Autore: redazione Tribunali dei minori, il Cnca lancia una petizione per bloccarne l’abolizione. Molte le adesioni da parte degli operatori del settore da: controlacrisi.org

Una petizione lanciata dal Cnca (Coordinamento delle comunita’ d’accoglienza) ed indirizzata ai senatori, che stanno ricevendo nelle loro mail le firme,contro la soppressione dei tribunali per i minori. “La riforma, cosi’ come e’ al momento, e’ destinata a riportarci indietro di 50 anni- si legge nel testo pubblicato su http://www.change.org-, proprio nel momento in cui la nostra Giustizia Minorile sta ricevendo i maggiori tributi nel resto d’Europa. La riforma ridurra’ drasticamente la specializzazione dei magistrati (sia giudicanti che inquirenti) che si occupano di minori, portando nella maggior parte d’Italia ad una situazione nella quale si occuperanno di questioni delicatissime (penale minorile, abuso sessuale in infanzia, separazioni ad alta conflittualita’, maltrattamenti ai bambini,…) magistrati che non hanno specializzazione sui temi dei minorenni, e che si devono occupare di questa materia al pari di incidenti stradali, marchi, fallimenti”.

La maggior parte degli operatori del settore ha preso una posizione durissima contro la soppressione dei Tribunali per i minorenni.
Provvedimento previsto dalla bozza di riforma della giustizia in discussione al Senato.
Tra questi magistrati, magistrati minorili, avvocati minorili, ordine degli assistenti sociali, ordine degli psicologi. La Riforma nella sua prima forma prevedeva il passaggio di competenze dai Tribunali per i minorenni al nuovo Tribunale della Famiglia. A inizio anno invece la commissione Giustizia della Camera ha approvato un emendamento – a firma di Donatella Ferranti, del Pd- che di fatto sopprime dei Tribunali per i minorenni e delle Procure presso i Tribunali per i minorenni, a favore di sezioni specializzate presso i Tribunali ordinari. Con Gherardo Colombo a Giuliano Pisapia, sono oltre 9.300 le firme on line raccolte dalla petizione contro l’abolizione dei tribunali per i minorenni. Per l’ex magistrato di Mani Pulite c’e’ “il rischio molto concreto e grave che la giustizia finisca per trattare ragazzi e bambini come se fossero adulti, con conseguenze molto negative per loro e per la collettivita’”. “In base alla mia esperienza politica, giuridica e amministrativa non posso condividere e ritengo rischiosa e controproducente”, ha scritto il sindaco di Milano.

“Gli stessi parlamentari sembrano sottovalutare i rischi di un’abolizione tout court del Tribunale dei minori- commenta Emanuele Bana, presidente della Cooperativa Comin, storica organizzazione milanese che si occupa di infanzia e famiglie in difficolta’-, a favore di non meglio specificate sezioni specializzate, che in casi precedenti non sono quasi mai state realizzate. In questo modo si rischia di disperdere tutto l’immenso sapere che magistrati e pubblici ministeri hanno maturato nel tempo. Il grande pregio della giustizia minorile in Italia e’ quella di avere strumenti realmente educativi e riparativi del reato, cosa che verrebbe certamente meno nella riforma. Occorre stralciare dalla riforma Orlando questa delicatissima tematica”.

Femminicidio, Feltri (direttore di Libero) rischia la radiazione per il titolo su Sara Fonte: ansaAutore: redazione

L’Ordine dei giornalisti interviene sul direttore di ‘Libero’ Vittorio Feltri per il titolo di apertura del quotidiano in edicola ieri, 31 maggio (“…e per gradire nella capitale arrostiscono una ragazza di 22 anni”). L’Ordine dei giornalisti della Lombardia, anche su segnalazione del Consiglio nazionale, rende noto di aver formalmente trasmesso la documentazione sul caso in questione al Consiglio di disciplina territoriale che, per competenza, ha aperto un’istruttoria. Gabriele Dossena, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, in una nota spiega che numerose altre segnalazioni e proteste, tra cui una raccolta di firme promossa da Change.org, sono pervenute all’Ordine, sollecitando la radiazione di Vittorio Feltri dall’Albo.

“Ovunque proteggi”, il film sulla Strage di Viareggio sarà premiato a Cannes il 21 maggio Fonte: www.articolo21.orgAutore: redazione

Il cortometraggio “Ovunque proteggi” con la regia di Massimo Bondielli, scritto insieme a Luigi Martella, prodotto dalla Caravanserraglio Film Factory e fortemente voluto e condiviso dall’associazione dei familiari delle vittime della strage di Viareggio del 29/06/2009 “Il Mondo che Vorrei – ONLUS”, vince il premio di Miglior Documentario al Global Short Film Awards di New York.Gli autori e i familiari ritireranno il premio sul Red Carpet di Cannes il 21 maggio 2016, durante l’Awards Gala che si terrà presso ’InterContinental Carlton Cannes.

