Fonte: agenzia direAutore: redazione Migranti, il fenomeno dei minori non accompagni spiegato da un magistrato

“Se entrambi i genitori sono morti o per altre cause non possono esercitare la potesta’ si apre la tutela”. E’ l’articolo 343 del nostro codice civile, non c’e’ bisogno di altro se non di queste due righe per tutelare un minore rimasto solo. A Palermo questo articolo di legge sbatte ogni giorno con una marea di bambini e ragazzi che sbarcano sulle coste della Sicilia ‘non accompagnati’, 7000 in meno di un anno.

Solo un minore su dieci – racconta l’Unicef- ha la fortuna di avere con se’ un genitore quando tocca terra. Sbarcano soli, orfani perche’ padre e madre sono morti nella traversata, o gia’ li avevano persi prima in guerra, o sono stati messi in mano agli scafisti nel tentativo estremo di salvare almeno loro. Ecco, quando i minori soli riescono ad arrivare, li dovrebbe accogliere anche l’articolo 343 facendo attivare immediatamente le procedure della tutela. E al tribunale di Palermo quella norma un magistrato ce l’ha molto a cuore e la fa valere tutti i giorni. Si chiama Fabio Pilato, fa il giudice tutelare. Invitato a Patti (Messina) all’Indiegeno Fest che, alla sua terza edizione, fa musica sostenendo Emergency per la cura dei migranti sulle coste siciliane, Pilato da’ numeri “abbastanza
preoccupanti.

Soltanto nel 2016, nel circondario di Palermo- dice – abbiamo aperto 800 tutele, 800 procedimenti per altrettanti minori non accompagnati il che significa avere il dovere di garantire a ciascuno di questi ragazzi un futuro, un inserimento, un’integrazione nel territorio”.
I numeri sono enormi ma le soluzioni dovrebbero essere chiare e condivise. Come spiega il magistrato pero’, “occorre una premessa culturale, ragionando in un’ottica giusnaturalistica di richiamo ai valori sostanziali come quello della dignita’ umana”. L’ottica “dei diritti umani e dell’effettivita’ della tutela. Non abbiamo bisogno di alcuna riforma”, sottolinea Pilato, basta rimboccarsi le maniche, “partire a livello territoriale”. Duro lavoro sul territorio quindi, ispirato ai valori del giusnaturalismo, le cui norme non scritte regolano condotte universalmente valide preesistenti ad ogni legge positiva: su questi presupposti “l’ufficio del giudice tutelare insieme al
comune di Palermo e ad altri soggetti istituzionali – racconta il magistrato siciliano- sta cercando di creare un metodo di lavoro specifico attraverso la sottoscrizione di un protocollo di intesa per garantire a ciascun minore un progetto di accompagnamento alla vita”.

L’iniziativa partira’ a settembre. Si basa su tre pietre miliari: primo, “a ciascun minore, che cessa di essere quota per essere restituito alla dignita’ del vivere viene accompagnato un progetto”, spiega Pilato. Poi serve un “elenco di tutori, ovviamente a titolo gratuito”, che non si trovano e “io- lamenta il giudice- sono costretto ad affidarli alla tutela dell’assessore, che vuol dire negare la tutela”. Infine verra’ istituito “un tavolo di coordinamento, una rete sinergica fra istituzioni, associazioni, questura, prefettura, ufficio
scolastico regionale”. Un progetto ambizioso, che non ha bisogno di altro se non della sensibilita’ sui diritti umani e di quelle poche righe dell’articolo 343.

Fonte: agenzia direAutore: redazione “Migranti abbandonati a se stessi”. Il dossier di LasciateCIEntrare da: controlacrisi.org

Senz’acqua calda e spesso senza cibo, oltre che senza servizi di supporto psicologico, mediazione e corsi d’italiano. E’ questa, secondo Yasmine Accardo, attivista della rete LasciateCIEntrare, la situazione dei richiedenti asilo ospiti dello Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati) di Carfizzi, in provincia di Crotone.
Quella di Yasmine e’ una delle testimonianze che ieri mattina si sono susseguite nel corso di una lunga conferenza stampa indetta
a Roma dalla rete “LasciateCIEntrare” che ha illustrato i risultati delle visite di monitoraggio autorizzate dalle prefetture e svoltesi il 20 giugno scorso in poco meno di 40 centri di accoglienza sparsi sul territorio nazionale. Rispetto al caso citato da Yasmine, gia’ due anni fa gli attivisti, avvocati e giornalisti impegnati nel monitoraggio del sistema di ricezione di migranti, richiedenti asilo e rifugiati lo avevano segnalato al servizio centrale del sistema Sprar constatando, tra l’altro, la scarsa preparazione degli operatori, tre dei quali
erano assessori del Comune, ma “da allora non e’ cambiato niente”.All’incontro, organizzato nella sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana-Fnsi, c’e’ anche Giacomo Dessi’, 23 anni, pubblicista e attivista impegnato nella zona di Cagliari: “la mancanza di organizzazioni del settore no-profit e dell’accoglienza sul nostro territorio ha fatto si’ che si aprisse una piccola ‘quota di mercato’ nel settore, subito partecipata da cooperative del resto d’Italia, alcune note alle cronache per essere state coinvolte nelle inchieste di Mafia Capitale” afferma all’agenzia Dire Dessi’. E segnala anche i casi di “piccole strutture emergenti”: macellerie, imprese di pulizie, imprese edili che aprono centri di accoglienza. Per il giornalista questi fenomeni “non solo sono sinonimo di scarsa professionalita’, ma anche di una situazione in cui lavoratori che operano in questi centri sono sottopagati e hanno contratti per mansioni diverse da quelle che svolgono”. A Cagliari, nelle strutture
che ospitano numeri molto grandi di migranti “ci si dimentica di quanti ospiti ci siano” e in questa situazione, i bandi per gli Sprar, i centri di accoglienza “ordinari” previsti dal nostro sistema, continuano ad essere deserti. Per Dessi’ il problema e’ la mancanza di volonta’ politica, in una regione dove le strutture di accoglienza “tengono aperti alberghi che altrimenti chiuderebbero per fallimento”.

