Fonte: il manifestoAutore: Mario Dinucci -La corsa alle armi hi-tech-

Corsa gui­data in tutti i campi dagli Stati uniti.

Una set­ti­mana fa il «Comando dell’attacco glo­bale» ha lan­ciato dalla Cali­for­nia un mis­sile inter­con­ti­nen­tale Minu­te­man III, col­pendo con una testata spe­ri­men­tale un atollo nel Paci­fico a 8mila km di distanza. Con que­sti test il Comando veri­fica «l’affidabilità» dei 450 Minu­te­man III, pronti al lan­cio con le loro testate nucleari. Il Con­gresso ha stan­ziato oltre 200 miliardi di dol­lari (acconto su circa 1000 miliardi in dieci anni) per poten­ziare le forze nucleari, con altri 12 sot­to­ma­rini da attacco (7 miliardi l’uno, il primo già in can­tiere), armato cia­scuno di 200 testate nucleari, e altri bom­bar­dieri stra­te­gici (550 milioni l’uno), cia­scuno armato di 20 testate nucleari. L’Esercito sta spe­ri­men­tando armi laser capaci di abbat­tere veli­voli, met­tere fuori uso i visori e acce­care i sol­dati nemici; la Marina ha già instal­lato un can­none laser sulla nave Ponce, pre­ci­sando che «deve ancora essere usato in un com­bat­ti­mento reale»; l’Aeronautica annun­cia che dal 2022 armerà di laser i suoi cacciabombardieri.

In forte svi­luppo anche il set­tore dei droni e robot da guerra. Men­tre si moder­niz­zano i droni tele­gui­dati (il Glo­bal Hawk ha supe­rato le 150mila ore di volo), si spe­ri­men­tano veli­voli da attacco com­ple­ta­mente robo­tiz­zati: l’X-47B ha effet­tuato in volo il primo rifor­ni­mento auto­ma­tico di carburante.

Il cac­cia F-35C per le por­tae­rei, annun­cia il Segre­ta­rio alla marina, «sarà pro­ba­bil­mente l’ultimo con pilota a bordo».

Nel 2016 sarà spe­ri­men­tato anche un robot subac­queo che, lan­ciato da un sot­to­ma­rino, indi­vi­dua e segue auto­ma­ti­ca­mente le navi nemi­che. Dalla guerra robo­tiz­zata a quella spa­ziale il passo è breve: il 20 mag­gio è par­tito per la sua quarta mis­sione segreta l’X-37B, un mini-shuttle robo­tico della U.S. Air Force già testato per quasi 4 anni nello spa­zio. Il gene­rale Grea­ves, nuovo capo del Comando spa­ziale, ha dichia­rato che gli Stati uniti «use­ranno tutti i mezzi per man­te­nere la supre­ma­zia nello spazio».

Alla corsa par­te­ci­pano sulla scia degli Usa i mag­giori paesi euro­pei della Nato: dieci giorni fa, i mini­stri della difesa di Fran­cia, Ger­ma­nia e Ita­lia hanno fir­mato il memo­ran­dum d’intesa per lo svi­luppo di un veli­volo robo­tico da guerra.

Israele par­te­cipa alla corsa con nuovi droni e armi nucleari, armi che può con­ti­nuare a svi­lup­pare dopo che la pro­po­sta araba di con­vo­care nel 2016 una con­fe­renza per creare in Medio­riente una zona libera da armi nucleari è stata bloc­cata all’Onu da Usa, Canada e Gran Bre­ta­gna. Rus­sia, Cina e altri paesi, che sono nel mirino stra­te­gico Usa/Nato, rea­gi­scono di con­se­guenza.
La Rus­sia sta svi­lup­pando il Sar­mat, un nuovo mis­sile bali­stico inter­con­ti­nen­tale le cui testate nucleari mano­vrano al rien­tro nell’atmosfera per evi­tare i mis­sili inter­cet­tori dello «scudo» Usa, e il sot­to­ma­rino della classe Borey, estre­ma­mente silen­zioso, armato di 200 testate nucleari.

Mis­sili e sot­to­ma­rini ana­lo­ghi sono costruiti dalla Cina che, secondo il Comando Usa, sta spe­ri­men­tando anche armi spa­ziali anti-satellite per acce­care i sistemi di attacco statunitensi.

Su tutto que­sto cala il blac­kout media­tico, men­tre i riflet­tori ven­gono pun­tati sui bam­bini che, alla parata mili­tare del 2 giu­gno, festeg­giano con ombrelli tri­co­lori. Non la pace, come gli è stato detto, ma la guerra che li aspetta

Usa, il riarmo nucleare del Premio Nobel per la pace Fonte: il manifesto | Autore: Manlio Dinucci

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Cin­que anni fa, nell’ottobre 2009, il pre­si­dente Barack Obama fu insi­gnito del Pre­mio Nobel per la Pace in base alla «sua visione di un mondo libero dalle armi nucleari, e al lavoro da lui svolto in tal senso, che ha poten­te­mente sti­mo­lato il disarmo». Moti­va­zione che appare ancora più grot­te­sca alla luce di quanto docu­menta oggi un ampio ser­vi­zio del New York Times : «L’amministrazione Obama sta inve­stendo decine di miliardi di dol­lari nella moder­niz­za­zione e rico­stru­zione dell’arsenale nucleare e degli impianti nucleari statunitensi».

