COMUNICATO STAMPA 150 comitati territoriali e ambientalisti per il NO al Referendum Il 28 ottobre conferenza stampa di presentazione dell’appello “Sui nostri territori decidiamo NOi!”

Venerdì prossimo 28 Ottobre alle 11.30 presso la Fondazione Lelio Basso in via della Dogana Vecchia n.5, Roma, verrà presentato alla stampa l’appello “Sui nostri territori #decidiamoNOi”, attraverso il quale oltre 150 realtà territoriali  hanno scelto di esprimere la propria posizione sulla riforma costituzionale. 
L’appello dei “Territori per il NO” spiega le ragioni della contrarietà delle realtà firmatarie alla riforma Renzi-Boschi: netta opposizione al disegno centralista alla base della revisione del Titolo V e all’introduzione della clausola di supremazia statale. Un NO che è al contempo rivendicazione di un allargamento della base democratica e di un ripensamento della democrazia che parta dalla redistribuzione di poteri decisionali a territori e enti democratici di prossimità. 
L’iniziativa si situa in forte continuità con la straordinaria mobilitazione popolare costruita sui territori attorno al referendum abrogativo dello scorso 17 aprile.
Oltre 150 le adesioni raccolte in pochi giorni da ogni angolo del Paese.  
Tra i firmatari, i principali comitati e movimenti territoriali d’Italia: dal Coordinamento Nazionale NO Triv ai comitati NO Tav e NO MUOS alla Coalizione campana Stop Biocidio, dalle associazioni nazionali ISDE – Medici per l’Ambiente, Rete della Conoscenza e A Sud alle reti territoriali di Abruzzo, Sardegna, Veneto, Basilicata, Puglia, Lombardia, e di numerose altre regioni italiane. 
APPUNTAMENTO PER LA STAMPA
VENERDì 28 OTTOBRE ORE 11.30
C/o Fondazione Lelio Basso / Via della Dogana Vecchia n.5 – ROMA
INTERVERRANNO
Paolo Maddalena / vicepresidente emerito Corte Costituzionale
Tomaso Montanari / Storico dell’arte, Università Federico II di Napoli
Enzo Di Salvatore / Costituzionalista, Università di Teramo – Coord. Nazionale No Triv
Marica Di Pierri / Associazione A Sud
Martina Carpani / Rete della Conoscenza
Luigi Iasci / Movimento No Ombrina
Interverranno inoltre rappresentanti delle realtà promotrici dell’appello

Autore: redazione No Tav, il movimento dà appuntamento a Roma il primo ottobre per una assemblea contro le cosiddette riforme costituzionali da: controlacrisi.org

“Un NO forte ed includente, ed anche questa volta crediamo che dire NO alle riforme di Renzi significhi dire che non vogliamo le grandi opere inutili come la Torino-Lione e che vogliamo delle piccole opere utili”.
Il movimento No Tav lancia la sua sfida sul referendum costituzionale. E invita tutto il movimento il primo ottobre a Roma, presso l’Università La Sapiena, per “decidere così insieme le prossime tappe di questo percorso”.
“Dietro ad una fantomatica riforma utile allo snellimento delle istituzioni – si legge in un documento a firma del Movimento No Tav – nella realtà, Renzi intende dare un colpo decisivo alla democrazia (già molto malmessa) del nostro Paese, eliminando diritti e garanzie rappresentati dalla Costituzione, per assicurarsi più potere decisionale e levare il maggiore intralcio al suo operato: la volontà del popolo e delle comunità locali”.Per “Un NO”, quiindi, “che sposti gli investimenti sulla messa in sicurezza dei territori e che non ci faccia piangere ad ogni terremoto o evento naturale come una pioggia di troppo. Un NO alle decisioni di pochi che vogliono salvare le banche e che allo stesso tempo girano le spalle ai piccoli risparmiatori truffati da queste con investimenti pericolosi e inutili.

“Un NO che non si limita al voto – continuano i No Tav – ma che deve essere capace di vivere nelle lotte e nei conflitti di questo Paese malandato, ma che in momenti importanti ha saputo rialzare la testa con estrema dignità. La dignità di chi non si rassegna e lotta per il proprio futuro”.