Situazione critica, per gli attivisti, non solo al Sud: anche in Friuli-Venezia Giulia, afferma Angela Lovat di ‘Ospiti in arrivo’ i bandi per i centri Sprar sono poco partecipati e molti migranti restano al di fuori del sistema di accoglienza, mentre a Ventimiglia, dichiara l’avvocato Alessandra Ballerini collegata via Skype, il nuovo centro di accoglienza per 180 persone e’ composto da container esposti al sole e isolati dal centro abitato. Ballerini interviene dall’hotspot di Lampedusa: il centro, dichiara Ballerini ai cronisti, e’ sovraffollato e nell’area destinata ai minori non accompagnati mancano bagni e docce. Per i minori quindi, si generano situazioni di “promiscuita’ endemica” con gli adulti.

A preoccupare gli attivisti non sono solo le condizioni di molti dei centri visitati, ma anche di quelli dove l’accesso e’ stato loro negato: tra questi, il CARA di Mineo, gia’ all’attenzione della cronaca perche’ i suoi ospiti sono sfruttati nella raccolta delle arance.
Di tanti altri centri, inoltre, e’ difficile anche conoscere l’esistenza: su 106 prefetture, afferma LasciateCIEntrare, solo una ha fornito dati dettagliati sull’ubicazione dei Centri di Accoglienza Straordinaria. Questi ultimi ad oggi accolgono il 70% dei migranti, molti di piu’ di quelli ospitati nel sistema ‘ordinario’ degli Sprar.

“La civiltà del disastro”. Aumenta il disagio mentale tra i migranti. Andreoli: “La nostra società si basa esclusivamente sulla logica del nemico”Autore: fabio sebastiani da: controlacrisi.org

Il 60% dei pazienti migranti visitati in Italia da Medici senza frontiere tra il 2014 e il 2015 presentava sintomi di disagio mentale connesso a eventi traumatici subiti prima o durante il percorso di fuga. L’87% dei pazienti ha dichiarato di soffrire delle difficolta’ di vita nei centri.
“Il disagio mentale associato all’esperienza migratoria e/o alle condizioni di accoglienza in Italia e’ un fenomeno sempre piu’ preoccupante e gravemente sottovalutato”, avverte Msf nel rapporto ‘Traumi ignorati’ pubblicato nei giorni scorsi. Il rapporto e’ il risultato di una ricerca condotta in Italia tra luglio 2015 e febbraio 2016 in vari Centri di accoglienza straordinaria (Cas) di Roma, Trapani, Milano e Ragusa.
Da anni l’organizzazione medico-umanitaria fornisce supporto medico e psicologico nelle strutture di prima e seconda accoglienza. Oggi chiede alle autorita’ italiane ed europee di “adottare un modello di accoglienza che prenda in carico i bisogni specifici legati alla salute mentale per questa popolazione particolarmente vulnerabile”.
“I richiedenti asilo- spiega Silvia Mancini, esperta di salute pubblica per Msf e curatrice dell’analisi- si ritrovano a stare per periodi molto lunghi in strutture che sono spesso in zone particolarmente isolate, dove rimangono a lungo, a causa dei tempi legati all’attesa dell’esito della procedura di asilo. Il clima ostile che trovano “fuori” e la quasi totale mancanza di possibilità di integrazione fanno il resto. Cosa sta succedendo alle nostre societa’ occidentali? “Sono stati consumati, se non distrutti, alcuni principi, che erano alla base della nostra civilta’- risponde lo psichiatra Vittorino Andreoli – che nasce in Grecia, a cui si aggiunge il cristianesimo. Non c’e’ piu’ rispetto per l’altro, la morte e’ diventata banale, tanto che uccidere e’ una modalita’ per risolvere un problema”.
L’episodio di Fermo secondo Vittorino Andreoli va inserito in “una cornice di civilta’ disastrosa. Non esiste piu’ – prosegue l’esperto- l’applicazione dei principi morali della societa’ e c’e’ un affastellarsi di leggi, come se potessero sostituire i principi. Oggi domina la cultura del nemico: la superficialita’ porta l’identita’ a fondarsi sul nemico. Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso. Questa e’ una regressione antropologica perche’ si va alle pulsioni. Tutto questo e’ favorito da partiti che sostengono l’odio, lo stesso agire sociale e’ fatto di nemici. Perfino nelle istituzioni religiose qualche volta si affaccia il nemico. In questo quadro tornano le questioni razziali”.Secondo Emma Bonino, “se non affrontiamo da punto di vista politico anche la questione demografica, rischiamo di farci sorprendere. L’Europa e’ il continente piu’ ricco al mondo, ma attraversa un drammatico declino demografico e in Italia nel 2030-50 non si sa chi paghera’ le pensioni”. Intanto, spiega ancora, “la popolazione mondiale cresce al ritmo di 1 milione ogni 4 giorni molto localizzati. Nella costa sud del mediterraneo negli anni 50 c’erano 70 mln di persone, l’anno scorso 430 mln e nel 2050 saranno 600 mln di abitanti senza adeguate prospettive di sviluppo economico”.
Davanti a questa situazione, con un’Europa politicamente non all’altezza da una parte e dall’altra un’area instabile, bisognerebbe usare la testa, ad esempio, “fare leva sull’emancipazione femminile”. Ma perche’ gli “argomenti razionali prevalgano su quelli elettorali, sulla paura, sulla pancia” e’ necessario “sconfiggere la grande bugia della classe politica e cambiare il racconto sull’immigrazione”.