Nella motivazione si legge: un film italiano dal messaggio universale. Ed è proprio quello che gli autori di Ovunque proteggi in 12′ hanno cercato di raccontare: la dimensione umana, materiale, sconvolgente e inaccettabile di quanto accaduto la notte del 29 giugno 2009 nella stazione ferroviaria di Viareggio. La strage che ha ucciso 32 persone bruciate vive nelle loro case.

La realizzazione del film ha visto la partecipazione diretta dei familiari delle vittime della strage ferroviaria, Marco Piagentini e Daniela Rombi e dell’associazione dei familiari “Il Mondo che Vorrei”, che ha messo a disposizione il suo archivio. Chiara Rapaccini, scrittrice-disegnatrice e compagna di Mario Monicelli, ha realizzato la locandina del cortometraggio. Vinicio Capossela ha concesso l’utilizzo dell’omonimo brano musicale: Ovunque proteggi. Matteo Castelli, Gian Luca Cavallini, Egildo Simeone, Livio Bernardini, Walter Ubaldi, Giacomo Martella e Saura Argenziano ed altri amici artisti e professionisti hanno collaborato alla produzione.

Ovunque proteggi ha riscosso interesse ed è stato selezionato da 18 festival nazionali ed internazionali, vincendo oltre al GSF di New York, anche il Visioni Corte Film Festival 2015 e il Clorofilla Film Festival 2015 quale Migliore Corto Doc e ricevendo una Menzione Speciale al Pistoia Corto Film Festival.
Il “viaggio” del cortometraggio è l’occasione per portare la testimonianza diretta dei familiari delle vittime nelle sale, sui palchi, nelle piazze, nelle aule delle scuole e il 21 maggio prossimo sul Red Carpet di Cannes.
Un racconto civile itinerante, quello di “Ovunque proteggi”, embrione narrativo del lungometraggio “Il sole sulla pelle”, docu-film sulla stessa vicenda, le cui riprese sono già cominciate sempre con la regia di Massimo Bondielli.

Nasce “La mela di Newton” La grande divulgazione scientifica diventa uno spazio fisso su MicroMega online da. micromega.net

Debutta oggi su micromega.net “La mela di Newton”, estensione online dell’Almanacco della Scienza di MicroMega. Una nuova sezione del sito di MicroMega, a cura di Telmo Pievani, con contributi originali, interviste a scienziati e filosofi della scienza, recensioni, estratti inediti, dibattiti, approfondimenti e anteprime.

La razionalità critica e la libertà di pensiero, che sono al cuore della ricerca scientifica, hanno ancora molti nemici, in primis i fondamentalismi e gli oscurantismi di ogni sorta. Nel frattempo la scienza permea le nostre vite. Non c’è sfida globale del XXI secolo (il riscaldamento climatico, le energie rinnovabili del futuro, l’accesso all’acqua, la fame, le emergenze sanitarie, le diseguaglianze sociali sempre più lancinanti e intollerabili) che non trovi nella ricerca scientifica e tecnologica una possibile speranza di future soluzioni, inedite e creative.

Ma anche le grandi domande filosofiche di sempre – chi siamo, da dove veniamo, come pensiamo, in quale relazione siamo con il mondo – non possono essere oggi affrontate seriamente senza conoscere gli avanzamenti più recenti della ricerca scientifica. Mentre in Italia il dibattito bioetico muore per asfissia argomentativa (sempre gli stessi temi, sempre gli stessi divieti), nel mondo la bioetica di frontiera si interroga sui nuovi confini delle biotecnologie rese possibili dalla ricerca più avanzata.

L’imbarazzante e irriformabile classe politica italiana è talmente inadeguata culturalmente ad affrontare questi temi che continua a riempire le sue chiacchiere di “futuro” e “innovazione” e intanto persevera nel non finanziare la ricerca pubblica italiana se non con iniziative spot calate dall’alto, lascia che le nostre più brillanti intelligenze se ne vadano, svilisce e umilia i migliori. Nel frattempo la scienza evolve, si auto-corregge, dibatte i temi più aperti, sgretola pregiudizi e stereotipi, scopre fenomeni nuovi e si pone nuove domande.

Di questo e di tanto altro ancora, senza riverenze, si occuperà “La mela di Newton”, estensione online dell’Almanacco della Scienza di MicroMega, curata dal filosofo della scienza (e tra i massimi studiosi di darwinismo e di evoluzionismo) Telmo Pievani, con contributi originali, interviste a scienziati e filosofi della scienza, recensioni, estratti inediti, dibattiti, approfondimenti e anteprime.

I primi due articoli online su “La mela di Newton”:

Quando ci si affeziona troppo a un’idea. La storia di alcuni falsi miti scientifici
di Olmo Viola
Miti scientifici persistono ben radicati nelle menti di molte persone, promuovendo concezioni e comportamenti deleteri. Talvolta anche scienziati risultano assuefatti a teorie attraenti ma false. Aderendovi acriticamente e promuovendole contribuiscono direttamente alla diffusione di falsità e a rendere più saldi luoghi comuni ingiustificati. In una recente pubblicazione su “Nature”, la giornalista Megan Scudellari si è dedicata alla demistificazione di 5 miti scientifici, tanto radicati che la loro confutazione lascia disorientati.