Autore: redazione Ambiente, in crescita esponenziale nel mare la microplastica, pericolo per tutta la catena alimentare da: controlacrisi.org

“Sempre piu’ plastica viene ingerita dagli organismi marini e puo’ risalire la catena alimentare fino ad arrivare nei nostri piatti. Lo denuncia un nuovo rapporto – ‘La plastica nel piatto, dal pesce ai frutti di mare’ – realizzato dai laboratori di ricerca di Greenpeace, che raccoglie i piu’ recenti studi scientifici sugli impatti delle microplastiche, incluse le microsfere, sul mare e quindi su pesci, molluschi e crostacei.
La presenza di frammenti di plastica negli oceani “e’ un problema noto da tempo ma in crescita esponenziale”. Una volta in mare, “gli oggetti di plastica possono frammentarsi in pezzi molto piu’ piccoli, e diventare microplastica”. Un caso a parte sono le microsfere: minuscole sfere di plastica prodotte apposta per essere usate in numerosi prodotti domestici (cosmetici e altri prodotti per l’igiene personale). Un recente rapporto di Greenpeace Est Asia ha analizzato le politiche ambientali di trenta imprese del settore dei cosmetici e altri prodotti domestici, mostrando che nessuna azienda ha piani efficaci per l’eliminazione tempestiva delle microsfere.
Il rapporto di Greenpeace offre indicazioni allarmanti sugli impatti delle microplastiche su vari organismi marini, tra cui diverse specie di pesci e molluschi comunemente presenti nei nostri piatti, anche se gli effetti sulla salute umana sono ancora troppo poco studiati. Anche per questo, Greenpeace Italia chiede al Parlamento di “adottare al piu’ presto il bando alla produzione e uso di microsfere di plastica nel nostro Paese: su iniziativa dell’associazione Marevivo e’ stata gia’ presentata una proposta di legge”. Si tratta di “una misura precauzionale, al vaglio in numerosi Paesi, necessaria per fermare al piu’ presto il consumo umano di questi materiali”. “Una mole crescente di prove scientifiche mostra che le microplastiche possono generare gravi conseguenze sugli organismi marini e finire nei nostri piatti. Un bando alla produzione di microsfere e’, per il Governo e il Parlamento, la via piu’ semplice per dimostrare attenzione agli effetti dell’inquinamento del mare e ai relativi rischi per la salute umana anche se e’ solo un primo passo per affrontare il gravissimo problema della plastica nei nostri oceani” afferma Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare di Greenpeace Italia.
Arrivate al mare, le microplastiche possono sia assorbire che cedere sostanze tossiche ed e’ dimostrato che vengono ingerite da numerosi organismi: pesci, crostacei, molluschi. Purtroppo, non ci sono ancora ricerche sufficienti a definire con certezza gli impatti sulla salute umana ma i dati disponibili confermano la necessita’ di applicare con urgenza il principio di precauzione, vietando la produzione di microsfere e definendo regole stringenti per ridurre in generale l’utilizzo di plastica. Si stima che ogni anno arrivino in mare otto milioni di tonnellate di plastica: che siano microsfere o frammenti dovuti alla degradazione di altri rifiuti (imballaggi, fibre o altro).

Il sismologo: “Scosse così altrove non uccidono” da: ilmanifesto.info

Il sismologo: “Scosse così altrove non uccidono”

Intervista. Il sismologo dell’Ingv Camassi: “Non servono miracoli, ma risorse. Dove si fa la prevenzione sono contenuti anche i danni. I centri antichi sull’Appennino potrebbero essere adeguati al rischio senza stravolgimenti”

Ieri sera l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha informato che la situazione sismica «continua ad essere di forte attività, con molte repliche che si susseguono nelle aree» della scossa delle 3.36 di ieri. «È possibile che nei prossimi giorni ci sia ancora un numero elevato di scosse», aggiungono dall’istituto di via di Vigna Murata a Roma, dove nel pomeriggio c’è stata una conferenza stampa. Ma non chiedete a un geologo di fare previsioni sui terremoti.

Romano Camassi, sismologo dell’Ingv, gli ultimi due grandi terremoti prima di questo hanno avuto epicentri immediatamente a nord (Foligno ’97) e a sud (L’Aquila 2009) di Accumoli e Amatrice. Non bastava una cartina dell’appennino centrale per prevedere questa scossa?

Che sia un’area ad alto rischio lo sappiamo dalle carte della pericolosità: siamo in piena zona uno. Detto questo, i terremoti precedenti non sono così significativi in termini di prevedibilità. Riguardavano settori diversi della catena appenninica. Di faglie attive in quel settore ce ne sono tante. In questo caso, poi, diversamente da quanto accaduto all’Aquila, l’evento principale non è stato preceduto da nulla. È stato l’inizio di una sequenza, che ancora continua.

Proprio nulla? Le mappe che l’Ingv pubblica sul sito evidenziano proprio lì centinaia di piccole scosse negli ultimi mesi.

