La sporca guerra dello Stato contro i No Muos da: www.resistenze.org

 

Antonio Mazzeo | antoniomazzeoblog.blogspot.it

13/03/2015

Pur d’installare il MUOS in Sicilia, hanno violato perlomeno tre articoli della Costituzione e un’infinità di norme urbanistiche, ambientali e antimafia. Ministri e sottosegretari, governatori, assessori e funzionari regionali hanno mentito spudoratamente e impunemente; giudici, prefetti, questori e commissari hanno rispolverato leggi liberticide, fasciste e fascistoidi. La realizzazione a Niscemi (Caltanissetta), all’interno di una straordinaria area protetta, del terminale terrestre del nuovo sistema di telecomunicazioni della Marina Usa, passerà alla storia per le innumerevoli, gravi e insanabili illegalità perpetuate dai poteri dello Stato e per aver sperimentato sulla pelle di centinaia di attivisti No war, principalmente giovani e donne, la scientifica brutalità, l’arbitrarietà e la spregiudicatezza degli apparati repressivi dello Stato.

Cariche e manganellate contro i manifestanti che bloccavano il via vai dei camion e dei mezzi militari; arresti, carcerazioni, espulsioni, condanne, sanzioni e multe per migliaia di euro. Difficilissimo tenere il conto degli atti lesivi del diritto e delle libertà personali prodotti dalle autorità in poco meno di tre anni per tentare di spezzare la resistenza No MUOS. L’esordio delle pratiche repressive in nome e per conto degli interessi geostrategici degli alleati d’oltreoceano risale all’8 settembre 2012, quando furono denunciati 17 attivisti che si erano recati di notte davanti ai cancelli della base di Niscemi per disturbare il sonno dei moderni cavalieri dell’apocalisse con mestoli e padelle. L’accusa fu di radunata sediziosa, manifestazione non autorizzata e danneggiamento di beni della Difesa, ma per l’inconsistenza dei rapporti di polizia il procedimento è stato poi archiviato. Grazie alle vecchie leggi contro il “terrorismo”, il 14 marzo 2013 furono effettuate irruzioni e perquisizioni nelle abitazioni di una decina di niscemesi, che diedero esito negativo. Nel successivo mese di aprile, i controlli, i fermi e le perquisizioni delle forze dell’ordine si fecero estenuanti specie sulle persone che più animavano il presidio permanente No MUOS realizzato nei pressi della grande installazione militare di proprietà e uso esclusivo delle forze armate a stelle e strisce. Furono emanati contravvenzioni e fogli di via; quando poi giorno 22 aprile, 7 giovani attivisti fecero ingresso all’interno della base per arrampicarsi su alcune antenne utilizzate per le trasmissioni ai sottomarini nucleari in immersione negli oceani, scattarono gli arresti per due di loro, con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Quando il GIP decise di non convalidare i fermi, la Procura di Caltagirone presentò ricorso in Cassazione e ottenne una decisione favorevole che legittimò l’operato della polizia. L’8 maggio 2013, durante un sit-in, furono arrestati altri due attivisti con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale ed uno anche per danneggiamento aggravato. Due minori catanesi furono denunciati per lesioni e violenze e iniziò un lungo e doloroso calvario giudiziario per le famiglie. Il procedimento a carico di uno di loro fu archiviato, mentre l’altro fu rinviato a giudizio e infine assolto per non aver commesso il fatto. Un altro arresto avvenne il 10 luglio 2013 a Gela in occasione delle proteste contro la commemorazione in pompa magna dello sbarco degli americani in Sicilia del 1943.