Giornata mondiale del rifugiato, flash mob a Roma il 20 giugno promosso da Amnesty international Autore: redazione da: controlacrisirg

Un flash mob a Roma il 20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato. Lo promuove Amnesty International Italia (piazza della Rotonda, davanti al Pantheon – ore 11) per chiedere “percorsi sicuri e legali” per i profughi. All’iniziativa hanno finora aderito organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti di rifugiati, migranti e richiedenti asilo, come Arci e Oxfam.
“Negli ultimi anni, centinaia di migliaia di rifugiati e richiedenti asilo in fuga da conflitti, violazioni dei diritti umani e persecuzioni- si legge in un comunicato- hanno messo a rischio la propria vita in cerca di sicurezza e protezione. Hanno vissuto abusi, estorsioni e violenza nei paesi d’origine e lungo tutto il percorso. Molti di loro hanno perso la vita nel tragitto”.Nel mondo e in Europa, denuncia Amnesty, “si continua ad affrontare la crisi dei rifugiati in maniera caotica e disumana, costruendo muri, rafforzando posizioni securitarie e facendo accordi scellerati e illegali con paesi non sicuri, come la Libia e la Turchia”. Di qui la richiesta al governo italiano, come parte dell’Unione europea, di “incrementare i posti disponibili e accelerare il processo di reinsediamento di rifugiati in Italia ed Europa da paesi di prima accoglienza come Libano e Kenya usando vie legali e sicure, favorendo i ricongiungimenti familiari e privilegiando la protezione delle persone piu’ vulnerabili”. Amnesty chiede inoltre di “garantire condizioni di
accoglienza dignitose e umane alle persone che arrivano in Italia; impegnarsi a livello europeo e globale per promuovere misure e iniziative di cooperazione tra i paesi piu’ ricchi che garantiscano il diritto d’asilo e la creazione di vie legali e sicure affinche’ nessuno piu’ debba rischiare la vita in cerca di protezione”.

Usa, spara sulla folla in locale gay di Orlando: aggressore ucciso. Sindaco: “50 morti e 53 feriti” E’ stato ucciso l’uomo che si era introdotto nel club “Pulse” di Orlando, in Florida, sparando all’impazzata. L’uomo è stato identificato: Omar Mateen, americano figlio di afghani da. rainews.it

