#12A, l’abbraccio resistente diventa una scultura per i “partigiani di oggi” | Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

“Una statua per ricordare le partigiane di oggi”: l’abbraccio tra i giovani attivisti Andrea Coltelli e Deborah Angrisani, entrambi a terra durante gli scontri di Roma dello scorso 12 aprile diventa una scultura di gesso. A realizzarla e’ stato un gruppo di studenti dell’Accademia di Belle Arti che ora la espongono a Fosdinovo in occasione della mostra “Artiste/i per la Resistenza 2014”, organizzata dagli Archivi della resistenza in occasione della Festa di Liberazione.
Del progetto, si e’ occupato il quotidiano Il Tirreno. Nato da un’idea di Elia Buffa e’ stato realizzato con l’aiuto di Silvia Scaringella, Lavinia Mancini, Ludovica Neri e Giulia Berrettoni e ritrae il ragazzo intento a fare scudo con il proprio corpo alla compagna caduta a terra durante la carica della polizia e ha gia’ suscitato grande scalpore e non solo in ambito artistico.
“Ci siamo ispirati direttamente alle immagini che in questi giorni sono state trasmesse molte volte dalle televisioni nazionali – racconta Elia Buffa -. Si tratta di una scena molto forte che ci ha profondamente colpito. Io da anni sono impegnato attivamente in politica a Massa e conosco bene Andrea Coltelli che, invece, e’ di Viareggio”. Per realizzare la scultura tutti i giovani artisti hanno impiegato circa una settimana e ora questa rimarra’ esposta a Fosdinovo.

“Il progetto e’ nato dopo che ho visto le immagini alla televisione – spiega Elia Buffa -. In realta’ avevo gia’ in mente di realizzare una scultura dedicata alle donne partigiane, ma poi ho deciso di cambiarlo e contestualizzarlo ai giorni nostri. Il risultato e’ questa scultura che parla”

#12A. “A terra, insultata e presa a calci”, parla Deborah. Quattro fermi diventano arresti Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

Convalida dei fermi e ed emissione di ordinanze di custodia cautelare in carcere, per due indagati, ed ai domiciliari per altri due. Sono queste le richieste del pm Eugenio Albamonte per i quattro fermati in occasione degli scontri avvenuti sabato nel centro di Roma durante la manifestazione per il diritto alla casa. L’esame delle richieste, e gli interrogatori dei quattro indagati da parte del gip, e’ in programma per mercoledi’ prossimo a Regina Coeli. Il pm ha chiesto la misura del carcere per Lorenzo Marabina e Antonio Pompea. Per loro l’accusa e’ di lancio di oggetti, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. I domiciliari sono stati sollecitati per Ugo Esposito e, per l’appena diciottenne, Simon Canca. A questi ultimi e’ contestato il lancio di oggetti.Intanto, continuano le polemiche sulle brutali cariche della polizia, compreso l’episodio in cui si vede un poliziotto salire sul corpo di una ragazza. La donna ieri ha dichiarato di non voler denunciare l’uomo (il “cretino”, come è stato definito da un funzionario delle forze dell’ordine), che nel mentre si è presentato in questura ammettendo dle proprie responsabilità. Secondo lei, “il processo non porterebbe a nulla”. Deborah Angrisani, ha 22 anni, e’ di Viareggio e studia all’Universita’ di Pisa. E’ stata intervistata assieme al ragazzo che nelle immagini finite su tutti i media cercava di proteggerla – Andrea Coltelli, 19 anni, che non e’ il fidanzato – dal quotidiano il Tirreno e dal sito popoff.globalist.it. Entrambi militano nella Brigata Antisfratto di Viareggio ed erano venuti a Roma per manifestare. “Non ero consapevole della violenza della polizia – dice Deborah al sito di controinformazione -. Era la mia prima manifestazione e dopo sabato ho dovuto aprire gli occhi. Non stavamo facendo niente. A me non piace la violenza, sono contro la violenza”. “Ero in mezzo alla folla con la mia amica – racconta -. La polizia ha cominciato a caricare e ci siamo riparate dietro ai giornalisti. A un certo punto ho visto Andrea sanguinante. Ero spaventata, l’ho rincorso cercando di tamponargli la ferita alla testa. Poi ci siamo sentiti prendere da dietro, ci hanno buttati per terra e hanno cominciato a picchiarci”. “Un poliziotto mi ha ferito col manganello sul braccio e sulla schiena – continua Deborah -. Poi, quando ero bloccata a terra mi e’ salito addosso e mi ha preso a calci sullo stomaco, sul fianco, sul petto – ho ancora le costole doloranti -, mentre Andrea cercava di proteggermi”. “Quando finalmente ci siamo rialzati e abbiamo chiesto ‘Ma cosa fate? Perche’?’ – prosegue – i poliziotti intorno hanno cominciato a insultarci”. “Vorrei che la nostra vicenda sia davvero utile a far conoscere la realta’”, conclude la studentessa, non che serva “solo a fare immagine e vendere qualche copia in piu’