Bianco in Consiglio, pioggia di critiche e poche difese «Basta con questo narcisismo davvero esasperante» di MATTIA S. GANGI da: meridionews.it

POLITICA – Dopo il discorso in aula fatto dal primo cittadino arriva il momento, tanto atteso, degli interventi dei consiglieri comunali. Un fuoco incrociato tra maggioranza e opposizione che denota la probabile fine di un’era. Tiepidi i sostegni dai banchi del centrosinistra, anche se restano fedeli gli amici di sempre. Guarda il video

Ci sono riusciti. Dopo quasi quattro anni, i consiglieri comunali di Catania – da destra a sinistra – hanno forzato la mano del sindaco Enzo Bianco, portandolo a relazionare il suo operato e ad ascoltare le loro voci durante l’ultima riunione del senato cittadino. Un momento che molti aspettavano da tempo, un’occasione per poter guardare il primo cittadino negli occhi ed esporre le istanze, i problemi dei quartieri, le rimostranze delle categorie. Ripetute come un mantra dai diversi protagonisti della politica locale, durante le diverse sedute andate a vuoto, i momenti di stasi, le votazioni interminabili in cui, spesso, si è riuscito a racimolare la maggioranza solo per pochi voti. Cavalli di battaglia ma anche dure critiche personali, una timida difesa dagli scranni che ancora lo sostengono ma, in generale, lo spettacolo al quale si è assistito ieri sera sembrava il momento finale di un’epoca, una presa della Bastiglia in salsa etnea in cui forze contrastanti si stringono a coorte per organizzare il regicidio. E il primo a farsi avanti, in modo netto, è il vicepresidente vicario del Consiglio Sebastiano Arcidiacono, che punta al cuore della sindacatura di Bianco e lo incalza su quella che, secondo lui, è la caratteristica principale di quest’esperienza: la vanità.

«Voglio vivere in una città dove nessuno possa sentirsi al di sopra della legge, neanche il sindaco di Catania – arringa Arcidiacono – Ho letto e ascoltato la sua relazione, signor sindaco, e l’ho trovata di scarso profilo. Lacunosa. Non si parla di commercio, delle partecipate, delle casse comunali. Se non per spot, si parla della differenziata. Una rappresentazione autocelebrativa che rischia di essere un’offesa per il Consiglio che ha dovuto richiamarla per essere qui questa sera». «Lei parla di soldi e posti di lavoro – continua piccato – e mi ricordava quel film interpretato da Antonio Albanese, si sono persi tremila posti di lavoro durante questa sindacatura. Ha citato il libro Le memorie di Adriano ma questa città sognata, questo desiderio del bello stride molto con la realtà». E aggiunge, tra il serio e il faceto: «Io più modestamente le cito le mie memorie, quelle di Sebastiano, e negli ultimi 28 anni lei è stato sindaco per oltre la metà. È un testo più grande di quasi un triplo della sua relazione. Gliela consegnerò alla fine con pagine a colori per una più semplice lettura», aggiunge impietoso.

«Abbiamo un’anticipazione di tesoreria annua di 150 milioni di euro – continua il vicepresidente – ma non si parla di partecipate, non le ha citate. In questi tre anni, hanno avuto perdite d’esercizio per circa 10 milioni di euro, con perdita del patrimonio netto di 12milioni di euro. Non si può criticare per quattro anni un bando per la differenziata che non funziona e prorogarlo per due, o si è incapaci o vuol dire che vi sta bene». Vola infine una stoccata su legalità e trasparenza. «L’accesso agli atti è complicato in questo periodo, anche per i consiglieri comunali, non si riescono ad avere i documenti in tempo – commenta –  Anche dal punto di vista della comunicazione istituzionale, non si capisce chi fa comunicati, chi li firma»«Il tentativo di raccontare cose false – conclude – fa il paio con quel’altro tentativo di condizionare il voto dei consiglieri e mi riferisco all’avvocato GirlandoUn fatto gravissimo per tutta la politica cittadina. La città sprofonda tra sorrisi di autocompiacimento e i sorrisi degli amici potenti, oltre alla pista ciclabile non abbiamo visto altro. Un narcisismo esasperato e esasperante che farebbe impallidire lo stesso Narciso».