MONDO Orlando . Lo Stato Islamico rivendica l’attentato: “era un combattente dell’Isis”. Hillary Clinton chiede maggiori controlli sulle armi da guerra come quelle usate dall’attentatore. La condanna del Papa. La solidarietà di Renzi Tweet Obama: atto di terrore e di odio Usa, in un video gli spari al club gay di Orlando: serie impressionante di colpi Usa, l’assalto al locale gay di Orlando. Un testimone: “Una serie interminabile di spari” Usa: sparatoria davanti a una scuola. Morto un teenager Los Angeles, sparatoria all’università UCLA: due vittime Washington, sparatoria alla Casa Bianca. Fermato l’attentatore e cessato l’allarme Strage in Georgia: uccise cinque persone in due sparatorie, suicida il killer 12 giugno 2016 Sarebbe stato identificato il killer autore della sparatoria al night club di Orlando della scorsa notte: lo riferisce la Cbs. Il suo nome è Omar Mateen, figlio di immigrati afghani. Nato nel 1986, l’uomo è di nazionalità americana. Secondo quanto riporta l’Nbc, l’uomo avrebbe chiamato il 911 giurando fedeltà all’Isis, prima di andare a compiere la strage. Anche il senatore repubblicano Adam Schiff, ha riferito che Omar Mateen aveva giurato fedeltà all’Isis. Schiff, membro della commissione di intelligence alla Ccamera Usa, ha citato funzionari della Homeland security. Sul web l’Amaq, l’agenzia di stampa del Califfato rivendica la strage di Orlando affermando che: l’attentatore “era un combattente dell’Isis”. Omar Mateen si è introdotto nel club per gay “Pulse” sparando all’impazzata, ed è stato poi ucciso. Il bilancio in termini di vite umane è terribile, secondo il sindaco “almeno 50 morti e 53 feriti”. Trenta gli ostaggi tratti in salvo. Secondo quanto riportano vari media americani, Omar Mateen lavorava come guardia privata per la sicurezza, era stato sposato e aveva un figlio di tre anni. Il giovane viveva a Fort Pierce, il capoluogo della contea di St. Lucie, in Florida. Secondo quanto riferisce il Daily Beast, Mateen era nato a New York e la donna con la quale è stato sposato per un breve periodo era del New Jersey. Cnn: il killer era osservato dall’Fbi Omar Seddique Mateen, era sotto l’osservazione dell’Fbi ed era una delle cento persone sospettate di essere simpatizzanti dell’Isis presenti nella lista del Federal Bureau in Orlando. E’ quanto affermano fonti della polizia alla Cnn. Il Daily Beast riferisce che Mateen divenne ‘persona di interesse’ nel 2013 e poi nuovamente nel 2014. Ad un certo punto, l’Fbi apri’ anche un’indagine su di lui, ma poi chiuse la pratica quando non comparve nulla che suggerisse il proseguimento delle indagini. Terrorismo interno o matrice islamica La polizia di Orlando ha definito la sparatoria un “attacco terroristico”, senza precisare di quale natura. Uno sceriffo locale ha parlato di “terrorismo interno”. La polizia ha anche suggerito che l’autore dell’attacco, che non era di Orlando, poteva essere ispirato da ideologie estremiste interne. Di diverso avviso l’agente della Fbi, Ronald Hoppe, che rispondendo a una domanda di un giornalista su una possibile pista islamica ha detto: “Abbiamo indicazioni che questo individuo potesse avere inclinazioni nei confronti di questa particolare ideologia”. Ma poi ha aggiunto che queste indicazioni devono essere ancora verificate e confermate. Padre killer Orlando: odio contro gay movente strage Potrebbe essere un bacio tra due gay la molla che ha fatto scattare la rabbia all’autore della strage nel gay club di Orlando. E’ quanto sostiene il padre del killer alla Nbc News. “Il movente religioso non c’entra nulla, ha visto due gay che si baciavano a Miami un paio di mesi fa ed era molto arrabbiato”, ha detto. “Siamo scioccati come il resto dell’America”, ha aggiunto. Il padre del killer, si è appreso, è un sostenitore della politica dei talebani afghani. Lo rivela il Washington Post. In passato l’uomo ha condotto una trasmissione tv chiamata ‘Durand Jirga’ sul canale ‘Payam-e-Afghan’, in onda dalla California. In uno dei suoi video rintracciabili su YouTube, Mateen esprime sostegno ai talebani: “I nostri fratelli del Waziristan, i nostri guerrieri nel movimento e i talebani dell’Afghanistan stanno risollevandosi”. Trump attacca Il candidato repubblicano Donald Trump, ore dopo la sparatoria in un night club di Orlando, ha ribadito di aver ragione per quanto riguarda “il terrorismo islamico radicale”. “Apprezzo le congratulazioni per aver avuto ragione sul terrorismo radicale islamico – ha scritto su Twitter – Ma non voglio congratulazioni, voglio durezza e vigilanza. Dobbiamo essere svegli”. Hillary Clinton chiede maggiori controlli sulle armi da guerra “Dobbiamo tenere le armi, come quelle usate la scorsa notte, lontano dalle mani di terroristi e altri violenti criminali. questa e’ la sparatoria di massa peggiore degli Stati Uniti e ci ricorda ancora una volta che non c’e’ posto per le armi da guerra sulle nostre strade”. Lo si legge in una dichiarazione diffusa da Hillary Clinton sulla strage di Orlando, in cui la candidata democratica sottolinea come si sia trattato di un “atto di terrore e odio”, un attacco “ad un locale lgbt nel mese dell’orgoglio”. La dinamica dell’attentato Qualche minuto prima che scattasse l’assalto della polizia all’interno del locale, un reporter di una tv locale ha riferito di una forte esplosione. Il giornalista ha raccontato di un ordigno fatto brillare dalla polizia che, infatti, era arrivata sul luogo dell’attacco con i cani anti-bomba. Sul luogo sono stati trovati una pistola e un fucile mitragliatore d’assalto Ar-15. Sui social le foto dei feriti a terra fuori da club Ambulanze, polizia e corpi a terra o sulle barelle. Sono le immagini che hanno inondato Facebook e Twitter, scattate da chi è riuscito a scappare dal Pulse club. Secondo i testimoni c’erano almeno 100 persone all’interno del club quando sono iniziati i colpi, che si sentono chiaramente in un video postato sempre su Twitter che riprende il parcheggio del locale Terrore al “Pulse” L’uomo ha fatto irruzione nel club sparando all’impazzata e barricandosi all’interno con un numero imprecisato di ostaggi. Decine di veicoli di emergenza hanno circondato la discoteca nel giro di pochi minuti e da subito si è avuta notizia che molte persone erano state colpite. Appena poche ore dopo l’uccisione al termine di un concerto di Christina Grimmie, la città di Orlando, in Florida, è tornata così al centro delle cronache. “Ero li’. L’uomo ha aperto il fuoco intorno alle 2 di notte. La gente sulla pista da ballo si è buttata a terra e alcuni di noi che erano vicino al bar e all’uscita sono riusciti a raggiungere l’esterno”, ha scritto un uomo, Ricardo J.Negron Almodovar su Twitter raccontando l’accaduto. “Siamo corsi fuori. Io sono sano e salvo a casa. Spero che anche gli altri stiano bene”. Altri ostaggi hanno chiesto aiuto con messaggi sul social. “Quattro di noi sono ancora nascosti – scrive uno di loro – le luci sono spente nel club. I poliziotti sono qui, ma non sono ancora entrati”. Sulla pagina Facebook del club, quando l’uomo ha fatto irruzione, era stata postata la scritta: “Uscite dal locale e mettetevi a correre”. Strage Orlando: condanna e dolore da Papa Francesco “La terribile strage avvenuta ad Orlando, con un numero altissimo di vittime innocenti, ha suscitato nel Papa Francesco e in tutti noi i sentimenti più profondi di esecrazione e di condanna, di dolore e di turbamento di fronte a questa nuova manifestazione di follia omicida e di odio insensato. Il Papa Francesco si unisce nella preghiera e nella compassione alla sofferenza indicibile delle famiglie delle vittime e dei feriti e li raccomanda al Signore perché possano trovare conforto”. Lo ha detto padre Federico Lombardi. Renzi: atroce strage, vicini a fratelli americani “Solidarietà e commozione del governo italiano per l’atroce strage di #Orlando in Florida. Il nostro cuore è con i nostri fratelli americani”. Lo scrive su twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Usa-spara-sulla-folla-in-un-locale-gay-aggressore-ucciso-Sindaco-Orlando-50-morti-e-53-feriti-354b208d-172f-4ff3-807a-88dde8bcbe7d.html

