Amnesty: “Di fronte all’aumento degli attacchi barbarici e della repressione, la comunità internazionale è rimasta assente” Autore: vittorio bonanni da: controlacrisi.org

Nel puntuale rapporto annuale che ogni anno Amnesty International presenta alla stampa e al pubblico in generale l’associazione umanitaria per eccellenza disegna con grande efficacia il quadro globale della situazione dei diritti umani. La quale fatalmente significa anche fare il punto della situazione politica del pianeta. Quest’anno nel mirino del Rapporto 2014-2015, pubblicato in Italia da Castelvecchi, ci sono i conflitti siano essi condotti dagli Stati che da gruppi armati di varia natura. In entrambi i casi i diritti delle persone vengono bellamente ignorati. Nel corso della conferenza stampa tenuta ieri a Roma Antonio Marchesi, presidente di Amnesty Italia, ha detto che “il 2014 è stato un anno catastrofico per milioni di persone intrappolate nella violenza. La risposta globale ai conflitti e alle violazioni commesse dagli Stati e dai gruppi armati è stata vergognosa e inefficace. Di fronte all’aumento degli attacchi barbarici e della repressione, la comunità internazionale è rimasta assente” – ha dichiarato Marchesi. “Le Nazioni Unite – ha aggiunto – furono istituite 70 anni fa per assicurare che gli orrori della Seconda guerra mondiale non si sarebbero mai più ripetuti. Adesso assistiamo a una violenza su scala massiccia che produce un’enorme crisi dei rifugiati. Siamo di fronte a un clamoroso fallimento nella ricerca di soluzioni efficaci per risolvere le necessità più pressanti dei nostri tempi”. Nello specifico ecco i punti dolenti sottolineati da Amnesty: popolazioni civili sempre più costrette a vivere sotto il controllo quasi statale di brutali gruppi armati e sottoposte ad attacchi, persecuzioni e discriminazioni; crescenti minacce alla libertà d’espressione e ad altri diritti umani, tra cui le violazioni causate da nuove, drastiche leggi antiterrorismo e da sorveglianze di massa ingiustificate; il peggioramento delle crisi umanitarie e dei rifugiati, con un sempre maggior numero di persone in fuga dai conflitti, i governi ancora impegnati a chiudere le frontiere e la comunità internazionale sempre più incapace di fornire assistenza e protezione. Particolare preoccupazione è data dal crescente potere di gruppi armati non statali, tra cui quello che si è denominato Stato islamico. Nel 2014 questi ultimi hanno commesso abusi dei diritti umani in almeno 35 paesi, più di un quinto di quelli su cui Amnesty International ha svolto ricerche. “Con l’estensione dell’influenza di gruppi come Boko haram, Stato islamico e Al Shabaab oltre i confini nazionali, sempre più civili saranno costretti a vivere sotto un controllo quasi statale, sottoposti ad abusi, persecuzione e discriminazione” – ha commentato Marchesi secondo il quale “i governi devono finirla di affermare che la protezione dei civili è al di là dei loro poteri e devono invece contribuire a porre fine alla sofferenza di milioni di persone. Devono avviare un cambiamento fondamentale nel modo di affrontare le crisi nel mondo”. Rispetto poi alla possibilità che il massimo organismo del Palazzo di Vetro possa intervenire, Amnesty ha voluto sottolineare come il Consiglio di Sicurezza, malgrado da decenni si parli di una sua riforma, resti di fatto bloccato da un anacronistico potere di veto che dunque rende vano ogni sforzo finalizzato a risolvere le crisi mondiali. Questo è il caso della Siria, dell’Iraq, dell’Ucraina, di Gaza, di Israele e di molte altre situazioni, vedi il caso del Sahara occidentale, ormai incancrenite da decenni di stallo politico. Amnesty chiedi agli Stati membri del Consiglio di sicurezza di rinunciare una volta per tutte a questo diritto eredità di una “Guerra fredda” che dovrebbe essere archiviata e che invece  il mondo nel suo complesso non perde occasione per riesumare. “Potrebbe essere una svolta per la comunità internazionale e uno strumento per difendere le vite umane. Così facendo, i cinque stati membri permanenti darebbero alle Nazioni Unite un più ampio margine d’azione per tutelare i civili in caso di gravi rischi per le loro vite e invierebbero un segnale potente che il mondo non resterà a guardare passivamente di fronte alle atrocità di massa” ha spiegato Marchesi. Questi conflitti sono favoriti anche da un traffico di armi per nulla regolamentato come Amnesty chiede da tempo. L’obiettivo dell’associazione umanitaria