Teorie del complotto, Social Intelligent Design e disuguaglianza globale
di Francesco Suman

Le teorie del complotto, proponendo versioni ipersemplificate della realtà sociale, presentano un’architettura esplicativa, finalistica e intenzionale, del tutto simile alla teoria dell’Intelligent Design che mirerebbe a spiegare la complessità del mondo naturale come prodotto di un agente superiore. La diffusione della disinformazione online è considerata una delle più serie minacce per la società odierna. Per questo i complottismi non vanno liquidati con quattro risate, ma colti per quello che sono: campanelli d’allarme.

MicroMega 2/2016 in edicola dal 10 marzo da. micromega

Cos’è successo la notte di Capodanno a Colonia? La lotta al terrorismo può giustificare la rinuncia alle nostre libertà? Fin dove si spingerà la deriva autoritaria della Polonia di Kaczyński? Sono solo alcuni dei temi affrontati nel ricchissimo volume 2/2016 di MicroMega, in edicola libreria ebook e iPad da giovedì 10 marzo. In allegato due volumetti con testi di Massimo Cacciari e Umberto Eco

Dacia Maraini e Lucia Annunziata dialogano sulla notte di Colonia: è stato “solo” sessismo o c’è uno specifico problema di integrazione degli immigrati musulmani? Sullo stesso tema tre contributi stranieri: la filosofa francese Élisabeth Badinter, la sociologa tedesca di origini turche Necla Kelek e la femminista tedesca Alice Schwarzer.

Giovanni di Lorenzo, Josep Ramoneda, Roberto Esposito, Fernando Savater e Roberto Toscano tentano di rispondere alla domanda cruciale del nostro tempo: è lecito, e fino a che punto, mettere anche solo temporaneamente tra parentesi, in nome della lotta al terrorismo e alla minaccia jihadista, diritti individuali che sono a fondamento della democrazia stessa?

Una democrazia che in Europa è messa fortemente sotto pressione: a Ovest con le strette antiterrorismo, a Est con l’arrivo al potere di partiti populisti di destra. E mentre la deriva autoritaria è già conclamata nell’Ungheria di Orban, nella Polonia di Kaczyński la speranza è riposta nei movimenti della società civile, come spiegano la saggista Irena Grundzińska Gross, il leader del movimento della società civile Critica politica, Słavomir Sierakowski, e lo storico e attivista politico dissidente Karol Modzelewski.

Venendo all’Italia, alla prossima tornata di amministrative andranno al voto le tre principali città italiane: Roma, Milano e Torino. Tra facce vecchie e volti solo apparentemente nuovi, il filo rosso é solo uno: la fedeltà a Renzi. Un ritratto dei tre candidati invotabili: Gianni Barbacetto per Giuseppe Sala, Antonio Monti per Roberto Giachetti e Jacopo Iacoboni per Piero Fassino.

Inoltre Pierfranco Pellizzetti traccia la fenomenologia del pragmatismo pseudomoderno di Renzi-Verdini; Gloria Origgi spiega perché oggi, nella società della comunicazione, è sempre più urgente elaborare una epistemologia della reputazione; Alessandra Cucchi e Martina Pasini ci conducono attraverso i Balcani, lungo la nuova rotta dei profughi.

A chiudere il numero l’intervento del procuratore di Palermo Roberto Scarpinato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario e la risposta del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

E con questo volume in regalo due volumetti di ristampe di articoli di Umberto Eco e Massimo Cacciari.

IL SOMMARIO DEL NUMERO

DIALOGO
Lucia Annunziata / Dacia Maraini – Colonia, Europa
Quello che è accaduto la notte di San Silvestro a Colonia pone un’ineludibile domanda sull’integrazione di persone provenienti dai paesi islamici. Si è trattato genericamente di un caso di aggressioni a sfondo sessuale di uomini contro donne o è possibile individuare una specificità culturale e/o religiosa che accomuna gli aggressori? O addirittura di un ‘atto di guerra’ pianificato e organizzato? E come deve reagire l’Europa di fronte a fenomeni del genere? Un dialogo sul presente e il futuro dell’Occidente e dei suoi valori.

ICEBERG 1 – islam, donne e democrazia
Élisabeth Badinter in conversazione con Anne Rosencher – Colonia, non voltiamoci dall’altra parte (A.A.A. femministe cercasi)
Secondo la femminista e filosofa francese, il dibattito che è seguito alla notte di San Silvestro di Colonia è surreale: il tema centrale è diventato quello di evitare le strumentalizzazioni razziste, mettendo la sordina alla gravità di quanto accaduto, la violenza pianificata e organizzata ai danni di centinaia di donne da parte di un migliaio di uomini magrebini e mediorientali. E non è certo la prima volta che si chiede al femminismo di subordinare la propria causa ad altre ‘priorità’ (la ‘sinistra’ stalinista lo ha sempre fatto). La novità, forse, è che molte sedicenti femministe si sono accodate al mainstream del politicamente corretto.