La voce dei quartieri popolari, invece, si leva dai banchi dell’opposizione tramite l’intervento di Tuccio Tringale. Che, in un misto di commozione e rabbia, denuncia la sordità dell’amministrazione nei confronti di San Cristoforo e delle periferie, parlando senza peli sulla lingua di «fallimento».«I ragazzi, come me, che sono nati in queste aree non hanno la possibilità di usare spazi sociali, di crescere in condizioni che favoriscano un buon livello di educazione e di possibilità lavorative. Io sono stato presidente di un’associazione sportiva, nata nove anni fa, e oggi l’80 percento di quelli che una volta erano bambini si trova in carcere o ha già avuto problemi con la giustizia». Un dato che il consigliere definisce allarmante e che decreta «il mio fallimento ma anche quello dell’amministrazione». «Quest’anno la mia associazione chiuderà e sono stato sconfitto – conclude – Non mi piace dire di essere lasciato solo ma sicuramente in questa città ci si vanta di fare l’antimafia ma lei non è mai sceso a capire cosa vuol dire crescere in un quartiere come il nostro».

A rievocare il fantasma della partitocrazia è invece Santi Bosco, capogruppo di Forza Italia, che accusa il primo cittadino di aver continuato un’opera di spartizione delle presidenze delle società partecipate «in nome di interessi politici e non di merito». «La sua maggioranza è stata in continua fibrillazione – arringa Bosco – lei ha resistito ma poi ha ceduto alle pressioni di un gruppo di potere che si è mosso per avere assessorati e nomine nelle partecipate. Sappiamo che un sindaco deve rendere conto, ha tutto il diritto di destinare le persone idonee. Ma nomine frutto di un gioco politico, della partitocrazia, andrebbero evitate in nome di meriti ed efficenza». Ad ultimare l’attacco sul mancato rispetto della legge è Manlio Messina che, come prevedibile, affonda sulla questione legata al fallimento della Simei. «Il sindaco che parla di legalità perché non ha preso il suo addetto stampa abusivo e gli ha detto: scusate, questo assessore ha fatto una cosa infamante per l’amministrazione? A prescindere dalla questione processuale, lei non ha speso una parola per l’azienda che è fallita, prima partita Iva di Catania. Poteva dire “ci rammarichiamo”. Questo non può funzionare, siete degli impuniti»

Una bordata arriva anche dalle file della maggioranza, dove Niccolò Notarbartolo si ricollega alla lettura del collega Bosco e parla di una politica che incapace di guardare oltre sé stessa. «Ci spieghi il perché in questo momento storico molti dei nominati alla presidenza delle società partecipate alla fine rinunciano – La politica non sa andare oltre, non riesce a riempire quelle caselle che mancano. Questo denota un chiaro momento di debolezza politica di questo sindaco, ostaggio di logiche partitocratiche inattuali». Agatino Lanzafame, da Catania Futura, sottolinea infine la mancanza di politiche per l’imprenditoria giovanile e, in generale per evitare la cosiddetta fuga dei cervelli dalla nostra città. «I miei compagni di scuola e di università sono stati costretti a lasciare la nostra città non per scelta ma per necessità. Non possiamo permetterci il lusso di ritenere un successo il fatto di aver fatto il nostro dovere. Dobbiamo permettere ai giovani di creare lavoro – conclude – di fare impresa, non quello delle grandi multinazionali che ci danno numeri poco attendibili».

Una timida difesa, non priva di qualche criticità, viene delegata a Lanfranco Zappalà, del Partito democratico, unico insieme al capogruppo Giovanni D’avola e ad Alessandro Porto, che difende l’amministrazione guidata da Enzo Bianco. «Se la metropolitana è attiva è grazie a Bianco – spiega Zappalà – Stesso discorso per l’inizio dei lavori in corso dei Martiri e per tante altre opere oggi finalmente in cantiere. Ho ascoltato tantissime critiche oggi in quest’aula ma non ho sentito nulla riguardo le proposte che i miei colleghi hanno pensato per migliorare l’azione della giunta. Voglio anche dare qualche consiglio al sindaco – conclude – soprattutto sul settore del turismo. Noi stiamo facendo tanto ma dobbiamo riuscire a trattenere i turisti con azioni diverse. Grazie a questa sindacatura sono tornate le navi da crociera ma manca un percorso turistico in questa città, le informazioni non ci sono e molti turisti sono sbandati. E, infine, rivolgendosi a Sebastiano Arcidiacono, aggiunge: «Il suo è un discorso inaccettabile, se non si sente parte di questa maggioranza faccia una scelta coerente e si dimetta».