Mi dispiace mamma, l’Europa è lontana La poesia del migrante sui social arabi di Viviana Mazza

migrantiSiamo abituati a leggere quello che viene detto e scritto sull’immigrazione in italiano, in inglese in francese. Meno ciò che è popolare nei social network in arabo. Pubblichiamo una poesia anonima sull’immigrazione che gira in questi giorni (qui l’originale). Sarebbe stata scritta da un siriano. Non è stato possibile verificare da fonti indipendenti se si tratti di una lettera autentica o no. La traduzione è dei ricercatori Serena Tolino (Zurigo) e Ashraf Hassan (Napoli, Bayreuth). .

Mi dispiace mamma,
perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.
Mi dispiace mamma,
perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.
Non ti rattristare se non trovano il mio corpo,
cosa potrà mai offrirti, se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?

Mi dispiace mamma,
perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.
Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri…
Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti…
A proposito… i miei denti sono diventati verdi per le alghe. Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!

Mi dispiace amore mio,
perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia:
una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film…
una casa povera, ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali, dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti…

Mi dispiace fratello mio,
perchè non posso mandarti i cinquanta euro che avevo promesso di inviarti ogni mese
per farti divertire un po’ prima della laurea…
Mi dispiace sorella mia,
perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche…

Mi dispiace casa mia,
perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.
Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,
perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.
E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi, perchè io non sarò una croce per voi.

Ti ringrazio mare,
perché ci hai accolto senza visto né passaporto.
Vi ringrazio pesci,
che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.
Ringrazio i mezzi di comunicazione,
che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.
Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.
Mi dispiace se sono affondato in mare.

Corridoi umanitari, oggi la proposta di Sant’Egidio e Chiese Evangeliche Autore: fabrizio salvatori da: controlacrisi.org

La Comunita’ di Sant’Egidio, e la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, presenteranno oggi alla stampa estera il progetto dei ‘corridoi umanitari’, unico nel suo genere nel panorama europeo.
Per i promotori del progetto ecumenico sara’ l’occasione di tracciare un primo bilancio sull’operazione, che ha gia’ permesso ad un primo gruppo di 97 profughi siriani in condizioni di ‘vulnerabilita” (su un migliaio previsti) di giungere in Italia con un visto regolare senza rischiare la propria vita nel mare Mediterraneo o nei percorsi terrestri che portano verso l’Europa. I corridoi umanitari possono essere un modello replicabile da altri Stati europei.Intanto sta aumentando il fenomeno dei minori non accompagnati: nei primi mesi del 2016 ne sono sbarcati quasi 2500, una percentuale crescente rispetto all’anno precedente quando sono stati poco più di 500.
Save the Children ha rinnovato l’appello al Parlamento e al Governo affinché dispongano la creazione di un sistema di accoglienza e protezione per i minori stranieri non accompagnati strutturato e integrato su tutto il territorio nazionale. “
I minori non accompagnati sono inoltre di più anche rispetto al numero totale di migranti: erano il 6,6% nei primi due mesi del 2015, ora sono il 14,6%. È un fenomeno crescente alimentato negli ultimi anni dalle crisi africane e mediorientali: secondo l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, su 154mila migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2015 oltre 16mila erano minori, e di questi ben 12.360 risultavano non accompagnati, pari al 75% dei minori arrivati. Alla fine del 2015 i minori non accompagnati erano già aumentati del 13% rispetto all’anno precedente.