A tale scopo è stato appena rea­liz­zato a Kan­sas City un nuovo enorme impianto, più grande del Pen­ta­gono, dove migliaia di addetti, dotati di futu­ri­sti­che tec­no­lo­gie, «moder­niz­zano» le armi nucleari, testan­dole con avan­zati sistemi che non richie­dono esplo­sioni sot­ter­ra­nee. L’impianto di Kan­sas City fa parte di un «com­plesso nazio­nale in espan­sione per la fab­bri­ca­zione di testate nucleari», com­po­sto da otto mag­giori impianti e labo­ra­tori con un per­so­nale di oltre 40mila spe­cia­li­sti. A Los Ala­mos (New Mexico) è ini­ziata la costru­zione di un nuovo grande impianto per la pro­du­zione di plu­to­nio per le testate nucleari, a Oak Ridge (Ten­nes­see) se ne sta rea­liz­zando un altro per pro­durre ura­nio arric­chito ad uso mili­tare. I lavori sono stati però ral­len­tati dal fatto che il costo del pro­getto di Los Ala­mos è lie­vi­tato in dieci anni da 660 milioni a 5,8 miliardi di dol­lari, quello di Oak Ridge da 6,5 a 19 miliardi.
L’amministrazione Obama ha pre­sen­tato com­ples­si­va­mente 57 pro­getti di upgrade di impianti nucleari mili­tari, 21 dei quali sono stati appro­vati dall’Ufficio gover­na­tivo di con­ta­bi­lità, men­tre 36 sono in attesa di appro­va­zione. Il costo sti­mato è allo stato attuale di 355 miliardi di dol­lari in dieci anni. Ma è solo la punta dell’iceberg. Al costo degli impianti si aggiunge quello dei nuovi vet­tori nucleari.

Il piano pre­sen­tato dall’amministrazione Obama al Pen­ta­gono pre­vede la costru­zione di 12 nuovi sot­to­ma­rini da attacco nucleare (cia­scuno in grado di lan­ciare, con 24 mis­sili bali­stici, fino a 200 testate nucleari su altret­tanti obiet­tivi), altri 100 bom­bar­dieri stra­te­gici (cia­scuno armato di circa 20 mis­sili o bombe nucleari) e 400 mis­sili bali­stici inter­con­ti­nen­tali con base a terra (cia­scuno con una testata nucleare di grande potenza, ma sem­pre arma­bile di testate mul­ti­ple indipendenti).

Viene così avviato dall’amministrazione Obama un nuovo pro­gramma di arma­mento nucleare che, secondo un recente stu­dio del Mon­te­rey Insti­tute, verrà a costare (al valore attuale del dol­laro) circa 1000 miliardi di dol­lari, cul­mi­nando come spesa nel periodo 2024–2029. Essa si inse­ri­sce nella spesa mili­tare gene­rale degli Stati uniti, com­po­sta dal bilan­cio del Pen­ta­gono (640 miliardi di dol­lari nel 2013), cui si aggiun­gono altre voci di carat­tere mili­tare (la spesa per le armi nucleari, ad esem­pio, è iscritta nel bilan­cio del Dipar­ti­mento dell’Energia), por­tando il totale a quasi 1000 miliardi di dol­lari annui, cor­ri­spon­denti nel bilan­cio fede­rale a circa un dol­laro su quat­tro speso a scopo militare.

L’accelerazione della corsa agli arma­menti nucleari, impressa dall’amministrazione Obama, vani­fica di fatto i limi­tati passi sulla via del disarmo sta­bi­liti col nuovo trat­tato Start, fir­mato a Praga da Stati uniti e Rus­sia nel 2010 (v. il mani­fe­sto del 1° aprile 2010). Sia la Rus­sia che la Cina acce­le­re­ranno il poten­zia­mento delle loro forze nucleari, attuando con­tro­mi­sure per neu­tra­liz­zare lo «scudo anti-missili» che gli Usa stanno rea­liz­zando per acqui­sire la capa­cità di lan­ciare un first strike nucleare e non essere col­piti dalla rappresaglia.

Viene coin­volta diret­ta­mente nel pro­cesso di «ammo­der­na­mento» delle forze nucleari Usa anche l’Italia: le 70–90 bombe nucleari sta­tu­ni­tensi B-61, stoc­cate ad Aviano e Ghedi-Torre, ven­gono tra­sfor­mate da bombe a caduta libera in bombe «intel­li­genti» a guida di pre­ci­sione, cia­scuna con una potenza di 50 kilo­ton (circa il qua­dru­plo della bomba di Hiro­shima), par­ti­co­lar­mente adatte ai nuovi cac­cia Usa F-35 che l’Italia si è impe­gnata ad acqui­stare. Ma di tutto que­sto, nei talk show, non si parla.