Dopo che il 9 agosto 2013 migliaia di persone occuparono pacificamente per alcune ore la base di Niscemi, le forze dell’ordine smistarono in tutta l’Isola decine di denunce per ingresso in luoghi dove l’accesso è vietato per interessi militari e ad alcuni anche per resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Gli attivisti che il giorno prima dell’occupazione si erano arrampicati sulle antenne di trasmissione degli ordini di guerra del Pentagono, furono pure denunciati per interruzione di pubblico servizio. A fine luglio 2014 sono state emesse 29 ordinanze di misure cautelari nei confronti degli attivisti indagati per resistenza e violenza per l’occupazione del 9 agosto 2013. le ordinanze disponevano contestualmente il divieto di ingresso e dimora nel Comune di Niscemi, ma sono state annullate il 23 settembre dal Tribunale di Caltanissetta. Altre 9 persone risultano indagate per adunanza sediziosa, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale per le proteste al presidio No MUOS del 24 agosto 2013, mentre nel successivo novembre sono state eseguite due perquisizioni domiciliari e due sequestri per un lancio di uova ad un convoglio di soldati statunitensi. Per un incatenamento collettivo ai cancelli della base, il 25 gennaio 2014, dopo l’innalzamento delle parabole del MUOS, ancora avvisi per due attivisti, mentre dopo una seconda invasione non violenta della base, il 9 agosto 2014, sono state notificate una settantina di denunce anche contro manifestanti che si erano tenuti a debita distanza dall’infrastruttura militare. Per esplosioni pericolose, a fine gennaio 2015, cinque attivisti No MUOS sono stati denunciati per aver “salutato” con fuochi d’artificio il lancio da Cape Canaveral del terzo satellite MUOS.

“Agli attivisti, le autorità di polizia hanno pure contestato reati come l’attentato alla sicurezza dei trasporti, il porto di oggetti atti ad offendere, ecc.”, denuncia Paola Ottaviano, componente del pool dei legali dei Comitati No MUOS. “Inoltre continuano ad essere emanati fogli di via obbligatori ex art. 2 del decreto 159/2011 che prescrivono il divieto di ingresso a Niscemi per tre anni. Uno dei due impugnati al Tar è stato annullato perché ritenuto illegittimo per violazione di legge, carenza d’istruttoria e difetto di motivazione. Per i sit-in fatti tra l’aprile e il giugno 2013 davanti i cancelli della base per denunciare l’ingresso degli operai al cantiere mentre era in vigore l’atto di revoca della Regione siciliana delle autorizzazioni ai lavori, sono state notificate decine di sanzioni amministrative che vanno da un minimo di 2.500 a un massimo di 10.000 euro. Per quei blocchi sono state rinviate a giudizio anche due rappresentanti del Comitato Mamme No Muos di Niscemi, procedimento che pende avanti il tribunale di Caltagirone. La legge prevede tra le cause di non punibilità, l’esercizio di una facoltà legittima, come il diritto ad esprimere il proprio pensiero e a manifestare, diritto costituzionalmente garantito. In quei mesi, ogni attività all’interno dei cantieri del MUOS era illegittima, e mentre nulla veniva fatto per impedire il prosieguo dei lavori, le autorità perseguitavano i cittadini e gli attivisti che ne denunciavano l’illegittimità e la presenza di aziende a cui la stessa Prefettura di Caltanissetta aveva negato la certificazione antimafia perché ritenute vicine ai boss mafiosi locali”.

Avvocati in tribunale per il processo al Muos da: argo catania

MUOSDubbi sulla cosituzionalità degli accordi tra Governo italiano e USA, vizi e lacune nelle autorizzazioni, legittimità delle sanzioni contro gli attivisti. Queste e altre le questioni che verranno discusse nel convegno, MUOS e No MUOS a giudizio, che si terrà sabato 15 novembre nell’Aula delle Adunanze del Tribunale di Catania. Ce ne parla oggi Nello  Papandrea, avvocato impegnato a fianco del Coordinamento regionale dei Comitati No Muos.

Il convegno, organizzato da Legambiente, circolo Città Ambiente di Catania, ha lo scopo di far conoscere le problematiche giuridiche che riguardano l’Installazione Militare ad uso esclusivo delle Forze Armate Statunitensi collocata in Contrada Ulmo a Niscemi.

Ma perché parlare di MUOS in Tribunale e perché giova l’apporto di Internazionalisti e Costituzionalisti?

Negli ultimi anni, quello dei movimenti di protesta relativi ad opere di particolare incidenza su assetti di vaste zone del territorio è divenuto un fenomeno di particolare rilevanza.

Si pensi al movimento NO TAV, ma accanto a questo, in ambiti territoriali a noi più vicini, ai movimenti No Ponte, No Triv, No MUOS. Quest’ultimo ha propri analoghi sul territorio nazionale nei movimenti No Radar (Sardegna) e No Dal Molin (Vicenza), solo per citarne alcuni.

Le problematiche giuridiche poste da tali movimenti si rivelano di particolare importanza e complessità. Quasi tutti questi movimenti, infatti, sono stati occasione di avvio di accese contese giudiziarie, riguardanti da un lato le impugnazioni degli atti autorizzativi e la tutela dei diritti dei soggetti coinvolti (sotto forma, di volta in volta, di tutela della salute, diritti reali o di godimento ed altro).