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Autore: vittorio bonanni Colombia, rischi e opportunità del processo di pace. Un dibattito alla Camera dei deputati con Martelli, Consolo, Colotti e Zin da: controlacrisi.org

Malgrado il provincialismo della politica italiana che tende a parlare poco di alcune aree del mondo, in particolare l’America latina tanto per fare un esempio, al’interno del nostro Parlamento c’è chi si spende con conferenze e viaggi per fare informazione sul processo di pace in Colombia. A Bogotà e dintorni lo scorso 24 novembre il presidente Juan Manuel Santos e la principale formazione guerrigliera del Paese, le Farc (Forze armate rivoluzionarie colombiane) hanno firmato un accordo di pace sostenuto e ospitato nelle varie tappe da Cuba e supportato anche dal Venezuela e dalla Santa Sede, che dovrebbe mettere fine ad un conflitto durato mezzo secolo. Obiettivo che ha visto premiare poche settimane prima, il 7 ottobre, il Capo dello Stato della patria di Gabriel Garcia Marquez con il Premio Nobel per la Pace.

Degli sviluppi di questo nuovo scenario e delle tante difficoltà che ancora insidiano il processo di pace si è parlato i giorni scorsi alla Camera dei deputati dove Giovanna Martelli, deputata di Sinistra Italiana, ha appunto organizzato una conferenza stampa sul tema alla presenza del senatore Argentino Zin che presiede il gruppo interparlamentare Italia-Colombia, della giornalista Geraldina Colotti de “il manifesto” e di Marco Consolo, responsabile America latina di Rifondazione comunista.

Dal dibattito, al quale ha partecipato con un video messaggio anche il senatore colombiano Ivan Cepeda – filosofo, difensore dei diritti umani e rappresentante del Polo democratico alternativo – sono emerse con forza tutte le difficoltà insite nel raggiungimento di una pace duratura. “Per le caratteristiche che possiede – ha detto Giovanna Martelli – l’accordo colombiano rappresenta un laboratorio politico e sociale inedito con una valenza di livello mondiale. C’è nel Paese una domanda sociale legata al processo di pace. Sarà pace vera e duratura – ha detto l’esponente di Si che ha annunciato un suo imminente viaggio in Colombia – se insieme alla deposizione delle armi ci sarà davvero la costruzione di un processo di emancipazione delle donne e degli uomini colombiani da una condizione di povertà e di profonda disuguaglianza che sono all’origine della situazione attuale”.

Cepeda ha voluto ricordare nel video messaggio che “ci troviamo nella fase iniziale dell’applicazione dell’accordo e dunque più delicata. Abbiamo assistito nelle ultime settimane a fatti molto positivi come l’ingresso delle colonne guerrigliere nella cosiddetta zona di transizione per la reincorporazione nella vita civile. Un atto reso possibile dall’impegno e dalla disciplina da parte delle Farc, tanto che possiamo affermare che tutte le strutture della guerriglia sono già collocate nei siti predisposti ad accoglierle. In molte regioni sono in atto processi di riconciliazione tra esercito e guerriglia, con una conseguente riattivazione economica importante. Dall’altra parte abbiamo però il problema serio dell’ingresso dei paramilitari ed altri gruppi armati nelle zone liberate dalle Farc con alcuni leader contadini assassinati. Questo mentre a livello istituzionale i passi in avanti nell’applicazione dell’accordo stanno procedendo molto lentamente”.

La stessa preoccupazione è stata espressa dalla promotrice della conferenza come da Marco Consolo. Quest’ultimo ha voluto ricordare il terribile massacro degli esponenti della Union Patriotica, la formazione legata alle Farc che sull’onda degli accordi del 1985 aveva scelto la strada dell’attività alla luce del sole pagando per questa decisione un prezzo altissimo. “A riguardo – ha detto Consolo – questo stillicidio di omicidi che continuano preoccupa molto anche considerando la copertura che i paramilitari continuano ad avere all’interno dell’establishment colombiano, a partire dall’ex presidente Uribe, che ha giocato un ruolo importante nel referendum perso recentemente, per finire a quei settori di capitale interno che vedono la pace come il fumo negli occhi”. I rischi insomma che questo tentativo tutt’altro che portato a compimento possa fallire e produrre un nuovo bagno di sangue sono tutt’altro che cancellati. Aggiungiamo, proprio in occasione dell’8 marzo, che le donne, sia in termini purtroppo di vittime come di protagoniste di questa importante battaglia politica e sociale, sono state un po’ come succede in tutto il continente latino-americano, soggetti importanti di questo difficile percorso. Sarà ora compito della comunità internazionale vigilare sull’applicazione dell’accordo.

