Grecia, sit in sotto le finestre di Bankitalia a Roma. La Fiom aderisce al corteo del 14 febbraio | Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Diverse centinaia di persone hann9o partecipato questa sera al sit in sotto la sede di Bankitalia in via XX settembre. Un presidio di solidarietà con la Grecia dopo che l’Ue e la Bce hanno dimostrato la linea dura contro le posizioni anti-austerità del Governo Tsipras. Tante le bandiere di Rifondazione e dell’Altra Europa, e diverse anche le bandiere di Sel. Insomma, una presenza di quella sinistra determinata a non lasciar sola la Grecia e il governo guidato da Syriza e di dar vita, a partire dal risultato politico raggiunto dal popolo greco, a un fronte di lotta  antiausterità. Due le scadenze importanti che sono state programmate nell’immediato: l’11 febbraio sotto lo’ambasciata tedesca e ilo 14 per l’appuntamento nazionale. A questo appuntamento dal titolo “Dalla parte giusta. E’ cambiata la Grecia. Cambiamo l’Europa”, ha aderito nelle ultime ore anche la Fiom. “E’ ora di cambiare per costruire una Europa vera fondata sul lavoro e sulla giustizia sociale”, si legge in un comunicato a firma della segreteria nazionale.  Secondo la Fiom la strada da seguire è il non pagamento degli interessi, la mutualizzazione del debito e il suo allungamento.
All’iniziativa di Roma hanno partecipato, tra gli altri, Paolo Ferrero, segretario del Prc, Raffaella Bolini, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Giovanni Russo Spena, e molti partecipanti della Brigata Kalimera, presenti con il vessillo portato ad Atene.

Gli 80 euro “scoperti”: i dubbi dei tecnici del Senato Fonte: il manifesto | Autore: red.

La promessa di Renzi. Irap, tassa Bankitalia, evasione: la relazione del servizio Bilancio individua varie falle nel piano di coperture per il decreto Irpef

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Gli 80 euro che dovreb­bero arri­vare – pro­messa del pre­mier Mat­teo Renzi – in busta paga a par­tire dal pros­simo 27 mag­gio, non avreb­bero le coper­ture ade­guate. Almeno su alcuni punti. I dubbi sono stati avan­zati ieri dai tec­nici del Senato. Il Ser­vi­zio di Bilan­cio del Senato ieri ha reso nota la rela­zione di accom­pa­gna­mento al decreto Irpef.

Innan­zi­tutto l’Irap: il minor get­tito deri­vante dal taglio dell’Irap inse­rito nel dl Irpef potrebbe essere mag­giore di quanto pre­vi­sto dal governo e dalla Ragio­ne­ria nella rela­zione tec­nica al prov­ve­di­mento, pari quest’anno a circa 2 miliardi. Quella cifra – spie­gano i tec­nici – potrebbe essere «più signi­fi­ca­tiva». Quindi, come dire, si potrebbe aprire un nuovo buco, da coprire.

Ancora, l’aumento della tas­sa­zione sulle quote Ban­ki­ta­lia, uti­liz­zato come coper­tura del dl Irpef, pone dubbi di costi­tu­zio­na­lità. «I repen­tini muta­menti del qua­dro nor­ma­tivo – scri­vono i tec­nici del Senato – potreb­bero finire per defi­nire la tas­sa­zione postuma di una ric­chezza non più attuale ovvero non garan­tire quell’esigenza di anti­ci­pata cono­scenza da parte del con­tri­buente del carico fiscale posto sulle pro­prie atti­vità eco­no­mi­che, con con­se­guente pos­si­bile vio­la­zione di pre­cetti costituzionali».

Il dl Irpef pre­vede, all’articolo 12, che la tassa sulle plu­sva­lenze deri­vati alle ban­che e alle assi­cu­ra­zioni dalla riva­lu­ta­zione delle quote Ban­ki­ta­lia passi dal 12% al 26% e non sia più cor­ri­spo­sta in tre rate ma in un’unica solu­zione. Nella Nota di let­tura sul decreto, i tec­nici citano gli arti­coli 41, 53 e 97 della Costi­tu­zione e sot­to­li­neano che «andreb­bero valu­tati con atten­zione i pro­fili di com­pa­ti­bi­lità della norma in esame con il pre­detto det­tato costi­tu­zio­nale, anche in con­si­de­ra­zione delle rica­dute sul get­tito di even­tuali contenziosi».

Oltre­tutto, l’innalzamento della tas­sa­zione sulle ren­dite finan­zia­rie (dal 20% al 26%) potrebbe allon­ta­nare alcuni inve­sti­tori, che potreb­bero sce­gliere altri fondi su cui inve­stire, meno tas­sati. Il che ulte­rior­mente restrin­ge­rebbe gli incassi.
Ancora, dubbi si avan­zano sui pro­venti della lotta all’evasione: occorre fare una «rifles­sione» sulla norma «di carat­tere pro­gram­ma­tico» che pre­vede in incre­mento delle entrate dalla lotta all’evasione, pari a 2 miliardi di euro.

Osser­va­zioni arri­vano anche in merito alla norma che pre­vede l’utilizzo di 300 milioni, incas­sati lo scorso anno dalla lotta all’evasione. Da parte del ser­vi­zio Bilan­cio arri­vano infatti delle «con­si­de­ra­zioni di rilievo meto­do­lo­gico» sull’utilizzo di risorse incas­sate lo scorso anno e che dovreb­bero andare a finan­ziare l’esercizio 2014.