È un fenomeno quasi costante in quella zona dell’Appennino, piccole scosse che sono registrate solo dalle apparecchiature. Se però lei allarga l’osservazione agli ultimi due, cinque anni vedrà che non c’è una concentrazione superiore al resto della Zona 1.

Secondo l’Ingv è stata una scossa meno potente di quella dell’Aquila, malgrado sia stata anche questa del 6 grado Richter. Ed è stata superficiale, ma è stata avvertita da Napoli al Veneto. Come lo spiega?

In attesa di dati più completi, immaginiamo che sia stato un terremoto meno forte di quello dell’Aquila in termini di energia, misurato in «magnitudo momento»: 6.0 oggi e 6.3 allora. È una misura che la sismologia considera più rappresentativa perché calcolata sull’intero sismogramma e non solo sull’ampiezza massima. Quanto alla profondità, anche questa stima presenta numerose incertezze persino superiori a quelle sull’energia. Penso che alla fine scopriremo che è stato più profondo dei 4 Km stimati inizialmente.

I comuni più colpiti sono in Zona 1, come dice lei. Averli segnalati ad alta pericolosità non è servito a niente?

Per legge in Zona 1 ogni nuovo edificio va costruito in maniera che sia resistente ai terremoti. E ogni volta che si interviene su un edificio già esistente bisogna che sia adeguato al rischio sismico. È obbligatorio. Ma serve il tempo necessario e servirebbero molte più risorse.

I paesi sull’appennino sono tutti centri storici, è realistico pensare che possano essere adeguati al rischio?

Nel giro di qualche decennio si potrebbe fare. Un lavoro progressivo sull’adeguamento e miglioramento sismico è la vera prevenzione. Molto più che insegnare alle persone dove scappare o come proteggersi in caso di scossa.

È vero che le vecchie case in pietra e malta reggono meglio del cemento armato? Per metterle in sicurezza bisognerebbe stravolgerle?

Tendenzialmente non è vero. Hanno bisogno di interventi. Esistono tecniche anti sismiche non troppo costose che rispettano il patrimonio storico. Si può fare, altri paesi lo fanno. Non parlo solo di Usa e Giappone, anche in Cile un terremoto come questo non fa danni sul piano strutturale. E non fa vittime. C’è bisogno però che il nostro paese dedichi più tempo e più risorse agli interventi di prevenzione. Direi almeno un centinaio di volte superiori a quelle attualmente investite.

fonte: il manifesto

Tra le vittime del sisma anche i genitori del compagno Fabio Nobile da: rifondazionecomunista

Tra le vittime del sisma anche i genitori del compagno Fabio Nobile

Tra le vittime del terremoto a Amatrice ci sono anche i genitori di Fabio Nobile, nostro compagno e membro della direzione nazionale del PRC.

Non ci sono parole che possano lenire l’infinito dolore.

Un abbraccio fortissimo da parte di tutte le compagne e i compagni di Rifondazione Comunista.

“Naufragio in terra”, il pensiero di Erri De Luca dopo il terremoto nel centro Italia

Il commento dello scrittore napoletano in seguito al terremoto di stanotte che ha sconvolto alcuni centri del Lazio e delle Marche…

MILANO – Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. E’ questa una delle riflessioni dello scrittore Erri De Luca in seguito al terremoto di stanotte che ha sconvolto alcuni centri del Lazio e delle Marche, definito dall’autore stesso “un naufragio in terra”. Ecco l’intervento dello scrittore napoletano. Parole che fanno riflettere.
Naufragio in Libia: 50 dispersi
Nuova tragedia del mare al largo della Libia; circa 50 migranti sono stati salvati dalle unità della Marina Militare accorse sul luogo del naufragio ma, secondo le testimonianze dei superstiti, potrebbe esserci almeno un’altra cinquantina di dispersi.I naufraghi, infatti, hanno detto ai soccorritori che sul gommone , poi affondato del tutto, erano almeno un centinaio.

“Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.

Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.

Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.

Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.

“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”.

Erri De Luca

Terremoto Centro Italia, Amatrice e Accumoli già distrutte da un sisma simile nel 1639

Pubblicato: 24/08/2016 12:14 CEST Aggiornato: 24/08/2016 15:09 CEST
1639

Il lembo di territorio che unisce Amatrice ad Accumoli è una zona ad alta densità sismica che – come ha dichiarato stamane il sismografo Andrea Tertulliani – anche in passato ha colpito duramente la zona e i suoi abitanti. Le cittadine che risultano essere ormai quasi completamente distrutte si ergono infatti su una faglia che le rende soggette ciclicamente a eventi sismici di diversa intensità.