L’arrivo di Trump alla Casa Bianca e la mancata assegnazione del Nobel anche alle Farc lo scorso autunno, ci indicano che “gli anni della violenza” potrebbero avere ancora uno strascico doloroso e colpevole. Ci auguriamo ovviamente di sbagliarci.

Autore: fabrizio salvatori La reale condizione delle donne tra voucher, precarietà, buste paga da fame, clandestinità migrante, flessibilità. Le testimonianze che abbiamo raccolto e i numeri reali da: controlacrisi.org

Meno 214 milioni di euro al Fondo per le Politiche Sociali, meno 50 milioni di euro al Fondo per la non autosufficienza. Sono i tagli del governo Gentiloni a fondi che servono per asili nido, famiglie in difficolta’, centri antiviolenza, assistenza domiciliare, sostegno a disabili e anziani; senza parlare del gap salariale e di tutti gli speciali indici parità tra i generi che collocano l’Italia al diciassettesimo posto a livello mondiale. e. Il tutto mentre il Senato si appresta a votare un provvedimento contro la poverta’ in forma di legge delega, che non prevede stanziamenti adeguati neppure alle ambizioni dello stesso governo (contro i 20 miliardi stanziati per le banche) e richiedera’ comunque decreti applicativi. Invece che contribuire a rendere effettivo il principio della parita’ tra uomo e donna si allargano le possibilità della precarietà con un uso indiscriminato dei voucher e sgravi che invece di andare in busta paga vengono intascati direttamente dagli imprenditori.

In occasione dello sciopero abbiamo raccolto alcune testimonianze, i nomi sono ovviamente fittizi per scongiurare ritorsioni su quante hanno rilasciato questa intervista

Maddalena, 54 anni, lavora in una ditta di pulizie da quasi 20 anni, da quando è rimasta sola senza reddito per la morte del marito. 26 ore alla settimana, un tempo erano 32 ma ad ogni cambio di appalto l’orario settimanale ha subito delle riduzioni, l’ultima di 3 ore su indicazione stessa del sindacato (la cgil) “per non perdere posti di lavoro”. 26 ore per poco piu’ di 600 euro ma pago 300 di affitto e quindi devo arrangiarmi lavorando al nero in pizzeria . Con 1080 euro io e mia figlia che frequenta l’ultimo anno di università si va avanti, con fatica estrema e qualche debito…

Maria 46 anni , sua collega in un appalto pubblico , ha una tessera sindacale in tasca ” per la denuncia dei redditi e la disoccupazione del marito”, racconta che tra un servizio e l’altro è costretta ad usare il mezzo privato per muoversi, “a mio rischio e pericolo perché in caso di incidente non mi riconoscono l’infortunio in itinere”. I tempi per spostarsi da una sede all’altra non sono considerati tempi di lavoro (nonostante sentenze di Cassazione), anche il cambio divisa non è garantito, “anzi non ci sono neppure spogliatoi degni di questo nome, ci spogliamo e rivestiamo in uno stanzino senza finestra e senza doccia, un armadio a unico scomparto dove metto gli indumenti personali e quelli da lavoro”. Anche Maria ha un part time , di 32 ore, ha una invalidità di servizio e teme che con il prossimo cambio di appalto le prescrizioni mediche possano rappresentare un problema per la conservazione del posto. “Se non sei in salute, se hai una invalidità da lavoro, resti comunque un soggetto a rischio perché un medico compiacente con l’azienda puo’ ritenerti inabile alla mansione lavorativa e se non ci sono posti dove ricollocarti rischi di andare a casa”.

Maddalena e Maria hanno chiesto al sindacato di muoversi presso il committente pubblico, “è una vergogna che nei capitolati di appalto non ci siano che clausole generiche a nostra tutela”, ovviamente non c’è stata risposta se non la solita frase precostituita “il vostro contratto -il multiservizi- prevede la conservazione del posto nei cambi di appalto”. Peccato che in un quindicennio si siano persi posti di lavoro e salario con la riduzione delle ore contrattuali e ritmi lavorativi sempre piu’ intensi.

