazione dell’attività aziendale), cento dei quali saranno poi riassunti a tempo indeterminato entro ottobre, quando si dovrebbero concludere le operazioni necessarie per l’acquisto di un ramo d’azienda (quello delle cucine).

Epilogo, si diceva, di una lunga crisi che ha colpito un’impresa leader nel campo delle cucine e degli arredamenti che, dopo aver fatto ricorso al concordato in bianco ed essere stata messa in liquidazione, con la fine della cassa integrazione cesserà il rapporto di lavoro con tutti i dipendenti, anche se l’accordo prevede l’assunzione di cento lavoratori. “Il futuro di questo marchio – sostiene Giuseppe Lograno della Fillea di Pesaro che ha seguito la vertenza dall’inizio – è ormai affidato alla Berloni Group che, in tempi brevi, ci auguriamo, acquisti la Berloni e assuma a tempo indeterminato tutti i dipendenti che attualmente lavorano con contratti a scadenza, riducendo così a 140 il numero dei lavoratori che cesseranno il rapporto di lavoro, come previsto dall’accordo. Al momento la newco – prosegue Lograno – non sta procedendo a livelli che ci erano stati annunciati. Questo ha impedito l’inserimento nell’organico di altro personale in cassa integrazione. Personale con specializzazioni altissime che ci auguravamo fossero riassorbite visto anche il piano industriale”.

Sulla vicenda interviene anche la segretaria generale della Cgil Pesaro Urbino, Simona Ricci: “Resta comunque il dramma, ampiamente annunciato, di 140 lavoratori che perderanno il proprio posto di lavoro. E resterà il fatto che un’altra realtà industriale del nostro territorio che cerca di uscire dalla crisi, verrà fortemente ridimensionata e con molte incertezze sul futuro. Nonostante i nostri numerosi appelli – aggiunge – alle associazioni di categoria, alle istituzioni locali e regionali, a noi resta l’amarezza di dover ancora una volta constatare che non esiste ancora un progetto per il rilancio del nostro settore manifatturiero e che il nostro territorio, sta vivendo una lenta agonia con il rischio di una vera e propria desertificazione industriale”.