è di convincere tutti gli stati – compresi Stati Uniti d’America, Cina, Canada, India, Israele e Russia – di ratificare o accedere al Trattato sul commercio di armi entrato in vigore lo scorso anno, dopo una campagna di Amnesty e di altre organizzazioni durata decenni. “Nel 2014 – sottolinea Marchesi – enormi forniture di armi sono state inviate a Iraq, Israele, Sud Sudan e Siria, nonostante la probabilità assai elevata che sarebbero state usate contro i civili intrappolati nei conflitti. Quando lo Stato islamico ha conquistato ampie parti dell’Iraq, ha trovato grandi arsenali pronti all’uso. L’irresponsabile flusso di armi verso chi viola i diritti umani deve cessare subito”. Amnesty ha altresì stigmatizzato l’atteggiamento repressivo e draconiano che alcuni Stati hanno avuto di fronte a minacce alla propria incolumità. “Dalla Nigeria all’Iraq, dalla Turchia all’Afghanistan, dalla Russia al Kenya e via dicendo, i governi hanno cercato di giustificare le violazioni dei diritti umani con la necessità di mantenere ‘sicuro’ il mondo. Stiamo vedendo pessimi segnali che i governi continueranno a reprimere le proteste, introdurranno drastiche leggi antiterrorismo e ricorreranno a un’ingiustificata sorveglianza di massa per rispondere alle minacce alla sicurezza. Ma sappiamo che le reazioni impulsive non funzionano. Al contrario, creano un ambiente repressivo nel quale l’estremismo può crescere” dice il presidente di Amnesty Italia. Il Rapporto non dimentica certo la situazione drammatica dei rifugiati. E anche in questo caso colpisce l’incapacità o la mancanza di volontà dei Paesi più importanti di intervenire con misure umanitarie efficaci. “È terribile vedere come i paesi ricchi considerino prioritario lasciare le persone fuori dai loro confini piuttosto che tenerle in vita. La crisi globale dei rifugiati è destinata a peggiorare se non verranno prese misure urgenti. I leader mondiali hanno il potere di alleviare la sofferenza di milioni di persone, destinando impegno politico e risorse economiche all’assistenza e alla protezione di coloro che fuggono dai pericoli, fornendo aiuti umanitari con generosità e reinsediando i rifugiati più vulnerabili” – ha dichiarato Marchesi. Per Amnesty “il quadro complessivo dello stato dei diritti umani è tetro ma le soluzioni ci sono. I leader mondiali devono intraprendere azioni immediate e decisive per invertire un’imminente crisi globale e fare un passo avanti verso un mondo più sicuro, in cui i diritti e le libertà siano protetti” . Per concludere l’Italia. E anche in questo caso c’è poco da sorridere. Tra l’assenza del reato di tortura nella legislazione nazionale, l’atteggiamento discriminatorio nei confronti delle comunità rom, la situazioni nelle carceri e nei centri di detenzione per gli immigrati irregolari, senza contare le responsabilità non accertate per i morti in custodia cautelare a seguito di indagini lacunose il quadro è drammatico. Anche in questo caso finisce nel mirino il semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea: “Durante questo periodo, l’Italia ha sprecato l’opportunità di dare all’Europa un indirizzo diverso, basato sul rispetto dei diritti umani, sul contrasto alla discriminazione e soprattutto su politiche in tema d’immigrazione che dessero priorità a salvare vite umane, attraverso l’apertura di canali sicuri di accesso alla protezione internazionale, piuttosto che a controllare le frontiere” – ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia. “Dopo aver salvato oltre 150.000 rifugiati e migranti che cercavano di raggiungere l’Italia dal Nord Africa su imbarcazioni inadatte alla navigazione, a fine ottobre l’Italia ha deciso di chiudere l’operazione Mare nostrum. Avevamo chiesto al governo, e lo stesso primo ministro si era impegnato pubblicamente in questo senso, di non sospendere Mare nostrum fino a quando non fosse stata posta in essere un’operazione analogamente efficace, in termini di ricerca e soccorso in mare. Le nostre richieste non sono state ascoltate, con le conseguenze ampiamente previste di nuove, tragiche morti in mare, nonostante il pieno dispiegamento dei mezzi e l’impegno della Guardia costiera italiana, lasciata pressoché sola dalla comunità internazionale” – ha commentato Rufini. Insomma ancora una volta un quadro desolante, mutabile solo se a cambiare saranno radicalmente le politiche appunto degli Stati che contano. Svolta ancor ben lungi dall’essere visibile all’orizzonte.