Andreas, 35 anni, viene dall’est europeo, ha una figlia di 7 anni e un marito che lavora nell’edilizia, “saltuariamente e a giornata”. Andreas fa la colf in una casa di anziani, le sue mansioni sono infinite e vanno dalla pulizia all’assistenza di base che non sarebbe tenuta a svolgere. “Ma è il solo impiego che ho trovato, me lo tengo stretto anche se non ho assicurazione e contributi, non ho trovato di meglio nonostante nel mio paese sia laureata”

Bianca, 60 anni , un passato da commessa nei negozi di abbigliamento. Quando superi i 50 , se ingrassi, se non hai i soldi per andare dal parrucchiere e dall’estetista, vieni licenziata e al tuo posto arriva una ventenne con qualche contratto sfavorevole. Non importa che tu abbia oltre 30 anni di esperienza, non rientri nei canoni estetici dominanti e devi cedere il posto a una collega molto giovane per la quale il padrone avrà sgravi fiscali e la possibilità dopo 3 anni di licenziarla se non sarà piu’ di suo gradimento.
Sono troppo vecchia per lavorare ma troppo giovane per riscuotere una pensione, cosi’ da 4 anni devo adattarmi a fare di tutto se voglio pagare un affitto e condurre una esistenza dignitosa. Senza la Fornero oggi potrei anche pensare alla pensione, invece devo andare avanti e accontentarmi del voucher.

Adija è una giovane somala arrivata in Italia già da tre anni con i barconi della morte. Per le lavoratrici straniere, al gender gap nei salari si aggiunge un differenziale etnico. Per cui sono il gruppo che guadagna meno (6 euro l’ora, nella media): rispetto agli uomini, e anche rispetto alle donne italiane. Adija racconta come oggi la migrazione femminile copre una fascia di categorie sempre più ampia: immigrazione economica, immigrazione in seguito a catastrofi, ricongiungimento familiare, immigrazione per motivi politici, immigrazione come conseguenza di conflitti armati. Le donne, inoltre, partono poiché nei Paesi di origine, proprio in quanto donne, sono vittime di abusi specifici: matrimoni forzati, schiavismo sessuale, mutilazioni genitali, impossibilità di accesso all’istruzione e altre disuguaglianze dovute al genere. La violenza di genere è, tra l’altro, alimentata dalla guerra: lo stupro è usato come arma ed è radicato dove manca istruzione, consapevolezza dei propri diritti, libertà. Chi sceglie di emigrare, uomo o donna che sia, intraprenderà un viaggio lungo, costoso, faticoso e, soprattutto, molto doloroso: rischierà continuamente la vita passando le frontiere e viaggiando in mare. “La migrazione femminile costituisce la categoria più vulnerabile, essendo soggetta ad una doppia discriminazione: di origine etnica e di genere”, dice. “E quando si arriva in un paese occidentale, aggiunge, la sensazione è come si dovesse ricominciare da capo. Per molte di noi è così perché la tagliola del permesso di soggiorno ti costringe alla clandestinità di fatto. E nella clandestinità sei doppiamente ricattabile”. “Le donne migranti di cui parla la politica sembrano donne di plastica, non certo quelle reali”.

Chiudiamo con Vanessa, 30 anni e una laurea in filosofia. “Mi sono laureata in fretta e furia, a 23 anni in pari con gli esami, un dottorato di ricerca all’estero. Ora sto aspettando una chiamata dalla scuola perché all’università non c’è posto se non per fare ricerca a titolo gratuito, nel frattempo faccio ripetizioni al nero come tante mie colleghe. Fiducia del futuro? Poca perché lo stereotipo secondo il quale studiare e laurearsi in pari serve per trovare il lavoro” è smentito dalla mia esperienza di vita. Sono due anni che attendo un assegno di ricerca ma i tagli all’università e i baroni non aiutano le giovani ricercatrici a meno che tu non voglia espatriare, cosa che io non vorrei fare.

Le nostre storie sono comuni a tante altre, gran parte di queste donne non faranno sciopero l’8 Marzo o per paura di ritorsioni o perché considerano la piattaforma di genere troppo astratta e lontana dai lor bisogni reali. Alcune loro colleghe hanno deciso di scioperare e lo faranno convinte di potere alzare la testa almeno una volta all’anno.