Necla Kelek – Il rischio šari‘a nel cuore dell’Europa
L’arrivo in massa di giovani uomini provenienti da società rigidamente patriarcali nelle quali il dominio assoluto degli uomini sulle donne è legittimato pone un grosso problema di integrazione nei paesi occidentali, che non si può risolvere girando la testa dall’altra parte. Le associazioni islamiche per esempio – che pretendono di parlare a nome di tutti i musulmani, quando invece ne rappresentano solo una minima parte – sono perlopiù associazioni politiche, ortodosse se non addirittura islamiste, sovvenzionate dai paesi islamici. È ora che l’Occidente si renda conto del pericolo che corre e che ponga i propri valori fondamentali – primo fra tutti la parità fra uomini e donne – al centro delle politiche di integrazione.

Alice Schwarzer in conversazione con Cinzia Sciuto – Basta col multiculturalismo!
Decenni di retorica multiculturalista e relativista hanno diffuso un’idea di falsa tolleranza che impedisce di andare alla radice di alcuni problemi politici e sociali di fronte ai quali ci troviamo oggi. I fatti di Colonia sono stati inizialmente insabbiati proprio in nome di un malinteso antirazzismo. Un atteggiamento che in Germania ha già aperto le porte a vere e proprie società parallele. Alice Schwarzer, storica femminista tedesca e direttrice della rivista EMMA, spiega perché è ora di dire basta.

NOSTRA PATRIA È IL MONDO INTERO
Irena Grundzińska Gross – La ‘democrazia nazionale’ polacca
Il cambio di regime polacco, seguito alla recente vittoria elettorale della formazione populista di destra Diritto e giustizia, dovrebbe essere fonte di preoccupazione per l’Unione europea. La Polonia di Jarosław Kaczyn´ski, leader del partito di governo e principale ispiratore delle recenti svolte, è sempre più un paese apertamente illiberale, nazionalista e intriso di ideologia fondamentalista religiosa. Dio, Patria e famiglia.

Sławomir Sierakowski in conversazione con Maciej Stasiński – Una nuova Solidarność per la Polonia
Con la vittoria del partito populista di destra di Kaczyński la Polonia si sta rapidamente avviando verso un regime autoritario, nazionalista e reazionario. Ma la risposta della società civile non si è fatta attendere. In questa intervista il leader del movimento civico, europeista e democratico Critica politica spiega perché, a differenza che in Ungheria, in Polonia il regime avrà vita dura: “Noi abbiamo l’esperienza dei dissidenti e di Solidarność a cui attingere – e si tratta di una fortissima tradizione di resistenza collettiva”.

Karol Modzelewski – La svolta polacca: polizia politica e ‘Radio Maryja’
Dopo la caduta del comunismo e la fine di Solidarność,  nel paese si è affermata la libertà ma contro i princìpi di uguaglianza, fraternità e coesione sociale. Così Diritto e giustizia, il partito di Kaczyński, ha trovato terreno fertile per imporre la sua visione antidemocratica e il suo ‘risanamento’ attraverso un regime poliziesco, il tutto rafforzato dal sostegno della Chiesa tradizionalista e caratterizzato da un acceso nazionalismo: la testimonianza di uno dei ‘padri’ storici del dissenso e tra i maggiori intellettuali polacchi.

ICEBERG 2 – sicurezza e libertà
Giovanni di Lorenzo – La Germania sull’orlo di una crisi di nervi
La crisi dei profughi, gli attentati terroristici di matrice islamista e quelli, che aumentano in maniera inquietante, di matrice xenofoba stanno mettendo a durissima prova i paesi europei, primo fra tutti le Germania. Un paese che negli ultimi decenni aveva messo in campo una grande capacità di accoglienza e integrazione e che si ritrova oggi spaventato e senza solidi punti di riferimento politici. Una situazione potenzialmente esplosiva, come ci spiega il direttore di Die Zeit.

Josep Ramoneda – La strategia della paura come impotenza
La percezione della minaccia terroristica è oggi in Occidente molto più alta della realtà. Ad alimentare questa falsa percezione contribuiscono gli stessi governi occidentali, con le loro sconsiderate dichiarazioni di guerra e sospensioni dello Stato di diritto. Rispondere alla minaccia terroristica con la militarizzazione della società significa allearsi con gli stessi terroristi nel perseguire il loro principale obiettivo: propagare il terrore, diffondere la paura. E in ultima analisi distruggere la democrazia.

Roberto Esposito – Libertà o sicurezza?
Da tempo ormai non viviamo più in liberaldemocrazie ma in regimi di altro tipo, sospesi fra biopolitica e tanatopolitica. E proprio su questo assoluto primato del bios puntano i terroristi, ben sapendo che qualunque minaccia più o meno reale ad esso è in grado di destabilizzare l’intero sistema. Perché la loro arma più efficace è proprio la loro disponibilità a perdere la loro vita contro chi invece la considera un bene indisponibile. La difesa dei diritti e delle libertà individuali è un caposaldo che va mantenuto sul piano normativo, senza però perdere di vista, in tutta la sua drammaticità, la realtà concreta.

