Mafia: Fava, Farnesina rimuova ambasciatore che aiutò Matacena da: antimafia duemila

starace-giorgio-ambasciatorePresentata interrogazione al Ministro degli Esteri per chiedere la sospensione dell’ambasciatore ad Abu Dhabi Starace

15 ottobre 2014
Roma. “Perché la Farnesina non ha ancora rimosso l’ambasciatore che ha aiutato il latitante Matacena?”. Lo chiede in una interrogazione al ministro degli Esteri il deputato di Libertà e Diritti – Socialisti Europei Claudio Fava, vicepresidente della Commissione Antimafia. “L’ambasciatore italiano presso gli Emirati Arabi Starace è indagato dalla Procura di Reggio Calabria – ricorda Fava – per favoreggiamento aggravato per aver esercitato, secondo i magistrati, ‘pressioni insistenti per i modi e per i tempi che servivano a garantire a Matacena le migliori condizioni possibili di permanenza nel Paese’. Al tempo stesso l’ambasciatore Starace non avrebbe comunicato a Roma alcune informazioni indispensabili all’autorità giudiziaria italiana per istruire la richiesta di estradizione. Che infatti è stata respinta, permettendo a Matacena, pur condannato in via definitiva a scontare tre anni di reclusione per concorso in associazione mafiosa, di essere ancora libero ad Abu Dhabi”. L’onorevole Fava ha chiesto al Ministro di “sospendere in via cautelativa l’ambasciatore Starace richiamandolo immediatamente a Roma”.

In foto: l’ambasciatore Giorgio Starace

Riceviamo e pubblichiamo dall’armatore Amadeo Matacena ex deputato di Forza Italia questa lettera su alcuni punti dell’articolo “Il potere della ‘Ndrangheta da: antimafia duemila” che riguardono la sua persona

Gentile Presidente,

Gentile Direttore,

con riferimento all’articolo a titolo “Il potere della ‘Ndrangheta da: antimafia duemila”, apparso sul vostro sito web: ANCI Catania in data 13 Ottobre u.s., con la presente preciso e chiarisco che, contrariamente a quanto scritto non sono mai stato, nel citato ristorante di Abu Dhabi di proprieta di tale Sig. Andrea Nucera, che trovandosi ad Abu Dhabi dista 150 kilometri da Dubai dove io sono, ed è in un altro emirato.

L’articolo cita pertanto fatti e circostanze che non corrispondono assolutamente al  vero e tendono per contro a creare nel lettore una falsa rappresentazione della realtà che io qui smentisco nella  maniera più assoluta e categorica.

A mero titolo informativo ricordo ad emtrambi che le motivazioni di merito che hanno portato le Autorità giudiziarie emiratine a rigettare la richiesta di estradizione avanzata dalle autorità italiane sono relative soprattutto alla non esistenza nell’ordinamento emiratino del reato per il quale sono stato condannato (a torto) ch’è quello di concorso esterno in associazione mafiosa, mentre la richiesta d’estradizione firmata dal Ministro Cancellieri è stata, con falso in atti, espressa quale membro intraneo di associazione mafiosa! Ove voleste avere copia della relativa documentazione potete richiederla ai miei legali, Avv. Enzo Caccavari  e Corrado Politi.

Le Autorità emiratine, inoltre, non hanno riscontrato alcuna possibilità di integrare la fattispecie del reato per il quale sono stato condannato con altre fattispecie normative previste invece dal loro ordinamento locale.

In più, sempre a titolo informativo, colgo qui l’occasione per evidenziare che il reato di riciclaggio non mi è mai stato contestato dall’autorità giudiziaria italiana e, quindi, non poteva da quest’ultima essere richiesta la mia estradizione, se non con un falso, per detto reato appunto non contestato, non commesso ed in assenza per esso di una condanna definitiva passata in giudicato.

Inoltre la condanna comminatami per concorso esterno in associazione mafiosa, tra l’altro, non è di fatto definitiva essendo pendente il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che può annullarla. Infine nella prossima settimana i miei legali depositeranno un ricorso al giudice dell’esecuzione, come indicato nell’ultima sentenza della Cassazione che mi ha ridotto la pena a soli tre anni, per ottenere la dichiarazione di prescrizione del relativo reato.

Di fronte alla gravità di tali affermazioni mi riservo ovviamente la facoltà di inviarne  comunicazione alle competenti Autorità emiratine affinchè ne acquisiscano conoscenza e decidano la posizione da prendere.

Devo concludendo ribadire che mai il sottoscritto ha avuto l’intenzione di andare in Libano che, proprio per l’esistenza di un accordo bilaterale di estradizione fra esso e l’Italia, non è un posto più sicuro degli Emirati Arabi Uniti, che non hanno alcun accordo bilaterale d’estradizione con la nostra Italia, e l’avvenuta negazione della mia estradizione paragonata a quella concessa dal Libano per Dell’Utri dimostra come detto assunto sulla maggiore sicurezza del Libano sia sempre stata un’assunto senza senso!

V’invito pertanto a voler cortesemente ospitare la presente nel vostro sito, rammentandole le norme italiane che invitano in tal senso.

L’occasione mi è gradita per inviare cordiali saluti.

Abu Dhabi, l’opulenza costruita sullo sfruttamento con la complicità degli americani | Autore: fabrizio salvatori da. controlacrisi.org

Trattati come schiavi e pagati 272 dollari al mese. Continuano le polemiche contro la nuova sede della New York University (Nyu) di Abu Dhabi, negli Emirati arabi uniti, che per la costruzione dei suoi edifici fa ricorso a manodopera a basso costo e ingaggiata incondizioni di schiavitù. I lavoratori hanno deciso di scioperare e decine di loro sono stati portati in carcere, dove alcuni sono stati sottoposti a interrogatori violenti. Il New York Times parla di operai schiaffeggiati, presi a calci per farli confessare di aver preso parte allo sciopero.Nel 2009 la Nyu aveva messo nero su bianco il suo impegno a rispettare i diritti dei lavoratori, ma a detta degli operai, le aziende appaltatrici non hanno mantenuto le promesse. Nella maggior parte dei casi, i migranti impiegati nella costruzione della sede dell’università americana devono lavorare 11 o 12 ore al giorno, sei o sette giorni alla settimana, solo per riuscire a raggiungere quanto originariamente pattuito: una paga base di 408 dollari. Oltre a questo sono costretti a dormire in 15 nella stessa stanza, nonostante il regolamento dell’Università prevedesse un massimo di quattro posti letto. Opulenza e modernità, da una parte, violenze e sfruttamento, dall’altra. Nella città dei grattacieli ultramoderni, degli alberghi a cinque stelle, del lusso e del progresso, alcune tipologie di impiego rasentano la schiavitù. La capitale degli Emirati Arabi Uniti, terza economia del Medio Oriente grazie alle sue riserve di petrolio e di gas naturale, sarebbe un modello virtuoso per l’intera regione. Tuttavia – come denuncia Human Rights Watch – all’interno di questo Paese le condizioni cui sono sottoposti molti lavoratori, principalmente provenienti dal Sudest asiatico, non sono considerate accettabili.