Fonte: il manifestoAutore: Antonio Sciotto Fca, Marchionne sceglie Trump. Nuvole nere su Pomigliano

 

A pochi giorni dalla maxi operazione Peugeot-Opel – che ha dato origine al secondo player europeo dopo Volkswagen – i concorrenti reagiscono, e in particolare si fa sentire Fca: l’ad Sergio Marchionne dal Salone dell’auto di Ginevra disegna un nuovo futuro per lo stabilimento di Pomigliano, annunciando che dal 2019-2020 perderà la Panda (sembra a favore della Polonia) ma probabilmente arriverà una Maserati o un’Alfa Romeo come rimpiazzo. Rassicurazioni che non tranquillizzano la Fiom – che chiede un confronto urgente – mentre Fim e Uilm apprezzano e sostengono la strategia del manager.IL FUTURO INDUSTRIALE di Fca – gruppo che tra gli altri controlla il marchio Fiat – è a questo punto complesso: da un lato l’esigenza di rispondere, soprattutto in Europa, al nuovo soggetto nato dalle nozze di Psa-Peugeot e Opel, dall’altro il dialogo con il presidente degli Usa Donald Trump dopo anni di rapporti proficui con il suo predecessore, Obama. Marchionne, pragmatico ad dei due mondi, non fa mai questione di collocamento politico e si prepara anzi a spostare alcune produzioni dal Messico agli Stati Uniti per venire incontro all’America first del neo inquilino della Casa Bianca.

RIGUARDO ALLA PARTITA con i concorrenti, soprattutto nel Vecchio continente, Marchionne ammette che «l’integrazione tra Psa e Opel farà pressione sul gruppo Volkswagen per quanto riguarda il suo posizionamento nel mercato europeo». «Volkswagen è leader in Europa e adesso Peugeot con Opel la incalzerà perché sarà seconda alle sue spalle. Subito dopo c’è anche Renault», ha osservato l’ad. E sulla possibilità che questo possa facilitare colloqui tra Fca e il gruppo Vw, Marchionne ha risposto: «Ovviamente sì, la casa tedesca con Fca potrebbe rafforzare il suo primato in Europa. Non ho alcun dubbio che Volkswagen a un certo momento si presenti da noi per parlare».

SUL FRONTE USA , Marchionne ha confermato di voler assecondare Trump nel suo intento di proteggere e incrementare l’occupazione negli Usa, anche a discapito di quella in Messico: «Non mi voglio addentrare in discussioni politiche su Trump – ha spiegato – cerco di essere obiettivo e di valutare in quale modo portare avanti le attività di Fca negli Stati Uniti». «Riporteremo dal Messico alcune attività, questo lo otterrà, ma è una cosa che riguarda il mercato americano e l’occupazione americana», ha aggiunto. «Da Trump si può imparare qualcosa, magari con un tono diverso. Si può avere un rapporto più diretto con l’industria, più collaborazione».

NON È MAI tramontata l’ipotesi di una alleanza con il colosso statunitense Gm, che è e resta una porta «impossibile da chiudere perché non si è mai aperta: ho bussato e non ho avuto risposta», ha spiegato Marchionne . «La mia idea sulla fusione con Gm rimane la stessa – ha precisato – anche se ora (dopo la cessione di Opel a Psa-Peugeot da parte di Gm, ndr) le sinergie sono un po’ cambiate e quindi è meno desiderabile. Abbiamo perso il 20% delle sinergie che potevano esistere con la fusione. Comunque non cambia niente».

TUTTO QUESTO SUL fronte degli scenari internazionali: ma in Italia le preoccupazioni si addensano su Pomigliano, perché non è ancora chiaro cosa potrebbe seguire all’addio della Panda, annunciato ieri. Timori espressi dalla Cgil, con Susanna Camusso, e dalla Fiom. Mentre Marco Bentivogli, segretario Fim Cisl, plaude all’«upgrade della produzione per Pomigliano, con la conferma di un’auto di fascia superiore della gamma Alfa Romeo».

E se la Uilm, ugualmente positiva verso l’ad di Fca, chiede però, a questo punto, di «chiarire quali modelli porterà nel sito campano», è la Fiom, con il responsabile auto Michele De Palma, a sollecitare «un confronto urgente con tutti i sindacati in Italia», e insieme «l’intervento del governo, che non può continuare a tacere sulle politiche industriali e occupazionali che riguardano Fca».

«LA PANDA ANDRÀ altrove, ma non ora, intorno al 2019-2020. Lo stabilimento di Pomigliano ha la capacità di fare altre auto», aveva spiegato in mattinata Marchionne (e molti hanno pensato a una produzione che sarà tutta polacca), per poi aggiungere che nel sito campano arriverà un modello Alfa Romeo o Maserati per rimpiazzare la Panda: tra i modelli previsti dal piano industriale ci sono due suv, uno sopra e uno sotto lo Stelvio, il più grande andrà a Mirafiori e il più piccolo a Pomigliano. I sindacati adesso attendono dati e conferme.