Fernando Savater – Le torri gemelle  
Sicurezza e libertà sono i due pilastri fondamentali del servizio che uno Stato deve offrire ai cittadini, le ‘torri gemelle’ delle nostre comunità democratiche. È ovvio che con la società di massa, con nuove forme di criminalità e nuovi pericoli, aumentano anche i controlli necessari affinché tutto si svolga ordinatamente, proprio come i semafori si rendono necessari quando il traffico automobilistico aumenta in maniera consistente. E nessuno si sognerebbe mai di sostenere che il semaforo limita la propria libertà.

Jean-Patrick Clech – Colpevoli di manifestare nella patria delle libertà. Una testimonianza
Parigi, 29 novembre 2015. Da poco più di due settimane la Francia è in preda allo shock seguito agli attentati del 13 novembre. Il presidente della Repubblica François Hollande ha dichiarato lo stato di emergenza, manifestare è vietato ma alcune migliaia 
di attivisti ecologisti e di sinistra si danno appuntamento a Place de la République per protestare contro la Conferenza sui cambiamenti climatici. Per molti di loro, fra cui la persona che ci ha fornito questa testimonianza, sarà l’inizio di un viaggio nella sospensione del diritto.

Roberto Toscano – Il tempo della paura   
C’era una volta l’Europa, patria dei diritti umani, della libertà, del benessere e dell’accoglienza. Quell’Europa, che ammoniva gli Stati Uniti del dopo 11 settembre per i provvedimenti antidemocratici e liberticidi, è oggi scesa dal suo piedistallo morale e, quando è toccato a lei essere bersaglio del terrorismo jihadista, ha adottato misure analoghe. E, come la talpa di Kafka, pensa di asserragliarsi nella sua tana e di blindarla contro i ‘predatori appassionati’, in una regressione a una politica primaria e barbara che cancella le storiche conquiste in termini di etica e diritto. Ossia, la nostra identità di europei.

LABIRINTO
Pierfranco Pellizzetti – L’efficienza nel paese di capitan Schettino   
Francesco Schettino, capitano di quella Costa Concordia fatta naufragare per insipienza davanti all’Isola del Giglio, impersona l’icona italiota dell’irresponsabile uomo solo al comando, di cui il nostro presidente del Consiglio è un altro esimio rappresentante. Evidenti tratti di autoritarismo uniti a una sostanziale ignoranza dei processi e delle dinamiche sociali sono le caratteristiche di tutti i provvedimenti di questo governo, dalla controriforma costituzionale a quella della sedicente buona scuola.

Gloria Origgi – Del buon uso della reputazione in democrazia
Nelle scienze sociali hanno avuto un grande successo le teorie dell’agente razionale e interessato, che spiegano i comportamenti degli esseri umani in termini di rapporti razionali mezzi-fini. Teorie che però hanno il grosso limite di non prendere in considerazione le motivazioni simboliche del soggetto. Gli individui agiscono non solo per raggiungere dei precisi fini ma anche per proiettare un’immagine sociale che contribuisca a dar loro un’identità. Sono attori molto più complessi e drammatici dell’agente razionale. Sono soggetti reputazionali e sociali.

Alessandra Cucchi e Martina Pasini – We refugees
La rotta balcanica è oggi una di quelle più battute dai profughi provenienti dal Medio Oriente per raggiungere l’Europa. Centinaia di migliaia di persone in marcia verso la libertà, in un viaggio lungo, rischioso e costoso, attraverso paesi che non li vogliono o che non hanno niente da offrire, verso l’agognata Europa del Nord. Paesi dove volontari che spesso non posseggono molto più dei migranti si danno da fare nei campi. «Oggi è successo qualcosa che mi ha aperto gli occhi», racconta una volontaria in un campo in Croazia. «Stavo cercando nel ripostiglio una giacca per un rifugiato e un ragazzo croato che lavora nel campo come addetto alle pulizie mi ha chiesto se poteva averne una anche lui. È un vero dilemma».

ICEBERG 3 – dalla morta gora
Gianni Barbacetto – Sala, una destra vale l’altra
Quella delle primarie del centro-sinistra per il sindaco di Milano è stata una campagna surreale, un prolungamento del ‘metodo Expo’, in cui non si capiva dove finivano i ruoli (e i soldi) dell’esposizione universale e dove iniziava l’attività politica di Giuseppe Sala, l’‘omino grigio di successo’, incoronato da Matteo Renzi candidato sindaco per la capitale lombarda. Una candidatura arrivata non certo per evidenti meriti istituzionali ma sull’onda della ‘narrazione’ di Expo come evento che ha rilanciato l’immagine di Milano e dell’Italia nel mondo. Il sortilegio dello storytelling, che annulla i fatti e strega politica e cittadini.

Antonio Monti – Giachetti, un radicale per tutte le stagioni
Prima verde, poi rutelliano, quindi margheritino e democratico renziano. Da sempre radicale, è passato alle cronache nazionali per le sue battaglie berlusconiane contro i giudici. Non a caso ‘Bobo’ è un uomo di apparato, stimato in ambienti politici di destra e di sinistra, apprezzato anche da manager come Sergio Marchionne, Luca Cordero di Montezemolo e nei salotti del ‘generone’ romano, dove vanta amicizie variegate: da Enrico Mentana a Giorgia Meloni.