In particolare, un terremoto molto simile si era verificato quattro secoli or sono, nel 1639, quando le due cittadine subirono la stessa sorte delle ultime ore. “Già nel 1639 in quest’area è stato registrato un sisma ‘gemello’ al terremoto verificatosi questa notte” ha raccontato il sismologo dell’Ingv, che ha fornito una sorta di memoria storica degli eventi catastrofici degli ultimi secoli.

L’anziana è bloccata sotto le macerie, il soccorritore la tranquillizza
http://video.huffingtonpost.it/embed/cronaca/lanziana-e-bloccata-sotto-le-macerie-il-soccorritore-la-tranquillizza/9747/9729?responsive=true&generation=onclick&el=video254323213282737760

“Anche nel 1703 ci fu una sequenza sismica molto intensa e che coinvolse un’area estesa nel territorio di Norcia. Il terremoto di questa notte è avvenuto in un’area considerata ad altissimo rischio sismico, un’area dove i terremoti si ripetono con frequenza” ha aggiunto poi Tertulliani.

Come riportano i documenti antichi, comunque, l’evento sismico che più si avvicina a quello del 24 agosto avvenne proprio il 7 ottobre 1639, quando una magnitudo molto simile a quello registrato ieri sera ha comportato “la morte compassionevole di molte persone, la perdita di bestiami d’ogni sorte, e con tutto il danno seguito fino al corrente giorno”, come scritto in una cronaca dell’epoca vergata da un certo Carlo Tiberij.

Dopo i 35 morti del 7 ottobre 1639, ad una settimana esatta si verificò una seconda scossa, meno devastante della prima ma decisamente potente. Un incubo che, a distanza di secoli, sta tornando a tormentare il Cento Italia.

Negli occhi dei sopravvissuti il dolore di una tragedia che ricorderemo per sempre

Terremoto, il bilancio ufficiale alle 7 di giovedì 25 agosto: 247 morti Sempre più tragico il bilancio delle vittime: secondo i dati forniti dalle prefetture e aggiornati a questa mattina le vittime accertate sono 247 da: rainews

Terremoto, il bilancio ufficiale alle 7 di giovedì 25 agosto: 247 morti Sempre più tragico il bilancio delle vittime: secondo i dati forniti dalle prefetture e aggiornati a questa mattina le vittime accertate sono 247. La maggior parte, 190, in Provincia di Rieti e i restanti 57 in Provincia di Ascoli Piceno, soprattutto nel comune di Arquata del Tronto Tweet La terra non smette di tremare la notte dopo il terremoto. Sempre più tragico il bilancio: 247 morti Terremoto, tendopoli della Protezione civile ad Arquata del Tronto e nelle altre zone colpite Decine di repliche nelle zone colpite dal terremoto: aggiornamento in diretta Amatrice, Accumuli e Arquata del Tronto Sisma: erano figli e nipoti felici, molti in vacanza dai nonni. La vittima più piccola aveva 8 mesi Terremoto, Renzi: “Almeno 120 morti, 368 feriti tra Amatrice e Accumoli” Cosa fare in caso di terremoto: la guida della Protezione civile e i numeri d’emergenza da chiamare Terremoto, si scava tra le macerie di Pescara del Tronto Amatrice crollato l’hotel Roma, il ‘santuario’ dell’Amatriciana 25 agosto 2016 E’ salito a 247 morti il bilancio delle vittime del devastante terremoto di magnitudo 6 che ha colpito ieri il Centro Italia. Ne da’ notizia il Dipartimento della Protezione civile, in base ai dati forniti dalle prefetture di Rieti e Ascoli Piceno. In particolare si contano 190 morti nel Reatino e 57 nell’Ascolano. La terra continua a tremare senza sosta nelle zone colpite dal terremoto Solo dalla mezzanotte se ne sono registrate oltre 60 di magnitudo 2 o superiore: la piu’ forte e’ stata una di 4.5 all’e 5.15 con epicentro tra Accumoli e Arquata. La scossa è stata per fortuna di breve durata ma è stata avvertita distintamente anche a Roma. (GUARDA AGGIORNAMENTO IN DIRETTA) Le attività dei soccorritori sono proseguite per tutta la notte senza sosta ma purtroppo in molte aree si riducono le possibilità di trovare sopravvissuti. A Pescara del Tronto i cani molecolari non fiutano più segni di vita, hanno riferito due soccorritori. – See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Terremotol-bilancio-ufficiale-delle-vittime-alle-7-di-giovedi-25-agosto-247-morti-099f94cc-a0ed-4651-a1b7-bd08bf8f3d88.html

Torino, Chiara Appendino sfratta l’Osservatorio “SìTav” Autore: redazione da: controlacrisi.org

