Autore: vittorio bonanni Colombia, rischi e opportunità del processo di pace. Un dibattito alla Camera dei deputati con Martelli, Consolo, Colotti e Zin da: controlacrisi.org

Malgrado il provincialismo della politica italiana che tende a parlare poco di alcune aree del mondo, in particolare l’America latina tanto per fare un esempio, al’interno del nostro Parlamento c’è chi si spende con conferenze e viaggi per fare informazione sul processo di pace in Colombia. A Bogotà e dintorni lo scorso 24 novembre il presidente Juan Manuel Santos e la principale formazione guerrigliera del Paese, le Farc (Forze armate rivoluzionarie colombiane) hanno firmato un accordo di pace sostenuto e ospitato nelle varie tappe da Cuba e supportato anche dal Venezuela e dalla Santa Sede, che dovrebbe mettere fine ad un conflitto durato mezzo secolo. Obiettivo che ha visto premiare poche settimane prima, il 7 ottobre, il Capo dello Stato della patria di Gabriel Garcia Marquez con il Premio Nobel per la Pace.

Degli sviluppi di questo nuovo scenario e delle tante difficoltà che ancora insidiano il processo di pace si è parlato i giorni scorsi alla Camera dei deputati dove Giovanna Martelli, deputata di Sinistra Italiana, ha appunto organizzato una conferenza stampa sul tema alla presenza del senatore Argentino Zin che presiede il gruppo interparlamentare Italia-Colombia, della giornalista Geraldina Colotti de “il manifesto” e di Marco Consolo, responsabile America latina di Rifondazione comunista.

Dal dibattito, al quale ha partecipato con un video messaggio anche il senatore colombiano Ivan Cepeda – filosofo, difensore dei diritti umani e rappresentante del Polo democratico alternativo – sono emerse con forza tutte le difficoltà insite nel raggiungimento di una pace duratura. “Per le caratteristiche che possiede – ha detto Giovanna Martelli – l’accordo colombiano rappresenta un laboratorio politico e sociale inedito con una valenza di livello mondiale. C’è nel Paese una domanda sociale legata al processo di pace. Sarà pace vera e duratura – ha detto l’esponente di Si che ha annunciato un suo imminente viaggio in Colombia – se insieme alla deposizione delle armi ci sarà davvero la costruzione di un processo di emancipazione delle donne e degli uomini colombiani da una condizione di povertà e di profonda disuguaglianza che sono all’origine della situazione attuale”.

Cepeda ha voluto ricordare nel video messaggio che “ci troviamo nella fase iniziale dell’applicazione dell’accordo e dunque più delicata. Abbiamo assistito nelle ultime settimane a fatti molto positivi come l’ingresso delle colonne guerrigliere nella cosiddetta zona di transizione per la reincorporazione nella vita civile. Un atto reso possibile dall’impegno e dalla disciplina da parte delle Farc, tanto che possiamo affermare che tutte le strutture della guerriglia sono già collocate nei siti predisposti ad accoglierle. In molte regioni sono in atto processi di riconciliazione tra esercito e guerriglia, con una conseguente riattivazione economica importante. Dall’altra parte abbiamo però il problema serio dell’ingresso dei paramilitari ed altri gruppi armati nelle zone liberate dalle Farc con alcuni leader contadini assassinati. Questo mentre a livello istituzionale i passi in avanti nell’applicazione dell’accordo stanno procedendo molto lentamente”.

La stessa preoccupazione è stata espressa dalla promotrice della conferenza come da Marco Consolo. Quest’ultimo ha voluto ricordare il terribile massacro degli esponenti della Union Patriotica, la formazione legata alle Farc che sull’onda degli accordi del 1985 aveva scelto la strada dell’attività alla luce del sole pagando per questa decisione un prezzo altissimo. “A riguardo – ha detto Consolo – questo stillicidio di omicidi che continuano preoccupa molto anche considerando la copertura che i paramilitari continuano ad avere all’interno dell’establishment colombiano, a partire dall’ex presidente Uribe, che ha giocato un ruolo importante nel referendum perso recentemente, per finire a quei settori di capitale interno che vedono la pace come il fumo negli occhi”. I rischi insomma che questo tentativo tutt’altro che portato a compimento possa fallire e produrre un nuovo bagno di sangue sono tutt’altro che cancellati. Aggiungiamo, proprio in occasione dell’8 marzo, che le donne, sia in termini purtroppo di vittime come di protagoniste di questa importante battaglia politica e sociale, sono state un po’ come succede in tutto il continente latino-americano, soggetti importanti di questo difficile percorso. Sarà ora compito della comunità internazionale vigilare sull’applicazione dell’accordo.

L’arrivo di Trump alla Casa Bianca e la mancata assegnazione del Nobel anche alle Farc lo scorso autunno, ci indicano che “gli anni della violenza” potrebbero avere ancora uno strascico doloroso e colpevole. Ci auguriamo ovviamente di sbagliarci.

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