Jacopo Iacoboni – Il comunista Piero dai gesuiti a Marchionne
Di Fassino restano le profezie tutte sbagliate contro l’M5S e lo storico ‘abbiamo una banca’ riferito allo scandalo Unipol. Negli anni è stato virtualmente candidabile a tutto – dalla Consulta fino al suo sogno inconfessabile: il Quirinale – alla fine si è dovuto accontentare della poltrona di sindaco del capoluogo piemontese: dalle giovanili del Pci alla Fabbrica, storia di un uomo che vuole blindare il sistema Torino. Un sistema dominato dalla subalternità alle banche: la scena è dominata dai soldi e offuscata da un patto cinico tra il rottamatore Renzi e l’ex studente dei gesuiti.

GIUSTIZIA
Roberto Scarpinato – La promessa tradita
Dopo quella stragista del 1992-93 si sperava di inaugurare una nuova stagione in cui fosse possibile mantenere “la promessa che, disarticolati i gangli vitali della criminalità mafiosa e i suoi risalenti legami con la politica collusa, fosse possibile coniugare sviluppo e legalità”. A quasi 25 anni di distanza quella promessa risulta clamorosamente tradita.  In occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016, il procuratore generale di Palermo chiede al ministro della Giustizia di dare un segnale forte facendosi promotore di un’iniziativa di legge che preveda l’inserimento
dei più rilevanti reati in materia di corruzione nell’elenco dei reati per i quali è previsto il raddoppio dei termini di prescrizione.

Andrea Orlando – Il vuoto della politica e la supplenza della magistratura
La denuncia del procuratore generale di Palermo è dura: mentre forze dell’ordine e magistratura sono impegnate efficacemente nella repressione della criminalità organizzata, la politica latita tradendo la promessa di tenere insieme legalità e sviluppo. Il ministro della Giustizia Orlando accoglie e condivide la necessità che la politica si riprenda il suo ruolo e non si affidi alla supplenza del sistema giustizia. Allo stesso tempo rivendica le azioni del governo su questo terreno, auspicando una proficua collaborazione con tutti i soggetti interessati dopo anni di sterile scontro.

Umberto Eco: sullo stile del Manifesto del partito comunista da: rifondazionecomunista

Umberto Eco: sullo stile del Manifesto del partito comunista

Umberto Eco: sullo stile del Manifesto del partito comunista

La cosa migliore per ricordare Umberto Eco è continuare a leggere le tante pagine che ci ha lasciato. Vi proponiamo dalla sua raccolta “Sulla letteratura”(Bompiani) un articolo dedicato al Manifesto di Marx e Engels.

Non si può sostenere che alcune belle pagine possano da sole cambiare il mondo. L’intera opera di Dante non è servita a restituire un Sacro Romano Imperatore ai comuni italiani. Tuttavia, nel ricordare quel testo che fu il Manifesto del Partito Comunista del 1848, e che certamente ha largamente influito sulle vicende di due secoli, credo occorra rileggerlo dal punto di vista della sua qualità letteraria o almeno – anche a non leggerlo in tedesco – della sua straordinaria struttura retorico-argomentativa.

Nel 1971 era apparso il libretto di un autore venezuelano, Ludovico Silva, Lo stile letterario di Marx, poi tradotto da Bompiani nel 1973. Credo sia ormai introvabile e varrebbe la pena di ristamparlo. Rifacendo anche la storia della formazione letteraria di Marx (pochi sanno che aveva scritto anche delle poesie ancorché, a detta di chi le ha lette, bruttissime), Silva andava ad analizzare minutamente tutta l’opera marxiana. Curiosamente dedicava solo poche righe al Manifesto, forse perché non era opera strettamente personale. È un peccato: si tratta di un testo formidabile che sa alternare toni apocalittici e ironia, slogan efficaci e spiegazioni chiare e (se proprio la società capitalistica intende vendicarsi dei fastidi che queste non molte pagine le hanno procurato) dovrebbe essere religiosamente analizzato ancora oggi nelle scuole per pubblicitari.

  Inizia con un formidabile colpo di timpano, come la Quinta di Beethoven: «Uno spettro si aggira per l’Europa» (e non dimentichiamo che siamo ancora vicini al fiorire preromantico e romantico del romanzo gotico, e gli spettri sono entità da prendere sul serio). Segue subito dopo una storia a volo d’aquila sulle lotte sociali dalla Roma antica alla nascita e sviluppo della borghesia, e le pagine dedicate alle conquiste di questa nuova classe «rivoluzionaria» ne costituiscono il poema fondatore – ancora buono oggi, per i sostenitori del liberismo. Si vede (voglio proprio dire «si vede», in modo quasi cinematografico) questa nuova inarrestabile forza che, spinta dal bisogno di nuovi sbocchi per le proprie merci, percorre tutto l’orbe terraqueo (e secondo me qui il Marx ebreo e messianico sta pensando all’inizio del Genesi), sconvolge e trasforma paesi remoti perché i bassi prezzi dei suoi prodotti sono l’artiglieria pesante con la quale abbatte ogni muraglia cinese e fa capitolare i barbari più induriti nell’odio per lo straniero, instaura e sviluppa le città come segno e fondamento del proprio potere, si multinazionalizza, si globalizza, inventa persino una letteratura non più nazionale bensì mondiale.