L’osservatorio Tav Torino-Lione dovrà trovare una nuova sede. A dirlo sono i quotidiani locali e una lapidaria missiva inoltrata al commissario Foietta da Dimitri De Vita consigliere del m5s della città metropolitana di Torino su mandato della neo sindaca del capoluogo piemontese Chiara Appendino. La convenzione sarebbe scaduta a dicembre.
Dopo la vittoria elettorale che ha di fatto scalzato il PD, partito degli “affari sitav”, dalla città e dai centri di potere arrivano i primi segnali di discontinuità. Nella città simbolo dell’inutile opera resta orfana di sede la cabina di regia dei peggiori affari pubblici del nord-ovest italiano.Insieme all’osservatorio dovrà trovare una nuova sede anche il commissario governativo che senza interlocutori territoriali si dice pronto (così le dichiarazioni a mezzo stampa) anche a salire su di un camper. Sicuramente non pochi pruriti ha sollevato la decisione con il senatore PD Esposito che si dichiara allibito e il suo compare Osvaldo Napoli PDL che lo spalleggia nelle dichiarazioni rilanciando sull’inarrestabilità dell’opera. Inizia dunque una fase di incertezza e di cambiamento che vede il movimento No Tav in grande forma dopo l’estate di lotta e gli attori istituzionali sempre più in difficoltà.

Trivelle, la battaglia di Cesenatico contro l’Eni su Ici/Imu Fonte: GreenreportAutore: Riccardo Spadarelli

Comune di Cesenatico ha iniziato a valutare già da fine 2013 la possibilità di assoggettare ad Ici/Imu le piattaforme in concessione ad Eni per ricerca ed estrazione di gas naturale di fronte al territorio comunale.Nel corso del 2014 si è richiesto alla Capitaneria di porto di Rimini una delimitazione geografica e cartografica dello spazio di mare antistante il territorio di Cesenatico che ha permesso di localizzare entro le 12 miglia sei piattaforme di cui una a 3,5 miglia (piattaforma Morena) e cinque a 10 miglia (piattaforme Cervia A, B, C, Cluster e Arianna). Successivamente si è richiesto ad Eni di fornire il valore contabile di dette strutture al fine di valutarne il possibile assoggettamento ad Ici/Imu con i criteri previsti per fabbricati ascrivibili alla categoria D, ma privi di rendita catastale. La direzione di Eni ha fornito una serie completa dei valori contabili per singolo impianto, oltre ai progetti e allo stato di fatto, pur dichiarandosi contraria all’assoggettamento di dette strutture ad imposte comunali.

A seguito della sentenza della Commissione tributaria dell’Abruzzo (Comune Torino di Sangro) e, soprattutto a quella nota della Corte di cassazione del febbraio 2016 (Comune di Pineto), il Comune di Cesenatico si è ritenuto legittimato ad emettere nel mese di aprile i primi atti di accertamento Ici per le annualità 2010 e 2011 e notificarli ad Eni.

Il valore preso a base imponibile è quello contabile comunicato da Eni per i sei impianti (complessivamente circa 90 milioni di euro per valori degli anni ‘80), soggetto a rivalutazione mediante le corrispondenti tabelle ministeriali. Probabilmente il Comune di Cesenatico è il primo Comune ad emettere atti di accertamento Ici delle piattaforme basati su valori contabili dei cespiti, come rimarcato dalle Commissioni tributarie regionali e dalla Corte di cassazione, e non su proprie perizie di stima.

L’imposta corrispondente per l’intero periodo (2010 – 2015), dopo la rivalutazione, corrisponde a circa 9,5 milioni di euro. I primi atti emessi dal Comune di Cesenatico prevedono la disapplicazione delle sanzioni per omessa dichiarazione e versamento (Ici), riconoscendo ad Eni l’incertezza normativa precedente alle citate sentenze. L’Eni ha presentato ricorso alla competente Commissione tributaria di Forlì – Cesena, adducendo essenzialmente le motivazioni contenute nella Risoluzione ministeriale del 1 giugno.

Oltre all’avvio dell’iter procedurale del processo tributario, si attende ora con interesse lo sviluppo delle proposte di legge recentemente presentate da gruppi parlamentari al fine di definire per via legislativa l’intera vicenda, anche per il 2016 e anni successivi. Si attende inoltre con estremo interesse la pubblicazione di una seconda sentenza della Corte di cassazione, riunitasi il 5 luglio scorso, quale terzo grado di giudizio dell’azione avviata dal Comune di Termoli, in condizione quindi di esprimere una decisione considerando la citata risoluzione ministeriale del 1 giugn