Per quanto riguarda l’utilizzo delle even­tuali risorse che arri­ve­ranno dalla lotta all’evasione, nel docu­mento si sot­to­li­nea che «non è stata for­nita alcune infor­ma­zione in ordine a even­tuali stru­menti o meto­do­lo­gie che si ipo­tizza di uti­liz­zare per il rag­giun­gi­mento dell’obiettivo». Il ser­vi­zio Bilan­cio evi­den­zia, inol­tre, che non si pre­fi­gu­rano «spe­ci­fici inter­venti o azioni nel caso in cui il risul­tato indi­cato non fosse rag­giunto». Aspetti, que­sti, in assenza dei quali «il Par­la­mento potrebbe non disporre di stru­menti suf­fi­cienti per valu­tare l’efficacia» della norma.

Il Pd risponde attra­verso Edoardo Fanucci: «Il Senato si tran­quil­lizzi, le coper­ture ci sono».

Tassi Bankitalia e copri l’Imu Fonte: Il Manifesto | Autore: Antonio Sciotto

È 3.093 il numeretto «magico» (si fa per dire): il totale degli emendamenti presentati alla legge di stabilità, e che cominceranno il loro iter da martedì in Commissione Bilancio del Senato. Da lì dovrà uscire un testo entro lunedì 18, che dovrà poi essere approvato entro venerdì 22. È questa la road map, prima del passaggio alla Camera, con i tempi un po’ stretti a causa dell’alto numero di emendamenti proposti, soprattutto dal fronte della stessa maggioranza: ben 2.190 contro i 903 dei partiti di opposizione. Inoltre, per coprire l’Imu (ne riferiamo in conclusione), si concretizza il tema della rivalutazione delle quote di Bankitalia: ma mancherebbe il tempo di farla entro il 2013.
Il Pd ha il record degli emendamenti presentati, ben 992 (più di quelli di tutta l’opposizione messi insieme), segue il Pdl con 814, il M5S 283, la Lega 372, Scelta civica 166, Misto-Sel 248, Gal 112, Gruppo per le autonomie 106. Gli ordini del giorno sono 128, gli emendamenti al ddl Bilancio 50 e i relativi odg 3. Ma a parte questa sequela di numeri, di per sé non significativa, sono poche le proposte di verifica che fanno veramente discutere (alcuni emendamenti, lo dicono i relatori stessi, verranno eliminati dai partiti che li hanno presentati, per velocizzare).
In particolare, è da notarsi la passione mai sopita del Pdl per i condoni e la privatizzazione dei beni pubblici. I berluscones propongono una sorta di sanatoria fiscale, per lo smaltimento delle cartelle esattoriali: si risparmierebbero le more e le sanzioni, in modo da incassare – è la previsione – 1,7 miliardi di euro. Più grave, soprattutto per Pd e Sel, la proposta di vendere le spiagge.
Ieri un fuoco di fila ha attaccato l’emendamento che si propone di «sdemanializzare» interi tratti di costa, quelli dove già insistono gli stabilimenti balneari e che in genere sono dati in concessione dallo Stato. «La proposta di vendere le nostre spiagge è impresentabile e offende la dignità del Paese. Aspettiamo solo che qualche emulo di Totò proponga di vendere la Fontana di Trevi», dice Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera. E Nichi Vendola, leader di Sel, rincara: «Abusivismo, cementificazione, condoni. Cosa altro vogliono fare alla nostra Italia? Non permetteremo in alcun modo un altro colossale scempio delle coste del nostro Paese, un “bene comune” di tutti gli italiani».
Intanto resta aperto il rebus di come reperire i 2,4 miliardi per non far pagare l’ultima rata dell’Imu. Si pensa ad esempio all’aumento degli anticipi fiscali dovuti dalle imprese a fine anno, concentrandolo però sulle banche. E in effetti proprio a Bankitalia, e al suo «tesoro» finora rimasto «immobile», molti guardano: l’ultima valutazione delle quote in mano a banche, assicurazioni e finanziarie risale addirittura al 1936, ed equivale alla cifra piuttosto risibile di 156 mila euro. Via Nazionale ha terminato però da poco il suo studio, e oggi quelle quote hanno un valore tra i 5 e i 7,5 miliardi di euro. Il che, in tasse dovute al Tesoro, potrebbe equivalere a qualcosa come 1-1,5 miliardi, che se si potessero iscrivere a bilancio già quest’anno andrebbero a coprire oltre metà Imu.
Ma appunto la partita appare complessa: ci vorrebbe una legge ad hoc per la rivalutazione, e serve anche il vaglio della Bce. Come spiegano gli esperti che hanno calcolato la cifra, (Franco Gallo, ex presidente della Corte costituzionale, Lucas Papademos, ex vicepresidente Bce, e ad Andrea Sironi, rettore della Bocconi), l’assetto azionario di Bankitalia va rivisto prima di tutto perché i processi di concentrazione avvenuti negli ultimi anni hanno accresciuto la percentuale del capitale detenuta dai più grandi gruppi bancari. Intesa SanPaolo detiene oltre il 30% e Unicredit il 22%. Va anche ricordato che una legge del 2005 (la 262, terzo governo Berlusconi, ministro dell’Economia Giulio Tremonti) contempla un possibile trasferimento allo Stato della proprietà dell’istituto centrale: la legge non è mai stata attuata, poiché manca l’apposito regolamento attuativo, ma gli esperti giudicano comunque essenziale mantenere l’indipendenza di Via Nazionale.
Già da tempo il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni (ex dg di Bankitalia) vorrebbe riformare la banca centrale, aprendo la partecipazione al capitale, e rendendola una vera «public company»