È impressionante come il Manifesto avesse visto nascere, con un anticipo di centocinquant’anni, l’era della globalizzazione, e le forze alternative che essa avrebbe scatenato. Come a suggerirci che la globalizzazione non è un incidente avvenuto durante il percorso dell’espansione capitalistica (solo perché è caduto il muro ed è arrivato internet) ma il disegno fatale che la nuova classe emergente non poteva evitare di tracciare, anche se allora, per l’espansione dei mercati, la via più comoda (anche se più sanguinosa) si chiamava colonizzazione. È anche da rimeditare (e va consigliato non ai borghesi ma alle tute di ogni colore), l’avvertimento che ogni forza alternativa alla marcia della globalizzazione, all’inizio, si presenta divisa e confusa, tende al puro luddismo, e può venire usata dall’avversario per combattere i propri nemici.

Alla fine di questo elogio (che conquista in quanto è sinceramente ammirato), ecco il capovolgimento drammatico: lo stregone si trova impotente a dominare le potenze sotterranee che ha evocato, il vincitore è soffocato dalla propria sovraproduzione, è obbligato a generare dal proprio seno, a far sbocciare dalle proprie viscere i suoi propri becchini, i proletari.

Entra ora in scena questa nuova forza che, dapprima divisa e confusa, si stempera nella distruzione delle macchine, viene usata dalla borghesia come massa d’urto costretta a combattere i nemici del proprio nemico (le monarchie assolute, la proprietà fondiaria, i piccoli borghesi), via via assorbe parte dei propri avversari che la grande borghesia proletarizza, come gli artigiani, i negozianti, i contadini proprietari, la sommossa diventa lotta organizzata, gli operai entrano in contatto reciproco a causa di un altro potere che i borghesi hanno sviluppato per il proprio tornaconto, le comunicazioni. E qui il Manifesto cita le vie ferrate, ma pensa anche alle nuove comunicazioni di massa (e non dimentichiamoci che Marx ed Engels nella Sacra famiglia avevano saputo usare la televisione dell’epoca, e cioè il romanzo di appendice, come modello dell’immaginario collettivo, e ne criticavano l’ideologia usando linguaggio e situazioni che esso aveva reso popolari).

A questo punto entrano in scena i comunisti. Prima di dire in modo programmatico che cosa essi sono e che cosa vogliono, il Manifesto (con mossa retorica superba) si pone dal punto di vista del borghese che li teme, e avanza alcune terrorizzate domande: ma voi volete abolire la proprietà? Volete la comunanza delle donne? Volete distruggere la religione, la patria, la famiglia?

Qui il gioco si fa sottile, perché il Manifesto a tutte queste domande sembra rispondere in modo rassicurante, come per blandire l’avversario – poi, con una mossa improvvisa, lo colpisce sotto il plesso solare, e ottiene l’applauso del pubblico proletario… Vogliamo abolire la proprietà? Ma no, i rapporti di proprietà sono sempre stati soggetto di trasformazioni, la Rivoluzione francese non ha forse abolito la proprietà feudale in favore di quella borghese? Vogliamo abolire la proprietà privata? Ma che sciocchezza, non esiste, perché è la proprietà di un decimo della popolazione a sfavore dei nove decimi. Ci rimproverate allora di volere abolire la «vostra» proprietà? Eh sì, è esattamente quello che vogliamo fare.

La comunanza delle donne? Ma suvvia, noi vogliamo piuttosto togliere alla donna il carattere di strumento di produzione. Ma ci vedete mettere in comune le donne? La comunanza delle donne l’avete inventata voi, che oltre a usare le vostre mogli approfittate di quelle degli operai e come massimo spasso praticate l’arte di sedurre quelle dei vostri pari. Distruggere la patria? Ma come si può togliere agli operai quello che non hanno? Noi vogliamo anzi che trionfando si costituiscano in nazione…

E così via, sino a quel capolavoro di reticenza che è la risposta sulla religione. Si intuisce che la risposta è «vogliamo distruggere questa religione», ma il testo non lo dice: mentre abborda un argomento così delicato sorvola, lascia capire che tutte le trasformazioni hanno un prezzo, ma insomma, non apriamo subito capitoli troppo scottanti.

Segue poi la parte più dottrinale, il programma del movimento, la critica dei vari socialismi, ma a questo punto il lettore è già sedotto dalle pagine precedenti. E se poi la parte programmatica fosse troppo difficile, ecco un colpo di coda finale, due slogan da levare il fiato, facili, memorizzabili, destinati (mi pare) a una fortuna strepitosa: «I proletari non hanno da perdere che le loro catene» e «Proletari di tutto il mondo unitevi».

