Era uno dei radaristi dell’aeronautica militare in servizio nella base di Poggio Ballone, in Maremma, quando avvenne la strage di Ustica, il 27 giugno 1980. Quella notte tornando a casa a Grosseto confidò alla moglie: “Siamo stati a un passo dalla guerra”. Venne trovato impiccato sulla strada per Istia d’Ombrone, in Toscana sei anni dopo, nel 1987. Non venne fatta nemmeno l’autopsia e il fascicolo giudiziario fu frettolosamente chiuso come un caso di suicidio. Ma la famiglia di Mario Alberto Dettori non ha mai creduto al suicidio e adesso la figlia Barbara, appoggiandosi all’associazione antimafia Rita Atria ha presentato in procura a Grosseto nuove carte per riaprire il caso. I resti del maresciallo dell’aeronautica sono stati riesumati su disposizione della procura: “E’ avvenuto lo scorso 16 febbraio” conferma la figlia del radarista grossetano, Barbara Dettori che all’epoca della scomparsa del padre aveva 16 anni. “Non abbiamo mai creduto al suicidio, mio padre non lo avrebbe mai fatto, non era proprio il tipo e aveva tre figli piccoli. Noi siamo convinti che in quel posto non fosse solo – riprende la figlia – Vogliamo la verità”. Mario Alberto Dettori era uno dei testimoni chiave dell’inchiesta sul DC9 dell’Itavia che si inabissò con le 81 persone che erano a bordo. Adesso la procura ha disposto accertamenti sui resti che erano sepolti nel piccolo cimitero di Serpeto e le analisi verranno eseguite presso l’istituto di medicina legale di Siena. La notizia è stata diffusa ieri da alcuni giornali di Siena e dal Tirreno di Grosseto.

“Mio padre aveva paura, venne mandato per tre mesi in una base radar in Francia e tornò molto spaventato” riferisce

la figlia. Dettori dopo la notte di Ustica si era confidato anche con l’ex capitano dell’aeronautica Mario Ciancarella che fu radiato dalle forze armate con un decreto firmato dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini, ma la firma di quel provvedimento, a distanza di decenni è stata dichiarata falsa soltanto pochi mesi fa dal tribunale di Firenze. A Ciancarella confidò: “Capitano…siamo stati noi”.