Sia, sotto altro aspetto la difesa degli attivisti colpiti da procedimenti penali o sanzioni amministrative e, specularmente, le denunce della popolazione nei confronti di alcune amministrazioni coinvolte.

Si tratta di un’attività difensiva complessa che richiede una preparazione specifica e la conoscenza ampia ed approfondita delle problematiche coinvolte. Quanto sopra vale in special modo per la vicenda che riguarda il MUOS di Niscemi.

Si tratta di una tematica poco conosciuta della quale, generalmente, vengono indicati gli aspetti relativi alla tutela della salute e dell’ambiente rispetto all’inquinamento elettromagnetico.

Ma esistono altre problematiche, relative alle autorizzazioni, al regime urbanistico, all’applicabilità della normativa sui contratti pubblici, alla difesa degli attivisti da procedimenti penali e sanzioni amministrative, etc.., che richiedono una conoscenza complessiva dei presupposti di diritto internazionale e costituzionale, oltreché amministrativo.

MUOS Un esempio può essere chiarificatore. Il 9 agosto 2013, alcuni attivisti si arrampicarono sulle antenne di trasmissione del preesistente impianto di comunicazione denominato NRTF (Naval Radio Trasmitter Facility). A questi attivisti è stato contestato il reato di interruzione di pubblico servizio (Art. 340 c.p.).

A prescindere dalle questioni di fatto sottese, una problematica che può porsi è se l’impianto svolgesse effettivamente un pubblico servizio.

In proposito, occorre verificare la qualificazione della base secondo il diritto internazionale. Abitualmente, infatti, siamo portati a pensare che le Basi Militari Straniere presenti sul nostro territorio siano dipendenti dal Trattato NATO.

In realtà, ciò non è vero, in quanto il trattato NATO non prevede l’ospitalità di Basi Militari di paesi partner. Tale presenza è quindi originata da accordi bilaterali. Tali accordi, prevedono la compresenza sul nostro territorio sia di Basi NATO o Basi ad Uso Misto, sia di Basi esclusivamente USA, le cui funzioni sono regolate da un accordo del 1995.

Un accordo bilaterale del 6 aprile 2006 classifica la base di Niscemi fra quelle ad uso esclusivo USA. Da ciò discende la disciplina della Base e la disciplina giuridica ed amministrativa delle infrastrutture ivi presenti.

Ma a monte sorge altra problematica di natura prettamente Costituzionale. Gli accordi in questione non sono mai stati approvati dal Parlamento né ratificati dal Capo dello Stato come previsto dagli artt. 80 ed 87 della Costituzione per ogni trattato internazionale che riveste natura politica.

Sorge, quindi, il problema della regolarità, vincolatività e vigenza di tali trattati ai quali non può non attribuirsi natura politica posto che consentono la permanenza sul nostro territorio di militari ed armamenti stranieri.

Ma la questione richiede anche un approfondimento di tematiche di Diritto Amministrativo e, in particolare, di alcune norme del D.lgs. 15 marzo 2010 n. 66 – “Codice dell’ordinamento militare”. L’Art. 232 del “codice” equipara, infatti, alle opere per la difesa le installazioni militari di Paesi partner NATO, ma solo “ai fini urbanistici, edilizi, ambientali e al fine dell’affidamento ed esecuzione di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture”.

Questo esempio, che riguarda solo una delle tematiche che saranno trattate, dimostra quanto complesso sia il lavoro degli Avvocati che si occupano di tali problematiche e come richieda l’intervento di competenze diverse.

Competenze che si sono volute riunire in Tribunale per una riflessione corale su un tema sicuramente appassionante per l’operatore del diritto ma che riguarda molto da vicino qualsiasi cittadino.

Si pensi che il MUOS, è un sistema di comunicazione globale ad “uso esclusivo” delle Forze Armate Statunitensi che, quindi, dalla sua messa in funzione coinvolgerà l’Italia in tutta l’attività bellica degli Stati Uniti, rendendo la nostra isola obiettivo sensibile di primaria importanza.

E’ preoccupante sapere che la sua realizzazione è dovuta a trattati bilaterali conclusi in assenza dell’approvazione parlamentare prevista dall’art. 80 della Costituzione

avv. Sebastiano Papandrea