Comunicato della Presidente nazionale sulla manifestazione di Macerata

8 febbraio 2018

Ai Presidenti dei Comitati Provinciali ANPI
Ai Coordinatori Regionali ANPI
Ai Presidenti Sezioni ANPI all’estero
Ai Responsabili Aree Territoriali

e p.c.
Ai componenti il Comitato Nazionale ANPI
Al Presidente emerito Carlo Smuraglia

Care compagne e cari compagni, la scelta di sospendere la manifestazione di Macerata prevista per sabato 10 ha creato, come era logico, dubbi, incertezze, malumori e – non nascondiamocelo – anche rabbia. In tutta franchezza vi dico che siamo i primi ad essere amareggiati da una scelta a cui, per molti aspetti, siamo stati costretti e molto irritati per tutto ciò che ci ha portato a questa decisione. Ci sembra perciò doveroso esporvi in modo dettagliato sia la sequenza degli eventi, sia le ragioni politiche e pratiche della nostra scelta. La sera del 6 febbraio si è svolta a Macerata una riunione di tutte le organizzazioni. In quella riunione si delineava una situazione conflittuale sull’indirizzo generale che avrebbe probabilmente portato a due manifestazioni in orari diversi. Fin qui, niente di drammatico. E’ una situazione già vista e sperimentata altre volte. A questo punto la mattina successiva (il 7 febbraio) il sindaco ha lanciato la sua nota stampa, cioè un appello in cui si invitava a non fare alcuna manifestazione (considerate che per oggi, 8 febbraio, è prevista una manifestazione di Forza nuova). C’è da rilevare che la massima istituzione cittadina non ha mai promosso, come sarebbe stato suo dovere, una iniziativa in reazione all’atto di terrorismo razzistico. Così come vi è stata per tutto questo tempo una totale assenza delle Istituzioni locali, regionali e nazionali. Davanti all’appello del sindaco il primo orientamento nostro è stato interlocutorio, ma essenzialmente consisteva nel provare a mantenere l’iniziativa programmata. Nel corso della mattina sono avvenute moltissime telefonate tra ANPI ARCI CGIL, oltreché con le Istituzioni, che hanno portato alla decisione di sospendere la manifestazione. Intanto avevamo saputo che il ministro Minniti avrebbe vietato qualsiasi manifestazione, come effettivamente ha dichiarato nella serata di ieri. A questo punto si è detto che le alternative erano due: o partecipare da soli alla manifestazione con i centri sociali, con la quasi certezza che essa sarebbe degenerata anche perché vietata o annullare l’iniziativa. Abbiamo scelto la seconda strada, perché la prima, oltre a comportare un problema politico gigantesco (noi in solitudine) ci avrebbe reso corresponsabili – agli occhi dell’opinione pubblica – degli eventuali e probabili incidenti, rendendo inoltre impervia la strada dell’iniziativa futura del comitato unitario. Sapevamo che avremmo avuto reazioni di dissenso fra i nostri compagni. Anche per questo abbiamo scelto di accelerare tutto e di andare, per così dire, all’offensiva: ieri sera, 7 febbraio, abbiamo convocato per domani, venerdì 9, alle 10, la riunione del comitato unitario in cui proporremo di dar vita immediatamente (si immagina il 24 febbraio, ma prestissimo avrete la notizia certa) a una grande manifestazione unitaria antirazzista e antifascista. L’idea cioè, dopo la scelta di ieri obbligata ed indubbiamente difensiva ma non per nostra volontà, è di rilanciare immediatamente, andando all’attacco, e rimettendo in primo piano il ruolo di “apripista” dell’ANPI e la linea dell’unità antifascista. Rimangono naturalmente molte incognite: Forza nuova farà o no la manifestazione prevista per oggi e se sì, come andrà a finire? La confermata manifestazione di sabato dei centri sociali come si svolgerà? Una certezza: l’iniziativa del sindaco è stata a nostro avviso del tutto inopportuna e per molti aspetti ambigua e sbagliata. Così, di fatto, ha precluso una grande manifestazione unitaria antirazzista. Non solo: l’appello a non svolgere alcuna manifestazione può apparire una scelta pilatesca, dove si equipara la manifestazione antifascista con la manifestazione fascista e la manifestazione pacifica, come sarebbe stata quella unitaria, con la manifestazione violenta, come presumibilmente può essere quella di Forza nuova. Ma è pur sempre un’iniziativa di un sindaco che in qualche modo rappresenta una piccola città in effetti provata non solo dalla morte della povera ragazza e dalla sparatoria del killer nazifascista, ma anche, nel recente passato, dal terremoto e dalle sue conseguenze. L’ANPI non poteva non prestare attenzione a questo stato di forte disagio della comunità maceratese. Ma specialmente, è nel suo DNA, non poteva non tener conto che le Istituzioni rappresentano l’ossatura stessa della democrazia e vanno quindi ascoltate e rispettate. In conclusione è evidente che siamo stati costretti a giocare in difesa, ma non arretriamo di una virgola né sulla nostra autonomia, né sulla linea unitaria, né sulla centralità del tema della lotta al razzismo e della necessaria e urgente mobilitazione. Come è chiaro dal comunicato, non ci arrendiamo affatto ma “pretendiamo che Macerata non diventi un luogo di attiva presenza neofascista”. Ora dobbiamo tornare all’attacco. Confidando nel vostro forte senso di appartenenza e sulla condivisione di un percorso difficile ma necessario, vi inviamo il nostro più fraterno saluto.

Carla Nespolo

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