“Mare di nessuno”/Quinta puntata. Quelle navi fantasma per pesca e traffici illegali inseguite per mesi negli oceani di mezzo mondo Autore: francesca marras da. controlacrisi.org

È durato 110 giorni l’inseguimento del peschereccio Thunder, lungo un percorso di 10.000 miglia nautiche, e si è concluso nell’Aprile 2015 con il suo affondamento. Protagoniste dell’azione sono state le navi della Sea Shepherd, organizzazione internazionale senza fini di lucro che persegue l’obiettivo di proteggere e preservare l’habitat naturale e le sue specie negli oceani.
Con la quinta puntata dell’inchiesta di Controlacrisi “Mare di Nessuno” ci focalizziamo su questa imbarcazione, dedita alla pesca massiccia illegale, partendo sempre dai reportage del giornalista Ian Urbina “The Outlaw Ocean series” (qui).

“As the Thunder, a trawler considered the world’s most notorious fish poacher, began sliding under the sea a couple of hundred miles south of Nigeria, three men scrambled aboard to gather evidence of its crimes. In bumpy footage from their helmet cameras, they can be seen grabbing everything they can over the next 37 minutes — the captain’s logbooks, a laptop computer, charts and a slippery 200-pound fish. The video shows the fishing hold about a quarter full with catch and the Thunder’s engine room almost submerged in murky water”, scrive Ian Urbina, raccontando gli ultimi istanti prima dell’affondamento della nave, quando gli uomini della Sea Shepherd sono saliti sulla Thunder ormai collassata per riprendere con una telecamera quanto più possibile: i giornali di bordo del capitano, un computer portatile, cartine…

Secondo quanto riportato da Urbina, intorno alla pesca illegale ruota un business globale di 10 miliardi di dollari all’anno. Un business incentivato indirettamente dalle autorità dei Paesi, che si impegnano a controllare le proprie coste, ma raramente si spingono nelle acque internazionali. Ricordiamo a questo proposito la normativa marittima che impone alle imbarcazioni di rispettare le leggi nazionali dei Paesi di cui portano la bandiera, i quali dovrebbero a loro volta controllarne la buona condotta in mare.

La nave Thunder è stata costruita nel 1969 in Norvegia, ha cambiato molti nomi nel corso degli anni (Vesturvón, Arctic Ranger, Rubin, Typhoon I, Kuko, e Wuhan N4) e ha portato la bandiera di diversi Paesi (Gran Bretagna, Isole Faroe, Seychelles, Belize, il Togo, la Mongolia) e, più recentemente, della Nigeria.
Il peschereccio bracconiere, che nei mesi precedenti all’inseguimento ha viaggiato con un equipaggio formato da 40 marinai (indonesiani, spagnoli e cileni), si dedicava alla pesca massiccia, con un tipo di rete chiamato “tramaglio”, di una specie particolare: il “branzino cileno”, considerato un pesce pregiato perché venduto a prezzi molto alti nei ristoranti americani. La pesca con alcuni tipi di rete, di cui abbiamo parlato anche nella terza puntata di Mare di Nessuno (qui), è considerata illegale in alcuni Paesi e danneggia gravemente l’ecosistema marino, in quanto non permette una pesca selettiva.

La Thunder figurava nella lista nera delle imbarcazioni con la peggiore condotta in mare, tanto da essere stata bollata con una “Purple Notice” redatta dall’Interpol, ossia una notifica che la inseriva tra le navi peggiori, alla pari di altre quattro imbarcazioni nel mondo. Il suo fatturato è stato stimato intorno ai 76 milioni di dollari negli ultimi dieci anni.
Dopo essersi reso latitante viaggiando con il radar spento per muoversi indisturbatamente nei mari, il peschereccio è stato cancellato dai registri della Nigeria, di cui portava la bandiera, diventando ufficialmente “stateless” e perseguibile da parte delle autorità marittime di qualunque Paese.
L’inseguimento si è concluso, nell’aprile 2015, con l’affondamento della nave Thunder e con il salvataggio del suo equipaggio da parte degli attivisti della Sea Shepherd; i superiori sono stati arrestati e tre ufficiali sono stati accusati di alcuni crimini, tra cui inquinamento e contraffazione. Inoltre alcuni governi, come quello spagnolo, hanno avviato delle indagini contro i proprietari del peschereccio, accusati di pesca illegale, evasione fiscale e riciclaggio di denaro.
Rimangono sospette le cause dell’affondamento, anche perché gran parte del pesce pescato è stato trascinato nei fondali dal peschereccio, così come i computer di bordo e le attrezzature da pesca. Secondo la Sea Shepherd l’equipaggio della nave non avrebbe messo in atto alcune manovre che sono invece consuete per ritardare il più possibile l’affondamento, come chiudere tutte le porte e i portelli per favorire il galleggiamento. Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni dei membri della Sea Shepherd, invece, risulta che nessuna porta fosse stata chiusa e che la stiva contenente il pescato fosse stata aperta di proposito.
Il dubbio è che l’affondamento possa essere stato causato volontariamente dall’equipaggio per nascondere le prove delle sue attività illegali.

Quarta puntata e precedenti 

Bologna, la muraglia popolare respinge la provocazione: in via Mario de Maria Salvini non passa! da: infoaut.org

sociallog1m2016Ancora una volta Matteo Salvini ha scelto Bologna per effettuare una delle passerelle elettorali che contraddistinguono il suo agire politico. Ancora una volta però si è trovato di fronte la degna resistenza dei bersagli delle sue invettive razziste e xenofobe, gli occupanti di casa e i solidali che stanno scrivendo a Bologna da mesi una nuova storia di solidarietà che vive di lotta per la casa, ai cancelli della logistica, nelle scuole, nelle università, nelle periferie.