A parte la capacità certamente poetica di inventare metafore memorabili, il Manifesto rimane un capolavoro di oratoria politica (e non solo) e dovrebbe essere studiato a scuola insieme alle Catilinarie e al discorso shakespeariano di Marco Antonio sul cadavere di Cesare. Anche perché, data la buona cultura classica di Marx, non è da escludere che proprio questi testi egli avesse presenti. pre

La discreta classe delle idee. E’ morto Nicolao Merker da: rifondazione comunista

di Guido Liguori

RITRATTI. Scompare Nicolao Merker, il grande storico della filosofia dedito a Hegel e Marx

Si è diffusa ieri la notizia della scomparsa di Nicolao Merker, avvenuta domenica. Lo studioso marxista se ne è andato silenziosamente, con quel fare riservato che ne costituiva un po’ la cifra stilistica. Scompare così un grande storico della filosofia e della cultura, la cui opera è segnata dalla volontà di farsi capire, di insegnare ai «non filosofi», per portare avanti un’opera scientifica e insieme civile profondamente democratica.

Nicolao Merker, nato a Trento, di madrelingua tedesca, dopo la morte del padre era stato inviato a studiare a Messina presso uno zio antifascista e comunista. Nella università messinese insegnava il grande filosofo Galvano della Volpe, caposcuola di un marxismo non storicistico, non hegeliano, non gramsciano, anche se disciplinatamente inquadrato nei ranghi del Pci di Togliatti. Laureatosi con Della Volpe nel 1953, Merker era stato ovviamente inviato dal suo maestro in Germania e messo a lavorare su Hegel. Il primo libro che era scaturito da questi studi giovanili (Le origini della logica hegeliana. Hegel a Jena, 1961) risentiva della lettura dellavolpiana, tesa a incastonare (un po’ riduttivamente) il filosofo di Stoccarda nel quadro della «arretratezza della Germania». Proprio questa «arretratezza» poi Merker prese a indagare, spiegandoci la Germania dei 360 staterelli post-Vestfalia, ma anche i tentativi che i rivoluzionari tedeschi (i «giacobini di Magonza» in primo luogo) intrapresero per uscire da tale condizione. Libri come L’illuminismo tedesco (1968), Lessing e il suo tempo(1972) e Alle origini dell’ideologia tedesca. Rivoluzione e utopia nel giacobinismo(1977), insieme a tante curatele, antologie, introduzioni (di autori quali Forster, Herder, Lessing, Kant, Fichte, Humboldt, Hegel) testimoniano di questa vastissima opera di scavo. Lo studio tanto accurato del mondo culturale tedesco tra Sette e Ottocento porta Merker ad assumere un tratto che potremmo dire «gramsciano»: un grande interesse per gli intellettuali considerati minori, che costituiscono però un anello fondamentale per la costruzione del «senso comune», tanto importante per il comunista sardo.
nicolao merkerIntanto Merker si fa strada nell’università: insegna a Messina Storia delle dottrine politiche, poi viene chiamato alla Sapienza di Roma (in un ambito filosofico in cui il dellavolpismo ha sempre avuto grande peso), dove per molto anni ha la cattedra di Storia della filosofia moderna e contemporanea. Sono lezioni seguitissime, grazie anche alla sua capacità di spiegare i testi, di renderli comprensibili, divenendo egli stesso un formatore di senso comune. In questo quadro, sono importanti il manuale di Storia della filosofia per i licei, opera collettiva che si avvale della collaborazione di molti studiosi, non solo italiani, e che esce, come l’Atlante di filosofia, per gli Editori Riuniti. Con la casa editrice del suo partito, il Pci, Merker collabora assiduamente, con una capacità di lavoro e una versatilità ammirevoli: organizza la sezione di filosofia dei Libri di base di Tullio De Mauro, e nel contempo è protagonista nella ripresa della pubblicazione delle opere complete di Marx ed Engels, rivedendo traduzioni, correggendo strafalcioni di antica data, consegnandoci volumi di grande rilievo. Ma edita anche singoli testi marxiani e antologie (come la bella raccolta La concezione materialistica della storia), che hanno grande diffusione.
Negli anni Novanta Merker studia l’austromarxismo e la socialdemocrazia tedesca (mettendone in luce «miraggi e delusioni»). Ma esplora con altrettanti volumi anche la storia culturale della Germania «da Lutero a Weimar», l’idea di nazione e l’ideologia del nazismo, i miti della Grande Guerra e quelli del colonialismo sedicente «civilizzatore», e le Filosofie del populismo. Senza ovviamente dimenticare il prediletto Marx: il suo Karl Marx. Vita e opere (2010) costituisce ancora una delle migliori introduzioni al rivoluzionario di Treviri. L’ultimo suo contributo, da poco in libreria, sono i due capitoli compresi nel primo volume della Storia del marxismo curata da Stefano Petrucciani per Carocci. Ma siamo sicuri che altri progetti erano già in divenire, sul suo tavolo di lavoro.

fonte: il manifesto