Salvini aveva annunciato che sarebbe stato in via de Maria, nel quartiere popolare della Bolognina, dove è situata la prima occupazione di Social Log risalente a due anni fa. Obiettivo del ducetto padano era pontificare sulle spalle degli occupanti e delle loro biografie, sostenendo al contempo il palazzinaro Enio Baschieri, ricchissimo speculatore bolognese. Ad accogliere Salvini però c’erano centinaia di persone che hanno raccolto l’appello alla difesa da questa provocazione e sin dalle prime ore del mattino si sono appostate ad entrambi i lati di via de Maria per impedire il passaggio al ladrone milanese.

Neanche l’intervento in massa da parte delle forze dell’ordine è riuscito a permettere a Salvini di arrivare sotto l’occupazione. Il coniglio leghista ha dovuto rifugiarsi in una misera conferenza stampa a centinaia di metri dall’occupazione, parlando solo a sé stesso e venendo ricoperto di insulti che gli ricordavano la sua natura di ladro, corrotto, amico degli speculatori e alla guida di un Partito che, alla difesa dei più poveri, ha da sempre preferito gli investimenti in Tanzania e il lisciare il pelo alle banche e ai poteri forti.

La dignità degli occupanti ha ricordato inoltre a Salvini quanti sfratti si sarebbero potuti evitare con i soldi destinati alla difesa militare della sua provocazione, sottolineando contestualmente quanto i recenti scandali ne mondo della sanità lombardo dove la Lega è al potere la dicano lunga sulla vera natura leghista:un Partito guidato da un provocatore che con i soldi della collettività semina razzismo e guerra tra poveri. Da sottolineare come durante il presidio una famiglia sotto sfratto si è avvicinata per raccontare la propria storia ai manifestanti: in occasione del suo sfratto, la Muraglia Meticcia che oggi lottava contro Salvini difenderà la sua dignità impedendo l’accesso all’ufficiale giudiziario!

Dopo che Salvini si è finalmente deciso a terminare il suo misero show, il ducetto padano è scappato da via de Maria mentre il presidio decideva di muoversi in corteo per andare a comunicare alla città quanto avvenuto; il corteo ha sfilato per via Indipendenza e si è poi fermato in piazza Maggiore, dove si è rilanciato l’appuntamento per i prossimi picchetti anti-sfratto ma soprattutto per il corteo in memoria di Francesco Lorusso, che l’11 marzo partirà alle 18 da piazza Verdi per ribadire le ragioni di una lotta sociale che mai piu’ di oggi, tempo di guerra e impoverimento di massa, è necessaria per il futuro di tutti e tutte noi.

Di seguito il comunicato del Comitato Inquilini Resistenti con Social Log che ricostruisce la giornata di lotta:

Questa mattina, dopo aver appreso l’intenzione di Matteo Salvini di entrare nel palazzo occupato di via Mario de Maria scortato dalla celere, insieme al ricco palazzina e proprietario Baschieri e la candidata sindaco leghista Borgonzoni, abbiamo organizzato in pochissimo tempo una muraglia popolare per difendere le famiglie occupanti. La solidarietà tra inquilini resistenti, occupanti di altri stabili, e compagni e compagne di lotta per il diritto all’abitare ha fatto sì che Salvini e la sua corte non vedessero neanche con il binocolo il nostro palazzo occupato e non potessero mettere piede nella strada. L’avevamo annunciato e così è stato: in via Mario de Maria Matteo Salvini non passa! Gli striscioni che la muraglia popolare ha tenuto ben visibili per tutto il presidio denunciavano alla città: “Provocatore coi soldi nostri! Salvini fuori da Bologna! W la lotta per la casa!”. Infatti a proteggere il provocatore leghista c’era un dispositivo militare che contava almeno 100 celerini e decine e decine di agenti in borghese cosa che oltre a mostrare la paura di contestazioni popolari dei leghisti quando camminano per Bologna, ci ricorda quanto sperpero di denaro pubblico deve essere versato per far divertire il leader in cerca di selfie, e disoccupati, precari e operai da insultare. In ogni caso si tratta di soldi nostri sprecati, visto che dopo pochi minuti di conferenza stampa nei pressi dell’ingresso della stazione di Bologna il provocatore del “prima gli italiani” ha dovuto desistere con il suo obiettivo e ritirarsi in una caserma della polizia dove era stato invitato dal sindacato SAP.
Riteniamo la mattinata di resistenza e muraglia popolare un nuovo momento di lotta positivo, espressione di solidarietà tra il territorio, le occupazioni abitative e gli inquilini resistenti, un messaggio chiaro a chi soffre l’emergenza abitativa per cui “Social Log non ti lascerà mai solo o sola!”, e alle autorità che in vena di provocazioni o sgomberi dovranno avere sempre a che fare con numerosi uomini degni e donne degne pronti a resistere!
Conclusasi con un flop la provocazione di Salvini, adesso è tempo di tornare alle lotte quotidiane dove ci aspettano già diversi picchetti antisfratto, la difesa delle occupazioni abitative e la battaglia di tutti i giorni metro dopo metro nella nostra periferia contro i signori della guerra tra poveri, razzismo e solitudine. Domenica intanto festeggeremo i 2 anni di occupazione proprio in via Mario de Maria e vi invitiamo a trascorrere insieme a noi una bella giornata di autogestione insieme alla nostra comunità.
Ecco l’evento Facebook da condividere dell’iniziativa.

Torniamo a dare appuntamento al prossimo 11 marzo quando più forti di prima scenderemo in piazza insieme a tanti altri compagni e compagne per gridare insieme “Francesco è vivo e lotta insieme a noi”, per una vera memoria del conflitto sociale che vive nelle lotte d’oggi!
Provocatore coi soldi nostri! Salvini fuori da Bologna! W la lotta per la casa!
La muraglia popolare è forte e vincerà!
Assemblee Occupanti e Comitato Inquilini Resistenti con Social Log

“Mare di nessuno”/Quarta puntata. Sfruttamento, lavoratori ammazzati e quel folle inquinamento ambientale nelle acque degli oceani che nessuno controlla Autore: francesca marras da. controlacrisi.org

Violazione delle norme internazionali marittime, sfruttamento del lavoro sui pescherecci, pesca illegale e profitti delle aziende alimentari sono le tematiche affrontate finora dall’inchiesta di Controlacrisi “Mare di Nessuno”, a partire dai reportage del giornalista Ian Urbina The Outlaw Ocean series (QUI).
Con la quarta puntata aggiungiamo al puzzle un ulteriore elemento, quello legato alla problematica delle sostanze inquinanti che i pescherecci scaricano volontariamente nei mari, contribuendo alla devastazione ambientale già ampiamente messa in atto a causa dei metodi di pesca abusivi e illegali.

Nell’aprile 2012 lo staff di SkyTruth – un gruppo di lavoro che si occupa di monitoraggio ambientale con sede nel West Virginia – ha individuato alcune strisce nere a largo della costa africana nelle immagini satellitari inviate dalla European Space Agency. Una enorme massa di rifiuti scaricati lungo 92 miglia da Cabinda (Angola), dalla nave Dona Liberta, già citata nel precedente articolo (“Mare di nessuno”. Dona Liberta, la nave che cambia bandiera a seconda dei traffici del momento) accusata, oltre che di maltrattamento dell’equipaggio, anche di violazione delle norme ambientali da diversi Paesi.
L’aggravante sta nella volontarietà dell’atto. Le navi, infatti, possiedono gli strumenti necessari per smaltire i rifiuti prodotti durante il viaggio, senza dover inquinare necessariamente l’ambiente marino. I rifiuti possono essere, ad esempio, inceneriti a bordo oppure scaricati in un deposito apposito; mezzi certamente meno economici del semplice rilascio delle sostanze inquinanti nelle acque durante il tragitto e per questo, probabilmente, meno sfruttati.
Nel reportage di Ian Urbina sono riportati altri casi di violazioni ambientali imputabili alla Dona Liberta: è stata citata dalla Gran Bretagna nel 2004, dall’Olanda nel 2005, dalla Spagna nel 2009. Inoltre nel 2011 è stata citata dagli ispettori russi per aver falsificato il registro con i dati relativi al rilascio di petrolio e nel 2012 le autorità ambientali inglesi hanno dovuto ripulire il fiume Fal dalle sostanze inquinanti scaricate in acqua dalla nave.

Come per altre casistiche di violazioni, anche in questi casi i risultati delle azioni legali intraprese dai suddetti Paesi non hanno ottenuto risultati incoraggianti.
“Of the few people watching, even fewer do anything to stop it” – ha detto John Hocevar, il responsabile per le campagne dedicate agli Oceani di Greenpeace USA.
Per esempio, non è stata aperta nessuna inchiesta per il caso della macchia di sostanze inquinanti rilasciata a largo della costa africana. Infatti, nonostante le segnalazioni da parte delle associazioni ambientaliste e le richieste di intervento, sia i funzionari marittimi delle Nazioni Unite, sia la Guardia Costiera degli Stati Uniti, sia l’Interpol hanno affermato di non avere giurisdizione sulle violazioni denunciate.
Ancora una volta si assiste, dunque, al teatrino delle responsabilità scaricate da un soggetto all’altro, senza che si arrivi a capire a chi effettivamente spetti il dovere di cogliere le segnalazioni provenienti sia dalle autorità dei Paesi, sia dalle associazioni ambientaliste che da anni si battono a favore della protezione ambientale.
Certo non si tratta del primo e unico caso di inquinamento dovuto allo scarico di materiali pericolosi nelle acque. Tuttavia, secondo quanto riportato da Ian Urbina, i ricercatori che studiano gli Oceani affermano che, in un arco temporale di tre anni, le navi scaricano in mare una quantità di sostanze inquinanti superiore a quelle che furono rilasciate con i disastri di Deepwater Horizon e Exxon Valdez messe insieme e che emettono un livello di inquinamento atmosferico maggiore rispetto a quello prodotto da tutte le macchine del mondo.
Uno scenario che, per il momento, non apre a buone prospettive per il futuro dei nostri mari.

Le puntate precedenti
Prima puntata
Seconda puntata
Terza puntata
Introduzione